PEREGALLO: la storia


Nell'opera "LE VICENDE DELLA BRIANZA" Ignazio Cantù narra che nel lontano 1300 " .... una Rosa Peregalli da Peregallo presa d'amore per Gian Guidotto dà Lesmi che non potendo, per le discordie civili onde si cercavano sempre a morte le loro famiglie, appagare il voto ardente del suo cuore, ricorse ad un frate che viveva eremita a S. Maria delle Selve. Da lui gli amanti ebbero benedetto il loro voto ed ottenendo che il buon eremita riducesse la pace fra le discordie municipali. Brevissima gioia. Non andò molto che Rosa morì, non senza gravi sospetti di veleno, e Guidotto fu trovato morto con una larga ferita nel petto".
GIOVANNI MEZZOTTI nel racconto dal titolo "Passeggiata nel Real Parco di Monza per viaggiatori della strada ferrata da Milano a Monza" al capitolo V nel dettagliare il Bosco Bello scrive che "... è in questo clima che viene a maturare la vicenda delle due potenti famiglie ritirate nelle loro castella in vicinanza del Bosco Bello. Erano questi i Peregalli da Peregallo posto a due miglia da Monza ed i Lesmi da Lesmo distante tre miglia". A questo punto del racconto il citato autore riporta la storia che abbiamo anteposto, e conclude con questa affermazione: "L'urna sepolcrale degli infelici amanti esisteva ancora nel secolo scorso (1700) con una lapide latina che ne rammentava la dolorosa tragica fine".
L'enciclopedia TRECCANI e l'autore BOSELLI, invece, fanno derivare Peregallo dal romanico PEREGA'L "mora (mucchio) di sassi" che stava ad indicare la posizione del paese sulla sponda Est del fiume Lambro dove il ponte univa le vie di collegamento della Brianza.
Peregallo ebbe diverse ville con grandi parchi e fu uno dei primi luoghi di residenza signorile estiva.

Nel 1400 Peregallo fu teatro di battaglia.
In quel secolo l'affermarsi progressivo di Stati a dimensione regionale scatena continue guerre. Negli ultimi mesi del 1449 la guerra si sposta decisamente in Brianza e si presenta nella sua caratteristica fondamentale di guerra di logorio: l'obiettivo diventa quello di stancare l' avversario sottraendogli territorio e punti strategici, ricorrendo alle armi della propaganda e della sobillazione per scompigliare il fronte nemico e suscitare opposizioni interne. I contendenti: Milano contro Venezia, ossia milizie mercenarie al servizio di una città contro altri mercenari al servizio dell'altra. Per bloccare i Veneziani, diventa determinante il controllo dell'Adda, dal momento che il fiume è un'ottima linea di difesa, con alcuni "nodi" a Cassano, Trezzo, Brivio e Lecco. Francesco Sforza pone il campo a Cassano nel dicembre 1449 e da Cassano si sposta a Calco dove scopre che i Veneziani hanno occupato la posizione strategica dei S. Genesio ed a Brivio stanno facendo lavori per costruire un ponte su cui far passare rifornimenti per Milano. Sua preoccupazione diventa quella di bloccare i Veneziani sul S.Genesio ed impedire il passaggio dell'Adda a quelli che stanno in territorio bergamasco. Si susseguono piccoli scontri senza esiti, finchè i capitani della Repubblica Ambrosiana (Repubblica nata a Milano dopo la morte - 13 agosto 1447 - di Filippo Maria, l'ultimo Visconti, il quale non lascia indicazioni per la successione), che hanno inviato nel centro fortificato di Monza truppe a protezione di Milano, ordinano al loro comandante Iacopo Piccinino di uscire dal borgo e di recarsi incontro ai Veneziani. Il Piccinino si muove con quattromila uomini a cavallo ed altrettanti fanti, sale per la strada di Peregallo, manda una parte della fanteria ad occupare l'altura di Montevecchia; a sera con la cavalleria e la restante parte della fanteria, "pone il campo nel villaggio chiamato Casate allo scopo di riposare un poco l'esercito" (le parole sono di Giovanni Simonetta, lo storico ufficiale dello Sforza). Francesco Sforza, informato, avverte il rischio di essere chiuso e schiacciato sull'Adda tra i nuovi venuti e i Veneziani pronti a passare; decide quindi di giocare d'anticipo, spostare le sue truppe contro il Piccinino, sconfiggere o almeno mettere in fuga i nemici per impedire che se ne radunino ancora in grande numero. A notte appena iniziata lascia l'accampamento di Calco, dopo averlo munito con i fuochi accesi per ingannare il nemico, e con il grosso delle truppe si incammina celermente verso Casate. Gli sforzeschi si muovono lungo la valle di Rovagnate, valicano la collina boscosa di Sirtori e dopo aver camminato tutta la notte sono a Casate prima dell'aurora. A trecento passi dalla postazione dei Piccinino si organizza un rapido assalto; le sentinelle nemiche sono catturate e disarmate; lo Sforza guida personalmente l'attacco. L'accampamento del Piccinino per altro deve essere stato collocato in posizione elevata (un cronista indica la zona di Casatevecchio) ed opportunamente munito, se è vero che lo Sforza per due volte subisce il rischio di essere sopraffatto dai contrattacchi nemici, una volta svanito il fattore sorpresa. E' battaglia dura, insomma, con lo Sforza costretto a rinnovare gli assalti e a richiamare più volte i suoi, propensi a lasciare il campo. Ma alla fine lo Sforza ha la meglio. Il Piccinino si ritira verso il sicuro rifugio monzese, ripassando per Peregallo; l'accampamento di Casate viene distrutto. I feudatari della Brianza fanno atto di sottomissione e professano fedeltà allo Sforza.

