In vista delle amministrative del 1996
La vittoria nelle amministrative del 1996
Non è facile descrivere gli eventi che
in questi anni hanno fatto la storia del Partito Popolare di Magenta. I motivi
sono molti: innanzitutto questi ricordi sono intrisi di emozione e passione
civile, elementi senza i quali non si può immaginare un impegno politico
duraturo.
Vi è poi la memoria recentissima e
ancora attuale della fatica del quotidiano amministrare e delle obiettive
difficoltà di tenere insieme una coalizione tra Ulivo e Rifondazione Comunista,
per sua natura necessariamente composita.
Ripercorrere le tappe di questa storia
sarà per noi un modo per rivivere avvenimenti che hanno segnato la storia del
nostro Paese e di Magenta, ma anche rivedere i volti, l'impegno, l'entusiasmo,
senza mai dimenticare la fatica, con cui tanti amici - anche a Magenta - hanno
continuato a rendere attuale il popolarismo.
Per capire cosa sia successo a Magenta
bisogna però ricordare la successione dei principali cambiamenti politici in
Italia dopo il 1992: tangentopoli; la fine della cosiddetta "Prima
Repubblica" e dei partiti tradizionali su cui essa era imperniata ( D.C.,
P.C.I., P.S.I.); la nascita di nuove formazioni politiche come Forza Italia e
Alleanza Nazionale (sorta da una presunta evoluzione del M.S.I.- D.N.) in
primis, che affiancarono la Lega Nord di Bossi, presente sulla scena politica già
dalla fine degli anni Ottanta; la conversione della legge elettorale per la
Camera dei Deputati da proporzionale a maggioritaria; il mutamento del sistema
elettivo dei sindaci e dei Presidenti di Provincia designati dal 1993 con metodo
sostanzialmente maggioritario per le realtà superiori a 15.000 abitanti.
In questo contesto va collocata la
decisione di concludere l'esperienza della Democrazia Cristiana, intesa come
partito espressione dell'unità dei cattolici in politica, e la successiva
diaspora dei suoi esponenti tra formazioni di centro destra (C.C.D., parte di
Forza Italia) e di Centro (Partito Popolare).
Quando il Polo vinse le elezioni nel
marzo 1994 l'allora Segretario nazionale del P.P.I., on. Mino Martinazzoli, si
dimise e la guida del Partito fu gestita da un triumvirato in cui spiccava la
figura di Rosa Russo Jervolino.
Nel giugno di quell'anno a succedergli
fu eletto a maggioranza l'on. Rocco Buttiglione, che presentò una piattaforma
politica formalmente centrista, che però lasciava intendere che era una grande
opportunità riunire l'elettorato ex democristiano ed ex pentapartito nel Polo
di centro destra.
Per questa ragione ai primi di marzo
del 1995, mentre il Governo Dini sostituiva quello dimissionario dell'on.
Berlusconi e lo traghettava alle elezioni del 1996, Buttiglione decise, senza
consultare il Consiglio Nazionale del Partito e la Direzione, di stipulare un
accordo con Berlusconi in vista delle amministrative di quella primavera.
Come è evidente si trattò di un atto
gravissimo adottato in spregio delle più elementari regole della democrazia.
Furono convocati gli organi dirigenti
nazionali del Partito per dibattere metodo e merito di quella scelta.
L'esito della discussione fu una
clamorosa quanto prevedibile scissione con conseguenti polemiche, campagne
elettorali separate, battaglie legali sull'uso del nome e del simbolo del P.P.I.
Mentre questo accadeva a livello
nazionale a Magenta, come dappertutto in Italia, fu convocata l'Assemblea degli
iscritti per riflettere su quanto stava accadendo e consentire a ciascuno di
schierarsi.
Vi furono riunioni preparatorie dei
sostenitori di entrambe le posizioni e furono elaborati due documenti
contrapposti: uno a favore della Segreteria Nazionale e l'altro contrario.
Fu un dibattito accesissimo e
appassionato in cui emersero con forza le differenti filosofie politiche che da
tempo albergavano nel Partito di Magenta.
