Parlate
con le parole di chi vi ascolta
Se realmente volete essere capiti da chi vi ascolta usate le parole
che i vostri ascoltatori sono i grado di capire e non le parole che
piacciono a voi o che siete soliti usare tra persone che hanno il vostro
livello di cultura.Mi rivolgo soprattutto a chi parla da una cattedra,
per comunicare al pubblico esperienze, idee, insegnamenti. Voi insegnanti,
voi sacerdoti, voi dottori, soprattutto voi non cadete nella trappola
del parlare tecnico, forbito che avete appreso durante molti anni di
studio!
Chi vi ascolta può essere una persona colta ma più spesso
è persona di cultura media e talvolta privo di cultura e tuttavia,
grazie a Dio, è in grado di capire "se voi parlate con semplicità".
E' logico che ad un convegno di specializzati , preparatissimi su di
un determinato argomento, userete il linguaggio colto perché
necessario.
Durante la S. Messa, all'omelia, o più semplicemente alla spiegazione
del Vangelo del giorno, il celebrante parla difficile, i più
non lo capiscono ed io ricordo molte anziane devote che ripiegavano
sulla recita del Vangelo perché di quella spiegazione non capivano
nulla; zitte zitte facevano scorrere i grani del rosario ché
le parole dell'Ave Maria e dei Misteri le capivano benissimo.
Metto qui una battuta dei fiorentini non più giovani. Dopo aver
detto qualcosa, scherzosamente chi aveva parlato chiedeva all'ascoltatore:
" Mi spiego?...o sto sul cassettone?":
Naturalmente non capivo il significato della seconda parte, ma mi fu
spiegato con simpatia:
Immagina che sul cassettone ci sia un panno, forse ricco al suo interno
di bei ricami o di altre interessanti sorprese: il panno dice, vuoi
che mi dispieghi così puoi vedere quello che nascondo, o
vuoi che me ne stia qui, bello ripiegato?
Secondo me è una geniale maniera di far capire che la parola
spiegare significa rendere chiaro, palese, ciò che sta nascosto.
Ecco come io, in presenza di oratori che offrono parole bellissime ma
purtroppo oscure (come la notte che è oscura e bella al tempo
stesso), penso al panno che rimane
Ripiegato, chiuso a chi vorrebbe conoscere che cosa contiene.
E quando si tratta di spiegazione del Vangelo non posso non soffrire
al pensiero di coloro che sono tutt'orecchi e che rimangono delusi concludendo,
segno di profonda umiltà: io non capisco, perché sono
ignorante! Come se Gesù avesse insegnato per i professoroni!
Lui parlava così chiaro che lo seguivano le turbe veramente analfabete,
codazzi di gente ovunque andasse, sì per i miracoli che operava
ma ancor più per poter ascoltare dalla Sua bocca le parole di
eterna verità di cui erano assetati.
E sono sicura che anche al giorno d'oggi, se per la strada, nelle piazze,
la gente incontrasse una persona che parla come Gesù, si fermerebbe
ad ascoltare, anche persone che in chiesa non mettono mai piede. E penso
anche che la chiesa, comunità di cristiani o di persone che vogliono
incontrare Gesù possa esistere nella famiglia, in una piazza,
in una fabbrica, ovunque, perché "chiesa" vuol dire
prima di tutto riunione di persone coll'intento di essere più
vicine a Dio. Tutti vedono le chiese di muro quasi deserte e guardano
con nostalgia ai tempi delle chiese strapiene. Dentro le mura entrano
e se ne stanno buoni buoni, i fedelissimi, coloro che grosso modo pensano
di aver chiarito il loro rapporto con Nostro Signore, ma fuori, per
le strade e per le piazze, nei luoghi di riunione, anche nella discoteche
nasce quotidianamente una chiesa, tante chiese perché Gesù
ha detto: dove vi ritroverete nel mio nome, io sarò con voi e
la gente , quando desidera parlare di Gesù, lo fa in qualsiasi
luogo ed ora che siamo entrati nel terzo millennio la sete di Dio arde
sempre nel cuore degli uomini.