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Bauman e il nostro Presidente del Consiglio - Paolo Razzano - |
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Studiare e sostenere esami all’università risulta spesso un’attività molto lontana dalla vita quotidiana di uno studente. Gratificante è quando invece ciò che si apprende con lo studio acquista risvolti concreti nella realtà che ci circonda, anche se le riflessioni alle quali si può giungere non sono delle più confortanti. Questo mi è capitato nelle ultime settimane, ritrovandomi ad elaborare una relazione sul lavoro del sociologo polacco Z. Bauman "La solitudine del cittadino globale", edito da Feltrinelli nell’aprile del 2000. In modo apertamente polemico Bauman muove una dura critica all’odierna società occidentale: il sociologo, nel suo libro, analizza in modo dettagliato i mali che affliggono la nostra società ed individua la causa nelle politiche neoliberiste degli ultimi vent’anni che hanno posto le condizioni per lo sgretolamento del tessuto sociale. Secondo lo studioso polacco, viviamo in una dimensione sociale dove si verifica costantemente un’esaltazione della libertà individuale a scapito della dimensione collettiva: ma una simile libertà, basata sull’assenza di limiti, sul disinteresse al bene comune e sul conformismo, è in realtà illusoria per la sua sudditanza ai modelli imposti dal mercato e ha come conseguenza l’aumento dell’impotenza collettiva e la paralisi della politica. Le nostre vite sono sempre più segnate da una "sicurezza insicura", legate ad un lavoro precario e poco tutelato, ad una dimensione economica traballante e ad una tranquillità sociale instabile. I governi riconoscono costantemente la superiorità delle leggi del mercato sulle leggi della polis e gli individui si trasformano da cittadini, con un ruolo politico attivo, a semplici consumatori. Il crimine non è più punito come violazione di una norma, ma è condannato solo nella misura in cui esso diventa minaccia all’incolumità personale. In questo scenario le istituzioni seguono logiche esclusivamente liberiste e sembrano incapaci di immaginare modi alternativi di vivere insieme. Il sistema politico si trova schiacciato dalle esigenze dell’economia globale e non trova il coraggio di osare, né il tempo per interrogarsi; incapace di garantire un’esistenza sicura ai propri cittadini, tenta di alleviare momentaneamente l’ansia accumulata seminando il sospetto, allontanando le persone, spingendo a fiutare nemici e cospiratori dietro ogni polemica o presa di distanze. La situazione descritta nel libro di Bauman è così drammatica da apparire quasi irreale… Tuttavia, se si presta attenzione, è possibile osservare come le considerazioni del sociologo, apparentemente infondate, prendano forma anche nel sistema sociale del nostro Paese, governato da una maggioranza che sembra essersi incamminata proprio su quella pericolosa strada dalla quale Bauman mette in guardia. Nel nostro paese c’è un Presidente del Consiglio che è riuscito a concentrare nelle sue mani un potere politico ed economico che in nessuna democrazia occidentale mai nessuno ha avuto. Un Presidente che, insieme al suo governo, è riuscito a depenalizzare il reato di falso in bilancio (in fondo, non si fa del male a nessuno…). Un Presidente che, insieme ai suoi ministri, tenta in ogni modo di ostacolare lo svolgimento di processi nei quali risulta imputato. Un Presidente che, abituato a gestire manager, ha liquidato un ministro colpevole di aver richiamato il governo italiano ad un impegno europeo fatto non solo di parole. Un Presidente che, forte del suo passato da imprenditore, ha assunto anche la carica di Ministro degli Esteri e vuole trasformare il corpo diplomatico italiano in una squadra di agenti di commercio sparsi per il mondo. Un Presidente che, insieme ai suoi tecnici, sostiene una riforma dell’istruzione che vuole gestire la scuola come un’impresa, penalizzando le scuole pubbliche e creando un’eccessiva disparità tra i percorsi formativi che gli studenti potranno scegliere. Un Presidente che, rifiutando ogni forma di confronto con i sindacati, intende eliminare l’art.18 dello Statuto dei lavoratori posto a difesa dei lavoratori in materia di licenziamenti. Un Presidente che, sbandierando le ragioni della sicurezza pubblica, priva della scorta magistrati in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata. Un Presidente che scorge dietro le critiche della stampa internazionale e l’azione della magistratura continui complotti ed attacchi pianificati alla sua persona. Abbiamo un Presidente che ha basato tutta la sua campagna elettorale sulla parola "libertà". Ma libertà da chi, da che cosa? Sembra proprio che Bauman, elaborando i suoi studi, abbia pensato anche al nostro Presidente. Paolo Razzano |