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"Il premier ha ragione
quesiti oltre la legge"
Il costituzionalista Barbera
di SILVIO BUZZANCA
(
La Repubblica, lunedì 18 settembre 2000)

ROMA - "Ha ragione Amato quando dice che questo referendum va oltre la legge; ha ragione anche Cacciari quando dice che chiede di legificare su materie in cui le regioni hanno già potere". Augusto Barbera, costituzionalista diessino, uno degli animatori delle campagne referendarie, non ha dubbi nel bocciare le ultime iniziative di Roberto Formigoni. Il professore bolognese cita la sentenza della Corte costituzionale 470 del 1992, emanata dopo una richiesta di referendum della regione Veneto che, dice, "assomiglia molto a quella della regione Lombardia". "Una sentenza - continua Barbera - che segue e riprende quella su un altro referendum dellla regione Sardegna, quello che mirava a chiudere le basi americane alla Maddalena".

I giudici, in quella occasione stabilirono che era riconosciuto il potere delle regioni di indire referendum, ma con un limitazione. I quesiti non potevano avere come oggetto materie costituzionali che avrebbero finito con l'intralciare il potere legislativo del Parlamento o costringere tutto il corpo elettorale a pronunciarsi sull'argomento.

Ecco dove Barbera attinge la sua convinzione che se il governo decidesse di opporsi al referendum lombardo la Consulta gli darebbe ragione. "È difficile pensare - dice - che in pochi anni i giudici cambino la giurisprudenza consolidata".

Chi non la pensa così è invece Beniamino Caravita, giurista da sempre molto impegnato sul fronte referendario e che questa volta ha "aiutato" Formigoni e la giunta lombarda a preparare questa iniziativa. Caravita riconosce "il grande peso politico del quesito", ma non ha dubbi sulla sua legittimità. "Non è oltre la legge perché il quesito non chiede delle riforme costituzionali, ma solo l'impegno della Lombardia ad adottare tutte le misure istituzionali per andare avanti, oltre, su una strada che è già stata imboccata". Dunque, dice Caravita non è in gioco una questione costituzionale. Anche se non esclude una futura modifica della Carta. Ma per il momento si tratta di discutere di cose concrete che potrebbero essere decise anche con legge ordinaria. Allargare, per esempio, i poteri regionali già presenti nella riforma della sanità varata da Rosy Bindi o quelli previsti dalla riforma Bassanini. "Ecco la differenza con il referendum del Veneto del '92: quello chiedeva modifiche complessive dell'assetto statale. Quello lombardo no". Ma replica Barbera allora "non siamo di fronte ad un referendum, che per sua natura divide, e quando viene dal basso è contro il potere, ma di un plebiscito: chi dirà no a più poteri per le regioni? Chi indice questo voto sa benissimo che la gente è favorevole e lo fa solo per confermare e rafforzare il proprio potere politico".