LE ORIGINI
L’etimologia di Paulilatino è stata tanto discussa, pare che il paese abbia preso questo nome dalla palude (prosciugata nel 1827) che nella tarda primavera quando si prosciugava, si ricopriva di una patina biancastra e di pratoline che la rendevano “làtina” cioè chiara in dialetto paulese oppure dal fatto che tale palude in origine dava una densa nuvolaglia “lattiginosa” da cui l’aggettivo sardo “lattinu”.
La prima volta il toponimo Paulilatino lo troviamo nella Ratio Decimarum Italiae-Sardigna dove si legge: 1342 il canonico Giovanni Capra, rettore di S.Teodoro di Paule Latina, versa il 26 settembre

lire XXV di alfonsini a favore del proprio vescovo due giorni dopo versa per sé lire III e soldi X; il 19 maggio 1347 versa L. III. Poi compare in un trattato di pace del 1388 tra Eleonora d’Arborea e gli Aragonesi.

 

 

CENNI STORICI


Nel Medioevo Paulilatino faceva parte dell’Ocier Reale, “incontrada” che comprendeva paesi accomunati da lingua, tradizioni e storia riuniti e ricordati dai documenti giudicali: in un trattato di pace del 1388 fra Eleonora d’Arborea e il Governo Aragonese vengono citate le seguenti “ville” facenti parte del Guilcier Real: Paule, Norgillo, Aidu, Ruinas, Sedilo, Guilcier, Cunzi, Sollì, Tadasuni, Usthei,Guilarci, Utti, Borore, Domusnoas, Abba Sancta.

Secondo alcuni studiosi ed eruditi sardi dell’800 il nome Guilcier Real e le sue varianti (Gilbicer, Parte Ocier o Cier, Ocier Reale) hanno origine punica, da un primitivo “gil-gil-bé er” formato da due parole “gil-gil” cioè territorio e “bé er” cioè pozzo o palude che può essere tradotto come “territorio paludoso o ricco d’acqua” e non poteva essere altrimenti poiché tutta la nostra zona è ricca di acqua e di paludi, basti infatti pensare ai nomi stessi di Paulilatino e Abbasanta.
Il Guilcier Real seguì le sorti del giudicato arborense. Caduto, poi, tale istituto il 29 marzo 1410 e inclusi, infine, nella corona di Aragona il marchesato di Oristano e la contea del Goceano per effetto della rotta di Macomer (19 maggio 1478) i piccoli paesi come Paulilatino, e i grossi centri dell’antica circoscrizione non poterono non seguire i nuovi dominatori. Avvennero ben presto i segni del vassallaggio.

Il sindaco della città decaduta, Don Giovanni Passiu, vide esaudita la sua istanza dal re Ferdinando, il quale, in data 12 agosto 1479, mandò da Saragozza il diploma per annettere perpetuamente e direttamente alla Corona i tre Campidani e le due incontrade di Parte Barigadu e di Parte Guilcier Reale (a quest’ultima regione apparteneva, come si è detto, Paulilatino).
In seguito alle disposizioni del Concilio di Trento (1545-1563) e alla istituzione dei “Quinque libri” parrocchiali, anche Paulilatino ha, dal 1595, i primi registri di Battesimo, seguiti da quelli che elencano i Matrimoni, i Decessi, le Cresime, la Cronaca della comunità locale.Pochi anni dopo avviene l’invasione di Oristano da parte dei “sordaus grogus” (i soldati dal vestito giallo), comandati dal conte di Harcourt. Tra i primi accorrono per la difesa i miliziani di Paulilatino e il 26 febbraio 1637 contribuiscono validamente, con i compagni del Guilcier Real, a respingere i francesi. Durante il parlamento del 1698 il sindaco e parroco Giandomenico Piras commenda i suoi paesani e quelli di Abbasanta per il valore che essi avevano dimostrato nella battaglia - si lamenta inoltre che mentre i capi dei ghilarzesi erano stati ben ricompensati per i paulesi e gli abbasantesi invece non c’era stata nessuna ricompensa.

