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Auto rubate e rivendute come nuove
   
 

Gela (Caltanissetta) 29 MARZO 2001

Auto rubate e rivendute come nuove, sfavillanti, in un autosalone di Gela, in provincia di Caltanissetta.
A mettere gli investigatori sulle tracce della banda, una serie di roghi d'auto avvenuti recentemente nel grosso centro siciliano e che nascondevano un maxitraffico illegale. L'hanno scoperto i carabinieri al termine di un'indagine coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica, Furio Cioffi. Sette gli arresti.

La banda, con i suoi “manovali”, procedeva al furto di automobili da taroccare in due officine e, poi, riciclare attraverso un autosalone della città. I documenti in dotazione provenivano da vecchie autovetture destinate alla rottamazione, da cui prelevavano numero del telaio, libretto e targhe. La falsificazione del telaio, a parere degli inquirenti, era quasi perfetta. Ma se qualcuno cominciava a sollevare sospetti o se le automobili venivano sequestrate dalle forze dell'ordine per accertamenti, c'era una squadra di incendiari che provvedeva a bruciarle, ovunque si trovassero. Come è successo l'11 di marzo, nel deposito dell'ACI, quando, per bruciare una macchina taroccata, i malviventi ne distrussero altre otto.

Le indagini dei carabinieri di Gela sono scattate nel ’99, sulla scorta di alcune dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia. Durante l'operazione sono stati sequestrati l'officina, in contrada Settefarine, e un capannone sulla statale 117 bis Gela-Catania. Gli arrestati sono: Crocifisso Romano, di 41 anni, carrozziere, ritenuto il capo dell'organizzazione; Salvatore Di Giacomo, 42 anni, altro carrozziere che si occupava della falsificazione dei telai; Nicola Spanalatte, di 25 anni, titolare con il padre di un negozio di computer in piazza Roma, di fronte alla caserma dei carabinieri (era lui, secondo l'accusa, a riprodurre o falsificare i documenti provenienti dalle auto destinate alla demolizione e da destinare alle macchine rubate da riciclare); Maurizio Ingegnoso, di 35 anni, proprietario dell'autosalone e che avrebbe provveduto a riciclare le automobili taroccate (era già agli arresti domiciliari per un'altra indagine su macchine rubate).

Infine i “manovali” che rubavano e, all'occorrenza, incendiavano sarebbero, secondo gli inquirenti, Giuseppe Alfio Romano, di 20 anni, Francesco Vinelli, di 21 anni, e il proprio fratello, Nunzio Vinelli, di 23 anni, tutti di Gela. Tutti gli arrestati, tranne Spanalatte, hanno precedenti penali. Per Romano pende da tempo anche l'accusa di associazione mafiosa.

   

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