La discussione fu preceduta da una
breve introduzione del Segretario cittadino Terenzio Santagostino, che dichiarò
di appoggiare le decisioni prese da Buttiglione e nominò Ambrogio Colombo, che
condivideva la sua analisi, Presidente di quella Assemblea.
Il documento contrario alla Segreteria
nazionale e locale sottolineava la necessità di riservare ai Popolari un
profilo rigorosamente centrista ed ostile ad una qualsiasi alleanza con le ali
estreme dello schieramento politico, ossia Alleanza Nazionale e Rifondazione
Comunista.
In esso, tuttavia, l'accordo con la
destra era ritenuto in profonda contraddizione con la storia riformista della
Democrazia Cristiana e le ispirazioni ideali del cattolicesimo democratico.
Tale tesi ebbe il sostegno di una quota
minoritaria di iscritti rispetto a quello della controparte: il ruolo e la
mobilitazione di massa di Comunione e Liberazione in questo senso furono
determinanti per quella conclusione.
Quando il Presidente Colombo chiese di
mettere ai voti la mozione, Luigi Palumbo che l'aveva letta a nome di tutti
coloro che l'avevano sottoscritta, consultatosi con gli altri amici, si rifiutò
di farlo.
Temeva per sé e per i suoi amici
un'automatica estromissione dagli organi dirigenti del Partito in quella fase
caotica ed incerta in cui si ignorava il destino del nome e del simbolo dei
Popolari.
Precisò quindi che intendeva limitarsi
a dare un contributo ed un punto di riferimento a chi non era convinto dalle
posizioni espresse dalla maggioranza "bulgara" degli iscritti.
Fu un fatto curioso, però, che la
maggior parte di componenti del Direttivo del Partito si schierasse per la
mozione minoritaria, basterà ricordare alcuni nomi per tutti: Viola Natale e
Giuseppe, Magnaghi Luisella, Merlo Bernardo, Cislaghi Flavio, Lucchetti
Pierluigi, (successivamente allontanatosi dal P.P.I. per contrasti con la
Segreteria Palumbo) Luigi Palumbo, Branca Nicola e altri ancora, cui si
aggiunsero alcuni partecipanti all'assise di quella serata.
Successivamente furono celebrate le
consultazioni amministrative che videro sul piano nazionale una sostanziale
affermazione del centro sinistra, che conquistò la maggioranza delle
amministrazioni locali e regionali.
In
vista delle amministrative del 1996
Nella seconda metà di maggio
iniziarono a livello locale gli incontri con la sinistra per costruire
un'alternativa riformista al Polo e alla Lega di Magenta.
Fu una lunga trattativa, durò infatti
sino all'autunno del 1996, in cui vennero messi a punto il programma politico
amministrativo e le candidature: si doveva tenere conto delle diversità
culturali e politiche che componevano lo schieramento, di coprire il più
possibile l'elettorato centrista, fondamentale per la vittoria elettorale, senza
scontentare troppo la sinistra moderata e quella comunista.
Per fortuna l'esperienza dell'Ulivo
nazionale e la sua vittoria alle politiche del 1996, costituirono un buon
viatico per le forze di Magenta, proponendo loro un simbolo comune (l'Ulivo,
appunto) ed uno spirito di cooperazione che, assieme alle divisioni nel Polo e
alla solitudine della Lega, favorirono un esito positivo per il centro sinistra
anche a Magenta nelle amministrative di fine novembre 1996.
Nel frattempo il P.P.I. si era dato
dapprima, subito dopo la scissione, una gestione collegiale e a novembre un
coordinatore, Luigi Palumbo, che nella tarda primavera del 1996, fu eletto
Segretario politico di Magenta.
La scelta cadde sul più giovane
esponente del Direttivo che poteva rappresentare in modo efficace il
rinnovamento della classe dirigente locale del P.P.I. nel rispetto della
continuità culturale e storica del movimento cattolico democratico magentino.
