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“…..PURA VIDA !!” E’ così che si salutano frequentemente le persone in Costa Rica. Letteralmente “Pura Vita”, ma può essere inteso come “stammi bene….” Oppure “a risentirci…..” ecc... Una sorta di buon augurio, approvazione e un saluto.
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(Scritto a quattro mani da Gabriella e Dario -Pd-) Come al solito abbiamo organizzato il viaggio per conto nostro: con l’aiuto della Lonely Planet (immancabile), fax, e-mails, frequentando il NG soc.culture.costa-rica e numerosissimi siti web sulla Costa Rica, ci siamo imbattuti in una gentilissima persona che, guardacaso, organizza l’incoming per operatori turistici di tutto il mondo. E’ italiano e lavora da circa otto anni in Costa Rica, si chiama Fabio e la sua ditta è la “Costa Rica Top Tours”. Dopo avergli sottoposto il nostro programma, e quindi aggiunto e tolto alcuni particolari, siamo giunti alla versione definitiva. Una nota di ringraziamento va anche al nostro carissimo amico Beppe (Gimaq) che da veterano della Costa Rica, ci ha meglio “indirizzato” sulla compilazione dell’itinerario. 01 gennaio 2002 Arriviamo all’aeroporto di San Josè in orario, verso le 21,30. Come d’accordo c’è una persona ad attenderci per portarci all’Hotel Britannia, un simpatico alberghetto situato nel quartiere di “Barrio Amon” vicino al Paseo Colon. 02 gennaio 2002
Parco Nazionale TORTUGUERO Limòn
La prima parte del nostro programma prevede il Parco Nazionale del Tortuguero. Partiamo dall’hotel Britannia verso le 06,50, quartiere Amon, si attraversa il quartiere Tournon e ci si immette nella autopista (superstrada) numero 32 carretera Braulio Carrillo. San Josè è situata a circa 1100 metri d’altitudine. Per raggiungere la costa nord orientale della Costa Rica prima di tutto si attraversano alcune vette, poi in pianura qualche strada sterrata e infine si sale in barca per gli ultimi chilometri. La strada ci porta attraverso il Parco Nazionale Braulio Carrillo e qui il clima varia nel giro di pochi chilometri: ci inoltriamo nelle nuvole e inizia una pioggerellina fitta fitta. Dopo una breve discesa, torna a splendere il sole e il caldo si fa sentire sempre di più.
Verso le 9,00 si riparte, attraversiamo i paesi di “Guapiles”, “Guàcimo”, il fiume “Reventazon”, la città di “Squirres”, il “Rio Paquare” e ci fermiamo al villaggio di “Matina”, famoso per la produzione di cacao, per ammirare il primo bellissimo animale dei numerosi avvistati in questo viaggio: il Bradipo!! Ce ne sono due accovacciati in un albero. Sono a pochi metri da noi: bellissimi, non ne avevo mai visti!! Sembra che abbiano un eterno sorriso, ma è la specifica colorazione della loro pelliccia che dà questa impressione. Dopo qualche chilometro arriviamo in una strada sconnessa, piena di buche, si avanza molto lentamente. Ci addentriamo in un bananeto. Le piante sono basse e tutte con il tipico sacchetto azzurro che avvolge il casco di banane. Serve a proteggerle da eventuali insetti, uccelli e altri animali e soprattutto per tenere l’umidità. Dopo un piccolo ristoro al molo di “Matina” Partiamo alle 11,20 circa con un motoscafo direzione “Mawamba Lodge” al Tortuguero.
Arriviamo al Mawamba Lodge verso le 13,00. E’ perfettamente mimetizzato nella vegetazione: tutt’intorno ai bungalow, costruiti essenzialmente con legno e zanzariere al posto delle finestre, un giardino meraviglioso con ogni tipo di “essenza” tropicale. Il luogo di ristoro è formato da una semplice tettoia in legno senza pareti, al centro il bar. Il parco Nazionale del Tortuguero copre un’area di 18900 ettari e più di 52000 ettari di mare aperto ed è il principale luogo di tutta la costa dei carabi per la riproduzione della tartaruga marina verde. Ci sono in tutto il mondo otto specie di tartaruga marina: di queste, ben sei depongono le uova in Costa Rica e quattro proprio nel Tortuguero!! Da tener presente che questa è una delle zone più umide della Costa Rica: c’è una piovosità che oscilla fra i 5 e i 6 metri all’anno e una giacca impermeabile ( di quelle leggere di nylon) è indispensabile. Dopo pranzo facciamo due passi in spiaggia: è deserta! Praticamente 22 miglia di lunghezza senza ombrelloni, lettini e quant’altro possa rovinare questo paradiso. Purtroppo però è sconsigliato fare il bagno, sia per le onde alte che per la corrente molto forte. Non mancano gli squali che scoraggiano anche i più spericolati.
