LA STORIA del PARTITO POPOLARE e

DELLA MARGHERITA di MAGENTA

a cura di Luigi Palumbo

 

Premessa

In Italia dopo il 1992

Il 1995 a Magenta

In vista delle amministrative del 1996

La vittoria nelle amministrative del 1996

La segreteria di Beppe Viola

Le elezioni del 2001

 


Premessa

Non è facile descrivere gli eventi che in questi anni hanno fatto la storia del Partito Popolare di Magenta. I motivi sono molti: innanzitutto questi ricordi sono intrisi di emozione e passione civile, elementi senza i quali non si può immaginare un impegno politico duraturo.

Vi è poi la memoria recentissima e ancora attuale della fatica del quotidiano amministrare e delle obiettive difficoltà di tenere insieme una coalizione tra Ulivo e Rifondazione Comunista, per sua natura necessariamente composita.

Ripercorrere le tappe di questa storia sarà per noi un modo per rivivere avvenimenti che hanno segnato la storia del nostro Paese e di Magenta, ma anche rivedere i volti, l'impegno, l'entusiasmo, senza mai dimenticare la fatica, con cui tanti amici - anche a Magenta - hanno continuato a rendere attuale il popolarismo.

 

Torna su


In Italia dopo il 1992

Per capire cosa sia successo a Magenta bisogna però ricordare la successione dei principali cambiamenti politici in Italia dopo il 1992: tangentopoli; la fine della cosiddetta "Prima Repubblica" e dei partiti tradizionali su cui essa era imperniata ( D.C., P.C.I., P.S.I.); la nascita di nuove formazioni politiche come Forza Italia e Alleanza Nazionale (sorta da una presunta evoluzione del M.S.I.- D.N.) in primis, che affiancarono la Lega Nord di Bossi, presente sulla scena politica già dalla fine degli anni Ottanta; la conversione della legge elettorale per la Camera dei Deputati da proporzionale a maggioritaria; il mutamento del sistema elettivo dei sindaci e dei Presidenti di Provincia designati dal 1993 con metodo sostanzialmente maggioritario per le realtà superiori a 15.000 abitanti.

In questo contesto va collocata la decisione di concludere l'esperienza della Democrazia Cristiana, intesa come partito espressione dell'unità dei cattolici in politica, e la successiva diaspora dei suoi esponenti tra formazioni di centro destra (C.C.D., parte di Forza Italia) e di Centro (Partito Popolare).

Quando il Polo vinse le elezioni nel marzo 1994 l'allora Segretario nazionale del P.P.I., on. Mino Martinazzoli, si dimise e la guida del Partito fu gestita da un triumvirato in cui spiccava la figura di Rosa Russo Jervolino.

Nel giugno di quell'anno a succedergli fu eletto a maggioranza l'on. Rocco Buttiglione, che presentò una piattaforma politica formalmente centrista, che però lasciava intendere che era una grande opportunità riunire l'elettorato ex democristiano ed ex pentapartito nel Polo di centro destra.

Per questa ragione ai primi di marzo del 1995, mentre il Governo Dini sostituiva quello dimissionario dell'on. Berlusconi e lo traghettava alle elezioni del 1996, Buttiglione decise, senza consultare il Consiglio Nazionale del Partito e la Direzione, di stipulare un accordo con Berlusconi in vista delle amministrative di quella primavera.

Come è evidente si trattò di un atto gravissimo adottato in spregio delle più elementari regole della democrazia.

Furono convocati gli organi dirigenti nazionali del Partito per dibattere metodo e merito di quella scelta.

L'esito della discussione fu una clamorosa quanto prevedibile scissione con conseguenti polemiche, campagne elettorali separate, battaglie legali sull'uso del nome e del simbolo del P.P.I.

Torna su


Il 1995 a Magenta

Mentre questo accadeva a livello nazionale a Magenta, come dappertutto in Italia, fu convocata l'Assemblea degli iscritti per riflettere su quanto stava accadendo e consentire a ciascuno di schierarsi.

