Gala

Questo casale ha origini molto remote, tanto che alcuni lo fanno risalire al tempo dei pagani. La sua storia si svolge attorno al monastero basiliano, i cui Padri affermarono che prima della sua fondazione fosse esistito in quel luogo un colosso di marmo bianco con i cui resti vennero realizzati gli ornamenti del tempio. Il primo documento certo dell'esistenza dei Basiliani a Gala è il diploma di Adelasia del 1105, con il quale si dispone la riedificazione del monastero, cosa che fa supporre la sua preesistenza (una antica tradizione voleva che il monastero fosse stato fondato da San Gregorio Papa nell'anno 600), e la concessione ai monaci di feudi e privilegi. Secondo il Rossitto, la chiesa del monastero era in stile gotico con cinque cupole; al suo interno vi erano bei marmi lavorati, voluti da Mons. D. Antonio La Legname della Rovere, già abate di Gala e poi arcivescovo di Messina. Nel contratto di appalto del nuovo monastero di contrada Fai tali marmi sarebbero dovuti servire per abbellire la nuova costruzione, ma la cosa fu resa impossibile per la distanza ed il disagio del trasporto; avvenne così che pregevoli opere d'arte andarono distrutte e disperse. Fra gli abati del monastero di Gala è doveroso ricordare Eutichio Ajello (1711 - 1793), il quale fece i suoi studi ed entrò nell'Ordine di S. Basilio proprio in questi luoghi. Insegnò teologia e filosofia in una delle quattro principali cattedre di Parigi, mentre divenne socio e maestro dell'Accademia di Londra. Nel 1750 venne nominato in Spagna da Isabella Farnese,moglie di Filippo V, bibliotecario ed antiquario e , poco dopo, consigliere di stato. Fu anche dottore alla Sorbona e riordinò in Spagna la galleria di S. Idelfonso, dotandola di pregevoli opere d'arte. Caduto in disgrazia, si recò a Napoli nel 1792 e pubblicò le sue opere; nominato generale dell'Ordine ed abate perpetuo del monastero di Gala, dimorò ivi fino alla sua morte (cfr.A. Di Benedetto pp.122 123).

Il casale di Gala doveva essere veramente delizioso, ricco di agrumeti, di querce e di pascoli, tanto da farlo identificare dal Rossitto con la bucolica di Teocrito. Oggi il suo aspetto non ha più nulla di poetico, dopo che un'urbanizzazione disordinata lo ha reso irriconoscibile rispetto alle descrizioni che di esso ne hanno fatto gli antichi scrittori.

  acquasantiera in marmo dell'antica chiesetta seicentesca di S.Maria Maggiore
  portale d'ingresso della masseria fortificata di Torre Mollica
     

 

ATTENZIONE:Ai visitatori che non vedessero lo schermo diviso in due finestre ed il cui browser supporta i frames si consiglia di cliccare sulla chiave per visualizzare l'indice generale. Autori: Bonavita Ozanam - Naselli Maria Rosa, sono graditi suggerimenti ed impressioni: