• lo skipper

 

Pasquale De Gregorio, 58 anni, skipper professionista, in 27 anni e in oltre 100.000 miglia di navigazione, in Mediterraneo e sui tre oceani, ha accumulato una vasta esperienza marinara e successi agonistici di tutto rispetto.


• Record assoluto (imbattuto per dieci anni) e vittoria per due anni consecutivi della “Cinquecento per due”, regata adriatica per due persone di equipaggio di 500 miglia di percorso;
• Vittoria per due anni consecutivi della "Combinata velica dell’Adriatico” grazie ai piazzameti ottenuti nelle regate open d’altura “Cinquecento per due” , “Rimini Corfù Rimini” e “ Adria’s Cup;
• Vittoria della “Navigator’s Cup” al 1° "Round The World Rally Europa 92" (1991/1992);
• Vittoria in tempo al "Round The World Rally Europa 92" e 3° posto assoluto nella classifica finale in tempo compensato;
• Record assoluto (tuttora imbattuto) di navigazione a vela fra le isole Fiji e le isole Vanuatu (Oceano Pacifico) - 1992;
Vittoria della “Roma per 2” categoria multiscafi - 1996;
• 2° classificato nella "Cinquecento per Due", categoria Mini transat - 1997;
2° classificato nella "Roma per Due", categoria Mini transat - 1999.
• intervista

«Per anni ho ricevuto i depliant del Touring Club. In mezzo, c’erano sempre anche quelli del Centro Velico Caprera. Davo loro un’occhiata e poi li mettevo da parte. Poi, all’improvviso, nel 1973, quando avevo già 32 anni, mi venne voglia di provare. Mi iscrissi a un corso di vela a Caprera e fu un colpo di fulmine».
Pasquale De Gregorio racconta così il suo primo impatto con la vela. «Conobbi il mare quando ero già grandicello», continua il navigatore. «Fino a 13 anni, infatti, vissi nel mio paesino d’origine, Rosciano, alle pendici della Maiella. Al mare non andavo mai. Poi mi spostai a Roma e cominciai ad andarci spesso. Ma l’idea di andare in barca non mi sfiorava nemmeno. Vi rendete conto di quanto sono cambiato nel frattempo?».

Per lui la vela fu proprio una folgorazione ma, sotto sotto, i presupposti per questo amore a prima vista c’erano tutti. De Gregorio, infatti, confessa: «A 32 anni stavo intraprendendo la carriera di avvocato. Sebbene fossi giovane, però, ero già in crisi. Capivo che avviarmi verso la professione era un po’ come mettermi un cappio al collo. Sentivo che presto sarei diventato un ostaggio. Pensavo quindi di imparare a fare qualcosa che, nel futuro, non mi tenesse affrancato a una scrivania. E trovai nella vela la soluzione».

Scoperto il rimedio ai suoi timori, il giovane avvocato non rinunciò, comunque, al suo lavoro. Accettò il compromesso di andare in barca solo per fare qualche giro con gli amici a patto che, non appena in pensione, la vela sarebbe diventata la sua vita. «E a 47 anni, quel momento fatidico arrivò», rivela ridendo. Intanto un po’ di ossa se le era fatte. Qualche regata a triangolo su uno Sciarrelli da crociera di 50 piedi e nel 1983 un’altra esperienza che, come il primo corso a Caprera, segnò la sua vita: la prima partecipazione alla Cinquecento per Due.

«Il tipo di regata in equipaggio ridotto e l’ambiente della vela dell’Adriatico, dove non c’è affatto esibizionismo, mi affascinarono. Da allora, continuai a frequentarlo e presi a partecipare a ogni stagione al circuito degli Open». Dal 1986 al 1990, non si perse un’edizione della Cinquecento per Due: due volte la vinse in assoluto e detenne per dieci anni il record del percorso. Dal 1987 al 1990, poi, corse ogni stagione anche la Rimini-Corfù-Rimini dove ottenne un secondo posto assoluto e due terzi posti di classe.