I territori di Peregallo, durante il medioevo hanno seguito le sorti della Martesana di cui la capitale era Vimercate. Questi territori furono infeudati nel 1475 dai Sacco Borella e poi dai Trotti.
Peregallo nel 1574 contava appena 25 persone, distribuite in 7 famiglie.
(Archivio storico diocesano di Milano, pieve di Vimercate.)

Nel 1700 Peregallo fu sede di un convento di frati. Vi è una mappa di quel secolo sulla quale rimane disegnato un vasto appezzamento di terreno sotto la denominazione "VIGNA DEI FRATI". Si suppone che il convento possa essere sorto all'interno del parco dove successivamente fu costruita la Villa CURTI. Infatti i padri minimi di S. FRANCESCO DA PAOLA di Milano officiavano nella chiesa di S. ANTONIO ed in un dipinto datato 1825 inerente alla via Mazzini si intravede una costruzione diversa dall'attuale mentre Villa Rapazzini è riprodotta così come è ora. Il Convento potrebbe essere stato demolito. Difatti l'attuale villa CURTI - MATTIOLI ora PEREGALLO COUNTRY CLUB si fa risalire al 1890. E' stata di proprietà del Commendator GIAN LUIGI CURTI. Fu poi ceduta al nobiluomo MATTIOLI, questi era ministro della Casa Reale di Savoia. Attorno al 1950 diventa sede di un istituto denominato "COLLEGIO PEDAGOGICO"; in questo istituto lavoravano diverse persone del paese. Don GIOVANNI CASU, cappellano del collegio officiava nella Chiesa di S. Antonio. Alla fine degli anni '60 la villa viene adibita ad elegante ritrovo di dipendenti della multinazionale IBM. Dal 1994 è sede del Peregallo Country Club. L'elegante parco con piante secolari fa da cornice di presentazione della villa. L'Arch. A. CITTERIO nel volume "LE VILLE STORICHE NEL TERRITORIO DI MONZA" così la descrive " ... si tratta certo di un semplice villino con blocco articolato, organizzato planimetralmente con notevole libertà. Così la nuova volontà di integrare per quanto possibile gli spazi interni con l'ambiente naturale circostante (già peculiare dell'Alemagna) qui, ritorna nella presenza di ampi terrazzi, loggiati e porticati angolari magari spostati più o meno integrati con le sale ed il giardino. Né manca la torre belvedere, posta in posizione eccentrica, elemento anche questo innovativo rispetto alle tipologie tradizionali storiche e che diventerà uno degli attributi formali più caratteristici del villino borghese fino a tutta l'epoca liberty".


