Una rigorosa ricerca di Gigino Verdone       

                                  

                          Anche Calciano ha la sua storia

                                   

                              di Angelo Labbate

 

Originario di Accettura, Gigino Verdone è nato e ha vissuto gli anni giovanili a Calciano, dove il padre Rocco si era trasferito negli anni '30. In quel periodo i lavori sulla linea ferroviaria non finivano mai. Ogni giorno c'era un continuo via vai  di manovali e muratori dal paese alla stazione e viceversa. Rocco Verdone pensò bene di aprire un'officina per la riparazione e il noleggio di biciclette. Il giovane Gigino era angustiato che Calciano, al pari degli altri paesi, non avesse una sua storia. Un pensiero che lo ha sempre accompagnato e lo ha spinto a raccogliere notizie, leggere libri   e frequentare archivi e biblioteche. "Il presente lavoro -confessa Verdone- è nato dall'interesse particolare di ricostruire le vicende del Monte Frumentario Maria Santissima della Serra...Ma nel corso della ricerca l'attenzione si è allargata alla storia più generale. In questo modo, fra l'altro, sembrava realizzarsi anche un sogno coltivato sin dagli anni Cinquanta, quando andavo alla ricerca di notizie sul brigantaggio, sui ruderi e sui reperti antichi, sul grotte del paese, e mi venivano raccontate storie affascinanti e drammatiche, ed eventi catastrofici ed epocali, che mi convincevano sempre più della necessità di ricercare e scrivere la storia di Calciano...". Giunto in età matura, forte anche dell'esperienza acquisita negli uffici della Riforma fondiaria e del Consorzio di bonifica, ha mantenuto il vecchio impegno di sottrarre Calciano all'oblio narrandone le vicende storiche (Luigi Verdone, Calciano, Storia economico sociale di una piccola comunità di Basilicata, Altrimedia Edizioni, Matera-Roma). "Il lavoro di Verdone  -scrive Raffaele Giura Longo nella prefazione- si inserisce nel filone del rinnovato interesse per le storie municipali e colma una lacuna, perché nessuno prima d'ora si era interessato di Calciano, ad eccezione di Giuseppe Pennetti con scarse notizie". Alle parole del prof. Giura Longo c'è da aggiungere  che non sempre alla proliferazione di studi sulle comunità locali corrisponde il rigore storico. Il più delle volte nelle librerie, per restare invendute, o nelle biblioteche pubbliche, attraverso i canali della benevolenza politica, giungono opere agiografiche ed enfatizzanti, non sorrette da documentazione. A questo vizio sfugge il libro di Verdone, costruito si fonti documentali e certosine ricerche  d'archivio, per non dire dello smisurato amore per le radici, che dimostrano come anche Calciano abbia avuto una sua storia e che non esistono "paesi senza storia", come spesso molti sprovveduti  hanno affermato e tuttora vanno ripetendo. E nell'elenco dei paesi "senza storia" era stato incluso anche Calciano. Probabilmente sono state la sudditanza amministrativa, prima ad Oliveto e poi a Garaguso, da cui si affranca nel 1913 diventando comune autonomo, e la discontinuità demografica a ingenerare la convinzione che Calciano fosse vegetata ai margini o fuori della storia. La stessa denominazione, però, dice il contrario, se è vero , come sostiene  Giacomo Racioppi, che Caucigianu, il toponimo che compare in due carte del 1092 e del 1098, deriverebbe dal gentilizio Calcidius. Attraverso la gran mole di documenti consultati e "trovati", Verdone riannoda i fili sparsi di una storia minore, che prende le mosse dall'antichità e si arresta agli anni '50 del '900. Esemplari per acribia e rigore i capitoli dedicati alle questione demaniale e agli aspetti economici. Pur non essendo un addetto ai lavori, Verdone rivela insospettabili doti di storico. Una qualità che manifesta anche nella trattazione di avvenimenti più vicini ai nostri giorni, vincendo la tentazione della partigianeria. Significativo, a questo proposito, è l'episodio dei "Francobolli di Calciano", che ebbe eco sulla stampa nazionale. L'autore racconta che alle elezioni comunali del 1956 alla lista della Democrazia cristiana furono attribuiti 297 voti, 43 furono assegnati alla lista del Partito Monarchico Nazionale, mentre 423 schede furono dichiarate nulle perché scientemente invalidate dagli elettori con l'applicazione di un francobollo raffigurante il contrassegno della lista PCI-PSI. Era stata messa in atto una

 

 

clamorosa forma di protesta contro l'esclusione dalla competizione della lista delle sinistre per motivi di forma. "Questo fatto -scrive Verdone- mise in crisi il capolista (della DC), il quale non se la sentì di assumere la carica di sindaco, ritenendosi moralmente sconfitto, anche se il suo partito non desistette dal far eleggere la giunta comunale con una diversa persona alla sua guida". Solo il lettore attento si accorgerà che quel capolista rispettoso della volontà popolare era proprio Luigi Verdone.