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Dalla mailing list del "Comitato Internazionalista Arco Iris"
"Volete sapere cos'è davvero la globalizzazione? Ecco i dati ufficiali"
-Secondo la Banca Mondiale le persone costrette a sopravvivere con meno di un dollaro al
giorno sono un miliardo e mezzo e arriveranno a due entro il 2025.
- Più di cento paesi, con una popolazione complessiva di un miliardo e seicento milioni
< un quarto della popolazione mondiale > continuano quindi a vivere nella più
totale miseria. Secondo l'UNCTAD nei paesi imperialistici si è verificato tra il 1997 e
il 1999 un incremento dei consumi di oltre 400 miliardi di dollari, mentre 35 paesi, tra
cui le famose "tigri" del Sud-Est asiatico hanno conosciuto una caduta del
reddito pro-capite superiore a quella riscontrata negli USA durante la grande depressione
degli anni "30 (cioè tra il 15 ed il 20%).
- Il 20% della popolazione mondiale, quella che gode di redditi più elevati fa suo l'86%
dei consumi privati, mentre il 20% più povero consuma solo il 1,3% del prodotto mondiale.
Solo considerando l'Africa, una famiglia media consuma oggi il 20% in meno di quanto
consumasse 25 anni fa. Ben 89 paesi si trovano oggi in condizioni economiche peggiori di
quelle di dieci anni fa.
- Più di 600 milioni di persone non hanno una casa o vivono in ambienti domestici malsani
e insicuri. La World Bank stima che nel 2010 più di 1,4 miliardi di persone vivranno in
sistemazioni non dotate di acqua potabile e servizi igienici;
- Nel 1998 è disoccupato o sottoccupato più di un terzo dei tre miliardi di lavoratori
del mondo;
- Il 65% della popolazione mondiale non ha mai fatto una telefonata. Il 40% non ha accesso
all'energia elettrica. Ci sono più linee telefoniche nella sola Manhattan che in tutta
l¹Africa Sub-sahariana.
- Secondo l'ONU i primi 258 miliardari del mondo hanno un patrimonio complessivo superiore
al reddito totale della metà più povera degli abitanti della terra;
- I nord-americani spendono per i cosmetici (8 miliardi di dollari all'anno) e gli europei
per i gelati (11 miliardi) più di quanto basterebbe per offrire un'istruzione elementare,
acqua potabile e servizi igienici ai due miliardi di individui che, nel mondo, ancora
oggi, non possono permettersi né istruzione né minime strutture sanitarie.
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Dopo aver letto questi pochi dati, ammetto di essere rimasto sconvolto. O forse ho aperto
ancora una volta i miei occhi sulla sconfinata e triste realta' del nostro pianeta.
Mi chiedo come e' possibile che nella vita di tutti i giorni siamo cosi' indignati e
incazzati per futilita' che a confronto di cio' che succede nel mondo non sono
assolutamente nulla. Mi riferisco alle diatribe sul calciomercato che vomita miliardi su
miliardi, alle ricche sfilate di moda di modelle anoressiche, ai finti quiz a premio in tv
che regalano sempre piu' stupidi miliardi...agli immani sperperi e alle nostre
pseudo-necessita'quitidiane.
Bisogni indotti dalla pubblicita' che ormai e' parte integrante nostra vita, e dal mondo
effimero dello show-business televisivo.
Gente che muore di fame e gente che muore di obesita'.
Gente che vive alle spalle di altra gente speculando in borsa e gente che si uccide per 15
ore in miniera intascando pochi soldi.
Le contraddizioni della nostra "progredita societa'" sono fin troppo visibili.
Troppo spesso dimentichiamo gli oppressi e ignoriamo gli oppressori. O ci ricordiamo dei
primi solo quando ci fa comodo, quando ci sono le grandi campagne di solidarieta' verso le
"emergenze".
Ma adesso e' il turno dell'emergenza incendi e del traffico vacanzifero. La benzina e gli
europei di calcio sono solo lontani e brutti ricordi.
Intanto i terremotati sono sempre nei container. La droga e' sempre in discoteca. Gli
immigrati dormono sempre in case abbandonate. La gente continua a soffrire e morire.
"Lo Stato che fa ? Si costerna, si indigna, si impegna, poi getta la spugna con gran
dignita'" (De Andre')
Esistono ancora i kossovari, lo sapete ? E forse stanno peggio di prima, come lo furono i
serbi sotto le nostre care bombe umanitarie. Vittime diventate carnefici.
