BREVE GLOSSARIO RAGIONATO DI RETORICA E METRICA

A c. di Marina Salvini

Si fornisce in questa sezione un utile glossario di retorica e metrica articolato in quattro parti: 1. Figure morfologiche e metriche; 2. Figure sintattiche; 3. Figure semantiche; 4. Figure logiche.

 

Le figure retoriche sono il centro della poetica classica e sono in relazione allo scarto (deviazione) dalla lingua standard. Non sono peculiari della poesia, ma usate abitualmente anche dal linguaggio comune e dalla prosa. La figura è un processo di connotazione e come tale implica la coscienza dell'ambiguità del linguaggio. La poesia usa il linguaggio figurato.

 

1.       figure morfologiche e metriche

Le figure morfologiche riguardano le trasformazioni che si attuano nella forma della parola e nella sua sostanza fonetica.

Una parola ad esempio può essere allungata nella parte iniziale, centrale e finale (protesi: istrada, epentesi: umilemente, epitesi: fue); può essere accorciata nella parte iniziale, centrale e finale (aferesi: [in]verno, sincope: medes[i]mo, apocope: vo[glio]). Queste figure sono necessarie per ragioni metriche come la dieresi (ex.: Trivïa = il dittongo è trasformato in iato) e sineresi (ex.: loda di Dio vero = uno iato conta per una sola sillaba). Allo stesso modo funzionano dialefe (tiene distinte due vocali che si incontrano) e sinalefe (due vocali che si incontrano contano per una sola sillaba) quando nel verso ci sono parole contigue che terminano o iniziano per vocale (Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono).

Schematizzando si può così rappresentare in azzurro la parola e in giallo la sillaba che viene tolta o aggiunta:

(-)                                                                              (+)

 


                                                                                 

 

AFERESI       SINCOPE      APOCOPE    PROTESI                  EPENTESI         EPITESI

 

Uno dei caratteri del linguaggio poetico è l'iteratività (ripetizione di un elemento -fonema, sillaba, parola, struttura, posizione ritmica…- la principale iterazione fonica è la rima. Seguono:

Assonanza (quando c'è somiglianza di suono fra le ultime sillabe di due parole, quando cioè sono uguali le vocali e diverse le consonanti, ad esempio: amore/morte).

Consonanza o paronomasia (quando c'è somiglianza di suono fra le ultime sillabe di due parole, quando sono uguali i gruppi consonantici, ad esempio: sedendo/mirando; parlotta/maretta). Simile alla paronomasia è l'anagramma (trasposizione delle lettere di una parola per formarne un'altra, ad esempio: Silvia /salivi).

Allitterazione (ripetizione di uno o più fonemi all'inizio di parole successive, o nel corpo di parole, per ottenere un parallelismo fonico o un particolare effetto ritmico. Si veda ad esempio il celebre verso petrarchesco di me medesmo meco mi vergogno).

Palindromo (parola o verso che può essere letto da destra a sinistra o da sinistra a destra: Roma/amor); ci sono anche palindromi vocalici (che, or volge l'anno, sovra questo colle).

Ci sono altre figure morfologiche e metriche:

Arcaismo: è l'uso di un vocabolo caduto in disuso (ex.: frate per fratello).

Barbarismo: è l'uso di un vocabolo tratto da un'altra lingua (ex.: computer).

Enallage: è l'uso di una parte del discorso al posto di un'altra (ex.: l'aggettivo al posto dell'avverbio ecc.).

Idiotismo: è l'uso di un vocabolo o di un lessema regionale (ex.: tengo famiglia al posto di ho famiglia).

Neologismo: è l'uso di un vocabolo di nuovo conio.

Solecismo: è un vero e proprio errore di morfologia (ex.: il fantozziano vadi).

Tmesi: divisione di una parola fra due versi, cioè la prima metà si trova alla fine del primo verso e la seconda metà si trova all'inizio del secondo verso.

 

2.       Figure sintattiche

In questa sezione sono raccolte le figure che hanno a che fare con l'ordine logico della frase, la disposizione degli elementi e le sue variazioni.

Per quanto riguarda la soppressione di elementi in una frase ricordiamo: l'ellissi (ex.: a buon intenditor -[bastano]- poche parole); l'asindeto (soppressione delle congiunzioni: ex.: oggi arrivo, domani parto); lo zeugma (è una specie di ellissi, perché fa dipendere da un solo verbo più termini: ex.: parlare e lagrimar vedrai insieme).

