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Consiglio regionale della Lombardia
Breve resoconto della seduta del Consiglio Regionale della Lombardia del 15/9/2000, che aveva all'ordine del giorno la discussione e l'approvazione della delibera per l'indizione di un referendum consultivo regionale
sulla "devolution". Viene riportato un sunto degli interventi, con talune digressioni personali.a cura di
Federico Fischer Unico punto all'ODG: Referendum ConsultivoPresidenza: Fontana. Presenti 72/73 consiglieri su 80. Note: Assente il Presidente della Giunta Formigoni. Ad assistere ai lavori c'erano 4 (QUATTRO) persone di mattina (di cui due non lombarde) e 10 (DIECI) nel pomeriggio!!! Durante la seduta, il Presidente comunica che le sedute della prossima settimana, aventi per oggetto la discussione sul nuovo
statuto della regione Lombardia, sono state annullate e rinviate a data da destinarsi (la maggioranza non ha trovato ancora una linea comune, ndr). APERTURA DEI LAVORIVengono esaminate le mozioni pregiudiziali. - Prende la parola
L. Striklievers (Radicali – Emma Bonino) per illustrare la mozione pregiudiziale presentata dal suo gruppo. Secondo Striklievers, la delibera presentata dalla maggioranza è in contrasto con lo
Statuto della Regione Lombardia e con la LR sui referendum, in quanto non si chiede il voto su un quesito accompagnato da un testo di legge redatto in articoli. Il consigliere fa notare, inoltre, come, per taluni,
sussistano anche dubbi di costituzionalità, che lui però non intende sollevare. Nel merito, il quesito è generico e si chiede agli elettori lombardi di dare una delega in bianco. Gli
elettori, con il voto del 16 aprile hanno già dato il loro assenso ad un programma politico che prevedeva la richiesta di più poteri alle regioni; è pertanto inutile chiedere di esprimersi su cose già accettate. Si invita il consiglio a rinviare il provvedimento in commissione, per poterlo meglio definire, o, altrimenti a prendere in considerazione gli emendamenti presentati dal gruppo LB-radicali, al fine di
rendere questo referendum un "vero" referendum consultivo. - Il consigliere Bragaglio illustra la mozione pregiudiziale presentata dal Centro-Sinistra. Condivide l'intervento di Strik, ma oltre ad un problema giuridico sussiste un forte
problema politico: il provvedimento in oggetto verrebbe a scontrarsi con il lavoro della conferenza delle Regioni e, inoltre, si aprono dei seri problemi di contrapposizione fra Regione, Province e Comuni. Occorre
evitare tali tensioni. - Consigliere Monguzzi
(Verdi): è lapidario. Il referendum è inutile, ergo il Consiglio regionale non deve occuparsi di cose inutili. -
Consigliere Pezzoni (Relatore, Lega Nord): Ribatte ai rilievi sollevati dalle mozioni pregiudiziali.Mozione Strik Lievers: l'art.
65 Statuto consente di tenere referendum consultivi su questioni di interesse regionale, mentre, a suo giudizio, la legge regionale sul referendum non impone la presenza di un testo redatto in articoli. E' una facoltà:
pertanto, si può approvare la delibera che chiede l'indizione del referendum e poi, se il Consiglio vorrà, si potrà adottare un provvedimento da aggiungere al quesito. Mozione DS: non è vero che i
rappresentanti delle autonomie locali non sono stati ascoltati (fa un elenco). Inoltre confuta l'indeterminatezza del quesito (in realtà afferma che è chiaro, ma non spiega nulla). - Interruzione del Consigliere Lombardi
(Rifondazione), che chiede se la maggioranza, allora, intenda presentare un testo da aggiungere poi al quesito. -
Presidente Fontana, in risposta a Lombardi: si tratta solo di una possibilità. Il Presidente mette in votazione le mozioni pregiudiziali che vengono tutte respinte. APERTURA DELLA DISCUSSIONE GENERALE - Relatore Pezzoni: si limita, in sostanza, a leggere la relazione. Si sta discutendo, a suo giudizio, di un atto amministrativo preliminare ad eventuali atti successivi del Consiglio (?, ndr). E'
indubbio che il quesito tocca questioni di interesse regionale e quindi è legittimo in base allo Statuto. Disserta sullo "svilimento" subito in questi anni dallo strumento referendario regionale. Questa è
l'occasione per il suo rilancio, considerando anche che la Costituzione vieta i referendum consultivi nazionali. E' vero, con il voto di aprile i lombardi hanno già detto sì al programma del Polo, ma
ora occorre richiedere una spinta in più poter ottenere il trasferimento di funzioni dallo Stato alla Regione. - Cons.