La
vittoria nelle amministrative del 1996
Una volta conquistata l'Amministrazione
Comunale, la coalizione si trovò a fare i conti con l'immobilismo, l'incuria e
l'inerzia lasciati in città dalla Lega e la necessità di rimettere in moto
l'attività degli uffici.
Si registrarono le inevitabili
resistenze e i primi ostacoli con la macchina comunale, ma piano piano essi
furono superati.
Dopo qualche tempo iniziarono ad
affiorare alcune incomprensioni anche nella maggioranza consiliare e politica ed
esse, periodicamente, si riproposero su più temi: dalle droghe leggere alla
scuola materna, dalla piattaforma di via Tobagi all'urbanistica, dallo scontro
su alcune opere pubbliche al giornale comunale e al cosiddetto "progetto
giovani", tanto per citare alcuni dei casi più significativi e conosciuti.
Fu durante una di queste occasioni, nel
1998, che la rappresentanza del P.P.I. in Consiglio Comunale si rafforzò
numericamente: la consigliera Minardi, espressa nella lista dell'Ulivo dal
gruppo di Maria Rosa Oldani, Città Viva, decise di aderire al Partito Popolare.
Fu una scelta autonoma, meditata e
sofferta, frutto di una costante convergenza ideale, programmatica, personale,
con i consiglieri popolari Magnaghi e Branca, nonché del suo desiderio di
confrontarsi costantemente con una struttura di partito che potesse aiutarla in
modo adeguato a svolgere al meglio il suo compito di amministratore.
Su questa decisione, che scatenò
l'ennesima polemica politica interna alla maggioranza, influì senz'altro anche
la determinazione e la forza con cui il P.P.I. difendeva efficacemente i propri
valori e le proprie tradizioni, senza peraltro pregiudicare il dialogo con le
altre anime dell'Ulivo.
L'azione dei Popolari fu ispirata, in
sostanza, al convinto e leale sostegno sia all'Amministrazione sia alla
coalizione.
Tale ottica di confronto costruttivo,
però, non fu mai disgiunta da un atteggiamento di spiccata autonomia e di
attiva vigilanza rispetto alle proposte degli altri partiti del centro-sinistra.
Esso era volto, infatti, sia a
preservare l'identità dei Popolari, sia a qualificarne l'azione in modo
originale e competente rispetto al resto dell'alleanza.
Nel novembre del 1998 fu eletto
Segretario Giuseppe Viola, (avendo Palumbo, per motivi personali, maturato
l'orientamento di continuare la sua militanza di partito nel Direttivo), ed egli
si concentrò sulla necessità di aprire maggiormente il Partito ai giovani,
alle associazioni, ai mondi vitali della società magentina.
Così cominciarono (e durano tuttora)
gli incontri di "Giovani e dintorni", aperti a quei giovani che
desiderano avvicinarsi alla politica.
Fu deciso altresì di distribuire un
periodico di informazione politica:"Popolari News" e una presenza in
Internet al sito che state visitando.
Egli volle mantenere l'impostazione
originaria del P.P.I. cercando, tuttavia, di indirizzare le sue energie verso
quelle iniziative che Palumbo aveva trascurato per mancanza di tempo nella sua
azione politica.
Viola fu poi confermato alla Segreteria
politica di Magenta nel novembre 2000 e si adopera tuttora per tutelare il ruolo
e la presenza dei Popolari nel centro-sinistra.
Egli li guiderà, infatti, nella
tornata elettorale politica e amministrativa forse più delicata della breve
vita dei Popolari: quella del 2001.
La sfida e la storia dei "liberi e
forti" continua...
La campagna elettorale del 2001 è stata caratterizzata dal cosiddetto: "election day" ossia dal sovrapporsi di consultazioni politiche generali e amministrative un po’ in tutta Italia.
Il centro dell'Ulivo costituito da Popolari, Democratici, Udeurrini, uomini di Rinnovamento Italiano si è presentato unito nel proporzionale sotto la guida di Francesco Rutelli usando il simbolo della Margherita, mutuato da un'esperienza amministrativa del Trentino Alto Adige.