Verso le 15,00 con la guida, saliamo in barca e andiamo verso il villaggio del Tortuguero: è racchiuso da una parte dal canale dal quale siamo arrivati e dall'altra dal mare. Non ci sono strade, solo un unico marciapiede, per il resto si cammina sull’erba o sulla sabbia; non ci sono auto: solo qualche bicicletta e la barca per gli spostamenti più lunghi; ci sono tutti i sevizi indispensabili per la comunità: acquedotto, energia elettrica, scuola, chiesa ecc…; Hanno anche la raccolta differenziata dei rifiuti: di fianco ai viottoli si incontrano spesso i tre tipici bidoni divisi: lattine, secco e umido, che però non vengono utilizzati frequentemente dalla popolazione. Sono circa 1000 anime per lo più con carnagione chiara. Visitiamo il “Visitor Center” dell’associazione per la salvaguardia delle tartarughe e vediamo un filmato della durata di 15 min. circa che indica i vari tipi di tartaruga esistente in quella zona, abitudini, predatori, riproduzione ecc… Alle pareti un’ottima informazione degli “abitanti” della foresta tropicale, dello sviluppo delle piante e degli animali con foto, didascalie e modelli in vetroresina. Interessante. Più tardi torniamo al lodge, ma lungo il litorale caraibico. Incontriamo parecchie buche formate dalle piccole tartarughe appena nate, che per uscire dal nido sotto la sabbia, scavano con tutta la loro forza; tutt’intorno i teneri gusci abbandonati. Purtroppo a terra ci sono anche qualche bottiglia di plastica proveniente da qualche isola del Mar dei Carabi e pochi pezzi di sacchetti di plastica. In questa zona, ogni anno, le tartarughe che depositano le uova lungo le 22 miglia di litorale da luglio a ottobre, possono essere circa diecimila!! Torniamo al lodge, ceniamo, facciamo quattro chiacchiere con gli amici John e Jule, due americani di Indianapolis e con una famiglia di coniugi inglesi che hanno portato con loro anche le due belle figliole, una 18 e l’altra 20 anni, poi a letto.
03 gennaio 2002 Stamattina sveglia alle 5,30 e alle 6,00 già operativi per una visita in mezzo ai canali del Tortuguero. Il fiume sembra un lago immenso, non si vede il verso della corrente. In alcuni punti sarà largo circa 100 metri, forse più. Sulle sponde, una fitta vegetazione, non si vede un metro più in la. Il contesto non è nemmeno monotono, poiché le specie di piante e di animali che ci circondano variano di metro in metro. Ogni tanto qualche scimmia che salta di ramo in ramo così come svariate specie di uccelli coloratissimi. Senza dubbio le tartarughe costituiscono la principale attrattiva del Tortuguero, ma non essendo questa la giusta stagione, ci concentriamo sulle altre opportunità di avvistamento di numerose specie animali, sia seguendo i vari sentieri che attraversano il suo territorio, sia percorrendo i canali in barca con la guida. Ed è proprio in questa occasione che scorgiamo prima una, poi due scimmie urlatrici, qualche tucano, più di qualche airone bianco maggiore, qualche Martin pescatore verde e anche delle bellissime scimmie ragno del Centro America.
Torniamo verso le 8,00 facciamo colazione poi, indossati lunghi stivali di gomma, ci addentriamo nella foresta tropicale per una “salutare” camminata. Il caldo è sopportabile, ma l’umidità è opprimente.
La guida ci fa vedere delle piccolissime rane marroni grandi come un’unghia. Non so come abbia fatto a scovarle!! Tutt’intorno siamo “circondati” da cinguettii di centinaia di specie diverse di uccelli. Qualcuno riusciamo ad intravederlo: i tinami, per esempio, uccelli tozzi, quasi senza coda che sono considerati i più primitivi membri dell’avifauna del paese. Si alimentano a terra nella foresta e volano via con numerosi colpi d’ala appena sentono un rumore. Il loro bellissimo canto, simile a dei fischi tremuli e profondi, si sente spesso nella foresta. Poi vediamo un picchio, alcuni uccelli da preda ma solo con il binocolo, come il “nibbio codadirondine” e molti altri ancora. Proseguiamo ancora e la foresta è sempre più fitta. Si sprofonda nel fango fino al polpaccio, si fatica a proseguire. Adesso è la stagione secca, ed è strano che la terra sia ancora così piena d’acqua.
