I primi cent’anni di zia Teresina

 

 

Teresa Filardi, meglio conosciuta come  zia Teresina Vardaridd, ha raggiunto i cento anni di vita nella sua casa di via Marconi, la stessa in cui é nata il 2 gennaio 1903 e in cui é sempre vissuta. All'epoca la strada si chiamava borghetto, un nucleo di abitazioni a ridosso della piazza principale, costruite dai profughi di Lauria, scampati alla distruzione della cittadina, messa a ferro e fuoco dal generale francese Messena nel 1806. Qui si stabilirono i Pesce, gli Scaldaferri, i Miraglia e i Filardi. Gli antenati di zia Teresina, Biagio Filardi e Maria Reale, giunsero con quattro giovani figli maschi, due muratori e due barilai, che nel giro di pochi anni si sposarono, dando vita a una delle piú numerose e prestigiose famiglie del paese. Per distinguere una discendenza dall'altra fu necessario ricorrere ai soprannomi. I Vardaridd, costruttori di basti e finimenti per muli e cavalli, erano i parenti del ramo materno della centenaria. In un secolo di vita, percorso da rivoluzioni, guerre e sconvolgenti invenzioni, zia Teresina non ha mai cambiato casa e non si é mai mossa da Accettura, nemmeno per andare in ospedale, perché di medici e di cure ospedaliere non ha mai avuto bisogno. Della Toscana, terra di origine del marito, avrá solo sentito parlare. Carmelo Cerreto, un nome un destino, sul finire degli '20, da Montemignaio, in provincia di Arezzo, immigró ad Accettura. Allora si emigrava dal Nord al Sud. Provetto boscaiolo, zio Carmelo era venuto insieme ad altri corregionali per abbattere cerri e farne traversine e carbone per le ferrovie. Oltre al lavoro, zio Carmelo aveva tre passioni: il mezzo sigaro, un bicchiere di vino e i versi di Dante. Ma fu l'attaccamento al lavoro a fare breccia nel cuore di zia Teresina.

Si sposarono nel 1929. Una unione segnata da una povertá vissuta con decoro e dignitá. II lavoro non mancava a zio Carmelo, ma era malpagato. Cosi i cinque figli nati dal matrimonio, Ermete, Rachele, Maria, Lina e Giuseppina, appena diventati adulti, hanno preso il volo. Dalla morte del marito, avvenuta nel 1970, zia Teresina é sempre vissuta sola, sino a qualche anno fa, completamente autonoma. Solo dal 1998, a causa della progressiva perdita della vista, i figli l'assistono a turno. In questi giorni, dell'anziana madre si prende cura il figlio Ermete di 72 anni, emigrato a Torino. «Mia madre  ci dice  é vissuta sempre tranquilla, anche nelle avversitá, che sono state tante. Ha accettato la vita come si presentava; nemmeno la lontananza dei figli l'ha mai preoccupata. La sua unica distrazione é stata la messa domenicale, alla quale non é mai mancata. Per il resto é vissuta in casa, osservando dall'uscio quello che avveniva in piazza, ma con distacco, perché é sempre stata di poche parole e non si é mai curata degli affari degli altri». Con disincanto vive anche la straordinaria vicenda del centenario. «Si, faccio cento anni. Ora aspetto solo i rintocchi della campana», dice con voce chiara e forte. Poche parole per dire che dalla vita, alla quale poco ha chiesto e niente ha avuto, non si aspetta altro. Nemmeno si aspettava tanto interesse per la sua storia e la visita del sindaco Vincenzo Amoia, del vice sindaco Pasquale Nota e degli assessori Vincenzo Labbate, Mauro Sansone e Domenico Sodo, che hanno voluto festeggiare con una grande torta i primi cento anni di zia Teresina.

 

Angelo Labbate