Nicola Torre

Iconografo-Pittore

 

"finestre sul mondo divino", "immagini dell’invisibile", "presenza dell’assenza di Dio".

Perchè le Icone

"Se tu vedi che l’Incorporeo si è fatto uomo per te, allora puoi esprimere la Sua immagine umana.

Poiché l’Invisibile, incarnandosi, si è mostrato visibile, è ovvio che puoi dipingere l’immagine di Colui che è stato visto" Giovanni Damasceno

 

Alla voglia innata nell’uomo della contemplazione risponde l’arte spirituale delle icone, "finestre sul mondo divino", "immagini dell’invisibile", "presenza dell’assenza di Dio".

L’icona, infatti, è un’immagine per i nostri occhi di carne ma anche e soprattutto per gli occhi della fede.Essa è dunque sottomessa ogni momento ad una duplice fedeltà: fedeltà al nostro mondo che è opera di Dio; fedeltà a Colui che nulla è in grado di circoscrivere e che non può essere ridotto a una figura.Con mezzi terreni- forma, colore, luce- l’icona deve tradurre la realtà religiosa dell’aldilà e deve lasciarsi regolare non da imperativi estetici ma dalla fede e la Rivelazione.

L’icona è un luogo di presenza in cui la realtà rappresentata s’irradia verso colui che la guarda con atteggiamento aperto, teso a ricevere.

Infatti, sono il personaggio o le scene rappresentate che escono dalla finestra o culla (com’è chiamata la cornice) svolgendo un’azione attiva su colui che contempla; e tale azione proviene dallo Spirito Santo.Prende vita un movimento contrario a ciò che avviene in presenza di un normale dipinto, dove chi osserva tende ad entrare nel mondo rappresentato per partecipare alla scena.Per questo l’icona può essere capita ed accolta solo nella fede, avendo in essa l’origine e il suo significato profondo.

Il mio approccio al mondo delle icone risale al 1985 quando, non ancora caduto il muro di Berlino, questa forma d’arte era conosciuta a pochi estimatori e fedeli.Per me cristiano e pittore, è stato un modo naturale di trasmettere attraverso il linguaggio delle icone la mia fede.

Il suo linguaggio non è concettuale, non è sonoro, non ha la violenza dell’evidenza come nei mie quadri "laici": parla a chi lo guarda con cuore tranquillo, senza pretese e per lungo tempo.

Si direbbe che l’icona ha un linguaggio infantile, che spesso proprio perché povero è inteso più facilmente dai bambini e dai puri di cuore.La mia ultima ricerca è volta a valorizzare ancora di più le icone dipingendole su legni e manufatti antichi che pazientemente ricerco riadattando vecchie ante, finestre e porte antiche, dove già gli artigiani di allora vi hanno profuso amore e lavoro nelle loro opere non soggette alla frenesia della produzione e dove si leggono i segni della fatica e della vita.

Nicola Torre

 

 

 
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