Bragaglio, Correlatore [bizzarra figura introdotta dal Cons. Regionale: i pochi laureati presenti si sono chiesti se ci si trovasse nel corso di una
discussione di tesi. In realtà, come si evince dall'intervento, si tratta del relatore di minoranza].Viene sottolineato che la maggioranza ha voluto perseguire i suoi scopi senza tener in minimo conto
le altre proposte di referendum presentate dagli altri gruppi. Già in Commissione, inoltre, erano palesi le difficoltà e l'imbarazzo di ambienti della "casa delle libertà" nel trovare una comune formulazione del
quesito. E' per colpa, quindi, di queste divergenze in seno alla maggioranza (leggasi Lega vs. AN, ndr) che il quesito, alla fine, è risultato così ambiguo. Da parte del centro-Sin., vi è la
preoccupazione che questo referendum possa avere un impatto negativo sull'applicazione decreto attuativo delle Bassanini e sul TU sugli enti locali. In realtà, poi, non si tratterebbe neppure di un
referendum federalista, ma semplicemente un tentativo di creare un nuovo centralismo regionale. Che ciò sia vero, lo confermerebbero le riserve espresse dalla Presidente della Provincia di Milano Colli (Polo), dal
Presidente dell'ANCI e dal Sindaco di Milano Albertini (Polo), quindi non da persone di "parte". -
Consigliere Bonfanti
(Ds): Questo modo di procedere umilia i consiglieri lombardi. Il referendum è un'operazione "acrobatica" usata dal Polo per tirarsi la campagna elettorale (visto che il referendum dovrebbe essere abbinata alle politiche, ndr). Il Consiglio non è stato convocato dal Presidente, ma da un politico "romano" (Bossi, ndr) che aveva bisogno di "intascare" in po' di crediti. E' una presa in giro degli elettori, che pensano di avere la possibilità di incidere veramente; si potrebbe definire un abuso di credulità popolare.
- Consigliere Borsani
(AN): il referendum serve per dare mandato alla Regione di preparare un progetto di legge di revisione costituzionale da mandare alle Camere; è una spinta popolare.AN ha perplessità sulla devoluzione
totale alle Regioni delle competenze in materia di scuola: si teme una "secessione culturale". Riserve anche sulla polizia. Viene ribadito e spiegato lo slogan di Fini: "più Stato, più giustizia
sociale". Nonostante riserve e perplessità, AN vota a favore, in rispetto del patto siglato con Lega e FI. -
Consigliere Lombardi
(Rifondazione): la forma del quesito è ambigua. L'intervento di Borsani ha evidenziato che la forza del quesito risiede, appunto, nella sua genericità; c'è tutto e il contrario di tutto. E' solo propaganda; vogliono un mandato plebiscitario; l'ambiguità diventa uno strumento di "cultura-politica". Questo è il fondamento del "politicantismo" targato Polo. Si è di fronte ad un'involuzione autoritaria delle istituzioni. In ultima analisi, il Polo cerca di scaricare le sue ambiguità interne sulle istituzioni regionali.
