- <<IL
DRAMMA DI UNA ENTRAINEUSE>>
-
- dal
"Canzoniere Maggiore" del Prof.Giovanni Pattavina
-
- -
Signor Dottore, cos'e’ il destino?
Io l'immagino come un grosso libro nel quale e’ scritto quel che
ci capitera’ dal primo vagito sino all'ultimo respiro. Di me si potrebbe
leggere: <<Mara De Nullis figlia di N.N., maledira’ ogni attimo
della sua esistenza, sara’ disprezzata quanto una cagna randagia cui si
da’ volentieri un calcio o si scaglia
un sasso; invecchiera’ nella solitudine e nella vergogna, chiudera’ i
suoi giorni nello squallore invidiando la piu’ infelice delle madri e la
piu’ disgraziata delle spose. Sara’
un niente, e se partorira’ dei figli saranno un niente essi pure>>.
Strinsi una sua mano e Mara, scambiando il gesto per un muto rimprovero,
abbasso’ ancor piu’ il
tono della voce: - Taccio, signor dottore, che’ gli sproloqui d'una
matta urtano la sensibilitta’ dei savii che annusano del profumo per non
percepire i miasmi anziche’ rinmuovere la sorgente dell'infezione. Il
prossimo si ritiene al sicuro entro il guscio fragile del quotidiano
trantra’n e si sdegnerebbe ad ascoltare il farnetico d'una donna
infelice. Un giorno entrai in una chiesa a cercarvi conforto, una chiesa
cadente buia umida e maleolente. Alcune vecchiette raccolte in preghiera
stavano raggomitolate sugli inginocchiatoi, sembravano enormi fagotti.
Passavo in rassegna le statue e i ritratti dei santi, i dipinti consunti
delle pareti e del soffitto. Un crocifisso a grandezza naturale,
inchiodato mani e piedi su
un'alta croce, il capo piegato sul petto, nudo tranne una fascia bianca di
lino all'inguine, aveva occhi di legno. Tremera’ di freddo lassu’, pensavo, mentre mi chiedevo
come avevano potuto crocifiggere il Figlio di Dio e perche’ Dio l'aveva
consentito, allorche’ s'avvicino’ un vecchio prete che mi chiese se
desideravo confessarmi. Gli risposi ch'ero disperata.
- -
La comunione con Dio, quale fresca rugiada per l'anima inaridita libera
dal male i peccatori.
- -
Da un male involontario che contamina l'anima assieme al corpo come ci si
libera? - gli chiesi.
- -
Rivolgendoti al Padre Celeste, impetrandone il celeste perdono.
- rispose.
- L'informai
ch'ero una donnaccia umiliata da sempre.
- -
A chi si pente con tutto il cuore il Signore rimette i peccati, da’ la
forza di mutar vita. E' morto sulla croce per redimerci, e morendo ha
schiuso a noi tutti le porte dell'eterna salvazione.
Seguine
le sante leggi, non fornicare, scaccia lungi da te il principe
delle tenebre: vieni, figliola, a inginocchiarti al confessionale.
- -
Padre, io ci son nata prostituta senza genitori ne’ famiglia; son
cresciuta nel brefotrofio prima e in un
orfanotrofio da ragazzetta. Amavo
una suora che mi amava, e l'uccisero in un bombardamento assieme alle
ragazze che mi amavano. Quale
delitto ho commesso per nascere una figlia di nessuno?
Lei lo sa? Un uomo che
aveva promesso di sposarmi un giormo mi drogo’ affinche’ altri uomini
potessero violentarmi. Quando ho chiesto un lavoro mi hanno sempre
risposto: <<quelle come te il lavoro devono cercarlo nelle case
chiuse>>. Per me lo stesso vivere e’ peccato e ho tanta voglia di
morire. L'anziano prete s'incupi’ pensando lo prendessi in giro ed io
reagii: <<A che servirebbe la confessione se neppure lei crede a chi
soffre? >> Sospiro’ avvilito, gemette: - Sorella mia, che t'aspetti da un vecchio
e povero prete?
- -
Almeno la spiegazione del perche’ son nata una derelitta figlia di
nessuno dimenticata da Dio. Alzo’ gli
occhi verso il Cristo inchiodato sulla croce:
- -
Signore, sono giunto al fondo del calice dopo averne esaurito tutto
l'amaro. Un'anima si rivolge al tuo pastore invocando la salvezza, e che
ho io da offrirle? Soltanto
inutili parole. Come consolero’ i miei fratelli, i figli tuoi?
Suonano offesa le vuote frasi non seguite da atti concreti; non si
ride di coloro che piangono. Ci
hai plasmati a tua immagine e somiglianza, ci hai vivificati col tuo
divino intelletto... perche’
allora siam tanto impotenti? Oggi
alla gente corrosa dal dubbio, da interrogativi inquietanti e perfino
trascinata a malvagi proponimenti, che abbiamo da ribatter noi, i tuoi
ministri? Lo scetticismo
corrosivo dilaga a macchia d'olio; in che modo faremo diga ai quattro
cavalieri dell'Apocalisse che seminano la sfiducia e lo scoramento?
Parlava con voce asmatica simile a un rantolo e il Cristo continuava a
tenere gli occhi chiusi e a non rispondergli. Lasciai la chiesa con una
gran pena nel cuore per il vecchio prete. Io ci son nata una figlia di
nessuno, si legge nella mia carta d'identita’.
E' una menzogna! Non si viene al mondo appesi al becco d'una
cicogna o sotto una foglia di cavolo... Per un attimo pensai a Nora, la
donna che amavo, che avrebbe partorito un figlio di nessuno, il figlio mio
e non del marito impotente; e provai un tal senso d'orrore da smarrire la
ragione.
- -
Signor dottore, sta male? -
mi chiese Mara preccupata.
