From: "Chierico Navigante"
maniesto 29 Febbraio 2000
MOZAMBICO
L'industria delle noccioline distrutta dalla Banca mondiale
Come il parlamento mozambicano si è ribellato alle imposizioni
internazionali
L' alluvione avrà distrutto anche le piantagioni di anacardi? Probabilmente.
Ma il primo grosso colpo alla principale produzione mozambicana è stato dato
dalla Banca mondiale cinque anni fa. E il tentativo di risollevarla potrebbe
compromettere la cancellazione del debito a uno dei paesi più poveri del
mondo. Infatti, già nel 1995, la Banca mondiale aveva posto la
liberalizzazione dell'esportazione delle noccioline mozambicane come una
"condizione necessaria" senza la quale Maputo non avrebbe ottenuto non solo
i prestiti della Banca mondiale ma anche gli aiuti alimentari.
Mentre le fabbriche per il confezionamento degli anacardi - la maggior
industria mozambicana con 10mila lavoratori - privatizzate nel 1994, avevano
avuto la promessa dal governo del mantenimento di una tassa
sull'esportazione in modo da permettere una modernizzazione degli impianti.
Ma il governo non aveva ancora fatto i conti con la Banca mondiale che lo
avrebbe costretto a rimangiarsi la promessa e a ridurre la tassa
sull'esportazione dal 26 per cento a zero in quattro anni, in modo da
facilitare l'esportazione delle noccioline verso l'India dove il lavoro dei
bambini costa meno di quello delle donne mozambicane. Di fronte alle
proteste, la Banca mondiale rispondeva che il libero mercato impone
efficienza e se i bambini dell'India lavorano per meno delle donne nelle
fabbriche mozambicane, allora è giusto che queste fabbriche chiudano. E così
è stato e 9mila lavoratori sono rimasti sul lastrico. Lo scorso anno una
iniziativa parlamentare ha riproposto la questione: con il 20 per cento di
tasse o altre iniziative per condizionare l'esportazione degli anacardi, le
fabbriche per la loro conservazione avrebbero potuto riaprire. Il parlamento
mozambicano, a maggioranza Frelimo, con un gesto di ribellione verso le
imposizioni capestro della Banca mondiale e del Fondo monetario
internazionale, per far fronte al problema della disoccupazione che aveva
avuto un grande impatto sulle piccole città, nel settembre scorso approvava
una legge che chiedeva al governo l'imposizione di una tassa
sull'esportazione delle noccioline tra il 18 e il 22 per cento per i
successivi cinque anni. Per molti - industrie e sindacati sostenuti dalla
Renamo - è comunque troppo tardi, questa legge sarebbe andata bene quattro
anni fa ma ora, per recuperare il perduto, occorrono ulteriori misure di
protezione, ovvero la proibizione dell'esportazione di anacardi non
conservati. All'inizio questa proposta era sostenuta anche da alcuni
parlamentari del Frelimo che poi sono stati convinti dal governo a limitarsi
alla nuova tassazione.
Un ulteriore problema per la produzione, che comunque è andata calando negli
ultimi 30 anni, è rappresentato dal fatto che gli alberi sono vecchi e
andrebbero ripiantati, ma forse ora ci ha pensato il ciclone Eline