E in Iraq, dove esiste un embargo dal 91 che ha decimato la popolazione civile, i
bombardamenti continuano perche' la Guerra del Golfo non e' mai finita. I poveri pagano
sempre gli errori dei governanti.
In Sud America gli indios lottano per avere una terra che e' loro da generazioni, e sono
massacrati per questo preteso diritto.
Lotte dimenticate, come in Tibet, in Sierra leone, in Messico, in Colombia, in Timor Est.
E in mille altri luoghi della Terra, cattedrali di morte e sfruttamento... interi popoli
dimenticati dalle televisioni perche' non fanno piu' notizia.
Milioni di persone che vivono in immense baraccopoli di periferia, rivendendo gli scarti
dei ricchi, bambini che cuciono vestiti e palloni e sono sfruttati nel ricco mercato del
sesso, extracomunitari che vivono grazie a pochi oggetti che vendono ai confini delle
nostre metropoli.
L'Aids provoca un morto su tre in Africa, ma le medicine la' costano troppo....quando le
ricche multinazionali farmaceutiche potrebbero almeno abbassarne il prezzo. Ma non sarebbe
un business.
Vivamo in una societa' profondamente ingiusta verso chi non ha denaro, o meglio, chi non
rappresenta un qualsivoglia interesse economico.
Come dice Padre sella, come urlano i missionari in tutto il mondo, come dice la chiesa
degli oppressi (e non quella dei ricchi vescovi), dobbiamo cambiare profondamente la
nostra mentalita'. E se vogliamo, possiamo farlo.
"Per ribellarsi occorrono sogni che bruciano anche da svegli, occorre il dolore
dell'ingiustizia, la febbre che toglie all'uomo la malattia della paura, dell'avidita',
del servilismo. Per ribellarsi bisogna saper guardare oltre i muri, oltre il mare, oltre
le misure del mondo. La miseria dell'uomo incendia la terra ovunque, ma e' un fuoco
sterile, che cancella e impoverisce. E'un fuoco che odia cio' che lo genera, e' cenere
senza storia. Saper bruciare solo cio' da cui nascera' erba nuova, ecco la vera
ribellione" (S.Benni-Spiriti)
Soluzioni ? Mah, innanzitutto una seria riforma degli organismi internazionali (Fondo
monetario, OMC, Banca mondiale,Onu) responsabili della grave situazione attuale, insieme
alle multinazionali che continuano impunemente a sfruttare le risorse del terzomondo.
La politica deve abbandonare la strenua difesa degli interessi economici dei potenti.
Utopia ? forse.
Cancellare il debito e' un'altra ottima strada per cercare di portare un po' di sviluppo
locale nel Sud del Mondo, per rendere almeno una parte ci cio' che abbiamo depredato nei
secoli.
Noi del "ricco occidente" dobbiamo cambiare mentalita', renderci conto che la
nostra opulenza e' ai danni del Sud del mondo.
Dobbiamo essere profondamente consapevoli e sensibili alle ingiustizie....e del fatto che
questo sistema politico-economico e' profondamente contradditorio verso i piu' deboli.
"Ascoltate il clamore degli impoveriti e degli esclusi, come quello dei nostri senza
terra: "Noi siamo affamati di giustizia", per imparare ad essere solidali non
piu' attraverso i soldi che vengono dalle vostre mani sporche di sangue del sacrificio dei
miserabili, ma mediante i vostri impegni di fare giustizia, promovendo i diritti umani e
facendo scattare un nuovo tipo di rapporti internazionali basati sull'uguaglianza e sulla
dignita' umana. Abbiate la forza di invertire la rotta del vostro sistema
neoliberale, esigendo una economia di uguaglianza e di giustizia, mediante una politica
del bene comune, non piu' serva e schiava del privato. " (Padre Sella, missionario in
Brasile)
Cosa possiamo fare ?
Tutti noi possiamo promuovere il commercio equo-solidale, la finanza etica, utilizzare il
boicottaggio quando facciamo la spesa, non acquistando i prodotti di multinazionali che si
macchiano di sfruttamento (Nike, Nestle', McDonald's e tante altre), possiamo fare vacanze
e viaggi consapevoli, possiamo consumare prodotti puliti nel rispetto delle persone e
dell'ambiente. Dobbiamo pretendere giustizia dai politici che noi stessi abbiamo eletto.
Non sono le risposte alle mille ingiustizie del mondo, ma dei piccoli passo nel lungo
cammino della giustizia sociale.
Tutti possiamo cambiare il mondo, se realmente e profondamente lo vogliamo.
