pomeriggio
mi pulsano le tempie, pochi zuccheri e gira un po' lo spazio intorno/
le vene della fronte gonfie bluastre, sulla fronte arrossata dal sole,
la mia fronte di solchi profondi, le sento con le dita/ ho affrontato
chilometri e chilometri di pedali e aria sulla faccia e mosche e affanno
e fiato e percezione muscolare e controllo e schiena dritta e zingari
sulla pista e puzza di tevere fogna e depuratore e romanord aeroporto
dell'urbe aerei da turismo elicotteri antincendio pescatori albanesi
villaggio di baracche sulle sponde prima della fine pedali e gps
e adesso
sul ponte schivo aperitivi tardopomeridiani vocianti e rumorosi di parole
sprecate e bottiglie cadute a lacerare
adesso li schivo a testa bassa
e quasi non me ne accorgo
invece sono lì
quelle due donne est europee di due paesi differenti, si parlano in
italiano
e di fantascienza
lei diceva di un laboratorio in un romanzo di silverberg
lei si stupiva sorrideva e annuiva, seduta
e hanno affrontato addii e dolori e pianti e distanze perché
si deve ore di pulmann e ore alle frontiere e fatica per pagare l'ingresso
qui e lontano lontano vedere un figlio dopo anni che non ti riconosce
quasi più sei solo qualche parola quando si può una telefonata,
era piccolo e te sei quello che hanno raccontato e due parole ogni tanto
e nessuno capisce nessuno
e allora quelle due appassionate di fantascienza sul ponte a raccontarsi
allora quelle due parlano di fantascienza in italiano mentre sotto il
fiume fa i gorghi
io passo, riabbasso la testa
passo, tangente ad uno sciame sferico di moscerini che oscillano intorno
ad un centro inesistente