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lire XXV di alfonsini a favore del proprio vescovo due giorni dopo versa per sé lire III e soldi X; il 19 maggio 1347 versa L. III. Poi compare in un trattato di pace del 1388 tra Eleonora d’Arborea e gli Aragonesi.
CENNI STORICI
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Il sindaco della città decaduta, Don Giovanni Passiu, vide esaudita la sua istanza dal re
Ferdinando, il quale, in data 12 agosto 1479, mandò da Saragozza il diploma per annettere perpetuamente e direttamente alla Corona i tre Campidani e le due incontrade di Parte Barigadu e di Parte Guilcier Reale (a quest’ultima
regione apparteneva, come si è detto, Paulilatino). |
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Del secolo seguente (1746) è un importante Relazione fatta sulla Sardegna da un intendente generale di finanza. Il visitatore, conte di Viry Francesco Giuseppe barone de la Pierrère, ricordava di Paulilatino: “oliviers souvages, bestiaux, huilles, vins et blés”. Diceva pure che la “tangue” (tanca) possedeva un allevamento di cavalli (“haras”): poco proficua era per il Regno la direzione affidata al “mauveau Caballero” don Pietro Cocco, che aveva ereditato dal padre don Teodoro non meno di 15 mila scudi. Tra il 1760 e il 1765 si fa propaganda per la diffusione del gelso e per l’impianto di una
industria della lavorazione della seta. |
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cinque sesti possedevano almeno un po’ di terra e di bestiame - le maggiori fonti di
sostentamento erano l’agricoltura e la pastorizia: nel 1845 il paese aveva 750 buoi da lavoro, 200 cavalli e 650 giumenti, 8000 vacche, 7000 pecore, 2500 capre, 1000 suini e 600 cavalle. I contadini seminavano: 1800
starelli di grano, 700 di orzo, 60 di legumi, 200 di lino (ogni starello corrispondeva a litri 49,80 perché ad ogni misurazione di 50 litri di toglieva, ab antiquo, una manata di cereali, forse per costume atavico ereditato dai
Punici). La semente fruttava circa 10, anche 12 volte tanto; il lino dava più di duemila quintali di prodotto. Praticata era anche l’orticoltura. La vite contava circa mezzo milione di ceppi e produceva vino per centomila
quartane (500 mila litri); moltissimi gli olivastri che allignavano per oltre 6 chilometri a ovest del paese. |
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Con la coltura intensiva del grano e delle foraggere è stato abbandonato il primitivo aratro a
chiodo e sostituito con l’agile aratro di ferro e il trattore meccanico; a estensione insignificante è stato ridotto il trasporto a dorso di cavallo e di giumento, nonché l’uso del carro a buoi, carro pesante dalla ruote piene
e l’asse e i chiodi di legno; per l’evidente utilità pratica è assai estesa l’adozione di automobili, di autocarri, di motociclette. Inoltre, al crescente consumo del bestiame da macello si ripara in parte con l’allevamento dei
conigli e dei volatili da cortile; alla deficiente manipolazione usata una volta nel formaggio, nell’olio, nel vino, oggi si dà l’accorto trattamento, suggerito dalla tecnica; al migliorato tenore di vita (di cui gode un sesto
delle famiglie in seguito all’estensione delle varie pensioni vitalizie) si aggiunge l’uso dei mezzi moderni che rallegrano l’esistenza umana: sono in Paulilatino numerosi i televisori e le radio. |
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frequentavano in altre sedi i corsi ginnasiale, liceale, tecnico, magistrale). |
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MOVIMENTO DEMOGRAFICO
A metà del secolo XVII appare anche per il nostro paese la consistenza demografica. Il censimento del 1653 assegnava a Paulilatino 356 abitanti. Dopo l’immane pestilenza del 1652-1656 anche i paesi del Cier Real si ripresero. Infatti, durante il parlamento del 1698 Paulilatino contava 355 famiglie con 657 maschi e 639 femmine. Nel 1751 fu fatto un censimento che assegnava a Paulilatino un notevole numero di abitanti: 2263 |
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Si riporta la tabella del movimento demografico dal 1656 ai nostri giorni: |
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LE GUERRE |
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