Non è il quesito che preoccupa, ma la cultura politica in esso contenuta. Chi può non essere d'accordo con il tutto e il contrario di tutto? Nella sua formulazione, il quesito può accontentare
federalisti, statalisti e secessionisti. Sfuggendo al dire ciò che vuole, la "Casa delle libertà" riesce a mantenere la coesione interna. Rifondazione vuole stare alla larga da questo quesito: ma quale
tipo di confronto si può avere su una domanda del genere? PRC si opporrà all'utilizzo delle liste elettorali per un sondaggio d'opinione. La maggioranza non sta chiedendo un mandato; sta chiedendo mani
libere. - Consigliere Reibman
(Radicali): quello in oggetto non è un referendum, ma un plebiscito. La maggioranza ha la possibilità di recepire gli emendamenti della LB e quindi di correggere il tiro, facendo diventare questo un vero referendum. Federalismo non è necessariamente sinonimo di libertà. Viene ricordato il caso della ex-Jugoslavia. Non si devono calpestare i diritti dei cittadini. Se la maggioranza accetta gli emendamenti la LB sarà con loro; come sarà con loro sulla riforma statutaria in senso veramente federale, sulla legge elettorale modello americano. I consiglieri LB saranno con la maggioranza qualora questa voglia intraprendere la strada della "responsabilizzazione" delle istituzioni.
- Consigliere Fuzzetti: il referendum e' solo un
tassello della battaglia politica che il Centro-Destra ha ingaggiato. La Lega doveva portare a Bossi, prima di Venezia (Devolution Day, ndr) almeno un successo. In Piemonte e in Veneto il referendum non è ancora
passato; la "Casa delle libertà" doveva pertanto farlo approvare almeno in Lombardia.In realtà, il referendum è un atto inutile, pretestuoso e arrogante. Il Consiglio farebbe meglio ad occuparsi del
nuovo Statuto; ma la maggioranza tergiversa in quanto non riesce a trovare una linea comune. Dal 19 settembre il Parlamento discuterà la proposta di modifica della costituzione sul "federalismo"; il Consiglio
poteva votare un documento in appoggio della proposta fatta dalle regioni e dai comuni, e invitare i parlamentari ad approvare rapidamente la riforma. Questo invece non si fa, perché è evidente il mero utilizzo
propagandistico del referendum consultivo. L'opposizione non può appoggiare un falso referendum. Il consigliere invita la maggioranza a modificare il quesito sulla base delle osservazioni sollevate da
provincie e comuni ascoltati in sede di commissione, che, a differenza di quanto dice il relatore, non sarebbero stati invitati, ma avrebbero chiesto loro di essere ascoltati. Ciò la direbbe tutta sul reale tipo di
federalismo che la "Casa delle libertà" vuole. - Consigliere Monguzzi: il referendum è un attacco al buon senso; il quesito è inutile. E' un attacco al referendum: dopo lo svilimento del referendum abrogativo questo sarà il colpo di grazia alla
credibilità dell'istituto referendario nelle sue varie forme. E' un attacco alla chiarezza: il quesito è volutamente ambiguo. - Consigliere Bombarda
(AN, in dissenso dal gruppo): i cittadini lombardi, con il voto di aprile, hanno già dato mandato al presidente della Giunta e alla sua maggioranza per chiedere più poteri per le regioni. E' quindi inutile andare a svolgere il referendum. Per tali ragioni si dissocia dal gruppo e voterà contro.
- Consigliera Fatuzzo
(Pensionati) [forse l'intervento più insignificante della giornata, ndr]. Il referendum è utile ed ha una forte valenza politica. Lo strumento referendario va usato; è grazie ai referendum se le regioni hanno avuto più poteri (ma in che paese vive questa?, ndr). Se il referendum serve per avere più poteri per i cittadini, i lombardi saranno contenti di essere chiamati al voto.
- Consigliere Biscardini
(Sdi): la seduta di oggi è umiliante per i consiglieri. Per anni il Consiglio regionale ha discusso di federalismo e regionalismo e spesso maggioranza ed opposizione si sono trovate sulle stesse posizioni (cita alcuni casi). Ora, invece, si sta discutendo sul nulla. Lui non è contrario al referendum, anche quando questo serva ad alzare il tono dello scontro fra due istituzioni; ma questo è un appello generico.
In realtà, questa seduta è solo il frutto delle dinamiche della politica nazionale. Bossi ha bisogno di quest'atto del consiglio. Ma perché? Perché in Lombardia c'è Formigoni, l'altra faccia del
federalismo, che rischia di offuscare l'immagine del senatur. Il centro-sinistra non parteciperà al voto. - Consigliere
Prosperini
(AN) [puro folclore!, ndr]: la giunta deve farsi garante di chiedere più poteri per le regioni. Il voto dei lombardi serve ad aiutare il perseguimento degli obbiettivi della Casa delle libertà. AN in Lombardia, con il segretario regionale La Russa, ha appoggiato fin dall'inizio l'accordo con la Lega. AN è e sarà fedele fino alla fine alla parola data e agli accordi siglati.