- -
No, no, riflettevo ascoltandoti; continua, l'esortai.
- -
Il mondo talvolta gira alla rovescia anche per i piu’ fortunati, come in
preda a un scombussolio; poi le cose tornano a marciare nel solito modo, a
favore dei fortunati. Oggi la
giornata se n'e’ volata in fretta.
L'avrei fermato il tempo per averbe a sufficienza, per restarmene a
letto, le palpebre abbassate, in compagnia del ragazzo dal volto radioso
sognato stanotte. Chissa’ perche’ una s'innamora: allora ci pervade
un'energia incontenibile che trabocca da ogni punto della pelle quasi
stessero per sbocciare fiori meravigliosi. Oggi ho trascorso delle ore a
farmi bella, pero’ senza un
secondo fine, ma solo per udire qualcuno esclamare:
<<Che ragazza ha quel signore la’>>.
Per voi uomini, la bellezza e’ la qualita’ preminente della
donna, con la quale andate fieri d'accompagnarvi. Oggi non ho pranzato; la
speranza tiene sazi. Stasera ho gioito vedendolo arrivare, mi son detta:
<<Mara, se torna accadra’ quel che rimugini da sempre, ti
trovera’ un lavoro e diventerai quel che sogni di continuo, una ragazza
onesta>> ho delirato l'intero giormo. Avanti, rida signor dottore
che sono tanto puerile da credere che basti un incontro a redimere una
Mara De Nullis. Non risi perche’ ero convinto della sua redenzione, che
un incontro e’ sufficiente a decidere nel bene e nel male del nostro
futuro.
- -
Signor dottore, se gli occorresse una domestica premurosa e
servizievole... Inoltre non
sono del tutto ignorante, gliel'ho detto che sino a diciassette anni sono
andata a scuola... No, io
vaneggio: non si porta in casa una Mara De Nullis.
Il Dio Jahwehd danno’ Adamo
a guadagnarsi il pane col sudore della fronte, danno’
Eva a partorire con dolore. . .
Iddio, a quel tempo era molto piu’ generoso. Il coupe’ correva
nella notte. Sentivo addosso
lo sguardo
di Mara fissarmi in maniera interrogativa: dopo mezzora
raggiungemmo il ristorante fuori citta’ dove avevo prenotato un tavolo
per due. Appena seduti chiesi
il telefono. Nessuna notizia
della mia Nora, rispose la governante; l'attesa si protraeva spasmodica,
lancinante. Consumammo l'antipasto in silenzio; alla fine Mara disse:
- -
E' l'ultima volta, vero? Accennai di si’.
Inghiotti’ amaro sebbene se l'aspettasse. Quando servirono il
primo allontano’ il piatto
da se’.
- -
Non diamo spettacolo o cessero’ d'ascoltarti.
- -
Per quel che cambia. -
reagi’ piangendo.
- -
E invece cambia moltissimo; in non ti ci vedo col grembiule della
domestica, non sarebbe per nulla congeniale alla tua personalita’ un
siffatto lavoro. Si morse il labbro inferiore, emise un sospiro di
sollievo che gli gonfio’ il petto.
- -
Allora me lo cerchi lei un lavoro congeniale alla mia personalita’, ne
avra’ a non finire amici potemti disposti a favorirla. Ingoiava il cibo
senza staccare gli occhi dai miei, tesa
come una molla compressa al massimo.
- -
Accetteresti un lavoro in fabbrica come hai sognato stanotte? Annui’
raggiante.
- -
Quando comincero’ ? Subito,
subito, anche domani. Io,
nel night non voglio tornarci. mai piu’.
- -
Pero’ del lavoro in
fabbrica non hai esperienza, forse ti stancheresti e dopo pochi giorni...
- -
Milioni di donne ci resistono, cos'ho meno quelle? Mai tradirei la sua
magnanimita’; va' a vedere che farei la schifiltosa.
- -
Una chiamata per lei, dottor Alberto - esclamo’ il cameriere porgendogli
il telefono.
- -
Pronto, pronto? . . . Nora,
sei tu? Sia ringraziato il
cielo. . . Vieni a casa mia.
. . Non ti preoccupare,
domani avrai tutti gli abiti che vorrai. . .
Per sempre. . . Rientro subito, saro’
ad attenderti impaziente. A
presto a presto, amore.
- -
E ora a noi due - esclamai euforico.
Su un biglietto
da visita scrissi poche parole per mio fratello, per il signor
presidente; lo pregavo d'assumere la signorina Mara De Nullis nella
segreteria o all'Amministrazione.
- -
Domattina alle otto in punto raggiuingerai in taxi la fabbrica qui
menzionata. Con questo
biglietto potrai entrare. Ti presenterai alla segretaria e le dirai:
<<Sono la signorina Mara De Nullis e dovro’
consegnare questo biglietto al signor presidente>>.
Al resto provvedera’ lei. Se
qualche cosa dovesse andar storta hai il mio indirizzo col numero
telefonico; non esitare a chiamarmi.
Tu nel night mai piu’ ci ritornerai, almeno per quamto sta in me;
noi due ci rivedremo di frequente d'ora in avanti.
Auguri e buona fortuna - le augurai dopo aver messo del denaro
nella sua borsetta. Mara scoppio’ in
un pianto dirotto. Io mi
sostituivo al destino, la prendevo sotto la mia protezione, davo un corso
impensato alla sua esistenza.
- -
Io... non son degna di
ringraziarla, signor dottore.
- -
Tu non devi ringraziarmi; io, sono io in debito con te per quel che m'hai
insegnato, ti saro’ per sempre amico debitore e protettore.
