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L'opinione
Alessandro Corona : Tore Daga e il comunismo individualistico

TORE DAGA E IL COMUNISMO INDIVIDUALISTICO


 

Che il Compago Daga tentasse l'ultimo colpo di coda esibendosi per l'ennesima volta sui quotidiani locali era cosa prevedibile quasi quanto le lacrime della Signora Vanna Marchi all'accusa di “iettatrice” lanciata dal pubblico ministero in questi giorni.

Non sorprende quindi questo tentativo di screditare l'operato del Partito nella città di Nuoro e di riflesso in tutta la Provincia, se non fosse altro per la qualità dell'analisi fatta che continua, sulla falsariga di tutti i suoi precedenti interventi, a vestire i panni dell'individualismo più becero e del culto della personalità più sfrenato.

Senza nulla togliere al sorriso e al perfetto nodo della cravatta che si può ammirare nella foto pubblicata sui quotidiani, l'analisi di Daga si rifugia nell'indispensabile necessità di motivare la sua scelta di “autosospendersi” dal Partito con temi assolutamente inconcludenti sia sotto il profilo politico locale che sotto l'aspetto ideologico.

Daga ha smesso di essere un comunista molto tempo fa, molto tempo prima di questa sua autosospensione.

Ha smesso di essere comunista nell'esatto istante in cui, non curandosi delle necessità democratiche interne di dialogo e di partecipazione, in qualità di segretario cittadino (e quindi secondo la sua personalissima visione, di grande capo) esprimeva “personalissimi” pensieri, sia in Consiglio comunale che sui giornali, come fossero posizioni condivise da tutte le compagne e tutti i compagni comunisti della Città di Nuoro.

Ha smesso di essere comunista nell'esatto istante in cui, questo suo comportamento lo ha portato a credere che fosse lui, e solo lui, il portatore di una verità a cui tutti avrebbero dovuto attenersi, giacchè rifiutando il dialogo con i compagni nuoresi evidenziava il suo narcisismo e tutto il suo folklore politico e ideologico.

Ha smesso di essere comunista nell'esatto istante in cui, dopo aver accettato la candidatura alla camera, ha chiesto ed ottenuto di poter ritirare la sua candidatura ed ha costretto tutto il Partito ad un lavoro osceno per la ricostruzione della lista e per la raccolta delle firme.

Ha smesso di essere comunista nell'esatto istante in cui si rifiutava con costante arroganza di partecipare agli incontri della direzione federale, che sarebbero stati alquanto utili per meglio chiarire la sua posizione e per meglio determinare un'azione politica che, partendo da un'analisi interna, potesse assumere connotati di condivisione e di leggittimazione.

Tore Daga ha smesso di essere comunista e di rappresentare il Partito in Città e nel Consiglio comunale, un fatto che ufficializza una cosa ben precisa: da ora in poi tutte le posizioni da lui assunte, giuste o sbagliate che siano, saranno esclusivamente e chiaramente le sue posizioni personali. Verrebbe da dire che poco è cambiato rispetto al passato, l'individualismo c'era, c'è e ci sarà.

Resta da sottolineare il fatto che dal punto di vista etico e morale il consigliere Daga dovrebbe perlomeno assumersi le proprie responsabilità di fronte ai comunisti che l'hanno sostenuto e votato, di fronte a tutte le donne e a tutti gli uomini che credendo nell'azione politica dei Comunisti Italiani scelsero Daga alle scorse elezioni comunali, incaricandolo di rappresentare il Partito e i diritti dei lavoratori e dei più deboli.

Si potrebbe dare un consiglio al consigliere Daga, quello di dimettersi dal ruolo di consigliere comunale per permettere ad un comunista vero di rappresentare il Partito e per combattere, senza genuflessioni o devozioni sospette, per i diritti dei più deboli. Sarebbe un atto dovuto nel nome di chi vota Comunista perchè crede che la lotta per una società migliore sia il primo obiettivo del Partito dei Comunisti Italiani e non perchè sia presente un compagno piuttosto che un altro.

Gli uomini vanno e vengono ma il Partito resta e proprio nella sua capacità di rinnovarsi ha la sua arma rivoluzionaria più concreta.

Questo è il consiglio che si da al consigliere Daga, coscienti che ci baderà e che ci rifletterà su, giacchè l'ignoranza non gli appartiene, e coscenti del fatto che se non ci baderà ciò non sarà dovuto alla saggezza ma all'incapacità di riconoscere che ad un uomo solo resta il sorriso e il e il nodo della cravatta e ai compagni seri resta il forte e l'orgoglioso senso di appartenenza ideologica, etica e morale al Partito dei Comunisti Italiani.

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