E, tra tutto questo, intanto si preparava a condurre la sua barca – Gilma Express, un Uldb 50 – all’esperienza che ora definisce il “coronamento” di tutto quello che aveva fatto fino a quel momento: il Round The World Rally-Europa ’92, nel quale si classificò primo in tempo reale su 9 delle 17 tappe, fu terzo assoluto in tempo compensato e stabilì il record di navigazione a vela, che resta ancor oggi imbattuto, tra le isole Fiji e le Vanuato, nel Pacifico.

Ma da chi ha imparato, De Gregorio, i trucchi del mestiere?
«Un po’ da tutti – risponde – e da nessuno in particolare. I navigatori, quelli veri, li ho sempre seguiti da lontano ma mai conosciuti. Quando hai una passione, peschi dappertutto, rubando con gli occhi e con le orecchie quanto riesci. Nel 1989, ad esempio, mentre stavo già preparando il Rally, andai a Les Sables d’Olonne in occasione della partenza della prima edizione del Vendée Globe, il giro del mondo in solitario senza tappe. Per me, vedere gli Open che partecipavano a un’impresa tanto difficile fu un fatto importante e, sebbene all’epoca non fossi coinvolto, dato che l’aspetto tecnico mi interessa molto, feci dei paragoni con gli Open dell’Adriatico. Tornato dal Rally, poi, comincia a cullare il sogno di partecipare al Vendée Globe. Non era un sogno provocato dal romanticismo che può avere una navigazione in solitario senza scali attorno al mondo. Se vuoi godere il mare in pieno, non puoi pensare di viverlo da solo».

Come mai allora, se questa è la sua opinione, De Gregorio ora è in corsa nella transatlantica che tutti chiamano ancora Ostar e, nel prossimo novembre, sempre con Wind, si schiererà alla partenza del Vendée Globe? E perché iniziare con il giro del mondo più impegnativo che esista e non da quello, pur sempre in solitario, ma perlomeno a tappe? «I motivi sono tanti. Innanzi tutto scartiamo quelli esistenziali. Non ricerco me stesso: all’alba dei 60 anni mi sono trovato già da un pezzo. Poi non voglio nemmeno isolarmi dagli altri e cominciare una nuova vita da solo: mi ritengo un tipo socievole e non ho voglia di esperienze introspettive. Come ho già accennato, della vela mi interessano soprattutto gli aspetti tecnici: nelle barche fatte per una regata come il Vendée Globe, il tecnicismo è esasperato. Preparando la barca per quest’impresa, e poi affrontandola, devi essere in grado di prevedere tutto.
E non puoi far conto sull’aiuto di nessuno. Ecco, se ho preso la decisione di fare una cosa così, è stato perché voglio verificare nella pratica quello che ho messo via in tanto tempo. Voglio poi constatare se, alla mia età, anche se ritengo che una regata così sia una questione più di testa che fisica, posso competere ancora con i giovani. E poi il Vendée Globe, proprio perché non prevede scali a terra, e quindi un team che ti assiste, è meno costoso di un giro del mondo a tappe. E dato che trovare gli sponsor non è così facile…».

Il sostegno economico, anche per De Gregorio, come per tutti gli skipper, è stato a lungo un punto dolente. E gli ci sono voluti più di dieci anni per riuscire ad aggirarlo:
«Un tempo pensavo di trovare prima gli sponsor e poi di mettermi a costruire la barca. Poi mi sono reso conto che era meglio fare il contrario: con dei progetti in mano e dei lavori già iniziati, le richieste hanno più valore e credibilità. Ho pensato allora di agire così e di creare un sindacato di proprietari. Ho diviso il valore della barca in carati e li ho venduti. In un secondo tempo è arrivata la Wind. Tutto questo lavoro di preparazione mi ha assorbito completamente. Da anni, ormai, la vela non lascia più altri spazi nella mia vita. Sono comunque soddisfatto così. Anche se vorrei avere un po’ più tempo da trascorrere con i miei figli e per vedere gli amici. Con la vita che faccio, giro molto e ne ho dappertutto, ma spesso mi capita di passare in un posto dove conosco qualcuno e di non trovare nemmeno dieci minuti liberi per andare a trovarlo. Meno male che almeno la mia compagna condivide in pieno il mio modo di vivere».


Rossella Malaspina
Intervista apparsa sulla rivista Bolina (giugno 2000)