A quest’epoca sembra riferibile l’adozione del gonfalone, affidato alla custudia di una associazione religiosa: lo confermerebbe lo stato della stoffa, usata circa 3 secoli orsono per formare il vessillo rettangolare. La presumibile concessione sarebbe venuta dal re di Spagna a titolo di benemerenza di guerra.
Il gonfalone si porta ancora oggi in processione per le maggiori feste: Corpus Domini, l’Assunta, S.Teodoro. E’ riprodotto anche nel timbro parrocchiale, anche se in forma un po’ diversa.
Negli anni dal 1651 al 1656 anche Paulilatino fu colpita da una terribile epidemia di peste che decimò la popolazione;  si narra che ci fossero anche 27 morti al giorno.

Del secolo seguente (1746) è un importante Relazione fatta sulla Sardegna da un intendente generale di finanza. Il visitatore, conte di Viry Francesco Giuseppe barone de la Pierrère, ricordava di Paulilatino: “oliviers souvages, bestiaux, huilles, vins et blés”. Diceva pure che la “tangue” (tanca) possedeva un allevamento di cavalli (“haras”): poco proficua era per il Regno la direzione affidata al “mauveau Caballero” don Pietro Cocco, che aveva ereditato dal padre don Teodoro non meno di 15 mila scudi.

Tra il 1760 e il 1765 si fa propaganda per la diffusione del gelso e per l’impianto di una industria della lavorazione della seta.
Nel 1761 il governo sabaudo istituisce i consigli comunali: “sette i consiglieri per le ville con più di 200 fuochi (famiglie) cinque per quelle tra i 100 e i 200 fuochi”. I consiglieri venivano scelti fra tre classi di persone ed erano eletti dall’assemblea dei capi famiglia convocata dall’ufficiale di giustizia. Il più votato della prima classe era nominato sindaco, durava un anno ed era sostituito con una rotazione annuale dai consiglieri delle altre due classi. Il Consiglio doveva darsi una sede, non più la piazza come per il passato, ma la casa del sindaco fino a quando si potesse avere una casa propria. Ogni comunità doveva formarsi un archivio per riporvi le scritture ad essa appartenenti.

Nel 1770 si concluse la visita del vicerè Des Hayes in Sardegna.
Dal 1800 in poi si hanno su Paulilatino notizie più ampie e più sicure.
Frequentavano le scuole elementari circa 45 ragazzi, esercitavano l’artigianato non più di 70 persone; le donne, che neppure a Paulilatino frequentavano la scuola, faticavano più nei campi che sui telai. Di tutta la popolazione, i

cinque sesti possedevano almeno un po’ di terra e di bestiame - le maggiori fonti di sostentamento erano l’agricoltura e la pastorizia: nel 1845 il paese aveva 750 buoi da lavoro, 200 cavalli e 650 giumenti, 8000 vacche, 7000 pecore, 2500 capre, 1000 suini e 600 cavalle.  I contadini seminavano: 1800 starelli di grano, 700 di orzo, 60 di legumi, 200 di lino (ogni starello corrispondeva a litri 49,80 perché ad ogni misurazione di 50 litri di toglieva, ab antiquo, una manata di cereali, forse per costume atavico ereditato dai Punici). La semente fruttava circa 10, anche 12 volte tanto;  il lino dava più di duemila quintali di prodotto. Praticata era anche l’orticoltura. La vite contava circa mezzo milione di ceppi e produceva vino per centomila quartane (500 mila litri); moltissimi gli olivastri che allignavano per oltre 6 chilometri a ovest del paese.
Nel 1838 finì l’Amministrazione feudale anche nell’incontrada Parte Ocier Reale.
Nel 1845 Paulilatino aveva un parroco e cinque viceparroci; aveva anche cinque chiese: la parrocchiale sotto l’invocazione di S.Teodoro Martire e quattro filiali (B.V. d’Itria, S.Maria Maddalena, Anime del Purgatorio, S.Sebastiano).
Sempre notevole e proficua l’abbondanza dei corsi d’acqua nel territorio paulese: vi scorrono il Riu de Planu, il Riu Cannas, il Riu de Sos Molinos. Le acque della sorgente “Sa Bubulica”, cosidetta dal rumore che quelle producono zampillando, alimentano fin dal 1864 l’acquedotto del paese che vanta, nella sua piazza più importante, ombreggiata di olmi e chiamata “Su Pangulieri”, una fontana monumentale con su una statua di Eva. L’opera e l’acqua ottima della fontana erano il richiamo per i turisti che percorrevano la strada Carlo Felice. La sensibilità di conservare gli olmi del bellissimo viale, colpiti dalla grafiosi, ha indotto un Istituto americano a irrorare quelle piante, nell’agosto del 1966, con uno speciale liquido anticrittogamico.
Arrivati al Novecento, numerose sono le conquiste che Paulilatino ha fatto in molti campi ed il paese è progredito moltissimo.

