dal "manifesto" dell'8 giugno 2000

ANALISI
La parata e le vibrazioni della Nato
MANLIO DINUCCI



Il rispetto per l'ambiente, si sa, è ormai un valore acquisito in un paese democratico come il nostro. Lo conferma la decisione del ministero della Difesa di non far partecipare alla risuscitata parata militare del 4 giugno mezzi cingolati e pesanti "per rispettare il patrimonio ambientale, storico e monumentale di via dei Fori imperiali". Hanno invece sfilato i mezzi blindati impegnati nelle missioni internazionali, non con cingoli però ma con ruote di gomma. E i potenti Tornado (che poco più di anno fa martellavano la Serbia e il Kosovo) che hanno accompagnato le prove e le evoluzioni delle frecce tricolori, hanno sorvolato via dei Fori Imperiali "a una quota di sicurezza per non provocare vibrazioni".E' importante non provocare vibrazioni: sia per non lesionare i monumenti, sia per non provocare incrinature nell'immagine del nuovo ruolo delle forze armate, che lo sferragliare di cingoli e il sibilo lacerante di cacciabombardieri in volo a bassa quota avrebbero potuto compromettere suggerendo un'idea di guerra più che di pace. Lo ha fatto rilevare, inconsciamente, un telecronista della Rai quando ha attribuito un valore simbolico alle ruote di gomma che, sostituite ai cingoli, rappresentano "un inno alla pace".Del nuovo ruolo delle nostre forze armate ha parlato il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi: dopo aver sottolineato nel suo messaggio del 2 giugno che "come servitori armati dello Stato, è affidata a voi la forza quale strumento, talvolta dolorosamente necessario, del diritto interno e internazionale", ha affermato che "per conquistare, conservare, tutelare la pace e la civile convivenza tra le nazioni, occorre il presidio di Forze armate poste al servizio della libertà, della giustizia e a protezione di popolazioni inermi minacciate da atti di violenza".
Si prospetta dunque un mondo in cui libertà e giustizia sarebbero garantite da un presidio di forze armate. Ma quale? Ce lo chiarisce il Capo di stato maggiore della difesa, generale Mario Arpino, nel suo intervento alla 51a sessione dell'Istituto alti studi della difesa (ottobre 1999): il Nuovo concetto strategico, varato dalla Nato nel vertice di aprile a Washington, "sancisce istituzionalmente una nuova vocazione dell'Alleanza", la quale si attribuisce il nuovo compito di "gestione delle crisi, con interventi tanto di prevenzione che risposta" in aree esterne a quella della Nato.
L'Alleanza atlantica, in tal modo, viene di fatto ad attribuirsi il compito dell'Onu, di cui riconosce formalmente l'autorità con una "calibrata formulazione" che permette di "non paralizzare l'autonoma iniziativa della Nato". "L'Alleanza - spiega il generale - si impegna a conformarsi ai principi sanciti dalla Carta dell'Onu, ma al contempo non vincola la propria azione ad un esplicito mandato del Consiglio di sicurezza, come del resto le vicende del Kosovo hanno ultimamente evidenziato". Non vincola la propria azione neppure alle decisioni dei parlamenti nazionali: un anno fa quello italiano stava ancora discutendo quando i bombardieri erano già sugli obiettivi.
In tale contesto è stato varato il Nuovo modello di difesa, che lo stesso generale Arpino definisce una "riforma delle forze armate italiane che può essere facilmente descritta come rivoluzionaria". Essa consiste nella "riqualificazione" delle forze armate italiane in base ai principi di "tempestività, proiettabilità, inter-operabilità e sostenibilità". In altre parole, la loro trasformazione in una forza professionale, in grado di essere rapidamente proiettata in aree esterne a quella dell'Alleanza e di sostenere, integrandosi con altre forze della Nato e della Ueo, l'operazione affidatale.
"Acquista quindi crescente importanza - sottolinea ancora il generale Arpino - il ruolo delle Forze armate", che "sono uno degli strumenti mediante cui si esplicano e si esercitano il ruolo, il peso politico e l'influenza complessiva del paese nei rapporti internazionali". Esse sono perciò "strumento di politica". Ma per poter disporre di tali forze, avverte il Capo di stato maggiore della difesa, "non ci si deve cullare nell'illusione che una riforma di simile portata si possa ottenere senza oneri addizionali rispetto agli attuali volumi di bilancio". Poca speranza quindi per i pensionati: da qualche parte si dovrà pur tagliare.
Questo è dunque il significato della parata militare del 4 giugno: quello di un rilancio delle forze armate nel loro nuovo ruolo sancito dal Nuovo concetto strategico della Nato e dal Nuovo modello di difesa. Che di nuovo hanno ben poco: impressionante è l'analogia con l'ottocentesca politica delle cannoniere e con le sue motivazioni.