La CHIESA DI S. ANTONIO si pensa risalga agli inizi del 1700.
Nei documenti della visita pastorale del Cardinal GIUSEPPE POZZOBELLI del 1756 si parla di questa chiesa nominata della B.V. Immacolata. Si annota: l'oratorio dista 1000 passi dalla chiesa parrocchiale. E' dei padri minimi di S. Francesco da Paola, di Milano, avendolo ricevuto in eredità dal Conte Giuseppe Saronno. In questa cappella fu costruito un solo altare aderente alla parete e coperto con tavole segate, nelle quali è inserita la pietra sacra. Un unico gradino porta all'altare, e sopra un rialzo sono posti la croce ed i candelieri. Una tela dipinta, posta sulla parete rappresenta la Vergine Immacolata con ai piedi San Francesco di Paola. C'è una sola porta. La piccola torre campanaria, ha una campanella molto sonora. La sacrestia è collegata. La chiesetta è di forma quadrata ed il pavimento è in mattoni. Questo oratorio è stato costruito dalle fondamenta dal Conte Giuseppe Saronno ed è stato benedetto, per speciale delega della Curia Arcivescovile dal rev. Don Alessandro Banfi attorno al 1750.
Il Conte Giuseppe Saronno istituì un legato per la celebrazione in perpetuo della messa Festiva in questo oratorio. Al riguardo della chiesa dell'Immacolata si deve osservare che col tempo cambiò il titolo di dedicazione. Infatti nel 1778 si legge nel LIBER CRONICUS della parrocchia di Lesmo, è stata istituita la festa di S. FRANCESCO da PAOLA nell'oratorio a lui dedicato. Esisteva in Peregallo un'altra chiesetta dedicata a S. Antonio. Il 27 febbraio 1802 i proprietari F.lli SIMONETTA hanno chiesto al ministro dell'Interno l'autorizzazione a demolirla. La DEPUTAZIONE dà parere favorevole ma obbliga i Sigg.ri SIMONETTA a portare mobili e suppellettili al cappellano di Peregallo Don DOMENICO CASTELLI (segno che i frati si erano nel frattempo ritirati) nella chiesa di San Francesco da Paola in quanto era stata mantenuta dalla pietà dei fedeli.
Il 1 ottobre 1802 la pietra sacra della chiesa di S. Antonio veniva portata alla chiesa parrocchiale di Lesmo insieme alla reliquia del Santo (ora conservata nella parrocchia di Peregallo). E così la chiesa inizialmente dedicata alla B.V. Immacolata e poi a S. Francesco da Paola (con l'avvento dei frati), da ultimo ha come titolare S. Antonio Abate. Demolita la chiesetta dedicata al Santo eremita si trasferì appunto il nome alla chiesa di via Mazzini.
Nel 1896 fu inviato a Peregallo don Giuseppe Gervasini (1867) come cappellano. Per la sua fama di erborista guaritore diversa gente giunse al nostro paese; Don Gervasini arrivò da Ratenate, una frazione di Limito.Era conosciuto come "il pret de Ratanà" e diversi sono gli aneddoti inerenti alla sua presenza a Peregallo.


Anche la villa SIMONETTA ora RAPAZZINI si ritiene risalga agli inizi del 1700,fine del 1600.
L'architetto A. CITTERIO così la descrisse: "Palazzina settecentesca sostanzialmente rielaborata all'inizio dell'800 in semplici forme. Grande parco paesaggistico contiguo a quello della villa Reale".