A sinistra i DS si sono presentati col proprio simbolo, i Comunisti Italiani hanno fatto lo stesso, mentre i Socialisti Democratici e i Verdi hanno dato vita all'aggregazione del Girasole e Rifondazione Comunista non ha rinunciato a proporre propri candidati al Senato, limitandosi al cosiddetto "patto di non belligeranza" alla Camera con l'Ulivo.
Il Polo, invece, si è alleato nuovamente con la Lega Nord dando vita alla Casa delle Libertà cercando di ricreare le condizioni dell'affermazione del 1994, rendendo però la coalizione più compatta e omogenea rispetto a quella di allora attraverso la riduzione del numero di candidature a disposizione della Lega.
I toni della lunga vigilia elettorale sono stati, come al solito, accesissimi e alla fine la vittoria è andata al centrodestra, sia pure per pochi punti percentuali.
Questo lieve distacco non ha impedito comunque alla CdL di conquistare una solida maggioranza in entrambe le Camere.
Il clima di attesa per questa vittoria, data per scontata da molti, ha influito anche su Magenta dove si è riprodotto lo schema delle elezioni nazionali, ma con qualche distinguo, ad esempio, il Centro Sinistra, dopo aver definito un dettagliato programma elettorale nei mesi autunnali e invernali, non ha visto nascere la Margherita: i suoi candidati sono rimasti all'interno della lista unica dell'Ulivo.
Rifondazione Comunista ha confermato sin dal primo turno l'appoggio al candidato sindaco del Centro Sinistra, che era il Sindaco uscente, Giuliana Labria.
La CdL ha candidato a primo cittadino Marco Maerna di AN, i Verdi sono usciti dal Centro Sinistra per contrasti programmatici e sulle candidature facendosi rappresentare da Terraneo, mentre Ambrogio Colombo ha costituito una lista civica denominata: "costruire il futuro".
Prima del 13 maggio la tensione in città ha prodotto alcuni episodi spiacevoli, tra cui un'aggressione al Sindaco Labria, finita con una querela, e una serie di scorrettezze verbali che hanno reso impossibile consentire un ordinato e sereno svolgimento del confronto.
Tuttavia l'esito per i Popolari si è rivelato molto positivo: hanno raccolto oltre 500 preferenze, affermandosi come prima forza della coalizione e come realtà egemone della Margherita cittadina, mentre i DS sono addirittura ripiegati, i Socialisti non hanno apportato alcun contributo, Rifondazione ha sostanzialmente tenuto le sue posizioni.
Nonostante ciò il ballottaggio è stato raggiunto per soli due voti, sui quali il Polo ha prontamente fatto ricorso al Tar, e quando sembrava tutto perduto, Giuliana Labria è riuscita, sia pure per soli 65 voti ad aggiudicarsi la conferma.
Purtroppo, però, la Commissione elettorale della Prefettura, in base ad una interpretazione letterale della legge che disciplina le consultazioni delle Autonomie Locali, avendo il centrodestra ottenuto più del 50% dei voti validi al primo turno, ha affidato a quest'ultimo la maggioranza dei consiglieri comunali, negando al Sindaco il premio di maggioranza.
Così si è creata una situazione paradossale in cui si è pensato di far convivere in modo pasticciato Giunta di un colore politico e Consiglio di un altro, sacrificando lo spirito e gli obiettivi più autentici di quella legge: la governabilità e la stabilità delle Amministrazioni locali.
Il Centro Sinistra ha a sua volta fatto ricorso al Tar contro questa decisione. Il 13 luglio è stata celebrata l'udienza relativa a tutti questi ricorsi.
Il Tribunale Amministrativo respingendo tutti i ricorsi presentati non ha ripristinato Giuliana Labria nei suoi poteri di Sindaco: ora abbiamo di fronte un anno di paralisi amministrativa con danni rilevanti per la vita della città guidata dal Commissario Prefettizio, dott. Michele Tortora.