From: "Chierico Navigante"
manifesto 18 niovembre
TURCHIA-USA MERCATO RIAPERTO ANCHE PER LE ARMI ITALIANE
Le cose turche del Presidente
Clinton spende denaro dei contribuenti americani per le forniture militari
ad Ankara
- ORSOLA CASAGRANDE - LONDRA

L' embargo contro l'Italia, imposto dalla Turchia dal novembre '98, dopo
l'arrivo di Ocalan a Roma, e' stato interrotto. Lo annuncia con
soddisfazione il quotidiano turco in lingua inglese Turkish Daily News: "La
marina militare turca ha scongelato la consegna da parte dell'italiana
Agusta di quattro elicotteri AB-412. Si tratta di elicotteri di salvataggio.
La commessa ha un valore di 35milioni di dollari e segue una prima consegna
di cinque elicotteri, costruiti dall'Agusta su licenza dell'americana Bell
Helicopter Textron". Elicotteri di salvataggio, forse acquistati per i
soccorsi alle vittime del terremoto? Ovviamente no. I quattro AB-412 sono
elicotteri da guerra.

La notizia della fine dell'embargo contro l'Italia coincide con l'avvio
della conferenza Osce sulla sicurezza che si svolge a Istanbul. Il
presidente americano Clinton, negli incontri che precedono il vertice, ha
gentilmente bacchettato la Turchia per il pessimo record in materia di
diritti umani, anche se ha "colto e apprezzato i tanti miglioramenti in
questo campo", che farebbero del paese un candidato più che accettabile per
l'Unione europea. Poco importa se ieri e' arrivata la notizia di un raid
aereo turco (condotto con gli elicotteri americani Cobra) sui cieli di
Dersim che si e' concluso con l'uccisione di tre giovani kurdi, "terroristi
del Pkk" per l'agenzia filo-governativa Anadolu. E certamente poco importa
che oltre ai nuovi elicotteri Agusta, nella lista della spesa del governo
turco per il prossimo futuro (Ankara ha in programma un piano di
modernizzazione militare del valore di 31 miliardi di dollari per i prossimi
otto anni) ci siano, tra l'altro: 145 elicotteri d'attacco, mille carri
armati (7 miliardi di dollari), 4 aerei da ricognizione (1 miliardo di
dollari), 50 elicotteri da trasporto Sikorsky Black Hawk (560 milioni di
dollari), 4 sottomarini (1 miliardo di dollari), un aereo da combattimento
(2 miliardi e mezzo di dollari).

Una spesa difficile da mantenere considerati i costi della ricostruzione
dopo i terremoti (dai 7 ai 12 miliardi di dollari) e della guerra in
Kurdistan (7 miliardi di dollari), se non ci fosse lo zio d'America: è lo
stesso dipartimento di stato americano a sottolineare che la Turchia dipende
(per le sue imprese militari a Cipro e in Kurdistan) all'80% da materiale di
provenienza americana.

L'autorevole World Policy Institute ha pubblicato assieme alla Federation of
American Scientists un dettagliato rapporto intitolato "Armare la
repressione: la vendita di armi americane alla Turchia durante
l'amministrazione Clinton", pubblicato in coincidenza con il vertice Osce.
Racconta della doppia faccia di Bill Clinton che da una parte non concede
(era il 1996) il via libera ad una esportazione di elicotteri Cobra da parte
della Bell-Textron (la preoccupazione è che le armi americane vengano usate
contro i civili kurdi), mentre dall'altra mantiene un flusso stabile di
esportazione di armi verso la Turchia (una media di 800 milioni di dollari
l'anno in consegne) e concede (e' la fine del 1997) il via libera a Boeing e
Bell-Textron che partecipano all'appalto (4 miliardi di dollari) per la
vendita di 145 elicotteri d'attacco ad Ankara. L'apparente schizofrenia
dell'amministrazione Clinton culmina con la dichiarazione da parte del
segretario della difesa americano William Cohen che in luglio afferma: "Non
ci sono impedimenti all'esportazione degli ordini pendenti". Non è dunque un
caso che proprio in occasione del vertice Osce la Bell-Textron abbia scritto
a Clinton chiedendo di autorizzare la consegna dei famosi Cobra.

Nel 1997 e nel 1998, del resto, l'amministrazione Clinton ha concesso
licenze per l'esportazione di armi e equipaggiamenti per un valore di un
miliardo di dollari l'anno. In totale, sottolinea il rapporto del World
Policy Institute, gli Stati uniti hanno esportato armi di tutti i tipi per
poco meno di 5 miliardi di dollari nei primi sei anni di presidenza di
Clinton. "La maggior parte delle esportazioni - scrive il rapporto - e'
stato finanziato dai contribuenti americani. In molti casi i fondi dei
contribuenti vengono utilizzati per sostenere la produzione militare e
l'occupazione in Turchia", come nello stabilimento di assemblaggio di F-16
ad Ankara: "si tratta di una joint venture tra Lockheed e Turkish Aerospace
Industries che impiega duemila lavoratori ed è quasi interamente finanziata
dai contribuenti americani". Dall'inizio della guerra con il Pkk, nel 1984,
gli Usa hanno esportato armi per 10 miliardi e mezzo. Il 70% di queste
esportazioni (cioe' 8 miliardi di dollari) e' stato direttamente o
indirettamente finanziato con prestiti e fondi forniti dal governo
americano, oltre ai programmi di addestramento del Pentagono per i soldati
turchi: 24mila addestrati dal 1950, di cui 2900 da quando il Pkk ha
cominciato la resistenza armata (1.000 dei quali durante l'era Clinton).

Il rapporto si conclude chiedendo all'amministrazione Clinton di bloccare
"l'approvazione finale della vendita alla Turchia degli elicotteri d'attacco
a meno che il governo turco non dimostri di rispettare i sette criteri sul
rispetto dei diritti umani precedentemente indicati dal dipartimento di
stato: decriminalizzazione della liberta' di espressione, rilascio di
giornalisti e parlamentari imprigionati per ragioni politiche, fine della
tortura e della impunita' della polizia, riapertura delle organizzazioni non
governative chiuse dalle autorità turche, democratizzazione e allargamento
della partecipazione politica, eliminazione dello stato d'emergenza nel sud
est della Turchia, rimpatrio dei profughi interni". Difficile prevedere una
rapida inversione di rotta del governo turco. Decisamente piu' probabile una
"mano tesa" dell'amministrazione Clinton.