LA NECESSITA’ DI UNA RIFORMA DELL’ONU

Il dibattito sulla necessità di una riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU va avanti ormai da decenni. La tematica, però, assume particolare rilevanza in questi tempi di guerra, una guerra caratterizzata dall’assenza dell’ONU e dalla sua delegittimazione da parte degli Usa. Ma 1’ONU ha mostrato segni drammatici di crisi in precedenti conflitti: Iraq, Somalia, Bosnia, solo per citarne alcuni. La guerra nei Balcani ha fatto precipitare questa crisi, rendendola pressoché "definitiva". Ci sembra utile, a questo proposito, riportare le posizioni del PRC sulla riforma dell’ONU: "[...] Siamo giunti a un tal punto di gravita e di assenza di un punto di equilibrio internazionale, tanto più necessario dentro la cosiddetta globalizzazione, che non tutto si risolve con la riforma del Consiglio di Sicurezza. Il problema vero del futuro e la rifondazione democratica delle Nazioni Unite e il suo rapporto dialettico con una società civile globale che sta pian piano crescendo. Le Nazioni Unite sono oggi contemporaneamente invocate e maledette dalle popolazioni mondiali: invocate per salvare l'umanità dalle crisi ambientali e sociali in atto, maledette per gli effetti micidiali delle politiche del Fondo Monetario Internazionale, che impone politiche recessive di smobilitazione dell’intervento pubblico a paesi già da tempo stremati economicamente e socialmente, maledette quando impongono embarghi, sanzioni che colpiscono solo i popoli, rafforzando i regimi. Si tratta di pure espressioni di processi di neocolonizzazione e di sovranità imperiale delle superpotenze. Che fare quindi delle Nazioni Unite? Farne a meno non si può, perché e essenziale un tribunale dei popoli, un punto di equilibrio tra le nazioni dentro gli aspri e violenti processi di globalizzazione, di competitività selvaggia a livello mondiale, essa stessa fattore di destabilizzazione, di conflitti, di guerra [...]. Non possiamo pero pensare che le Nazioni Unite possano essere immutabili e continuare impotenti cosi come oggi sono; finirebbero per essere dannose perché senza ruolo, metafora fittizia di un ’inesistente giustizia internazionale. Occorre quindi riformarle profondamente, rifondarle, ma in che modo? Evochiamo qui temi di grande importanza e difficoltà: la sovranità degli Stati, le tendenze socio-economiche in atto, le dinamiche delle forze prevalenti in un’ottica di sviluppo progressive dei principi contenuti nella Carta di San Francisco. [...] La riforma delle Nazioni Unite non può che partire dal riequilibrio tra Nord e sud, tra centro e periferia, che e il vero tema caratterizzante della nostra epoca. Questo riequilibrio e presupposto ed obiettivo a sua volta del risanamento ambientale, cosi come di nuovi rapporti sociali, di ragioni di scambio diverse, di equità sociale a livello internazionale. Attualmente e assente qualsiasi politica necessaria per prevenire i conflitti con una logica lungimirante di redistribuzione delle risorse. Prevale lo strumento militare, anche li dove sarebbe possibile un approccio diverso, basato sulla cooperazione internazionale e sulla ricostruzione democratica della statualità internazionale e dei diritti a livello internazionale. [...] Esistono, nonostante tutto, a livello istituzionale, ma anche a livello dell’associazionismo i presupposti per un’ampia ripresa dell’iniziativa delle forze democratiche a livello mondiale. Tale iniziativa passa innanzitutto attraverso una riaffermazione del ruolo delle 1Vazioni Unite rifondate rispetto alla forza pervasiva che il governo mondiale di fatto sta assumendo in via surretizia. Parlo del G7, parlo dei possenti centri del potere economico multinazionale, dello stesso ruolo, solitamente subalterno, che ha sempre più assunto, negli ultimi anni, lo stesso Consiglio di Sicurezza. [...] Il Consiglio di Sicurezza rappresenta ormai un organo manifestamente incompatibile con la stessa struttura paritaria della società internazionale. Si tratta, quindi, di riformarlo, ma anche di dare maggior peso, maggior valore, maggiore spessore all’Assemblea Generale, che deve divenire il centro propulsore della riforma e, più in generale, dell’azione delle Nazioni Unite. Vanno inoltre democratizzati i criteri di composizione delle delegazioni nazionali, che non possono più essere la mera espressione dei Governi nazionali, e va proposta l’istituzione di una seconda Assemblea, che sia diretta espressione dei corpi elettorali nazionali. In terzo luogo, va rafforzato il Segretariato, che costituisce l’altro motore dell’operato delle Nazioni Unite. Va altresì rafforzato il ruolo della Corte internazionale di Giustizia, rendendo obbligatoria per gli Stati la dichiarazione di accettazione della giurisdizione contenziosa della Corte, rendendone praticabile l’accesso anche agli individui e dotandola di giurisdizione relativamente alle competenze degli altri organi ed al rispetto della Carta da parte di essi. Vanno ridisegnati ex novo e dotati di maggiori attribuzioni, mezzi e poteri, tutti gli organi che svolgono le attività normative e materiali delle Nazioni Unite, sui terreni dei diritti umani, dell’ambiente, delle questioni economiche e sociali[…].

Occorre democratizzare le istituzioni finanziarie internazionali, facenti capo al cosiddetto sistema di Bretton Woods. Vanno infine rafforzati gli organismi di rappresentanza e di coordinamento della società civile internazionale [...]. Giovani Russo Spena, Intervento al Senato in occasione del dibattito sulla riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, 9 ottobre 1996.