Vi furono riunioni preparatorie dei sostenitori di entrambe le posizioni e furono elaborati due documenti contrapposti: uno a favore della Segreteria Nazionale e l'altro contrario.

Fu un dibattito accesissimo e appassionato in cui emersero con forza le differenti filosofie politiche che da tempo albergavano nel Partito di Magenta.

La discussione fu preceduta da una breve introduzione del Segretario cittadino Terenzio Santagostino, che dichiarò di appoggiare le decisioni prese da Buttiglione e nominò Ambrogio Colombo, che condivideva la sua analisi, Presidente di quella Assemblea.

Il documento contrario alla Segreteria nazionale e locale sottolineava la necessità di riservare ai Popolari un profilo rigorosamente centrista ed ostile ad una qualsiasi alleanza con le ali estreme dello schieramento politico, ossia Alleanza Nazionale e Rifondazione Comunista.

In esso, tuttavia, l'accordo con la destra era ritenuto in profonda contraddizione con la storia riformista della Democrazia Cristiana e le ispirazioni ideali del cattolicesimo democratico.

Tale tesi ebbe il sostegno di una quota minoritaria di iscritti rispetto a quello della controparte: il ruolo e la mobilitazione di massa di Comunione e Liberazione in questo senso furono determinanti per quella conclusione.

Quando il Presidente Colombo chiese di mettere ai voti la mozione, Luigi Palumbo che l'aveva letta a nome di tutti coloro che l'avevano sottoscritta, consultatosi con gli altri amici, si rifiutò di farlo.

Temeva per sé e per i suoi amici un'automatica estromissione dagli organi dirigenti del Partito in quella fase caotica ed incerta in cui si ignorava il destino del nome e del simbolo dei Popolari.

Precisò quindi che intendeva limitarsi a dare un contributo ed un punto di riferimento a chi non era convinto dalle posizioni espresse dalla maggioranza "bulgara" degli iscritti.

Fu un fatto curioso, però, che la maggior parte di componenti del Direttivo del Partito si schierasse per la mozione minoritaria, basterà ricordare alcuni nomi per tutti: Viola Natale e Giuseppe, Magnaghi Luisella, Merlo Bernardo, Cislaghi Flavio, Lucchetti Pierluigi, (successivamente allontanatosi dal P.P.I. per contrasti con la Segreteria Palumbo) Luigi Palumbo, Branca Nicola e altri ancora, cui si aggiunsero alcuni partecipanti all'assise di quella serata.

Successivamente furono celebrate le consultazioni amministrative che videro sul piano nazionale una sostanziale affermazione del centro sinistra, che conquistò la maggioranza delle amministrazioni locali e regionali.

Torna su


In vista delle amministrative del 1996

Nella seconda metà di maggio iniziarono a livello locale gli incontri con la sinistra per costruire un'alternativa riformista al Polo e alla Lega di Magenta.

Fu una lunga trattativa, durò infatti sino all'autunno del 1996, in cui vennero messi a punto il programma politico amministrativo e le candidature: si doveva tenere conto delle diversità culturali e politiche che componevano lo schieramento, di coprire il più possibile l'elettorato centrista, fondamentale per la vittoria elettorale, senza scontentare troppo la sinistra moderata e quella comunista.

Per fortuna l'esperienza dell'Ulivo nazionale e la sua vittoria alle politiche del 1996, costituirono un buon viatico per le forze di Magenta, proponendo loro un simbolo comune (l'Ulivo, appunto) ed uno spirito di cooperazione che, assieme alle divisioni nel Polo e alla solitudine della Lega, favorirono un esito positivo per il centro sinistra anche a Magenta nelle amministrative di fine novembre 1996.

Nel frattempo il P.P.I. si era dato dapprima, subito dopo la scissione, una gestione collegiale e a novembre un coordinatore, Luigi Palumbo, che nella tarda primavera del 1996, fu eletto Segretario politico di Magenta.

La scelta cadde sul più giovane esponente del Direttivo che poteva rappresentare in modo efficace il rinnovamento della classe dirigente locale del P.P.I. nel rispetto della continuità culturale e storica del movimento cattolico democratico magentino.