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****** ******
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- In
luglio, trenta mesi dopo la sua assunzione, Mara consegui’ il diploma di
ragioniera con ottimi voti. Quando aveva studiato? La notte, rubando ore al sonno; le domeniche, quando la gente
va a divertirsi; durante le ferie estive allorche’ i lavoratori si
riposano e svagano dopo un anno di fatica.
Possedeva un titolo di studio a zittire
quanti malignavano ch'era protetta dai padroni. Mara godeva la
stima di mio fratello, ma perch‚ svolgeva il suo lavoro con diligenza e
abilita’. La signorina
segretaria, un'anziana zitella, aveva smesso d'elogiarla dopo che Mara
aveva respinto la corte insistente del nipote, un operaio specializzato.
A quel no, la segretaria aveva mutato in astio la simpatia
iniziale. Grazie al suo diploma di ragioniera Mara fu promossa segretaria
aggiunta, le furono assegnati nuovi e piu’ importanti compiti, ebbe un
ufficio tutto suo con targa di ottone alla porta: <<Segretaria
aggiunta ragioniera Mara De Nullis>>.
Assieme ai complimenti del signor presidente, a un gran mazzo di
garofano rossi da me e alle felicitazioni del direttore del personale,
Mara ebbe lo stipendio adeguato alle nuove importanti mansioni. Cessarono
le ristrettezze economiche, prese in affitto un bivano che ammobilio’
con gusto, comincio’ ad esser molto ricercata nel vestire e a
permettersi i primi gioielli; divenne un partito vantaggioso, ricevette le
prime proposte di matrimonio, e stavolta non piu’ da parte di operai.
Quattro anni ancora e si laureo’ <<in
Economia e Commercio>>. Mara
De nullis, rag. Mara
De Nullis, dr. Mara
del Nullis. Quant'era diversa
dalla giovine spaurita incontrata in una fredda sera di gennaio di sette
anni prima, e sapeva farli valere i propri diritti e imporlo il rispetto
che l'era dovuto.
- -
Dottoressa De Nullis, quali sono le sue mire?
-le chiese mio fratello all'inizio dell'autunno. E siccome Mara
tardava a rispondergli soggiunse:
- -
Ascolti quanto le proponiamo io e il dottor Alberto: Prima segretaria
c'e’ gia’ da un triennio, la promoviamo affidandole la direzione della
Sezione Vendite & Pubbliche Relazione, che va potenziata in modo da
corrispondere allo sviluppo della nostra azienda. Per quest'incarico lei
e’ la persona piu’ adatta ed e’ nostra intenzione non privarci della
sua valida e preziosa collaborazione.
Ovviamente da questo mese lei avra’ lo stesso trattamento degli
altri direttori e sette anni d'anzianita’.
Noi vogliamo che i nostri fedeli dirigenti tra i quali lei e’ la
piu’ validi, non abbiano preoccupazioni di natura economica. Mara
divenne una colonna portante dell'azienda e una collaboratrice
indispensabile di mio fratello, il signor presidente che accompagnava nei
suoi viaggi d'affari all'estero data la sua buona conoscenza del francese,
dell'inglese e del tedesco. Io l'incontravo sovente quando si riuniva il
Consiglio d'Amministrazione di cui era la segretaria, le davo sempre del
lei e la chiamavo dottoressa De Nullis. Tenevamo moltissimo a
quell'aspetto formale, a cancellare persino il ricordo d'esserci
conosciuti in circostanze per nulla piacevoli.
Oltretutto l'averla assunta nell'azienda era stato un affare assai
vantaggioso per la sua capacita’ e diligenza.
Mio fratello sapeva che l'avevo conosciuta in un concerto. In Mara
c'era la fierezza di coloro che si son fatti da se’ accompagnata dalla
coscienza del proprio valore. Adesso aveva un lavoro di grande
responsabilita’, l'avvenire assicurato e un alto tenore di vita. Non le
mancava proprio nulla; ero persuaso che giammai avrebbe pensato all'amore
dopo le sue esperienze dolorose, come se l'amore fosse un evento
razionale, cone se le leggi di natura dipendessero dal nostro volere e i
bisogni di Mara dalle mie concezioni. Dottoressa, si prenda alcune
settimana di svago, la fabbrica andra’ avanti ugualmente e intanto si
rimettera’. - le propose
mio fratello un mattino di settembre. Mara lo ringrazio’
rifiutando. Conosceva
la natura del suo penare che sarebbe aumentato lontano dalla fabbrica.
S'accorgeva giorno per giorno ch'era ancora seducente e
desiderabile a ventott'anni, e c'era un uomo che glielo ricordava di
continuo, giorno dopo giorno, un giovane dirigente la cui presenza la
rendeva timida ansiosa indecisa e prepotentemente viva. Era naturale
cio’ che le stava
accadendo, che le metteva addosso quella frenesia irresistibile; erano
naturali i sentimenti che procurava in un altro, naturali le apprensioni,
la tensione nervosa, il sognare ad occhi aperti e le tante speranze.
E gioiva pensando a lui, godeva e spasimava.
Esisteva una sola medicina a quella febbre travolgente, e si faceva
seducente per piacergli. Fingeva di sfuggirlo mentre lo cercava in ansia.
Altro non sognava che amarlo ed essere amata. Con l'ingegner
Riccardo, il direttore della produzione, s'erano salutati dozzine di
volte, avevano partecipato a moltessime riunioni; per un quinquennio era
stato per lei nient'altro che un alto dirigente dell'azienda. Lo aveva
notato per il suo fisico d'atleta, la maschia bellezza e il coup‚
rosso-tramonto. Un patito
della velocita’, l'aveva giudicato, al quale assai piu’ delle donne
interessavano le auto da corsa. <<A ventotto anni mi comporto come
un'adolescente>>, si rimproverava smarrita nel constatare di
scorgere in lui soltanto pregi, le piaceva la di lui passione per le auto
sportive, forse l'alter-ego delle donne. I tristi monologhi di sempre,
eran diventati dolcissimi dialoghi col suo Riccardo a unico interlocutore.