Sono figure che comportano l'aggiunta di elementi: l'enumerazione o accumulazione (catena esuberante di attributi ad una parola o elenco).

Parentesi o frase incidentale è l'aggiunta di elementi non necessari o di precisazioni all'interno di una frase. È segnalata dalle parentesi o dalle virgole.

Pleonasmo: è l'aggiunta di elementi ridondanti, superflui e non necessari (ex.: ho battuto la mia testa).

Polisindeto: è l'uso marcato delle congiunzioni, ex.:  e sempre corsi, e mai non giunsi il fine; e dimani cadrò.

Sono figure per soppressione o sostituzione la sillessi (è detta anche "costruzione a senso" ed è la non concordanza fra soggetto e predicato, ad esempio: quanti guai c'è nel mondo) l'anacoluto (un vero e proprio errore logico in cui la prima parte della frase non corrisponde alla seconda: ex.: io speriamo che me la cavo).

Altre figure che hanno a che fare con la disposizione degli elementi sono:

Chiasmo: è una figura sintattica  che si basa sull'incrocio delle parole o dei temi. Ne è un esempio il famoso verso ariorstesco: le donne, i cavallier, l'arme, gli amori).

                                              

le donne

Ambito semantico dell'amore                    i cavallier      

                                                           l'arme             Ambito semantico della guerra

                                               gli amori

 

Ciclo: è la collocazione di lessemi con significati uguali o simili alle due estremità della frase, è un chiasmo con solo i termini esterni, ad esempio la frase: a casa voglio andare a casa).

Inversione: è l'inversione, appunto, dell'ordine naturale di una frase (ex.: Dolce e chiara è la notte e senza vento; vita natural durante), una forma particolare di inversione è l'anastrofe in cui è cambiato l'ordine di alcune parole (ex.: cammin facendo), mentre l'iperbato consiste nello spostamento di un termine separato dall'elemento a cui si riferisce (mille di fiori mandano incensi = mandano mille incensi di fiori al cielo).

Il principio di equivalenza si manifesta a livello semantico-sintattico con l'iterazione (a livello fonoprosodico con la rima, l'allitterazione, l'assonanza ecc.)  che si manifesta con le figure dell'anafora (ripetizione di una o più parole all'inizio del verso: per me si va nella città dolente,/ per me si va nell'etterno dolore,/ per me si va tra la perduta gente), dell'epifora (ripetizione di una o più parole alla fine del verso); dell'anadiplosi (consiste nella ripresa di una parola all'inizio di un verso della parola conclusiva del verso precedente: questa voce sentiva/ gemere in una capra.// In una capra…); nell'epizeusi o gemminatio o epanalessi (cioè una ripetizione enfatica, ex.: o natura, natura…; devi studiare, studiare, studiare). Esiste una figura che consiste nell'unione di un'anafora e un'epifora: si chiama complexio. La climax è un'enumerazione di termini con gradazione di intensità maggiore (ascendente) o minore (discendente o anticlimax), ad esempio: si alzò, iniziò a camminare, camminò sempre più veloce, fino a correre come il vento.

Endiadi: esprime un concetto con un due termini coordinati (sost. + sost. al posto di un sost. + agg.), ad esempio: vedo prato e fiori al posto di: prato fiorito).

Ipàllage: scambio del normale rapporto sintattico fra due parole (ex.: il divin del pian silenzio verde. Verde si riferisce sintatticamente a  silenzio, ma idealmente a pian).

Annominazione o bisticcio: è l'accostamento di termini foneticamente simili, ma semanticamente diversi. (ex.: selva/selvaggia; ch'i' fui per tornar più volte vòlto; traduttore/ traditore; amore/amaro).

Figura etimologica: è l'accostamento di parole aventi in comune la stessa radice etimologica, ad esempio: vivere la vita.

Queste figure sintattiche o di posizione non sono prive di suggestioni sonore e di valore semantico. Si creano, infatti, interni rapporti di analogia o opposizione tra le parole chiave e tra i temi.

 

3.       Figure semantiche

Sono i tropi veri e propri (sostituzione di un messaggio proprio con uno improprio, figurato, traslato). Esse sono:

Allegoria: è un messaggio che si sviluppa su due livelli di senso: uno letterale che rinvia a un secondo livello, quello  l'allegorico appunto. Un termine (denotazione) si riferisce a un significato più profondo (connotazione). (ex.: Veltro in Dante).