 

Torna su

 


La vittoria nelle amministrative del 1996

Una volta conquistata l'Amministrazione Comunale, la coalizione si trovò a fare i conti con l'immobilismo, l'incuria e l'inerzia lasciati in città dalla Lega e la necessità di rimettere in moto l'attività degli uffici.

Si registrarono le inevitabili resistenze e i primi ostacoli con la macchina comunale, ma piano piano essi furono superati.

Dopo qualche tempo iniziarono ad affiorare alcune incomprensioni anche nella maggioranza consiliare e politica ed esse, periodicamente, si riproposero su più temi: dalle droghe leggere alla scuola materna, dalla piattaforma di via Tobagi all'urbanistica, dallo scontro su alcune opere pubbliche al giornale comunale e al cosiddetto "progetto giovani", tanto per citare alcuni dei casi più significativi e conosciuti.

Fu durante una di queste occasioni, nel 1998, che la rappresentanza del P.P.I. in Consiglio Comunale si rafforzò numericamente: la consigliera Minardi, espressa nella lista dell'Ulivo dal gruppo di Maria Rosa Oldani, Città Viva, decise di aderire al Partito Popolare.

Fu una scelta autonoma, meditata e sofferta, frutto di una costante convergenza ideale, programmatica, personale, con i consiglieri popolari Magnaghi e Branca, nonché del suo desiderio di confrontarsi costantemente con una struttura di partito che potesse aiutarla in modo adeguato a svolgere al meglio il suo compito di amministratore.

Su questa decisione, che scatenò l'ennesima polemica politica interna alla maggioranza, influì senz'altro anche la determinazione e la forza con cui il P.P.I. difendeva efficacemente i propri valori e le proprie tradizioni, senza peraltro pregiudicare il dialogo con le altre anime dell'Ulivo.

L'azione dei Popolari fu ispirata, in sostanza, al convinto e leale sostegno sia all'Amministrazione sia alla coalizione.

Tale ottica di confronto costruttivo, però, non fu mai disgiunta da un atteggiamento di spiccata autonomia e di attiva vigilanza rispetto alle proposte degli altri partiti del centro-sinistra.

Esso era volto, infatti, sia a preservare l'identità dei Popolari, sia a qualificarne l'azione in modo originale e competente rispetto al resto dell'alleanza.

 

Torna su


La segreteria di Beppe Viola

Nel novembre del 1998 fu eletto Segretario Giuseppe Viola, (avendo Palumbo, per motivi personali, maturato l'orientamento di continuare la sua militanza di partito nel Direttivo), ed egli si concentrò sulla necessità di aprire maggiormente il Partito ai giovani, alle associazioni, ai mondi vitali della società magentina.

Così cominciarono (e durano tuttora) gli incontri di "Giovani e dintorni", aperti a quei giovani che desiderano avvicinarsi alla politica.

Fu deciso altresì di distribuire un periodico di informazione politica:"Popolari News" e una presenza in Internet al sito che state visitando.

Egli volle mantenere l'impostazione originaria del P.P.I. cercando, tuttavia, di indirizzare le sue energie verso quelle iniziative che Palumbo aveva trascurato per mancanza di tempo nella sua azione politica.

Viola fu poi confermato alla Segreteria politica di Magenta nel novembre 2000 e si adopera tuttora per tutelare il ruolo e la presenza dei Popolari nel centro-sinistra.

Egli li guiderà, infatti, nella tornata elettorale politica e amministrativa forse più delicata della breve vita dei Popolari: quella del 2001.

La sfida e la storia dei "liberi e forti" continua...

 Torna su


Le elezioni del 2001

La campagna elettorale del 2001 è stata caratterizzata dal cosiddetto: "election day" ossia dal sovrapporsi di consultazioni politiche generali e amministrative un po’ in tutta Italia.

Il centro dell'Ulivo costituito da Popolari, Democratici, Udeurrini, uomini di Rinnovamento Italiano si è presentato unito nel proporzionale sotto la guida di Francesco Rutelli usando il simbolo della Margherita, mutuato da un'esperienza amministrativa del Trentino Alto Adige.