Tutto era cominciato mesi prima, alla fine d'un incontro del signor
presidente con i collaboratori, allorche’ il direttore amministrativo
aveva chiesto a Riccardo: <<Che aspetti a sposarti, hai superato la
trentina>>. <<Non appena la nostra simpatica dottoressa De
Nullis sara’ propensa ad accasarsi>> - gli aveva risposto
l'ingegner Riccardo. Mara era arrossita e aveva abbassato gli occhi; e se
ne sarebbe dimenticata se Riccardo non fosse tormato alla carica una
settimana dopo: <<Quando decidera’ di sposarsi, si ricordi che ho
la precedenza su tutti gli altri pretendenti>>. Stavolta Mara aveva
avvertito un tonfo, il suo cuore aveva preso a scalciare all'impazzata:
Riccardo la contemplava in estasi, incantato.
Lui le piaceva, le piaceva, le piaceva.
<<Lo desidero, sono perduta>>, pensava.
Quel volto radioso, il portamento aitante, il sorriso dolce
dell'innamorato, e un brivido d'intenso piacere le scorreva per la
schiena, dal coccige sino alla radice dei capelli, e si mordicchiava le
labbra bramose di baciare e d'essere baciate, un delizioso tormento.
S'incontravano di frequente, e non solo per caso; Riccardo la cercava con
una scusa e Mara, se un giorno non lo vedeva cedeva alla malinconia.
Lontana da lui niente la interessava, esistere non avrebbe avuto
alcuno scopo.
- -
Dottoressa, lo sa che mi mette soggezione?
Avanti, un piccolo gesto d'incoraggiamento, io non cerco
l'avventura. Che debbo fare
per meritare il suo si’?
- -
Ingegnere, non crede che lo scherzo sia durato troppo?
Lei nemmeno mi conosce.
- -
<<Amare e’ come aprire un diario alla prima pagina e scoprire che
le altre pagine son fogli bianchi da riempire; gl'innamorati non hanno
passato, hanno in comune soltanto l'avvenire>>, l'ho letto in un
romanzo. Tesoro mio, non sto affatto scherzando; pero’
se davvero ti spiace, se davvero desideri esser lasciata in pace ti
bastera’ dirmelo, - le rispose fissandola. Mara abbasso’
gli occhi. <<Non
lasciarmi in pace, sono pazza di te>>, mormoro’
quando lui era gia’ lontano per udirla.
Aveva pronunziato un ennesimo no, l'eveva di nuovo respinto sebbene
agognasse trattenerlo, cedergli. . .
E trascorse un'altra serata, un'altra notte a rodersi insonne.
L'amava ed esitava, per timore che la disprezzasse. <<A
quest'ora Riccardo magari e’ solo e stizzito per colpa d'una sciocca che
non sa decidersi. Ma io, ho il diritto d'amarlo, lo merito il suo amore?
Sempre a porsi gli stesssi interrogativi mentre una ruga verticale
tagliava a meta’ la sua fronte luminosa. Sentiva crescere il bisogno
fisiologico. <<E'
normale, e parte della mia natura di femmina il cui scopo
e generare nuove esistenze; perche’ allora lo riduco a una
quistione morale? Lo amo, ma a patto che sia lo sposo, il padre dei miei figli.
Aver paura d'amare, tacerle il mio odioso passato. . .
Che c'e’ di peggio>>, delirava a vincere la fredda
solitudine, il vuoto del letto immenso, l'intollerabile oppressione della
donna frustrata. <<Dormo poco, finira’ che mi sciupo, e non gli
appariro’ piu’ simpatica e seducente>>, monologava
arrovellandosi. E trascorse ancora una notte da dimenticare. Una mattina,
mentre si vestiva dopo la doccia, trillo’ il telefono; corse a
rispondere e tremo’ al pari
del reo colto in fallo. <<Bellissima signora, mi permetti
d'augurarti una felice giornata? >>. <<Grazie, molte grazie e
felice giornata anche a lei, ingegner Riccardo>>. Il suono delle sue
parole le giungeva come una carezza voluttuosa e inebriante.
<<Dolcissima signora, ti prego di scusarmi; avevo un gran
bisogno d'ascoltare la sua voce. Diletta
Mara, che devo fare per dimostrarti che le mie intenzioni sono serie? Caro
tesoro, son pronto a chiederti in isposa ai tuoi genitori se ne ne dai il
permesso.
- -
Io non li ho i genitori. La
prego, mi lasci in pace.
- -
Io, vorrei baciare le tue lacrime, chiederti perdono per averti
rattristata. Sono umiliato;
ti voglio felice e riesco solo a farti piangere. . . Quando giunse in
fabbrica trovo’ l'ingegner
Riccardo ad attenderla al secondo piano ove aveva il suo ufficio. Egli
entro’ assieme a lei dopo
averla salutata.
- -
Io vorrei che ci frequentiamo, cosi’ potresti conoscermi giudicarmi e
decidere. Mara, chiedo solo
di passeggiare al tuo fianco. Stasera
ti attendero’ presso il
cineteatro Cristallo; non rispondermi, lasciami almeno la speranza che
verrai. Ciao, buona giornata
e buon lavoro.
- -
Grazie e buona giornata, ingegnare - mormoro’
mentre lui si chiudeva la porta alle spalle. Per tutta il giorno si
tormento’ nel dilemma: andare o non andare a quell'appuntamento? Andarvi
presentava un dilemma ancora piu’ drammatico: tacere o rivelargli l'obbrobio
del suo passato? Gli avrebbe
arrecato solo dolore e indignazione.
