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Liberi armati pericolosi (1976)
Una rivista molto impegnata politicamente, per una giovane generazione molto impegnata politicamente. Ma fra le sue molte virtù un grosso difetto, comune peraltro a tutta la sinistra di quegli anni: quello di ignorare con supponenza o peggio di demonizzare (se si escludono, paradossalmente, i film di Dario Argento...) tutto l'insieme del cinema popolare di genere, con un occhio particolarmente malevolo per i film polizieschi.
E così l'unico film poliziesco recensito (ovviamente nella categoria "DA NON VEDERE") risulta essere proprio Liberi armati pericolosi, con il seguente commento: "Altra inutile e pasticciata esibizione di violenza per le strade della solita Milano. Ci naufraga Eleonora Giorgi insieme con l'improbabile commissario Tomas Milian, sempre più tragicamente orfano di cinema western" Ma Doppiovù sbaglia due volte. Sbaglia nel rifiutare una chiave di lettura dei fatti di allora che il tempo, galantuomo, ha reso convincente quanto meno come l'interpretazione della controparte. E sbaglia soprattutto perchè il film, trasposto efficacemente da Fernando Di Leo da un racconto di Scerbanenco e diretto da Romolo Guerrieri, è obiettivamente bello.
Una pellicola nella quale predomina l'ottima caratterizzazione psicologica dei personaggi, nella quale l'atmosfera noir si mescola con un’azione più marcata e una forte dose di ironia riscontrabile soprattutto nella figura di Giò, che non manca di citare direttamente in uno sfasciacarrozze un altro cult del poliziesco (La mala ordina, dello stesso Di Leo), e che sdrammatizza una scena di inseguimento esclamando il titolo immaginario di "Milano violenta, la polizia non rallenta!".
La storia: ai piedi della Madonnina, tre giovani ragazzi (Gio, Luis e Mario detto il Biondo) si aggirano pericolosamente liberi per la città seminando il terrore tra i pistola e i pirla milanesi.
Il commissario, interpretato senza eccellere da Tomas Milian, rimane un po’ fuori dal fulcro della trama, nell’ombra inerte davanti alla follia dei tre acerbi protagonisti, ma tramite lui Guerrieri lancia accuse e rimproveri a quei genitori che confondono l’amore per la prole con l’appagamento nutritivo di essi.
E denuncia che si sono smarriti quei valori quali la famiglia intesa nella concezione cattolica del termine, in cui il genitore dona ai figli non solo soldi da spendere ma anche e soprattutto il rispetto verso il lavoro come valore della dignità personale, e il quieto vivere con il prossimo, nel senso di collaborazione e contrapposizione positiva.
Estremamente convincente la prova recitativa offerta dalla giovane Eleonora Giorni, ragazza del Luis, che cerca invano di redimere anche attraverso le forze dell’ordine.
Il biondo comanda e spara, spara ripetutamente, in un distributore di benzina, al supermercato a Lucio (impersonato dal ventunenne Diego Abatantuono dal Giambellino al suo esordio cinematografico) e ai suoi ragazzi, agli sfasciacarrozze, ai due campeggiatori tirolesi, morti su morti senza battere ciglio, senza nessun rimorso.
Giovanni Etruschi sarà il primo a cadere sotto i colpi del robusto campeggiatore austriaco, e poi dai cani della polizia, Rimarranno il Biondo e Luis uniti da un amore contorto e tutto celebrale, a cui Leo (Eleonora Giorni) assiste impotente.
Solo la morte potrà sciogliere il legame morboso dei due, assieme fino alla fine, assieme nella tomba di lamiere nel profondo burrone del dolore.
L'approfondimento di Minni Malinconico UN AMORE CONTORTO - E' la persona che cercavo, la sua dolce spensieratezza colma le mie inquietudini, la sua esistenza di ragazzo normale stimola la mia voglia di tranquillità e la ricerca assidua di un futuro qualsiasi pieno di progetti da realizzare, per niente eclatanti e molto mansueti - - E' straordinario, lo ammiro molto, in questo mondo di viltà il Biondo gioca per sé e per nessun altro, rischia sulla propria pelle le sue difficili scelte di vita, sì, è l’unico ad aver capito la reale essenza del vivere oltre, oltre una società cieca, oltre il dorato, oltre le stelle, oltre la collettività - - No, non riuscirò mai a vivere come lui, non avrò mai un amore che culla il mio niente, un amore ingenuo che si infrange contro le regole, quelle regole di cui l’uomo ha timore e affronta in maniera confusa, chi è il nemico? Cosa sono le regole? Combattere per chi? Cosa ricerco in Luigi? Solo domande e nessuna risposta, niente da razionalizzare, tutto da interpretare. Mi odio, odio il mio corpo, odio il mio pensiero, odio la mia vita, odio gli altri, odio e basta - - Oggi vorrei trascorrere un po’ di tempo con lui, il suo carisma mi affascina, il suo silenzio mi rapisce il suo volto mi rimprovera come fosse un padre. Mi ha insegnato a non ridere per tutto, ridere perché? - - Oggi ammazzeremo, ammazzeremo le nostre anime, precipiteremo assieme nella scarpata della morte, assieme e per sempre, per ora, per mai. Sì, sfuggiremo al torpore di un’umanità inconsapevole prigioniera di un sistema troppo più grande di lei, troppo grande per poterlo immaginare. Una vastità che può vedere e non può essere vista. - Oggi correrò la corsa più importante della mia vita, darò il meglio di me, sarò così deciso che unirò la mia anima al rombo possente dell’automobile, avanti a tutto gas, io la macchina e il Biondo -
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