LUCANA LA PRIMA DONNA CONDANNATA ALLA SEDIA ELETTRICA
LA TRAGICA STORIA DI MARIA BARBELLA
Il sogno americano di Maria
Barbella si trasformò ben presto in un incubo. Era
trascorso poco più di un anno da quando dalla natìa Ferrandina, insieme ai genitori e quattro fratelli, era
sbarcata in America. Ma little Italy , dove appena giunti, nel novembre del 1892, la sua, come
tante altre famiglie italiane, si era sistemata, non le era sembrata molto
diversa dal paesello sul Basento che aveva lasciato
in cerca di un futuro migliore. Aveva subito trovato lavoro in una sartoria.
Per due volte al giorno per recarsi al lavoro, Maria passava davanti alla sedia di un lustrascarpe, che ad
ogni passaggio tentava di attaccare bottone. Alla fine Maria
cedette alle insistente dello spasimante. D'altra
parte le sembrava un bel giovane dai capelli neri imbrillantinati e dai baffi
curati. Anche lui veniva dalla Basilicata, da Chiaromonte. Si chiamava Domenico Cataldo, era scapolo, un
lavoro che gli rendeva bene, nostalgia del paese e tanta voglia di mettere su
famiglia con una brava ragazza delle sue parti. E Maria le sembrava la ragazza ideale. La giovane ferrandinese non resistette a lungo all'insistente
corteggiamento di Domenico, anche perché le aveva promesso
che presto sarebbe andato dai genitori per chiedere la sua mano. Aveva fiducia Maria nel bel chiaromontese e un
giorno, credendo ciecamente alle sue dichiarazioni d'amore e in un imminente
matrimonio, fu sua. Domenico cambiò improvvisamente. Di matrimonio nemmeno a
parlarne più. Anzi diceva che era intenzionato a
rimpatriare. A Chiaromonte, Maria
non lo sapeva, aveva moglie e figli. Il 26 aprile 1895 Maria
lo raggiunse nel bar di Vincenzo Manguso. Stava
giocando a carte con un connazionale. "Vieni a casa da
mia madre - gli disse- per parlare del nostro matrimonio. Senza scomporsi,
Domenico le rispose: "Solo un porco ti sposerebbe". Maria tirò fuori da sotto lo
scialle un affilato rasoio e gli tagliò la gola. Domenico spirò subito in un lago di sangue. Ai poliziotti, che poco dopo l'ammanettarono, riuscì solo a dire in un approssimativo
americano: "Me take his blood
so he no take mine. Say me pig marry". (Ho preso il suo
sangue così non prende il mio. Diceva che solo un porco mi avrebbe sposato).
Dopo l'arresto, Maria fu trasferita a "Le Tombs", le famigerate durissime prigioni di New York A
questo punto la storia di Maria
Barbella si intreccia con quella di Cora Slocomb, un'americana sposata il nobile friulano Detalmo di Brazzà. Proprio una
loro pronipote, la scrittrice Idanna Pucci ha ricostruito con puntigliosa
passione la vicenda ( Il fuoco dell'anima, Loonganesi
& C., Varese 1993).
Trasferitasi in Italia, Cora mantenne sempre i legami
con gli Stati Uniti abbonandosi a riviste e quotidiani e intrattenendo una
fitta corrispondenza con i parenti. Dai giornali apprese
la storia di Maria. Cora, ricca nobildonna, che si
batteva per i diritti dei poveri e dei diseredati, si appassionò subito alla
vicenda. Tornò a New York per stare vicina a Maria,
che dopo un processo sommario, in cui era stata difesa da un avvocato
d'ufficio, era stata condannata alla sedia elettrica.
Era la prima volta dal 1889, anno dell' invenzione e
dell'approvazione, che una donna veniva condannata alla sedia elettrica. Quella
donna era la lucana Maria Barbella. Cora sposò totalmente la causa di Maria. Il caso divenne di dominio pubblico. Cora si batté
con ogni mezzo per ottenere la revisione del
processo, ottenendo il gratuito patrocinio di Frederick
House, Emanuel Friend ed Edward Hymes.
I tre avvocati più famosi di New York. Il nuovo
processo durò 24 giorni. Il giudice Gildersleeve pose
il quesito: "La giuria ha il dovere di giudicare l'imputata colpevole, a
meno che non la consideri incapace d'intendere e di volere". La giurìa si pronunciò per la non colpevolezza. Era il 10
dicembre 1896.(angelo labbate)