Dal "manifesto" del 1°  marzo 2001

35 ore, un milione di posti
Jospin presenta i conti, positivi, della politica francese per il lavoro
ANNA MARIA MERLO - PARIGI

    Il sogno di Berlusconi lo ha realizzato Jospin, con gli strumenti della sinistra: un milione di disoccupati in meno in Francia da quando la sinistra è tornata al potere (giugno '97), quando aveva ereditato 3 milioni di senza lavoro. Jospin, che ha rivelato personalmente alla stampa la buona notizia, a una settimana e mezza dal primo turno delle elezioni municipali, non nasconde l'orgoglio: la disoccupazione diminuisce, ha affermato il primo ministro con "grandissima gioia", non solo perché la congiuntura è favorevole, ma perché il governo ha attuato "una politica di crescita ben più forte che negli altri paesi europei", la "politica delle 35 ore", la "politica degli impieghi-giovani". Il milione di disoccupati in meno è "una cifra simbolica" che, per Jospin, "permette di calcolare l'ampiezza del lavoro svolto da metà del '97".
    Il tasso di disoccupazione in Francia è sceso al 9%, mentre aveva toccato il 12,6% nel giugno '97, la peggiore cifra mai registrata. Il paese è tornato al livello dell'83. Oggi i disoccupati sono 2.119.700, 44.500 in meno rispeto a dicembre 2000. Tutte le categorie di disoccupati hanno beneficiato del miglioramento della situazione, anche quelli di lungo periodo. L'altra faccia della medaglia di questi dati è che aumenta in modo considerevole (più 18%) il lavoro in affitto.
    I dati pubblicati ieri suggeriscono la necessità di una rivalutazione del numero dei posti di lavoro creati grazie alle 35 ore: entro giugno del 2000, 3,6 milioni di lavoratori dipendenti erano passati a 35 ore dopo il voto della prima legge Aubry del 13 giugno '98. I posti di lavoro creati o salvati dalla riduzione di orario erano valutati a 205 mila. Ma adesso questa cifra dovrà essere rivalutata. Resta però aperto il problema del finaziamento dei costi aggiuntivi per le casse dello stato, legati alle 35 ore: secondo un recente rapporto parlamentare, mancherebbero 12 miliardi di franchi per il 2000 e 16-20 miliardi per quest'anno, per finanziare gli sgravi di contributi concessi ai datori di lavoro in cambio della riduzione di orario. Padronato e sindacati sono unanimi nel respingere l'idea che a colmare il buco sia la previdenza sociale.
    La crescita dell'economia francese è stata eccezionale in Europa: più 3,2% l'anno scorso. Questo forte tasso di crescita ha contribuito nel 2000 alla creazione di 420 mila posti di lavoro. Il 2000 è stato ache un anno "storico" per i profitti delle imprese. Alcune grandi società hanno già pubblicato i risultati: Elf-TotalFina batte un record sfiorando i 50 miliardi di franchi di utili (7,6 miliardi di utili). I dodici più grandi gruppi per fatturato hanno totalizzato nel 2000 126,7 miliardi di franchi di utili, contro 121 nel '99 per i trenta principali gruppi. L'euro debole ha contribuito non poco a questa performance. Malgrado queste cifre, il morale è un po' basso tra gli industriali francesi, che temono gli effetti in Europa della crisi americana.