Il Presidente sospende la seduta. Il presidente Fontana riapre i lavori e comunica la convocazione dei capigruppo per l'inizio della settimana prossima, al fine di calendarizzare nuovamente la discussione sullo
Statuto. - Consigliere Striklievers: Oggi non si sta
discutendo sull'acqua fresca. La cosa è grave e preoccupante: qui ci si appresta ad andare a votare un non-referendum. Il consiglio regionale a già la competenza per proporre al Parlamento modifiche alla Costituzione.
La risposta di Pezzoni, che sostiene che il referendum serve per dare legittimità alle decisioni del Consiglio, aggrava la situazione. In questo modo si squalifica il consiglio. E' un assurdo approvare ora il quesito e
poi, forse, farlo accompagnare da un disegno di legge. Ciò non accadrà e i cittadini lombardi saranno chiamati a dare una delega in bianco. La maggioranza dice di volere il federalismo, ma in realtà sta
facendo fare passi indietro alla democrazia regionale e tutto questo perché la Casa delle libertà non ha deciso nulla di concreto e chiaro da proporre. La confusione interna alla maggioranza diviene
evidente se si considera l'emendamento presentato per venire incontro alle opposte esigenze di AN e Lega: viene, da un lato, introdotto un fumoso richiamo all'unità nazionale e, contemporaneamente, si richiedono tutte
le competenze su scuola, sanità e polizia locale, e non solamente quelle previste dal 117. Come può questo essere in accordo con quanto afferma AN? Nemmeno Formigoni, nel "patto" che aveva presentato agli
elettori si era spinto cosi' in avanti, soprattutto in materia di istruzione. Proprio perché i radicali sono, da sempre, il partito dei referendum, non possono essere d'accordo e ritengono il quesito,
così come è, inaccettabile. La maggioranza ha però una possibilità: quella di recepire gli emendamenti della LB, che verrebbero a meglio definire il quesito, dividendolo in tre separati. Occorre,
inoltre, chiedere l'autonomia finanziaria. Non si può chiedere solo la competenza legislativa, lasciandosi la possibilità di poter dire: "il governo non ha dato i soldi". - Consigliere Albertoni
(Lega, professore universitario…): il referendum è legittimo e il quesito chiaro. Senza questa consultazione non c'è cambiamento e tutto il resto è chiacchiera. Non solo il referendum proposto è legittimo costituzionalmente (cita parzialmente -senza dirlo- l'art. 123 Cost. sul referendum regionale, sostenendo che sia stato cambiato dalla l. cost. 1/1999; dà la sua interpretazione di sentenze della Consulta, ndr), ma è politicamente importante. Può essere un utile strumento di modernizzazione. Il federalismo inizia a partire solo se c'è un ampio consenso popolare. Disserta sul federalismo; cita Calamandrei; si rivolge a Martinazzoli [che poi rispondera' nel corso del suo intervento, ndr]. Il senso profondo dell'iniziativa è quello di accoppiare una successiva decisione del Consiglio con una forte spinta popolare.
- Consigliere Zambetti: [parte con uno sproloquio, a
stento comprensibile, sulla globalizzazione, ndr]. L'opposizione teme la deriva plebiscitaria, ma questa preoccupazione è immotivata. Il referendum è un contributo concreto alla riforma dello Stato. Le regioni possono
diventare, di fatto, lo strumento per ottenere le riforme istituzionali. - Consigliere Locatelli
(Rifondazione): il quesito è generico e non specifica le iniziative necessarie da prendersi. E' semplicemente una dichiarazione di intenti. La consultazione sarebbe fasulla e strumentale. In quale direzione si vorrebbe poi muovere la maggioranza? Verso la linea Albertoni o verso quella Borsani? Questa maggioranza non è altro che un ginepraio di posizioni differenti. Anche PRC sarebbe d'accordo se si volesse il federalismo, ma qui si mira a sostituire un centralismo con un altro, quello della Giunta; a dar vita a un neo-verticismo regionale. Si tratta quindi ,di un'operazione di potere, sotto la maschera dell'autonomia regionale.
