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«Per anni
ho ricevuto i depliant del Touring Club. In mezzo, cerano
sempre anche quelli del Centro Velico Caprera. Davo loro unocchiata
e poi li mettevo da parte. Poi, allimprovviso, nel 1973, quando
avevo già 32 anni, mi venne voglia di provare. Mi iscrissi
a un corso di vela a Caprera e fu un colpo di fulmine».
Pasquale De Gregorio racconta così il suo primo impatto con
la vela. «Conobbi il mare quando ero già grandicello»,
continua il navigatore. «Fino a 13 anni, infatti, vissi nel
mio paesino dorigine, Rosciano, alle pendici della Maiella.
Al mare non andavo mai. Poi mi spostai a Roma e cominciai ad andarci
spesso. Ma lidea di andare in barca non mi sfiorava nemmeno.
Vi rendete conto di quanto sono cambiato nel frattempo?».
Per lui la vela fu proprio una folgorazione ma, sotto sotto, i presupposti
per questo amore a prima vista cerano tutti. De Gregorio,
infatti, confessa: «A 32 anni stavo intraprendendo la carriera
di avvocato. Sebbene fossi giovane, però, ero già
in crisi. Capivo che avviarmi verso la professione era un po
come mettermi un cappio al collo. Sentivo che presto sarei diventato
un ostaggio. Pensavo quindi di imparare a fare qualcosa che, nel
futuro, non mi tenesse affrancato a una scrivania. E trovai nella
vela la soluzione».
Scoperto il rimedio ai suoi timori, il giovane avvocato non rinunciò,
comunque, al suo lavoro. Accettò il compromesso di andare
in barca solo per fare qualche giro con gli amici a patto che, non
appena in pensione, la vela sarebbe diventata la sua vita. «E
a 47 anni, quel momento fatidico arrivò», rivela ridendo.
Intanto un po di ossa se le era fatte. Qualche regata a triangolo
su uno Sciarrelli da crociera di 50 piedi e nel 1983 unaltra
esperienza che, come il primo corso a Caprera, segnò la sua
vita: la prima partecipazione alla Cinquecento per Due.
«Il tipo di regata in equipaggio ridotto e lambiente
della vela dellAdriatico, dove non cè affatto
esibizionismo, mi affascinarono. Da allora, continuai a frequentarlo
e presi a partecipare a ogni stagione al circuito degli Open».
Dal 1986 al 1990, non si perse unedizione della Cinquecento
per Due: due volte la vinse in assoluto e detenne per dieci anni
il record del percorso. Dal 1987 al 1990, poi, corse ogni stagione
anche la Rimini-Corfù-Rimini dove ottenne un secondo posto
assoluto e due terzi posti di classe.
E, tra tutto questo, intanto si preparava a condurre la sua barca
Gilma Express, un Uldb 50 allesperienza che
ora definisce il coronamento di tutto quello che aveva
fatto fino a quel momento: il Round The World Rally-Europa 92,
nel quale si classificò primo in tempo reale su 9 delle 17
tappe, fu terzo assoluto in tempo compensato e stabilì il
record di navigazione a vela, che resta ancor oggi imbattuto, tra
le isole Fiji e le Vanuato, nel Pacifico.
Ma da chi ha imparato, De Gregorio, i trucchi del mestiere?
«Un po da tutti risponde e da nessuno
in particolare. I navigatori, quelli veri, li ho sempre seguiti
da lontano ma mai conosciuti. Quando hai una passione, peschi dappertutto,
rubando con gli occhi e con le orecchie quanto riesci. Nel 1989,
ad esempio, mentre stavo già preparando il Rally, andai a
Les Sables dOlonne in occasione della partenza della prima
edizione del Vendée Globe, il giro del mondo in solitario
senza tappe. Per me, vedere gli Open che partecipavano a unimpresa
tanto difficile fu un fatto importante e, sebbene allepoca
non fossi coinvolto, dato che laspetto tecnico mi interessa
molto, feci dei paragoni con gli Open dellAdriatico. Tornato
dal Rally, poi, comincia a cullare il sogno di partecipare al Vendée
Globe. Non era un sogno provocato dal romanticismo che può
avere una navigazione in solitario senza scali attorno al mondo.
Se vuoi godere il mare in pieno, non puoi pensare di viverlo da
solo».
Come mai allora, se questa è la sua opinione, De Gregorio
ora è in corsa nella transatlantica che tutti chiamano ancora
Ostar e, nel prossimo novembre, sempre con Wind, si schiererà
alla partenza del Vendée Globe? E perché iniziare
con il giro del mondo più impegnativo che esista e non da
quello, pur sempre in solitario, ma perlomeno a tappe? «I
motivi sono tanti. Innanzi tutto scartiamo quelli esistenziali.
Non ricerco me stesso: allalba dei 60 anni mi sono trovato
già da un pezzo. Poi non voglio nemmeno isolarmi dagli altri
e cominciare una nuova vita da solo: mi ritengo un tipo socievole
e non ho voglia di esperienze introspettive. Come ho già
accennato, della vela mi interessano soprattutto gli aspetti tecnici:
nelle barche fatte per una regata come il Vendée Globe, il
tecnicismo è esasperato. Preparando la barca per questimpresa,
e poi affrontandola, devi essere in grado di prevedere tutto.
E non puoi far conto sullaiuto di nessuno. Ecco, se ho preso
la decisione di fare una cosa così, è stato perché
voglio verificare nella pratica quello che ho messo via in tanto
tempo. Voglio poi constatare se, alla mia età, anche se ritengo
che una regata così sia una questione più di testa
che fisica, posso competere ancora con i giovani. E poi il Vendée
Globe, proprio perché non prevede scali a terra, e quindi
un team che ti assiste, è meno costoso di un giro del mondo
a tappe. E dato che trovare gli sponsor non è così
facile
».
Il sostegno economico, anche per De Gregorio, come per tutti gli
skipper, è stato a lungo un punto dolente. E gli ci sono
voluti più di dieci anni per riuscire ad aggirarlo:
«Un tempo pensavo di trovare prima gli sponsor e poi di mettermi
a costruire la barca. Poi mi sono reso conto che era meglio fare
il contrario: con dei progetti in mano e dei lavori già iniziati,
le richieste hanno più valore e credibilità. Ho pensato
allora di agire così e di creare un sindacato di proprietari.
Ho diviso il valore della barca in carati e li ho venduti. In un
secondo tempo è arrivata la Wind. Tutto questo lavoro di
preparazione mi ha assorbito completamente. Da anni, ormai, la vela
non lascia più altri spazi nella mia vita. Sono comunque
soddisfatto così. Anche se vorrei avere un po più
tempo da trascorrere con i miei figli e per vedere gli amici. Con
la vita che faccio, giro molto e ne ho dappertutto, ma spesso mi
capita di passare in un posto dove conosco qualcuno e di non trovare
nemmeno dieci minuti liberi per andare a trovarlo. Meno male che
almeno la mia compagna condivide in pieno il mio modo di vivere».
Rossella Malaspina
Intervista apparsa sulla rivista Bolina (giugno 2000)
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