Dopo un po’ sentiamo il rumore del mare sempre più vicino. Sbuchiamo sulla spiaggia e tutti facciamo un gran…… respiro!! Il ritorno al lodge è tutto un chiacchierio per rammentare la flora e la fauna individuata durante l’escursione. Dopo un meritato pranzo (menu unico per tutti senza tanti fronzoli), verso le 15,00 si riparte per un’altra escursione lungo i canali della laguna del Tortuguero. Prima percorriamo il fiume principale, poi giriamo verso un piccolo canale laterale, poi un altro ancora e infine attraversiamo quello denominato il “canale delle palme” per la particolare presenza di una palma tra le più grandi del mondo: le sue foglie raggiungono una larghezza anche di 80-90 centimetri! Il conducente della barchetta spegne il motore che comunque teneva sempre a regime basso per non disturbare. La larghezza del fiume si restringe, a destra e a sinistra la vegetazione avvolge il cielo e invade il letto del fiume. I raggi del sole riescono a penetrare solo per qualche piccola apertura tra i rami. Per avanzare il conducente è costretto ad un continuo zig-zag, ma… ma non sta remando!! Mi giro e vedo che usa un piccolo motore elettrico!! Ottima come idea! Stiamo un attimo in silenzio: qualche metro da noi un caimano sta nuotando nell’acqua calma. Su un albero due scimmie ragno stanno proseguendo per la loro strada aggrappandosi con le zampe e con la coda a qualsiasi appiglio a mezz’aria. Appollaiati su qualche tronco caduto, numerosi “aironi bianchi” e qualche “airone azzurro minore”. Poi ancora i volatili “piro piro”, la “jacana” e qualche “aninga”.
Per fortuna il tempo, durante la giornata, è stato clemente: solo qualche nuvola, ma nemmeno una goccia d’acqua. Solo verso le 21,30 inizia un acquazzone che smette solo verso le prime ore della mattina.
04 gennaio 2002 Stamattina abbiamo il volo dal Tortuguero a S. Jose’ e da S. Jose’ al Corcovado.
Una persona scende, si avvicina e ci chiede i biglietti. Dopo un po’ smette di piovere e decide di pesare i nostri bagagli (importantissimo: non devono superare i dodici Kg. a testa!!). Tira fuori da un sacchetto la bilancia meccanica: è una di quelle a cilindro con all’interno una molla e un gancio nella parte superiore e uno sotto. E’ completamente arrugginita. Attacca al gancio il nostro “borsone”, tira verso l’alto e…… Stak!!! Rotta!! Nessun problema: mette via tutto e ci da il via libera. Son contento per questo, ma l’aereo dov’è??? Il nostro volo dovrebbe partire alle 07,15, ma non si vede nessuno. Arriva un Cessna di un’altra compagnia, carica 4 persone, bagagli e riparte. Aspettiamo un’altra mezz’ora… niente di niente. Con la radio avvisano definitivamente che il volo non è arrivato a causa del brutto tempo, e tante altre baggianate!! Bisognerà aspettare il prossimo che arriva verso le 12,30!! Ok, come il solito non ci arrabbiamo poiché in viaggio tante cose possono capitare, ormai lo sappiamo. Con il cuore in pace torniamo al Mawamba Lodge. Telefono a Fabio per metterlo al corrente dell’accaduto. Dopo 10 minuti mi richiama e le cose sono così sistemate: l’aereo arriva a Palmar Sur, ma bisognerà dormire una notte a “Sierpe” poiché gli spostamenti in barca, con l’alta marea che c’è al pomeriggio, non si possono più fare. Quindi anziché quattro notti previste al Corcovado, se ne faranno solo tre. Mi dice che ha già organizzato tutto per il nostro trasporto dall’aeroporto di Palmar Sur al villaggio di “Sierpe de Osa”. Qui ci aspetta un suo amico italiano “Ben” che gestisce il “Veragua Lodge”. Nel frattempo al Mawamba Lodge, in attesa delle 12,00, abbiamo modo di conoscere una guida che si chiama “Marcelino” (pron. Marselino). Parla italiano, inglese e spagnolo. Facciamo due chiacchiere notandone l’ottima preparazione floro-faunistica della zona e in generale della Costa Rica. Le persone alle quali ha fatto da guida per uno o due giorni, lo salutano con entusiasmo ringraziandolo del bagaglio di nozioni trasmessili. Se vi recherete in questa zona, accertatevi che sia lui la vostra guida: ne sarete soddisfatti! Dimenticavo: ha anche scritto un libro sul Tortuguero!! Ci accompagnerà proprio lui all’aeroporto, giovandoci ancora di qualche utile notizia.