- Consigliere La Russa
(AN): AN è giunta a questo dibattito con molti dubbi, alla fine però è prevalso il buonsenso. I problemi, probabilmente (!!!) si porranno quando si dovrà scrivere il testo da mandare al Parlamento (dopo il referendum, ndr). In quell'occasione AN terrà conto degli interessi di tutti gli italiani. AN ha subordinato l'idea federalista al concetto di unità nazionale. E' questo il quadro finale cui tende tutta la Casa delle libertà: maggior decentramento e più forza al governo centrale.
- Consigliere Martinazzoli: [NOTA: fino a questo
momento l'assemblea aveva seguito i lavori svogliatamente, se si eccettua l'intervento del Prof. Albertoni. Brusio generalizzato, cellulari che suonavano in continuazione, richiami della presidenza a un comportamento
più rispettoso nei confronti degli oratori. Quando prende la parola Martinazzoli cade il silenzio… Il suo intervento è, senza dubbio alcuno, il più bello di tutto il dibattito. Elevato politicamente e brillante
formalmente, il discorso è stato quasi un dialogo con il Prof. Albertoni, che, più volte, s'è messo ad interloquire con lui].Le forze politiche sono legittimate ad utilizzare tutti i mezzi legali per
ottenere il risultato politico che si prefiggono, ma non è legittimo che si utilizzino le istituzioni per la propaganda politica. Occorre rispettare le regole. Passa poi a smontare l'affermazione di legittimità
statutaria e costituzionale del quesito fatta da Albertoni. Legge l'art. 25 della LR sui referendum consente i referendum consultivi prima dell'emanazione di provvedimenti di competenza del consiglio. Ma
nel quesito sottoposto al consiglio si parla, genericamente, di iniziative. Di quali iniziative si parla? Ora, l'unica iniziativa propria del Consiglio è il progetto di legge alle camere in base all'art. 121, comma 2,
Cost. Perché la maggioranza non vuole esplicitarlo? Perché preferisce rimanere nel vago; perché non vuole rendere palese che con il referendum consultivo si dà inizio ad un procedimento di revisione costituzionale;
tutto ciò per cercare di evitare rilievi di legittimità costituzionale. La sentenza della Corte Costituzionale, citata da Albertoni, è chiarissima: sono illegittimi referendum consultivi preventivi ad
una modifica costituzionale in base all'art. 138 Costituzione. E questo è il caso in oggetto: con gli emendamenti presentati dalla maggioranza, non si chiede più la semplice applicazione dell'art. 117,
ma viene richiesto il trasferimento di tutte le competenze per sanità, scuola e polizia locale. A questo punto polemizza con il capogruppo di FI, Farioli, che in commissione aveva indicato la presenza di
recenti sentenze della Consulta favorevoli al referendum consultivo di questo tipo. Spiega che è stato un pomeriggio intero attaccato al computer, ma di sentenze nessuna traccia. Invita il consigliere,
per il futuro, e non inventarsi le cose, per rispetto dei colleghi. Il referendum non è nemmeno utile; infatti il Consiglio potrebbe già discutere un PDL da inviare alle Camere. Il problema è, che la
maggioranza non è in grado di trovare una linea comune e preferisce perdere tempo. Con l'approvazione del Referendum, infatti, hanno l'alibi per non parlare più di federalismo e di Statuto, fino a dopo l'esito della
consultazione. Questo quesito non è correggibile. CITAZIONE: "Striklievers è più innocente di me: io faccio più fatica di lui a tentare di correggere ciò che non mi convince". La maggioranza si sta avviando su una strada che non porterà molto lontano ed è una truffa illudere gli elettori che il loro voto porti all'ottenimento immediato del risultato. Annuncia
l'astensione del Centro-Sinistra che non vuole essere complice di questa maggioranza; ma avvisa che non abbandoneranno l'aula, in quanto, comunque, il Consiglio Regionale è di tutti. - Consigliere Farioli
(FI): quest'atto è il frutto dell'accordo politico siglato prima delle regionali fra Bossi, Berlusconi e Fini. Le difficoltà attribuite alla maggioranza, risiedono solo nella difficoltà di tradurre in pratica un accordo politico. Non è vero che la maggioranza sta compiendo un atto eversivo, né sussiste una guerra d'immagine fra Bossi e Formigoni. Inoltre, è falsa l'affermazione che la Casa delle libertà intenda sostituire un centralismo statale con uno regionale. Perseguono il federalismo dal basso e non sono antimunicipalisti.