Allusione: il messaggio esprime un significato, ma vuol farne intendere uno diverso ex.: è una fatica di Sisifo. (non opposto, perché in questo caso sarebbe  un'ironia).

Antonomasia: sostituzione di un nome proprio (di cosa o persona) con un termine che ne indichi la funzione (ex.: il Filosofo = Aristotele; il Notaio = Jacopo da Lentini); oppure attribuire il nome proprio di qualche personaggio famoso o mitico che rese famosa una data attività o qualità (fa il Cicerone = guida; è il Mecenate = promotore culturale).

Apostrofe: frase rivolta a qualcuno diverso dal destinatario del testo (ex.: quando Dante si rivolge a Firenze nel VI canto del Purgatorio).

Catacresi: metafora ormai consunta ed entrata nel linguaggio comune (ex.: le gambe del tavolo).

Enfasi: messa in rilievo di un termine, attraverso accorgimenti di pronuncia o scrittura.

Metafora: per Cornificio: «la metafora si ha quando una parola è trasferita da una cosa all'altra, perché sembra che si possa trasferire senza errore a causa della somiglianza». Per Quintiliano: «si trasporta un termine o un'espressione da un luogo in cui è proprio a quello in cui manca il termine proprio o il traslato ne è migliore». (è una similitudine abbreviata) (ex.: Sergio è una volpe = furbo come una volpe; Laura aveva i capelli d'oro = biondi come l'oro).

Metalepsi: consiste nell'uso improprio di un sinonimo (dà luogo a giochi di parole, battute; parole di uguale significante, ma diverso significato).

Metonimia: sostituzione di un lessema con un altro sulla base della contiguità (la causa per l'effetto; il contenitore per il contenuto; la materia per l'oggetto, il concreto per l'astratto e viceversa). (ex.: Ma negli orecchi mi percosse un duolo; …le sudate carte; lingua mortal non dice; bevi un bicchiere). Secondo U. Eco non c'è distinzione fra metonimia e sineddoche.

Onomatopea: è la creazione di una parola sull'imitazione di un rumore, è cioè una parola che riproduce un suono (ex.: tic tac; fruscio).

Perifrasi: giro di parole per indicare un significato. Figura amata da Dante. E. N. Girardi  dice che la perifrasi, oltre a esprimere un concetto senza mai nominarlo, serve all'autore per aggiungere informazioni o sottolineare particolari aspetti di una parola (ex.: Colui che volentier perdona = Dante, in questo caso, sottolinea di Dio l'aspetto del perdono)

Personoficazione o prosopopea: attribuire qualità umane a personaggi o oggetti.

Similitudine: è un paragone introdotto da "come" e "così" (ex.: il cielo è come un coperchio).

Sineddoche: sostituzione di una parola con un'altra avente con la prima un rapporto di tipo estensionale (iperonimo e iponimo) (singolare per il plurale; la parte per il tutto; la specie per il genere e viceversa). (ex.: vidi una vela sul lago; il pane non manca).

Sinestesia: molto amata dai simbolisti e dalla poesia  del '900; è una forma particolare di metafora che consiste nell'associare termini appartenenti a sfere sensoriali diverse (ex.: voci di tenebra azzurra = udito/vista).

 

4.       Figure logiche

Le figure logiche modificano il senso di una frase.

Litote: consiste nell'affermare una cosa negando il contrario (don Abbondio non era nato con un cuore da leone; Raul Bova non è brutto). Equivale ad una attenuazione del pensiero per far intendere più di quanto non si dica.

Reticenza: si verifica quando una frase è incompleta e lascia intendere ciò che non è espresso. (ex.: non vorrei darti una brutta notizia, ma…).

Iperbole: è l'esagerazione di una qualità spinta oltre i limiti della verosimiglianza, spesso sfocia in un'ironia (ex.: te l'ho detto un milione di volte).

Antitesi: è la contrapposizione di concetti antitetici (non fronda verde ma di color fosco).

Ossìmoro: è una antitesi condensata, cioè l'accostamento di due termini opposti (ex.: dolce amarezza; oscura chiarezza).

Antifrasi:  si verifica quando si vuol affermare esattamente l'opposto di ciò che si dice. (hai ragione tu -ma in realtà si vuole intendere: "hai torto"). È evidente il valore ironico.

Eufemismo: si verifica quando si attenua o si addolcisce un'espressione troppo cruda. (ex.: è passato a miglior vita).

Ironia: consiste nel dire una cosa lasciando intendere il contrario (sei propri bravo! Brad Pitt è proprio brutto!).

M.S.