<<E facevi la schizzinosa... T'avevo giudicata tanto per bene
e invece sei... >>. Dall'altra parte non andare significava
invecchiare nella piu’ nera solitudine. . .
Da quella lontana sera di gennaio in cui aveva incontrato il
dottore Alberto, lei aveva cominciato a vivere; la figlia di nessuno,
l'infelice entraineuse era diventata la dottoressa De Nullis, la
segretaria d'una importante industria, il braccio destro del signor
Presidente-Padrone e un'amica di famiglia... S'era sacrificata a studiare
per rifarsi un'esistenza dignitosa, e adesso l'amore le toglieva la pace
interiore, era un sogno esaltante, l'Eden insperato e lui, il suo Riccardo
bello quanto un Adone. . . rimuginava.
Si scosse al suono della sirena, si stupi’ che fossero gia’ le
diciassette. Neppure aveva
pranzato e la pratica era rimasta aperta alla pagina del giorno avanti.
Chiamo’ il dirigente del
parco automezzi che le mandasse immediatamente la macchina per rientrare
in citta’.
- -
Lei era l'unica dipendente ad usufruire della macchina dell'azienda nei
giorni lavorativi. - Si
precipito’ giu’ nel piazzale ove l'attendeva la solita auto enorme con
l'autista che la salutava scoprendosi. Durante il tragitto Mara rimase
inchiodata nell'angolo sinistro del sedile posteriore, ad arrovellarsi sul
modo d'affrontare quel dilemma insolubile.
Quante volte da piccola s'addormentava sulle ginocchia di suor
Felicita che se la stringeva al petto; si sarebbe mai addormentata fra le
braccia del suo Riccardo? "Amare
e’ un'autodifesa, doni gaudio per ricevere sicurezza e protezione. . .
e io, io n'ho tanto bisogno. E' una tremenda sventura nascer figli
di nessuno, crescere in un orfanotrofio", pensava a spiegarsi la
ranta ansieta’. Alzo’
il capo a guardare la strada: il suo tesoro le sorrideva dal
parabrezza, le sussurrava con voce carezzevole:<<Mara, amare e’ la
soluzione, abbandonati fiduciosa e lascialo in pace il cervello>>.
Il suo orologio segnava le diciassette e trenta, non sarebbe stata
puntuale mentre lui attendava
- in
ansia. . .
- -
Per favore, acceleri; sono molto in ritardo – disse all'autista.
Il gigante annui e premette sino in fondo il piede
sull'acceleratore. Poco dopo
l'auto rossa di Riccardo la sorpasso’ , vide che agitava la destra a
salutarla. Lo segui’ con lo
sguardo finche’ non spari’ oltre la curva.
Un estraneo sino a poco tempo prima, e si sarebbe sacrificata per
salvarlo se fosse stato in pericolo. Abbasso’
le palpebre, s'immedesimo’ sui lineamenti del volto maschio belli
e armoniosi, che l'avevano soggiogata. Amarlo, vivere per lui e di lui,
non chiedeva altro. Quando l'auto fermo’
davanti al palazzo dove abitava, scese di fretta, raggiunse
l'androne, attese nervosa e impaziente l'ascensore che scendeva dal sesto
piano. Sarebbe arrivata in ritardo all'appuntamento, e il suo Riccardo
l'avrebbe giudicata la solita sciocca che tarda apposta per darsi
importanza. Una donna. . .
impiega tanto di quel tempo per vestirsi, truccarsi... Salto’
fuori dalla doccia atterrita che fossero le diciotto e quindici.
Dove si trovava il cineteatro Cristallo.
Almeno avesse trattenuta la macchina. . . Quale veste indossare? Nessuna le piaceva, perche’ non se n'era mai accorta?
Scelse quella azzurra che metteva in particolare risalto il candore
roseo del petto magnifico. Nemmeno
i gioielli le piacevano, e scelse quelli meno vistosi.
Telefono’ per il
taxi. Quell'accidenti d'un ascensore saliva dal pianterreno con la
lentezza d'una vecchia tartaruga. . .
- -
Devo trovarmi davanti al cineteatro Cristallo entro le diciannove - disse
al taxista.
- -
Allora avrebbe dovuto chiamare un jet. . .
Pero’ , per il Viale Karl Marx sempre poco frequentato . . . se
qualche vigile non ci fermera’ per eccesso di velocita’. . . Ma se lei scendesse all'incrocio di Corso Lincoln,
a passo di bersagliere potrebbe farcela.
Le sue scarpe hanno il tacco basso? Avevano il tacco a spillo, e il
taxista scosse il capo. Ci si mise di mezzo anche il semaforo.
Mara non staccava gli occhi dal disco rosso all'incrocio
col Viale Karl Marx e dal quadrante del suo orologio. Salto’
giu’ appena appari’ il verde.
- -
Signorina il resto, ha dimenticato il resto - strillava il taxista. Mara
l'udi’ e accelero’ l'andatura.
Arrivo davanti al cineteatro Cristallo col sopraffiato, il
batticuore e il tremore alle gambe, pero’ in anticipo di qualche
secondo. Riccardo arrivava in quel momento, la scorse, le corse incontro,
le prese le mani e le porto’ alle
labbra. Nessuno mai le aveva baciato le mani all'infuori di suor Felicita.
Il suo Riccardo premuroso innamorato gentile le sorrideva, e lei gli aveva
inflitto settimane di penitenza. Oh, la sciocca indecisione causata dai
fantasmi del passato! Sarebbe stata generosa a ripagarlo della sua
perseveranza; sarebbe esistita solo per ricambiarlo e adorarlo.
- -
Gioia mia, sei imprevedibile. Io
t'avrei atteso per delle ore e tu. . .
Dirmelo in questo modo che non ti sono indifferente! Avevo temuto
fossi gelida superba insensibile. Il
mio dolce tesoro - sussurro’ e
la chiuse tra le braccia. -
Mi perdoni - poi soggiunse.