Il Presidente dichiara chiusa la discussione generale. VOTAZIONI (come spettatore, è presente Maroni): - ORDINI DEL GIORNOViene esaminato un Ordine del Giorno presentato dal centro-Sinistra, volto a
dare l'appoggio del Consiglio al testo di riforma costituzionale che verrà discusso la prossima settimana dal Parlamento. ODG analoghi sono stati predisposti, da maggioranza ed opposizione, sia in Piemonte che in Veneto.
I radicali apprezzano l'idea, ma non condividono l'esplicito appoggio al testo di riforma federale predisposto da regioni provincie e comuni. La maggioranza non interviene. Il presidente pone in votazione l'ODG, che viene respinto. - EMENDAMENTIVengono posti in votazione emendamenti e subemendamenti. Approvati gli emendamenti della maggioranza che introducono:
- un generico richiamo alle autonomie locali; - un generico richiamo all'unita' nazionale; - la sostituzione della dicitura "il trasferimento di competenze in materia di...",
con quella "il trasferimento delle competenze in materia di...". Respinti tutti gli emendamenti dell'opposizione. Da notare: - su un sub-emendamento della
LB, che mirava alla reintroduzione della dicitura "di competenze in materia di…", viene richiesto il voto segreto. La richiesta è appoggiata da tutta l'opposizione e, in sede di dichiarazioni di voto, il
capogruppo La Russa preannuncia, a nome del gruppo di AN, voto favorevole. Nel corso della votazione c'è fermento, in quanto alcuni consiglieri leghisti avevano lasciato l'aula. Il Presidente Fontana, protrae la
votazione e, alla fine, il subemendamento viene respinto. - viene respinto un emendamento della LB che chiedeva di ottenere anche l'autonomia fiscale sulle competenze richieste. Prende la parola il
relatore Pezzoni, che dichiara irricevibile dalla maggioranza questa proposta, in quanto non è possibile un referendum in materia fiscale. NOTA: quest'ultimo punto è particolarmente interessante: l'art 65 Statuto -come più volte sottolineato dalla
maggioranza nel corso del dibattito-, nella sua genericità permetterebbe di ritenere legittimo il referendum consultivo, su qualsiasi questione di interesse regionale: quindi, anche la proposta referendaria
all'attenzione del consiglio. In base a questa interpretazione, pertanto, anche un referendum consultivo avente per oggetto la richiesta di una maggiore autonomia fiscale dovrebbe essere lecito. Invece, la maggioranza
lo ritiene non ammissibile. Perché? Semplice: perché in base all'articolo 63 dello statuto, che regola il referendum abrogativo, non sono ammessi referendum su leggi di bilancio e tributarie. Traslando, pertanto, la
maggioranza ritiene che anche per il referendum consultivo possano applicarsi le limitazioni previste per quello abrogativo. Ora, se si tiene per buona questa interpretazione, non si può non rilevare, che lo stesso
statuto esclude dalla possibilità di referendum abrogativo le deliberazioni ex
art.6, comma 5, punto 17 (proposte di legge alle camere)!. Ed ecco l'assurdo: per bocciare degli emendamenti, la maggioranza ha utilizzato delle motivazioni, che, giocoforza, rendono illegittimo statutariamente il referendum da loro promosso. Mah!!!!!!
VOTAZIONE FINALE:il testo presentato ed emendato dalla maggioranza viene approvato con i voti favorevoli
della Casa delle libertà; contrari i 3 consiglieri della LB; astenuti, ma presenti in aula, i consiglieri del centro-Sinistra. |