Con la coltura intensiva del grano e delle foraggere è stato abbandonato il primitivo aratro a chiodo e sostituito con l’agile aratro di ferro e il trattore meccanico; a estensione insignificante è stato ridotto il trasporto a dorso di cavallo e di giumento, nonché l’uso del carro a buoi, carro pesante dalla ruote piene e l’asse e i chiodi di legno; per l’evidente utilità pratica è assai estesa l’adozione di automobili, di autocarri, di motociclette. Inoltre, al crescente consumo del bestiame da macello si ripara in parte con l’allevamento dei conigli e dei volatili da cortile; alla deficiente manipolazione usata una volta nel formaggio, nell’olio, nel vino, oggi si dà l’accorto trattamento, suggerito dalla tecnica; al migliorato tenore di vita (di cui gode un sesto delle famiglie in seguito all’estensione delle varie pensioni vitalizie) si aggiunge l’uso dei mezzi moderni che rallegrano l’esistenza umana: sono in Paulilatino numerosi i televisori e le radio.
Viva e apprezzata l’istruzione pubblica: sopravvive qualche insignificante focolaio di analfabetismo.
Nel 1938-40 furono costruite nel paese opere militari e case quale alloggiamento ai soldati di una divisione in vista della guerra imminente: vari bombardamenti aerei sconvolsero le opere nel 1942. I pozzi morti, “affiancati all’acquedotto”, danneggiarono la bontà dell’acqua potabile, il cui serbatoio prima fu tramutato in piscina per i bagni ai militari, poi - nel 1945 - adeguatamente risanato.

Un’altra nota particolare ha carattere archeologico. Alla fine del dicembre 1967 il Consiglio Comunale di Paulilatino, in seguito alle sollecitazioni della Pro-loco, deliberò di richiedere al Ministero della Pubblica Istruzione l’istituzione di un antiquarium per poter conservare ed esporre il materiale archeologico ritrovato o da ritrovare negli scavi promossi dalla Soprintendenza ai Monumenti nel sito Santa Cristina.
Nel gennaio del 1968 Paulilatino aveva 3014 abitanti, distribuiti in 640 case e appartenenti a circa 625 nuclei familiari. I proprietari e i contadini erano 209 e coltivavano, oltre i cereali e i legumi, anche la vite e l’olivo; 350 erano gli allevatori di bovini e 146 i pastori generici.
Gli artigiani erano 28, i negozianti 35, gli impiegati civili 15, i pensionati 253. Figuravano più di 300 alunni delle elementari con 16 insegnanti e circa 110 studenti delle Scuole Medie con 12 professori (altri 85 studenti .