- -
E di che? d'esser tanto caro
- disse posandogli il capo sulla spalla, la fronte sul collo dimentica dei
passanti curiosi. Quei
passanti, quegli estranei, s'erano mai occupati e preoccupati di lei
quand'era una povera infelice? Che
aveva da spartire con loro? Il suo Riccardo che la serrava tra le braccia
era tutto il suo mondo, le bastava. Loro
due da una parte e il mondo intero dalla parte opposta.
- -
Hai corso per me, il tuo cuore batte rapido e. . .
- -
Il tassista gridava: <<Signorina il resto, signorina ha dimenticato
il resto>>. - Io volevo
esser puntuale. . . S'interruppe per non riferirgli le altre esclamazioni
del tassista: <<Signorina, tanti auguri, sii felice!>> Lo
portava scritto in fronte che correva incontro all'amore; certo anche
Riccardo lo percepiva attraverso i battiti del suo cuore.
- -
Attaccati al mio braccio, stai ancora tremando. Esito’
per un attimo, il tempo di vincere la timidezza. Era cosi’
semplice e facile abbandonarsi fiduciosa, bastava non pensare. . .
- -
Hai qualche progetto sul come trascorrere la serata in maniera piacevole?
Nessun progetto; avrebbe lasciato a lui la decisione. Riccardo le propose
per dopo cena la rivista musicale, o un buon film o magari trascorrere
qualche ora in un locale notturno.
- -
Io desidero restar sola con te, passeggiare attaccata al tuo braccio. . .
- gli disse.
- -
Allora entriamo nel bar del cineteatro Cristallo, ti offriro’
il gelato. Annui’; scelse un tavolo d'angolo in fondo alla sala.
- -
Il mio secondo nome e’ Sarah, che in ebraico significa principessa; io
lo preferisco a Mara.
- -
Lo preferisco anch'io, e’ dolce come un sussurro: Sarah, mia splendida
principessa, ho trentadue anni, quattro piu’ di te, lo giudichi un
inconveniente?
- -
Perche’ un inconveniente? Sei
cosi’ giovane e aitante, quasi sfiguro al tuo fianco.
- -
Sarah, io ho avuto qualche avventura, nulla di serio. Ormai ho chiuso col
passato, percio’ siamo
assieme. Mara annuiva. Non lo
voleva privo d'esperienze. Lui, magari senza volerlo, l'avrebbe paragonata
alle donne delle sue avventure, e l'avrebbe giudicata la compagna ideale.
- -
Cara, t'ho scandalizzata? Scosse il capo a tranquillizzarlo.
A ventotto anni, mancava proprio si scandalizzasse d'una persona
normale, di eventi normali nella gioventu’ d'uno scapolo. Il suo
Riccardo non aveva affatto l'aria del farfallone; magari avesse potuto
ricambiare sincerita’ con sincerita’. Ma le sue non erano state
normali esperienze, lei normale non c'era nata, e ne portava dentro,
indelebili, le ferite.
- -
Sarah, li hai perduti da molto i genitori?
- -
Sono una trovatella - gli rispose sebbene si fosse proposta di mentirgli.
- -
Questo non cambia nulla, assolutamente nulla.
- -
disse. e porto’ la sua
destra alle labbra. Non cambiava nulla probabilmente, pero’ era stato un colpo per Riccardo la cui voce le sembro’
accorata. Invece Riccardo si sarebbe morsa la lingua vedendola
rattristarsi. Forse per
questo s'era sempre schermita rifugiandosi in quei <<no>>
odiosi. Chissa’ quale
infanzia infelice aveva trascorsa. . .
- -
Sarah, per noi due tutto incomincia da stasera. Credo d'avertelo detto che amarsi e’ come aprire un diario
alla prima pagina e scoprire che anche le altre pagine son fogli bianchi
da riempire. Li riempiremo
noi due, giorno dopo giorno quei fogli sui quali scriveremo il nostro
romanzo. Noi non abbiamo
passato, abbiamo in comune solo l'avvenire, un avvenire piacevole se
saremo comprensivi e sempre innamorati.
Ti prego, sorridi. Mara accenno’
un sorriso e Riccardo prosegui’: - Ecco, voglio sempre vederti
contenta. Su, ceniamo, il nutrirsi e’ una delle due cose sensate di
questo vecchio mondo; la seconda e’ l'amarsi.
Noi dovremo sempre aver coraggio di riconoscere i nostri piccoli
errori e perdonarci a vicenda - diceva a infonderle fiducia e sicurezza.
Mara assentiva. Il romanzo
cominciava da quella sera, e intendeva esserne la protagonista e non una
semplice comparsa. <<Amare e’ rinascere.
Forse un giorno gli avrebbe svelato la verita’ e Riccardo,
superato l'attimo di smarrimento, l'avrebbe compreso che quell'esistenza
terribile era stata la conseguenza d'esser nata una trovatella. Pero’
la Mara di adesso era il risultato d'una scelta peseguita con
un'indomita volonta’, la dimostrazione che di quel passato non aveva
alcuna responsabilita’. Dopo la cena passeggiarono nella sera, Riccardo
le cingeva la schiena, le raccontava tanti episodi della sua vita di
liceale, le tante burle degli studenti riuscendo a farla ridere.
- -
Sarah, io abito lassu’, in un appartamento del quinto piano che da’ su
quest'artistica piazza; se vuoi salire ti mostrero’ l'appartamento che abiteremo, senpre che sia di tuo
gradomento. Sarah, se vieni
sopra ti preghero’ di
rimanere per sempre.
- -
Sono passate le ventitre’ - disse, e lo segui’ stretta al suo braccio.
