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Dalla Rubrica ‘CONTRAPPUNTO’ de
Pianista in un Paese senza musica di Quirino Principe La maturità di
Maurizio Pollini,
giunto al sessantesimo compleanno, giustifica l’ammirazione incondizionata. Radio Tre gli ha dedicato intere giornate di trasmissione.
Bella, tanta generosità da parte della RAI: era ora
che ci si accorgesse come la musica, l’arte, la cultura siano oggetti
infinitamente più importanti dei viaggi di un capo religioso o delle
stucchevoli dispute sulla separazione delle carriere di questo o quel potente
di turno. Tuttavia non è mancata l’enfasi: l’erigere un monumento a un grande musicista vivente è di cattivo gusto, e forse
non piace a un uono radicalmente antiretorico qual
è Maurizio Pollini. Dunque, è stato detto il dicibile
sul grande pianista, e preferiamo porre in risalto
due aspetti di Pollini uomo: il coraggio e la chiaroveggenza. Del coraggio fu
esempio la dichiarazione che Pollini lanciò al pubblico il 19 dicembre 1972
nella Sala Grande del Conservatorio di Milano: prima del suo concerto, egli
disse, avrebbe letto una dichiarazione di solidarietà con il Vietnam del Nord. Un
finimondo: il concerto fu sospeso. Non condividiamo il giudizio politico di
Pollini né la scelta della sede e dell’occasione, ma perché mai un musicista
intelligente e colto, cittadino esemplare non avrebbe
dovuto esprimere con forza le proprie idee, fra tanti imbecilli logorroici e
assembleari e fra tanti miliardari travestiti da proletari che allora le
strombazzavano? Replicammo con durezza alle indecenti osservazioni di un tale
che allora affermò essere gli intellettuali gente
che sputa nel piatto in cui mangia, sicché un musicista dovrebbe suonare e
basta, e non occuparsi di cose serie. Per fortuna, malgrado
le inchieste sul doping dei ciclisti esiste ancora chi colloca la musica fra
le rarissime cose dell’esistenza. Della chiaroveggenza è esempio
la replica di Pollini a un intervistatore di Radio
Tre. Domanda: Lei è un artista d’immenso successo, ma il pubblico che segue i
Suoi concerti è sempre elitario e di età media
elevata. E i giovani? E il pubblico di massa che
segue i concerti della ‘rock stars’ ? Risposta: i giovani sono ultrasensibili alla bellezza e
alla grandezza, ma l’educazione corrente nella scuola italiana e
nell’apparato di comunicazione del nostro Paese non li aiuta a conoscere la
musica davvero importante, forte ed eloquente. Molti giovani vanno in estasi
accogliendo le emozioni molto modeste e deboli che la musica di consumo
offre. Quanta felicità e quanti benefici traumi riceverebbero da un’arte
ricca e complessa , se essi potessero conoscerla! Non si poteva dir meglio. La diatriba odierna fra ‘destra’ e ‘sinistra’ sulla
riforma del nostro sistema scolastico non fa sorridere: fa ridere. In
Italia, ogni ministro della Pubblica Istruzione che succeda
a un altro, sia egli del medesimo e di opposto schieramento politico, è
qualcosa dont claque édition
fai regretter la précédente. È ridicolo
che ‘destra’
e ‘sinistra’ si lancino accuse furibonde a proposito
di scemenze, quando sulle questioni essenziali sono pienamente d’accordo in base a un patto tanto tacito quanto scellerato. Hanno
avuto il Paese nelle mani, a turno, hanno fatto e disfatto,
hanno manipolato la scuola (la scuola
italiana, che se fosse per i nostri insegnanti sarebbe fra le migliori del
pianeta) infinite volte, sconciandola ogni volta di più. Mai che a uno di loro sia venuto in mente di porre la musica fra
le discipline obbligatorie in ogni ordine e grado! Su questo punto sono stati
sollecitati altrettanto infinite volte. Ma Pollini si rassegni:
non è possibile raddrizzare le gambe ai cani. _______________ Nota personale del curatore del Sito: Lo scritto di Quirino Principe è indubbiamente
interessante, tanto che lo proponiamo ai ‘naviganti’
Internet che non hanno avuto modo di leggerlo. Il nostro Sito è assolutamente autonomo ed esprime
il libero pensiero del curatore, riconoscendo come limiti la legge, la
morale, le buone maniere ed il pieno rispetto della libertà d’opinione
altrui. Proprio con questi intendimenti manifestiamo qualche riserva
sull’affermazione che ‘…la scuola italiana, se fosse per i nostri insegnanti
sarebbe fra le migliori del pianeta…’. Non intendiamo, con ciò, porre in
discussione la professionalità del corpo docente, indubbiamente notevole, ma
forse non massima. Personalmente abbiamo rilevato, con rammarico, che alcuni
aspiranti allievi ad un Corso di laurea a numero chiuso si esprimevano in
modo non ottimale negli elaborati per il Concorso di ammissione. Su un piano molto
più generale rimaniamo colpiti dal fatto che mentre in Italia si
discute da lungo tempo – senza alcun risultato pratico fino ad oggi, 6
febbraio 2002 – sul ‘conflitto
d’interessi’, non si fa mai cenno, negli organi di informazione, sulla ‘confluenza di interessi’. Intendiamo dire che talvolta
siamo colti dal dubbio che fra il potere dei partititi
e quello della grande industria possa esistere una qualche convergenza d’interessi. Sta di fatto
che più ignorante è un popolo, tanto più facile – riteniamo – è carpirne gli
entusiasmi per le varie pseudoideologie e per gli
acquisti di una miriade di prodotti
superflui e perfino dannosi, in un rapporto molto produttivo per le
due classi di potere. Ci domandiamo, dunque, se esista
un rapporto finalistico, bilaterale: da una parte
la triade costituita dal progressivo
sfascio della scuola, dalla deprimente qualità dell’informazione e
dell’intrattenimento televisivi, dalla futilità della diatriba interpartitica
‘ufficiale’, quella che si conduce in pubblico per
nascondere più immediati motivi di lotta e – dall’altra – l’ossessionante
pressione pubblicitaria verso il consumismo spropositato. A
cominciare dalle automobili, ormai così numerose da non poter più circolare.
Non tanto per lo smog che producono, quanto per la mancanza di spazio nelle
strade. In definitiva: le riforme sempre più cervellotiche ‘della scuola’ nascono dall’incapacità dei titolari che si sono avvicendati nel dicastero della Pubblica Istruzione e/o dalla loro sottile capacità di perseguire incomprensibili disegni? |