frequentavano in altre sedi i corsi ginnasiale, liceale, tecnico, magistrale).
Nel 1963, su un terreno donato alla parrocchia dal Sig. Francesco Pitzus, la Cassa per il Mezzogiorno permette la costruzione di una scuola materna. Inoltre dal 1972 è in funzione anche una scuola materna comunale.
Nel 1967 erano presenti a Paulilatino 3520 bovini, 10090 ovini, 408 suini, 45 equini, 140 giumenti.
I mezzi di uso comune alla vita contemporanea presentavano, nell’estate del 1968, questi dati: 94 automobili, 11 autocarri, 185 motorette, 490 radio, 136 televisori, 125 frigoriferi, una ventina di lavatrici automatiche.
Sono tutti elementi che in Paulilatino, come anche in altri paesi laboriosi, contribuiscono a rendere agiata e serena la vita.

Negli anni successivi al dopoguerra, Paulilatino è interessato da una massiccia emigrazione. L’emigrazione tradizionale all’estero si dirigeva in Francia, Svizzera, Belgio, Olanda, Argentina e Canada. Qualcuno rimase in Etiopia dopo le guerre. Tre famiglie in Inghilterra, nessuna in Germania. Nel 1956 gli emigrati erano in tutto 56 unità su 3600 abitanti.
Subito dopo inizia l’emigrazione più massiccia verso il Nord-Italia, raggiungendo nel 1962 una cifra globale di 900 persone tra uomini e donne. Età media 30 anni. Le località preferite furono quelle della Lombardia (zone di recente industrializzazione), in particolare Varese, Saronno, Gallarate, Busto Arsizio, Legnano, Solbiate e soprattutto Fagnano Olona, dove si concentrò una vera colonia di paulesi, in numero di circa 200 tra ragazzi e ragazze.
Questo sicuramente serviva a mantenere quei legami di lingua e tradizioni che riproducessero qualcosa della comunità di origine.

MOVIMENTO DEMOGRAFICO

 

A metà del secolo XVII appare anche per il nostro paese la consistenza demografica. Il censimento del 1653 assegnava a Paulilatino 356 abitanti. Dopo l’immane pestilenza del 1652-1656 anche i paesi del Cier Real si ripresero. Infatti, durante il parlamento del 1698 Paulilatino contava 355 famiglie con 657 maschi e 639 femmine. Nel 1751 fu fatto un censimento che assegnava a Paulilatino un notevole numero di abitanti: 2263

Si riporta la tabella del movimento demografico dal 1656 ai nostri giorni:

ANNO

Numero Abitanti

ANNO

Numero Abitanti

ANNO

 Numero     Abitanti

ANNO

Numero Abitanti

1656

356

1821

2024

1857

2805

1983

2788

1688

1432

1824

2428

1861

2909

1991

2688

1698

1296

1838

2424

1871

3032

1998

2580

1728

1620

1844

2671

1881

3394

2000

-

1751

2263

1848

2739

1901

3079

 

 

LE GUERRE

Nulla si sa di paulesi che abbiano partecipato alle guerre d’Indipendenza. Un Ponti Brasu Francesco ebbe la medaglia d’argento per meriti di guerra con Garibaldi.

Si sa di un paulese, Efisio Piras, che partecipò durante la conquista dell’Eritrea al combattimento sfortunato di Dogali del 1887. Nulla si sa di paulesi che abbiano combattuto nel 1911 per la conquista della Libia, mentre invece largo contributo di sangue fu versato nella guerra mondiale 1915/18: 76 i caduti, tra cui un capitano, due tenenti, un sergente, due caporali maggiori, cinque caporali, tre carabinieri, un finanziere.

Un caduto si ebbe durante la guerra di Spagna (1936/39) - otto durante la seconda guerra mondiale 1940/45 tra cui un sergente maggiore in Etiopia, un sergente maggiore a Rodi (medaglia d’oro Pietro Carboni), un marinario e un carabiniere.
I caduti in guerra sono ricordati da un Monumento che sorge nella Via Nazionale e dove ogni anno ne viene ricordato il sacrificio con una cerimonia.


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