Quando furono nella sala d'ingresso cedette, schiuse la bocca ai suoi baci
abbracciandolo stretto.
- -
Tesoro, ripetelo che ci ameremo sempre.
- -
Sempre sempre sempre - gli ripete’.
- -
E che ci sposeremo presto. Sarah,
dillo che acconsenti. Gli pose due dita sulle labbra e lui gliele bacio’
. Si sforzava di dominare la commozione mentre gli occhi le si velavano di
lacrime e trepidava. <<Il
tempo e’ un gran
medico>>, si diceva. Ma,
e se il suo carnefice fosse riapparso?
la galera non e’ il cinitero e una cella non e’ la tomba.
Si esce scontata la pena, o si evade.
<<Ma di che vado a preoccuparmi. Ormai appartengo a un uomo e
dovrebbe fare i conti col mio Riccardo>>.
- -
Cara, non mi hai risposto.
- -
Ci sposeremo, pero’ non
troppo presto. Riccardo la fisso’ incredulo,
mormoro’ deluso:
- -
E io ch'intendevo trattenerti! Sarah, te l'ho detto che non cerco
l'avventura. Scuoti il capo
di continuo come una marionetta anziche’ usare le parole. Sei corsa
all'appuntamento, sei fra le mie braccia, ricambi i miei baci.
Davvero che non ti capisco. Almeno
spiegati. Si, certo che si spiegava. Era contraria al matrimonio, cioe’ al legame giuridico, al
contratto di nozze che dura anche quando gli sposi si detestano.
L'essenziale e’ convivere, comprendersi, corrispondersi; l'essenziale
e’ amarsi, rispettarsi, essere in due un sol volere. Alcune ore sono
insufficienti per una scelta ponderata. Mentiva a proposito del
matrimonio, mentiva su tutto. Riccardo l'amava e lei mentiva per la
maledizione del suo passato, perche’ aveva paura di non meritarlo. Io ti
amo, t'amero’ sempre e se tu lo vuoi, rimarro’
con te come una sposa innamorata.
Chiedimi di rimanere, insegnami
a renderti felice - lo pregava a sua volta, in procinto di scoppiare in
lacrime. <<Per alcuni
la vita e’ facile, per tanti altri e’ un dramma; ma io, che decido
cosi’ di colpo>> si torturava. Riccardo le carezzava i capelli,
l'inondava di carezze, di baci.
- -
Per me, anche senza il contratto di nozze, sei la sposa adorata.
Rimani, e mi sara’ piu’ facile aiutarti.
- -
Si’, si’, si’ - gli rispose. "Sposa, senza i doveri imposti dal
matrimonio, e l'amore a unico legame.
Se non pretendeva, Riccardo non aveva nella da pretendere, non
l'ingannava". Mara si
disse risollevata; aveva trovato la soluzione al dilemma tormentoso.
-
- ******
****** ******
-
- Una
mattina di Novembre. . . Attendevo
la dottoressa De Nullis per discutere i pro e i contro d'una importante
commessa. In quel periodo
sostituivo mio fratello malato il quale voleva conoscere il parere della
sua collaboratrice. Aperto il
giornale fui colpito dal titolo a cinque colonne; era stato rinvenuto
cadavere il noto criminale autore delle clamorose rapine degli ultimi
mesi. Quel ladrone non mi era
per nulla nuovo, era il delinquente che aveva costretto Mara a
prostituirsi. Mara aveva finito finalmente di stare sul chi vive; anche la
citta’ poteva tirare un respiro si sollievo. Su tre colenne e in prima
pagina la fotografia gia’ nota attraverso il piccolo schermo.
Evaso dalla galera in maniera rocambolesca, alcuni grossi colpi gli
avevano meritato l'onore delle prime pagine dei quotidiani, d'apparire
sugli schermi televisivi alle stregua dei personaggi celebri della
politica, della finanza e dell'arte.
Nell'ultima rapina c'era scappato anche il morto: la polizia
assicurava che la trappola per scattare, e intanto il delinquente
continuava a sfuggire alla cattura. Morto. Giaceva sotto la pioggia
insistente, rasente il marciapiede, la faccia immersa nel rigagnolo.
Gl'inquirenti avevano rinvenuto vicino al cadavere un coltello a
serramanico, una borsetta da donna squarciata da una coltellata e un pezzo
di manico d'ombrello di legno. La
borsetta conteneva la solita cianfrusaglia femminile ma nessun documento
d'identita’, nulla che servisse a indicarne la proprietaria. Un caso
sconcertante: indizi molti, di assodato niente. La prima ipotesi, un
regolmento di conti, un delitto consumato chissa’ dove e poi, col favore
di quella notte da lupi, ne avevano trascinato il corpo sin la.
Ma perche’ tutta quella messinscena?
Per sviare le indagine, era ovvio; la prudenza non e’ mai troppa
in simili casi. Piu’ assurda la seconda ipotesi: un tentativo di scippo
mal riuscito con conseguente reazione della vittima, e quale reazione!
Pensare a uno scippo era semplicemente pazzesco, che le numerose rapine
gli avevano fruttato un gran numero di milioni, milioni a centinaia.
E chi era la vittima dello scippo?
Chi l'aveva ucciso? E
l'arma del delitto, apparentemente un ombrello da uomo, stando alle
apparenze. Il cadavere
presentava due vistose ecchimose, gli avevano fracassato le prime due
vertebre cervicali e l'osso temporale sinistro, colpi vibrati da un uomo
robusto e con la determinazione d'uccidere. Mara tardava e, caso strano,
tardava pure il suo compagno, l'ingegner Riccardo: la prima volta che
accadeva in cinque mesi, da quando convivevano more uxorio. Benche’
aspettasse l'erede, mai un attimo di ritardo in cinque mesi.