A sinistra i DS si sono presentati col proprio simbolo, i Comunisti Italiani hanno fatto lo stesso, mentre i Socialisti Democratici e i Verdi hanno dato vita all'aggregazione del Girasole e Rifondazione Comunista non ha rinunciato a proporre propri candidati al Senato, limitandosi al cosiddetto "patto di non belligeranza" alla Camera con l'Ulivo.

Il Polo, invece, si è alleato nuovamente con la Lega Nord dando vita alla Casa delle Libertà cercando di ricreare le condizioni dell'affermazione del 1994, rendendo però la coalizione più compatta e omogenea rispetto a quella di allora attraverso la riduzione del numero di candidature a disposizione della Lega. 

I toni della lunga vigilia elettorale sono stati, come al solito, accesissimi e alla fine la vittoria è andata al centrodestra, sia pure per pochi punti percentuali.

Questo lieve distacco non ha impedito comunque alla CdL di conquistare una solida maggioranza in entrambe le Camere.

Il clima di attesa per questa vittoria, data per scontata da molti, ha influito anche su Magenta dove si è riprodotto lo schema delle elezioni nazionali, ma con qualche distinguo, ad esempio, il Centro Sinistra, dopo aver definito un dettagliato programma elettorale nei mesi autunnali e invernali, non ha visto nascere la Margherita: i suoi candidati sono rimasti all'interno della lista unica dell'Ulivo.

Rifondazione Comunista ha confermato sin dal primo turno l'appoggio al candidato sindaco del Centro Sinistra, che era il Sindaco uscente, Giuliana Labria.

La CdL ha candidato a primo cittadino Marco Maerna di AN, i Verdi sono usciti dal Centro Sinistra per contrasti programmatici e sulle candidature facendosi rappresentare da Terraneo, mentre Ambrogio Colombo ha costituito una lista civica denominata: "costruire il futuro".

Prima del 13 maggio la tensione in città ha prodotto alcuni episodi spiacevoli, tra cui un'aggressione al Sindaco Labria, finita con una querela, e una serie di scorrettezze verbali che hanno reso impossibile consentire un ordinato e sereno svolgimento del confronto.

Tuttavia l'esito per i Popolari si è rivelato molto positivo: hanno raccolto oltre 500 preferenze, affermandosi come prima forza della coalizione e come realtà egemone della Margherita cittadina, mentre i DS sono addirittura ripiegati, i Socialisti non hanno apportato alcun contributo, Rifondazione ha sostanzialmente tenuto le sue posizioni.

Nonostante ciò il ballottaggio è stato raggiunto per soli due voti, sui quali il Polo ha prontamente fatto ricorso al Tar, e quando sembrava tutto perduto, Giuliana Labria è riuscita, sia pure per soli 65 voti ad aggiudicarsi la conferma.

Purtroppo, però, la Commissione elettorale della Prefettura, in base ad una interpretazione letterale della legge che disciplina le consultazioni delle Autonomie Locali, avendo il centrodestra ottenuto più del 50% dei voti validi al primo turno, ha affidato a quest'ultimo la maggioranza dei consiglieri comunali, negando al Sindaco il premio di maggioranza.

Così si è creata una situazione paradossale in cui si è pensato di far convivere in modo pasticciato Giunta di un colore politico e Consiglio di un altro, sacrificando lo spirito e gli obiettivi più autentici di quella legge: la governabilità e la stabilità delle Amministrazioni locali.

Il Centro Sinistra ha a sua volta fatto ricorso al Tar contro questa decisione. Il 13 luglio è stata celebrata l'udienza relativa a tutti questi ricorsi.

Il Tribunale Amministrativo respingendo tutti i ricorsi presentati non ha ripristinato Giuliana Labria nei suoi poteri di Sindaco: ora abbiamo di fronte un anno di paralisi amministrativa con danni rilevanti per la vita della città guidata dal Commissario Prefettizio, dott. Michele Tortora.

Torna su

           ... intanto la storia continua con il sostegno della Margherita alla candidatura a sindaco di Giuliana Labria per le elezioni amministrative del 26 e 27 maggio 2002