Biografia

Umberto Pettinicchio nasce a Torremaggiore, Foggia, il 30 giugno 1943. In gioventù svolge lavori umili fino a quando viene assunto da una piccola impresa di decoratori, esperienza che fa crescere in lui i primi amori artistici. Inizia a dedicarsi alla pittura autodidatta fino a quando, trasferitosi nel 1959 a Milano, può dar più libero corso alla propria vocazione. Alla scuola degli Artefici dell'Accademia di Belle Arti di Brera è allievo di Gino Moro, che lo instrada verso una sofisticata padronanza tecnica del mezzo pittorico. Di lì a qualche tempo ha il suo esordio espositivo al Centro Culturale L'Isola di Milano.Seguono anni di partecipazioni a mostre collettive e a premi, in cui la sua opera si segnala per l'irruenza espressiva e per l'ansia ossessiva che l'artista vi esprime.Dal 1969 ecco le prime mostre personali, preparate nell'atelier di via Paracelso dove nascono le sue prime opere mature: tra queste spiccano le presenze alla Nuova Sfera, Milano, 1973 ( introdotta da Carlo Munari ) e 1977, al Trittico, Roma, 1974, a Il Castello, Milano, 1975 ( introdotta da Raffaele De Grada).Nel 1976 si trasferisce in uno studio in via Bolzano messogli a disposizione da Luigi Fossati, imprenditore e amatore d'arte che gli farà da mecenate per molti anni, al quale in seguito subentrerà il figlio Marco Fossati: qui nascono le notevoli serie di dipinti di quei tempi che segnano la sua affermazione definitiva, sottolineata dall'uscita, nel 1979, di una monografia antologica introdotta da Roberto Sanesi, con testi di Vito Apuleio, Raffaele De Grada, Giancarlo Fusco e altri.

Pedro Fiori scrive di lui:"Pettinicchio è un viscerale. Un artista di talento. Una delle personalità più originali, più significative della nuova arte italiana". Il corso delle mostre assume una cadenza più regolare, con occasioni primarie al Salotto, Como, 1980, al Il Castello, Milano, 1981, a Il Mercante, Milano, 1982. L'inizio del nuovo decennio si arricchisce di significative presenze spagnole, nate da soggiorni nei quali Pettinicchio approfondisce, attraverso lo studio sistematico della ceramica, la sua attitudine scultorea che, nel corso degli anni Ottanta si preciserà definitivamente.Tra queste si segnalano le mostre da Sargadelos, Barcellona, 1982, Piquio, Santander, 1982, all'VIII Biennale di Madrid, 1983. In questi anni, spiccano le letture critiche del suo lavoro tenute da Javier Baron Thaidisgmann e Damaso Lopez  Garcia.Alla metà degli anni Ottanta Pettinicchio matura la sua definitiva evoluzione espressiva, in cui è la corporeità specifica della materia e della forma pittorica a fare da drammatica protagonista dell'operare. Le mostre in cui compiutamente si misura tale ulteriore passaggio sono "La caduta del corpo", 1986, e "Sculture", 1987, alla Radice di Lissone, Milano. Nel 1989 si trasferisce nell'attuale studio di Casatenovo, in Brianza, in coincidenza con una retrospettiva allo Spazio Harta di Campofiorenzo, dal titolo "L'attraversamento del corpo".

Nel 1990 si reca in India a conoscere Shri Sathya Sai Baba.  Dopo l'incontro con l'Avatar il puzzle del suo percorso creativo diventa chiaro e completo. Pettinicchio comprende che,attraverso tutto il processo della sua arte, la presenza del corpo era sempre stato solo un mezzo per entrare in contatto con un processo spirituale. Da allora gli incontri con l'Avatar si sono succeduti per almeno un paio di volte all'anno. Oggi l'interiorità di Pettinicchio si placa e una pace interiore si fa sempre più chiara. In India scopre anche una facoltà medianica legata ai tanti ritratti fatti al margine del percorso artistico.

Se nell'iter artistico Pettinicchio tratta la ferita dell'uomo con una pulsazione espressionistica atta a decodificare il nostro tempo nel rapporto di aberrazione tra equilibrio naturale e veleni della macchina, nel ritratto il suo sguardo empatico legge le trame nella cassa territoriale del nostro vestito esistenziale.

"Più volte mi sono chiesto a che cosa servisse dipingere, scolpire, fare arte.. e se questo non fosse altro che un modo per cercare Dio. Certamente non mi sarebbe interessato scoprire l'origine di questa ossessione che mi spingeva in tutto il mio essere. Un'ossessione che si impadroniva di me ogni volta che volevo dire qualchecosa che io stesso non ero in grado di capire o che non riuscivo a sentirmi appagato da spiegazioni esterne troppo stereotipate.In questo sociale frantumato e pieno di collisioni, dove ognuno di noi parla una lingua propria, nessuno ci può ascoltare se non parliamo la lingua dell'amore, quella lingua universale che regge tutto l'universo. Quella che ha diversi nomi: Cristo, Buddha, Maometto, Allah, Geova, Zarathustra, Sathya Sai Baba, Krishna, Shiva, Visnù e tanti altri.

Con questo criterio mi sono deciso a pubblicare un libro sui ritratti, dove l'io e l'altro indicano un codice comune ma diverso,perchè tutto è espressione divina. Si racconta di un poeta che, al vedere un malfattore il quale veniva portato al patibolo, disse:"Ringrazio Dio perchè a me diede una sorta diversa".

Sri Aurobindo aggiunse: "Quel poeta avrebbe detto meglio se avesse detto..guarda come Dio si esprime diversamente..in me in un modo..in lui in un altro". Ogni volta che sento dentro di me questo racconto mi raggiunge una pietà piena d'amore cosmico pensando che solo un essere divino può averlo concepito. L'origine di chi dipinge è fluttuante di esperienza: La parzialità con cui ogni artista conduce la propria trama è piena di accadimenti personali. I materiali così personalizzati divengono i simulatori che giocano la partita, la propria aderenza potenzializza l'io, un io che percorre fino in fondo il filo del labirinto..e a poco a poco si dipanano gli avvenimenti. la mappa s'ingrandisce al sole della realtà, l'io spurga ogni battito a favore dell'artificio solidificando così la sua presenza storica. E quando sopraggiunge l'ora esatta, l'essere emerge in tutta la sua bellezza e abbandona il campo, lasciandocì l'involucro dell'io-corpo agli uomini che ne fanno simulacri per la storia."   

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