In una mappa del 1838 del Regio Imperial Governo Austriaco Peregallo è indicato con le case poste sul lato destro di proprietà Sala (Curt di Fereè, Curt di Bazoi) con la relativa Villa, a sinistra la Cascina Lagazit poi Casa Curti, Mulino della Folla, Variona, Brughiera, La Cà, Corte Giardino e Casino Rapazzini il che fa supporre essere l'attuale villa una ristrutturata casa di caccia inserita nella REGIA CACCIA RISERVATA. Infatti la famiglia Rapazzini acquistò diversi terreni nei comuni di Lesmo ed Arcore condotti in mezzadria dai numerosi contadini. Nel nostro territorio vi erano appezzamenti nella attuale via Marsala (boschetto), via Modigliani, via Italia (corte rosa) e dove sorge ora il centro parrocchiale. I contadini abitavano nella Cascina Rosa (curt di Lagazit) e nel Palazzo. Il 30 gennaio 1833 la Gazzetta di Milano pubblicava un editto in cui si rendeva noto che "il 13 marzo 1833 nella Imperiale Regia Pretura di Vimercate si sarebbe tenuto il giudiziale incanto per la Vendita degli infrascritti stabili situati in Arcore e Lesmo del compendio dell'eredità del fu Conte Gentile Simonetta".
CARLO RAPAZZINI, figlio di Pietro, nato a Milano nel 1783 si aggiudicò l'incanto, era dottore fisico omeopatico ed esercitava la sua professione a Milano, assistendo anche gli abitanti di Peregallo. Carlo Rapazzini moriva a 55 anni lasciando due figli, Emilio (20 giugno 1831) e Giuseppe (24 dicembre 1832). La vedova Giulia dei Conti Durini continuò le opere di sistemazione della villa. Emilio già laureato in legge si recò in Piemonte con il fratello e si arruolarono per la liberazione del Lombardo-Veneto meritandosi una medaglia. Emilio fece parte col grado di Capitano, dello stato maggiore della Guardia Nazionale, al comando di sua Altezza Reale il Duca Amedeo d'Aosta. Fu grande ammiratore di Massimo D'Azeglio (presidente del Governo) che più di una volta fu ospite a Peregallo. Continuò l'opera della madre Giulia morta nel dicembre del 1880, nell'abbellire casa e parco.
Emilio sposò nel 1868 Caterina Ceriali che fu madrina del monumento ai Caduti di Lesmo. Ebbero due figli Giulio (20 luglio 1870) e Guido (23 febbraio 1872). Giulio si laureò brillantemente in legge, divenne avvocato, morì a soli 31 anni per una peritonite. Guido si laureò a soli 21 anni in ingegneria civile. Per diversi anni ricoprì la carica di presidente della congregazione di Carità di Lesmo. Nel 1915 sposò Maria Montagnini dei Conti di Mirabello, dalla quale nacquero Giulio e Gino entrambi laureati in ingegneria. La madre Maria si dedicò alle opere di beneficenza e si adoperò per la costruzione della chiesa di Peregallo vendendo il terreno e cedendone gratuitamente una porzione per la realizzazione di una nuova chiesa.
Visibile dalla via Mazzini, si trova una piccola costruzione rotonda. Questa 70 anni fa era chiamata "CAFE' HOUSE" in quanto serviva ai proprietari per ritrovarsi a bere caffè con gli amici. Maria Montagnini per un voto espresso la trasformò in chiesuola attrezzata con sacre e costose suppellettili. Purtroppo dei ladri rubarono tutto e questo scoraggiò i proprietari costringendoli a tralasciarne l'utilizzo come cappella. Giulio è sposato dal 1946 con Maria Fausta Tornaghi di Monza. Hanno due figli Guido e Gerardo che sono gli attuali discendenti.
All'interno del parco si trovano delle vecchie grotte restaurate nel 1992. Il grande parco con piante secolari si estende su due Comuni: Lesmo ed Arcore. Attraverso le sponde del fiume Lambro è possibile raggiungere il Taboga rinomato per la trattoria ed il mulino esistenti sino agli anni sessanta.