Parco Nazionale CORCOVADO Peninsula de Osa
Più avanti grandi “palme africane” dalle quali si estrae dai frutti grandi come olive, l’olio vegetale. Ancora piccoli bananeti e tutt’intorno niente e nessuno. Da qui a qualche centinaio di chilometri non esistono strutture turistiche: nessun albergo, nessun resort, nessun villaggio, nessun bazar, nessuna piscina….. niente! Solo qualche piccolo negozio ricavato su una stanza di un’abitazione. Dopo circa dieci (!) Km. di sobbalzi, arriviamo al villaggio di Sierpe: le case in tutto saranno si e no una decina di fianco all’affluente “Estero Azul”. Il conducente chiede spiegazioni a qualche bambino che si avvicina con curiosità, per arrivare al “Veragua”. A posto…., penso, se non lo sa nemmeno lui……!!??!! Seguiamo i bambini e arriviamo ad una passerella in legno sopra un piccolo terreno recintato che si affaccia sull’”Estero Azul”. Dalla parte opposta il “Veragua Lodge”!!! Ma non c’è ponte per attraversare il corso d’acqua!!! I ragazzini urlano :<..Beeeen, Beeeen,…. Turistaaaas…, Turistaaaaas…..>. Ad un certo punto si affaccia una ragazza, e dice che Ben è uscito. Confabulano qualcos’altro e il ragazzino più giovane (avrà avuto 11 anni) si tuffa in acqua, nuota fino alla parte opposta e aiutato dalla ragazza cercano, impantanandosi fino alle ginocchia sul bagnasciuga, di far slittare la barchetta in acqua per portarci da quella parte. Fortunatamente Ben arriva alle nostre spalle con la sua Jeep mezza scassata. Vedendo tornare indietro da solo il tipo che ci è venuto a prendere all’aeroporto, si è insospettito. Ci dice che, guardandolo bene in faccia, aveva bevuto non poco e non si ricordava esattamente la strada!! Carichiamo i bagagli sulla Jeep, e nel frattempo vedo il ragazzino che si era adoperato per farci passare il fiume, rituffarsi, attraversarlo nuovamente in tutta fretta e dirigersi verso di noi con un sorriso da orecchio a orecchio!! Tiriamo fuori qualche dollaro e se ne vanno contentissimi. Dirigendoci verso il Veragua Lodge, scambiamo qualche parola con Ben (Benedetto): ci racconta che saranno circa 10 anni che vive in Costa Rica. Prima abitava a Roma, poi a Milano dove gestiva una galleria d’arte. Il suo lavoro attuale consiste nel dipingere affreschi in abitazioni private di San Josè. Che dire: è stata una fortuna aver perso il primo volo. Abbiamo così avuto modo di conoscere delle persone squisite e un posto meraviglioso. Ben e Ileana ci hanno accolto a casa loro come amici che si conoscono da tantissimo tempo. Il loro giardino, formato dalle più belle e interessanti varietà di alberi, orchidee, frutteti, ecc… faceva da contorno ai tre bungalow che offrono come alloggio ai clienti del lodge. In questi giorni non c’è nessuno anche perché Ben non pubblicizza più di tanto il suo villaggio: se viene qualcuno bene, altrimenti va bene lo stesso.
La sera avevano preparato la tavola solo per noi due, ma immediatamente li abbiamo pregati di sedersi a cenare con noi. Gustiamo un’ottima pastasciutta, una bella bisteccona accompagnata dal pane fatto in casa e olio di oliva italiano, contorno ecc… e dell’ottimo succo d’arancia appena spremuto!! Slurp!! Buuurpp…. hem.... scusate… Più tardi Ben, dopo aver risposto a dozzine di nostre domande sulla Costa Rica, ci fa vedere la sua casa: prettamente in legno, con solide fondazioni in muratura, è costituita da tre piani. I mobili per lo più fatti fare su misura da suoi disegni e altri acquistati dal rigattiere. I pochi ma belli soprammobili, li ha acquistati un po’ in India, Tunisia, Marocco, Indonesia ecc… Tutto fatto e sistemato veramente con gusto.
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