L'appartamento dell'ingegner Riccardo s'affacciava sul viale dov'era stato
rinvenuto il morto. coincidenza? Troppe
coincidenze si sommavano, a conferma dei miei timori.
Continuavo a telefonare inutilmente. Dov'erano i due amanti?
E inoltre, perch‚ non avevano avvertito che tardavano?
che non sarebbero venuti? E
ancora, che ci faceva il cadavere di quel criminale nei pressi
dell'abitazione dell'ingegner Riccardo? Le mie preoccupazioni crescevano
con passare dei minuti, i minuti si fecero ore. . .
Ne ricostruivo l'accaduto
- con
l'immaginazione; vedevo il criminale sbucare dall'agguato alla vista di
Mara, vibrarle una coltellata; Mara
si riparava con la borsetta e l'ingegner Riccardo, riavutosi dalla
sorpresa, lo colpiva violentemente alla nuca e alla tempia. . . Il trillo
del telefono e smise di giocare allo Sherlock Holmes; esitai nel portare
la cornetta all'orecchio, udii la voce d'un uomo disfatto:
- -
Sono il direttore della produzione, parlo con signor presidente? . . .
Ah, e’ lei avvocato? . . . La
dottoressa Denullis e’ stata operata stanotte d'isterectomia, ha perduto
il bambino; il chirurgo s'e’ riservata la prognosi. . .
- -
Ma cosa le e’ accaduto?
- -
Ieri sera sul tardi mentre rincasavamo. . .
Mai l'avevo veduta tanto euforica.
<<Riccardo, si muove, scalcia con energia il nostro piccino;
lo sento. . . >>, E non so come e’ inciampata nel salire sul
marciapiede ed e’ caduta a pancia in giu’.
L'emorragia e’ stata imponente, ha bisogno di trasfusioni di
sangue ma l'ospedale e’ sfornito. Il
suo sangue e’ del gruppo B Rh positivo, e’ diverso dal mio e io
nemmeno so dove comprarne. Per
carita’, l'aiuti. L'esortai a restarle vicino, avrei provveduto
d'urgenza a inviargli degli operai donatori. Per giorni e giorni Mara
lotto’ contro la morte.
Quando andai a visitarla assieme a Nora, era il famtasma di se stessa: il
viso smunto, le labbra esangui, i lineamente contratti in una smorfia
dolorosa; era una maschera tragica e ripeteva meccanicamente:
- -
E' finita, stavolta e’ finita. Svuotata
delle viscere, del cuore, dell'anima, dei sentimenti, dell'energia vitale.
Il mio piccino, il mio maschietto, il mio tesoruccio. . . e quello l'ha
ucciso, s'e’ vendicato nella maniera piu’ infame.
E non ne avro’ piu’
di figli, saro’ per sempre
una buccia vuota senza polpa, un inutile involucro. E i medici a gridare
al miracolo d'avermi salvata. Non lo capiscono che morire sarebbe stato un
niente al confronto. E'
troppo, adesso e’ troppo. . .
- -
Guarira’, dottoressa, le saranno d'aiuto l'amore del suo Riccardo e
l'amicizia di tutti noi. . . Le mie parole suonavano false e Mara neppure
le udiva. Brillavano le lacrime negli occhi di Nora che stingeva una sua
mano in silenzio. Il giorno che venne dimessa dall'ospedale l'ingegner
Riccardo si dimise dalla fabbrica; se ne andava per sempre dal nostro
Paese. Disse prima di
salutarmi:
- -
E' stato un addio definitivo; ho tentato di tutto per convincerla.
- -
Che ti daro’ ridotta a un
misero involucro? Oramai non
sono piu’ una donna ma un rudere: lo so che avresti compassione di me,
ma la compassione m'avvilirebbe molto di piu’.
Io voglio che un'altra donna ti doni la gioia di vivere di cui hai
bisogno, che almeno tu sia felice. Percio’
dimenticami. E no ha aggiunto altro, neppure m'ha guardato e
salutato. Se fossi stato al corrente del suo passato, l'avrei
- protetta
meglio, sarei stato piu’ all'erta.
L'ho ucciso quel criminale, ma a che e’ servito se ho perso lei?
Non riesco nemmeno a pensare che e’ tutto finito, che l'ho perduta per
sempre; e’ come un brutto sogno, un incubo che m'opprime e strazia: dal
paradiso scaraventato nell'inferno della disperazione. Abbiate cura di
lei, ormai e’ spaventosamente sola.
-
- ******
****** ******
-
- Son
passati tanti anni da allora. Ignoro
dove sia finito l'ingegner Riccardo: Mara continua a lavorare nella nostra
azienda, e’ molto invecchiata, e’ una sopravvissuta in un mondo che
non e’ mai stato il suo. Oggi
pomeriggio Nora e io siamo andati a farle visita, una visita breve. ci ha
ringraziato per i fiori che ha posto accanto all'ingrandimento del suo
Riccardo che sorride felice. Ha incominciato a parlare della fabbrica,
della necessita’ di ristrutturare d'urgenza per evitare d'essere
travolti dalla crisi. Non sa parlare d'altro, non vuol parlare d'altro con nessuno.
Passa le serate col suo Riccardo, vive nel passato quando gode’
del suo amore. Da quella drammatica notte di Novembre, son trent'anni che
Mara vegeta senza uno scopo. Siamo rincasati da poco ed e’ gia sera.
Fuori Marzo pioviggina gelido, sembra tornato l'inverno. Se quella
degli automi e’ vita, allora vive pure la dottoressa De Nullis - osserva
Nora stringendosi a me sul divano.
- -
Stasera il fuoco del camino riscalda poco, la primavera tarda a venire.
-
- Giovanni
Pattavina
-
- Dal
volune di racconti: "MARA DE NULLIS FIGLIA DI N.N."