Nel 1900 Peregallo era composto da cascine con ampi cortili e stalle.
Le abitazioni si affacciavano sulle quattro vie del paese, che provenivano da Arcore, Lesmo, Gerno e Villasanta, e che venivano ad incrociare nella piazza Garibaldi. I lavoratori, che nutrivano l'economia del paese, erano soprattutto contadini; insieme all'agricoltura, particolarmente sviluppato era l'allevamento del baco da seta, alimentato con i numerosi gelsi che ogni prato poteva contare. Parte dei peregallesi era occupata nella grandiosa Filatura meccanica di cotone. La filatura della Fola di proprietà di Stucchi e Fumagalli prima e Dell'Acqua dopo, operava già dal 1840; nel 1875 vi lavoravano 400 persone. Fù chiusa nella seconda metà degli anni 50.Dopo si insediò una ditta chimica.
Agli inizi del secolo sorsero abitazioni al Galetoon e alla Cavetta (Trattoria del Gilè). Fino al 1917 una linea tranviaria collegava Monza con Barzanò transitando a Peregallo. Il tram aveva il nome di "Gamba de Lègn"
Erano famosi ed esperti i maniscalchi di piazza Garibaldi, Celestino e Umberto; Umberto esercitò fino al 1989.

Peregallo in questi ultimi anni ha avuto un notevole sviluppo con residenze, ville, recuperi edilizi, palazzine. E' diventato un grazioso e vivibile paese immerso nel verde della Brianza.
A 500 metri dall'abitato si trova il grande "polmone verde" del Parco di Monza e l'Autodromo Nazionale con le famose "curve di Lesmo".


Chiesa di S.Antonio.In via Mazzini; ora purtroppo è adibita a magazzino. A gennaio si svolgono iniziative per l'annuale "Sagra di S. Antonio", dal 17, come da tradizione.

 

 

Trattoria della Cava (anni 60); nello stabile, di proprietà fratelli Redaelli, alcuni locali furono adibiti ad uso scolastico fino al 1933. Nel 1927: 76 scolari di cui 37 maschi e 39 femmine. Ora la palazzina è stata ristrutturata. In fondo alla cava vi era il famoso laghetto.




famiglia peregallese primi del 1900 (Curt di Lagazit)




tratto da dipinto: via Mazzini 1825




Villa Curti, Mattioli








Il maniscalco di piazza Garibaldi all'opera mentre ferra un cavallo. Sullo sfondo a sinistra la Curt di Lagazit.






alla Fola.
La filatura.
Fine 1800: vicino vi erano le case dette "della Tenciuria". Più avanti, dopo il ponte romanico sul fiume Lambro, la linea ferroviaria Monza-Molteno (fermata Biassono Lesmo -Parco).

 

 

Corte Lagazit - Cascina Rosa, abbattuta nel febbraio del 1977. La proprietà era della famiglia Rosa di Lesmo. Alla morte di Giuseppina Rosa (1869) i beni passarono alle Suore Canossiane. Nei primi anni del 1900 fù acquistata dai Rapazzini.Ora sorge la residenza "Corte Rosa"




Anni '60: diverse erano le botteghe sia nella piazza che in via Caduti. Sullo sfondo le Scuole costruite nel 1933. Le case sulla sinistra sono state abbattute negli anni '80 per far posto a nuove palazzine con negozi

 

 

Villa Rapazzini col parco










Sulla destra la Villa con artistico giardino ,del dott. Sala Angelo, deceduto nel 1997. La via Mazzini anticamente si chiamava via Regina Elena.







L'antica piazza nel 1930. Sulla destra si legge "trattoria quattro vie"; infatti quattro erano le strade che confluivano nel centro di Peregallo: da Villasanta, da Arcore, da Gerno, da Lesmo.



 
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