Nasari

Uno dei primi documenti che si riferiscono al casale di Nasari è il diploma di Ruggero II , primo re di Sicilia, datato 1127 col quale si concede in feudo insieme con trentadue saraceni ad Ansaldo Visconte di Ari. Pare che dopo la liberazione dagli Arabi sia sorta una chiesa dedicata a S. Maria di Nasari dove si officiava in rito greco. Nel 1465 il feudo viene ereditato da Antonio di Nasari di Mazzarà, mentre nel 1485, come informa l'abate Amico, perviene a Gregorio Preconio di Nasari, che lo lascia a Francesco e questi a Cesare. Quest'ultimo lo trasmise alla famiglia Del Pozzo, alla quale seguirono le famiglie dei Porzio e degli Anzalone. Nel 1810 il feudo di Nasari venne acquistato dalla famiglia Fazio. Queste famiglie conservarono tutte il titolo di Visconti di Ari, ma, quando nel 1700 essi persero il diritto di mero e dritto imperio,il casale passò sotto la giurisdizione della città di Castroreale. Gli abitanti per raggiungere il municipio da cui dipendevano dovevano servirsi delle vie della montagna, una delle quali passando dalla famosa torre di Nasari, arrivava a Gala e quindi proseguendo potevano raggiungere anche i grandi centri di Messina Catania e Palermo (cfr.Biondo p.52). Quando Barcellona nel 1821, dopo lunghe lotte, ottiene l'autonomia da Castroreale, Nasari si unisce al nuovo comune. La strada rotabile che da Barcellona porta a Castroreale venne costruita nel 1842 a spese di entrambi i comuni. Nel 1844 Ferdinando II con un decreto concesse una fiera franca da tenersi nel piano di Nasari dal 26 al 30 luglio.

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La statua marmorea di Santa Caterina d'Alessandria, attribuita a Vincenzo Gagini, conservata nella chiesa di S.Maria e S.Rocco di Nasari. A sinistra l'altare dedicato alla vergine martire.

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Madonna del Rosario con San Domenico, Santa Caterina e San Pietro d'Alcantara, olio su tela di autore ignoto.  
Anime del Purgatorio, tela di autore ignoto risalente al XVIII secolo.  

Di seguito si riporta un particolare della tela, conservata nella chiesa di San Rocco di Nasari, che richiama la figura di Eva, sia per l'espressione del viso sia per la posizione della mano destra che copre la nudità del seno, nell'affresco eseguito dal Masaccio "La cacciata dal Paradiso " ( foto in basso a destra )

 

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