Per approfondimenti: www.welcome.to/tatavasco, www.pindorama.org, www.bancaetica.com,
www.retedililliput.it, www.dropthedebt.org, www.manitese.it .... e tanti tanti altri siti
dedicati alle ingiustizie, che danno voce ai senza voce.
Se quest'ombre v'han noiato, dite (e tutto è rimediato) che, in un sonno pien di larve,
tal visione qui v'apparve.
Noi farem, scusati, ammenda" (W.Shakespeare)
Pensateci su.
Davide -Presidente di Tatavasco-
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Vi ricordo che ad Assisi, dal 30 Luglio al 6 Agosto si svilupperà un dialogo
internazionalista e multietnico, ma anche interreligioso (saranno infatti presenti
rappresentanti di tutte le fedi monoteiste, da quella ebraica a quella
mussulmana e da quella cristiana a quella buddista).
Per info:
Comitato Internazionalista Arco Iris
Via Don Minzoni 33
25082 Botticino Sera (BS)
E-mail: ale.ramon@numerica.it
Tel/Fax 030-2190006
Vi mando inoltre alcune interessanti riflessioni di Frei Betto sul Neoliberismo, dal
titolo " Fuori dal neoliberismo c'è salvezza? "
(*) Carlo Alberto Libânio Christo, Frei Betto, è una delle personalità di primo piano
della teologia della liberazione e della chiesa latino americana. E' nato a Belo Horizonte
in Brasile nel '44. E' stato uno dei leader del Movimento studentesco e dirigente
nazionale della Gioventù studentesca cattolica.
Arrestato nel '64 per attività giudicata sovversiva nel corso della repressione attuata
dal governo brasiliano, ha studiato teologia e filosofia. E' entrato nell'ordine
domenicano. Nel '69 è stato incarcerato di nuovo per resistenza al regime militare
brasiliano. Ha svolto un'attività di giornalista ad altissimo livello. Basti ricordare
due titoli: "Fidel Castro: la mia fede", ed. Paoline, Milano, 1986 e
"Battesimo di sangue", ed. Emi, Bologna, 1983. Nel primo caso si tratta di una
straordinaria intervista al lider maximo cubano sul problema religioso. Il secondo libro
è un'inchiesta sull'assassinio di Carlos Marighella il grande rivoluzionario brasiliano.
Due prove di grande giornalismo. Frei Betto, animatore di numerose comunità di base, è
responsabile della pastorale operaia nel centro metallurgico di São Bernardo do Campo e
direttore della rivista brasiliana Americana Libre. Il suo ultimo libro tradotto è
scritto a quattro mani con Leonardo Boff: "Mistica e spiritualità", Cittadella
editrice, Città di castello, 1995.
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Il progresso tecnologico attuale, come espressione della ricchezza, sottolinea la distanza
tra la minoranza privilegiata e la maggioranza della popolazione che, in Brasile, non
dispone di una rete di acqua potabile, istallazioni sanitarie, assistenza nella salute e
di un sistema di educazione qualificato.
Una ricerca del governo federale, divulgata a novembre, rivela che sarebbero esclusi
dall'accesso alla scuola circa 2,7 milioni di bambini tra i 7 ed i 14 anni. Ecco il
paradosso: aumenta la produzione, si riduce l'occupazione e, per conseguenza, aumenta la
povertà.
La Volkswagen di San Bernardo del Campo impiegava, nel 1980, circa 40.000 lavoratori e
produceva meno di 1000 veicoli ogni giorno. Oggi ne impiega poco più di 20.000 e
fabbrica, al giorno, circa 1.200 veicoli. A Milano, la Benetton ha inaugurato un sistema
computarizzato di confezionamento tessuti, cosa che ha significato il licenziamento di
3.000 impiegati. Giorni fa, l'imprenditore Antonio Ermírio de Morais ha ammesso che,
negli ultimi 10 anni, la Votorantim ha ridotto i suoi impiegati da 62.000 a 40.000.
La paura della disoccupazione è il principale fattore di instabilità emozionale di
numerosi dirigenti d'azienda. Molti sono presi dallo stress, dall'ipertensione e da
problemi cardiaci. Alcuni cadono nell'alcolismo e nella droga.
I sistemi produttivi e finanziari sono globalizzati, quello distributivo si va, invece,
restringendo. Ci sono sempre più mercati per meno consumatori. L'abilità stà nel
ridurre il prezzo delle merci, rendendole più competitive, come fanno i cinesi. Nel
prezzo a buon mercato di un prodotto, ci sono compressi dei salari irrisori, ore extra di
lavoro non pagato e diritti sindacali violati.
Gli Stati Uniti hanno imparato la lezione e hanno piazzato le loro fabbriche in Messico ed
in America Centrale.
Oggi, è un lusso raffinato parlare di vocazione, è un sogno scegliere un lavoro, è
difficile imparare un mestiere ed è una benedizione ottenere un impiego, anche quando
questo impiego non corrisponde al lavoro che uno vorrebbe fare, alla professione per la
quale uno si sente abilitato, alla vocazione che darebbe valore al lavoratore come essere
umano.
Quanti Mozart ed Einstein sono venditori ambulanti di giornali o, nella punta della
piramide sociale, dirigenti che si sono dati al pericoloso sport di accumulare ricchezze.
I poveri non hanno la possibilità di moltiplicare i loro talenti. E tra quelli che
dispongono di capitali, ci sono coloro che si lasciano prendere in tal modo dal gioco
finanziario, avidi di espandere i loro commerci, che in questi consumano la salute, la
vita familiare, l'allegria di vivere e il dono di creare.
Henry Ford considerava l'uomo "un animale pigro", facendo eccezione per se
stesso, chiaramente. Così, creò il verticalismo nel processo produttivo. Adesso, la
terziarizzazione introduce il post-fordismo. L'uomo è un animale frammentato. La
polverizzazione dei servizi rende il lavoratore alienato, non solo rispetto a ciò che
produce, ma anche rispetto al proprio processo produttivo. Questo mina la coscienza della
categoria professionale e la sua struttura sindacale.
Il neoliberismo lancia il salariato in una rete insignificante ed anonima che nega quel
minimo di dignità come lavoratore e ne riduce i diritti.
Marx rimarrebbe sorpreso: le classi sociali vengono eliminate, non perché siano finite le
disuguaglianze, ma per l'atomizzazione della coscienza che non comprende le
macro-strutture. La fragmentazione solo percepisce le parti, mai il tutto.
Economia viene dal greco "oikos", habitat, casa - il modo di dirigere i beni ed
i servizi imprescindibili alla vita umana. Oggi, questa ignora l'umano e si concentra
nell'accumulazione del capitale. Il mercato è esaltato come unico meccanismo capace di
fare funzionare l'economia.
Lo stato sociale è tanto ripudiato come lo stato assoluto delle monarchie e lo stato
amministratore del socialismo. Il mercato svolge perfino una funzione epistemica. Si
innalza come nuovo soggetto assoluto che si legittima per la sua logica perversa di
espansione delle merci, per la concentrazione della ricchezza e l'esclusione dei meno
favoriti.
Lo stato, anticamente impiegato come agente sociale, si converte nel Grande Leviatano. I
politici, anche quando apparentemente proclamano che lo stato non può astenersi dalle
proprie funzioni sociali, cercano comunque di smantellarle. I danni alle auto e le
privatizzazioni hanno qualcosa in comune.
La crisi della modernità porta nel suo ventre la crisi del progetto libertario forgiato
dalla stessa modernità. L'idea di liberazione, figlia amata dell'Illuminismo, oggi è
esecrata come diabolica. Le rivoluzioni inglese, americana e francese sono confinate nei
libri di storia.
E se ancora meritano attenzione, è perché hanno assicurato l'emancipazione della
borghesia ed il fallimento della monarchia assoluta. Adesso che il socialismo reale si è
sgretolato, l'utopia di una società ugualitaria è aborrita.
Marx esclamava: "Proletari di tutto il mondo, unitevi !"
Però sono stati i borghesi che hanno risposto all'appello. Non esiste capitale senza
connessione internazionale.
La proposta etica che questa ricchezza debba servire alla felicità di tutti i poveri
della Terra è meravigliosamente anatemizzata. La ricchezza serve per esaltare i suoi
possessori, sebbene la miseria si espanda come un cancro che corrode il tessuto della
famiglia umana. Vedete la dimora da 60 milioni di dollari di Bill Gates! E' l'"orrore
economico", usando l'espressione di Viviane Forrester.
Di fronte a questo panorama, i settori progressisti - partiti, sindacati, movimenti
popolari - non basta che denuncino e sognino. E' necessario che presentino alternative
percorribili, fattibili e innovatrici.
All'interno del neoliberismo il cielo rimarrà alla portata di una minoranza, fino a che
la classe media, condannata al purgatorio, continuerà a credere di poter scappare
all'inferno che consuma la maggioranza.
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