PARTITO DELLA
RIFONDAZIONE COMUNISTA

Sezione "Vincenzo Mosca" - Via Turati 6, 20090 - Cesano Boscone (Mi)

Gruppo Consiliare - Cesano Boscone

Il 25 Novembre 2000 all'Aja, la 6 Conferenza sul Clima, che avrebbe dovuto concludersi con la ratifica del Protocollo di Kyoto, si è chiusa con un chiaro fallimento, camuffato da alcuni come un semplice rimando. Di fatto si può dire che si è sancito, in qualche modo, il contrario di ciò che si sarebbe dovuto ratificare.

Il protocollo di Kyoto, raggiunto faticosamente nel '97, prevedeva la riduzione totale del 5% entro il 2010 dell'emissione di anidride carbonica rispetto ai livelli del 1990.

Questo in pratica si tradurrebbe in quote di riduzione per tutti gli stati Occidentali e industrializzati (-12.5% per il Regno Unito, -6% per i Paesi Bassi, -21,8 per la Germania, -6,5 % per l'Italia, ecc., con una media del -8% per l'Europa; -7% per gli Usa, -6% per Canada e Giappone) e in variazioni positive per la Russia, l'Australia e tutti i paesi in via di sviluppo (concedendo, così, la possibilità di industrializzarsi, secondo l'idea del Protocollo). La ratifica doveva avvenire tra un numero di Paesi in grado di rappresentare il 55% delle emissioni globali di CO2 (anidride carbonica).

Nei fatti, non solo questo non è avvenuto (la posizione piuttosto compatta dell'Europa, ad esclusione del Regno Unito, è stata di fatto ostacolata dalle posizioni degli Stati Uniti d'America, del Giappone, del Canada, dell'Australia e della Nuova Zelanda che non volevano misure vincolanti e troppo pesanti), ma ha aperto le porte a sconcertanti ipotesi di "vendite" e di passaggi di quote di inquinamento tra paesi che inquinano meno - perché in fase di deindustrializzazione - e paesi in continua espansione economica.

Gli Stati Uniti, in particolare, si sono opposti ad una riduzione delle proprie quote di inquinamento, sostenendo un bilanciamento con la mancanza di emissioni dei paesi "in via di sviluppo", con un "misterioso" meccanismo di compravendita di quote di gas dannosi per la salute umana responsabili del surriscaldamento del pianeta. L'emissione di CO2, infatti, è tra i principale responsabili di quell'effetto serra, che, per intenderci, da una parte ci fa affermare in tono sbalordito che non ci sono più le mezze stagioni, dall'altra ci fa assistere inermi alle varie tempeste climatiche responsabili di alluvioni e cicloni distruttivi, ma anche al continuo avanzamento delle zone desertiche; le conseguenze di questi fenomeni "innaturali" gravano in modo particolarmente devastante su quei paesi e su quelle popolazioni già duramente provate dalla povertà , aggravandone le condizioni di estrema indigenza; si tratta dunque dell'ennesima ingiustizia a danno di chi deve sopportare le conseguenze negative di un benessere di cui non gode.

I Governi hanno così deciso di non decidere, facilitando la vita di tutte le lobby industriali e petrolifere, di tutti i fabbricanti di auto, condizionatori e frigoriferi che non dovranno preoccuparsi neanche del misero 5% di riduzione delle emissioni (ricerche scientifiche hanno rivelato che un reale miglioramento delle condizioni dell'ambiente si avrebbe con una riduzione pari al 60-80%).

Per questi motivi Rifondazione Comunista invita, con questa mozione, il Governo Italiano, già favorevole alla Conferenza dell'Aja, ad applicare unilateralmente il protocollo di Kyoto, prevedendo iniziative volte ad un serio ridimensionamento delle quote di emissione di CO2, anche in vista delle numerose condanne da parte dell'Unione Europea nei confronti dell'Italia per il mancato adeguamento alle leggi comunitarie in materia di inquinamento e di protezione dell'ambiente (valga per tutti l'esempio del depuratore delle acque a Milano).

L'applicazione di questa misura, seppur minima e insufficiente, risulta essere un chiaro passo avanti verso la protezione dell'ecosistema, o meglio, alla ricerca di una soluzione per i guasti che il progresso indiscriminato e l'egoismo umano hanno portato nell'ambiente in cui viviamo e sulla nostra pelle (aumento delle malattie tumorali e respiratorie, per esempio), compromettendo il nostro stesso futuro.

La Capogruppo Consiliare
del Partito della Rifondazione Comunista

Valeria Mulas