Solo nel 1972, con la Conferenza
di Stoccolma, vengono infatti enunciati per la prima volta in sede internazionale
alcuni di quei principi che avrebbero portato più tardi ad una precisa
definizione del concetto di sviluppo sostenibile.
Occorrerà attendere ancora fino al 1983
perchè le Nazioni Unite istituiscano la Commissione
Mondiale per l'Ambiente (WCED), meglio nota come Commissione
Brundtland (dal nome della norvegese Gro Harlem
Brundtland, che ne fù il presidente).
Si
arriva quindi, con l'anno 1987, ad una tappa fondamentale
della evoluzione del concetto di sviluppo sostenibile, è l'anno in cui
a Tokio si svolge la Conferenza delle Nazioni Unite
per l'Ambiente e lo Sviluppo (UNCED) ed è proprio in tale occasione che
viene presentato il "Rapporto Brundtland"
secondo il quale la protezione dell'ambiente smette di essere considerata come
un limite allo sviluppo economico e sociale per diventarne invece un presupposto
fondamentale.
In tale occasione viene
inoltre definito il concetto di sviluppo sostenibile quale ancora oggi
è universalmente riconosciuto, secondo tale definizione lo
sviluppo sostenibile consiste
nella realizzazione di un equilibrio tra esigenze di tutela ambientale e sviluppo
economico che consenta di soddisfare i bisogni delle persone esistenti senza compromettere
la capacità delle future generazioni di soddisfare i loro bisogni.
Il concetto di sviluppo sostenibile giunge ad una nuova tappa fondamentale nel 1992, quando si svolge a Rio de Janeiro l'Earth Summit. In tale occasione si discusse a livello planetario dei problemi ambientali connessi allo sviluppo e furono siglati alcuni importanti documenti, tra i quali quello che è conosciuto come l'Agenda 21, un documento nel quale veniva definito un nuovo modello di sviluppo caratterizzato da un insieme di principi guida che avrebbero dovuto ispirare le politiche ambientali nel 21° secolo.
nuovi orizzonti ambientali