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XIX secolo. Il brigantaggio
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RETROSPETTIVA DEL MALGOVERNO BORBONICO IN ABRUZZO IL BRIGANTAGGIO Il brigantaggio politico ebbe inizio nel Regno di Napoli nel 1799, cioè con la fuga dei sovrani borbonici in Sicilia, ad opera delle truppe napoleoniche rinforzate da nutrite schiere di patrioti liberali che, giunti a Napoli, inalberarono il vessillo della libertà, proclamando la Repubblica Partenopea. 1 reali borbonici fuggiaschi, per tornare sul trono di Napoli, ebbero un uomo intraprendente: il Cardinale Fabrizio Ruffo, il quale, sollevando le classi proletarie ed analfabete dell'estremo sud e servendosi dei partigiani borbonici che a loro volta si servivano di gente audace come il famoso, Giuseppe Pezza, soprannominato Fradiavolo, aveva concepito il tentativo di riconquistare il Regno -ai Barboni. Infatti, partendo dalle estreme regioni meridionali, al grido di "Viva la Santa, Fede, Viva San Gennaro, morte ai Giacobini!" raggiunta Napoli, fece abbattere la nascente Repubblica Partenopea. Mentre il Cardinale Ruffo operava Del sud della penisola, Pronio e Rodio. due audaci avventurieri, operavano in Abruzzo; Mammone e Fradiavolo in Terra di Lavoro. Nel nostro Abruzzo le orde dei briganti disponevano di ottimo campo d'azione, specialmente nella zona dell'alta Valle dell'Aventino, perché favorite dalle accidenatlità del terreno montuoso e dai boschi, valichi e dirupi. I MASNADIERI SULLE MONTAGNE DI PALENA La posizione topografica delle alture di Palena favoriva
il rifugio di queste ciurme che spesso irrompevano nei paesi circostanti,
lungo i valichi di Coccia e di Forca Palena, itinerari obbligati per
Napoli e Ronia. 1 nostri antenati ci IMPROVVISE IRRUZIONI SU PALENA Simili ad uccellacci predatori, assetati di sangue e di preda, una sera del 1861 le orde piombarono improvvisamente sull'inerme periferica contrada del paese, a rompere bruscamente la tranquillità del sonno, ristoratore alla pacifica ed operosa gente dei campi, per rapinarla, ricattarla e seminarvi terrore e strage. Alle grida bestiali delle ciurme: " sangue! sangue! fuoco! ammazza! " seguivano raccapriccianti scene di panico e di implorazioni disperate. Fra gli abitanti sorpresi nel sonno, grida disperate di donne echeggiavano negli anfratti del monte vicino, confuse a cavernose imprecazioni di uomini e prolungati latrati di cani dei pastori e, a commoventi lamenti di bambini che straziavano le tenebre, mentre secchi e profondi colpi di archibugi laceravano, l'aria, provocando improvvisi sussulti. Nelle case, in un vertiginoso, trambusto, gli uomini si armavano dei loro medesimi arnesi di lavoro con i quali avevano sudato l'intera giornata. I familiari provvedevano a sbarrare frettolosamente porte e finestre, mentre i disperati fanciulli, piangenti e tremanti, seguivano nelle preghiere i loro vecchi. Fuori, i bagliori delle fiamme si sprigionavano altissime dai fienili, rendendo più terrificante la scena. Dopo la bufera, sull'aia antistante la misera abitazione giaceva esanime il corpo, dell'anziano pastore Panfilo Toppi trucidato dai briganti. falso frate. |