PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

Sezione “Vincenzo Mosca” – Via Turati 6, 20090 Cesano Boscone (Mi)

 

Proponiamo alcune considerazioni sulla festa patronale di Cesano Boscone. Alle considerazioni seguono delle proposte concrete. Questo lavoro rappresenta il punto di vista del Partito della Rifondazione Comunista di Cesano Boscone.

 

 

Premessa: chi scrive condivide l’idea che sia utile e necessario svolgere una festa comunale che si ponga l’obiettivo di coinvolgere tutto il comune nei suoi diversi quartieri, con il fine di creare un senso di appartenenza ad una comunità locale, quella cesanese appunto. La caratteristica del nostro comune infatti è quella di partecipare all’area della Grande Milano, con la conseguenza che la maggior parte della popolazione cesanese, per motivi di lavoro, studio e uso del tempo libero, ha la necessità/possibilità di spostarsi all’interno di questa area. Da ciò deriva la percezione di Cesano Boscone come “quartiere” di Milano. Sentimento di per sé non criticabile, ma a cui la festa annuale deve rispondere valorizzando l’autonomia amministrativa di Cesano Boscone e i servizi, pubblici o privati che siano, disponibili sul territorio.

In questo senso, l’attuale festa patronale, mostra tutti i suoi limiti di festa organizzata essenzialmente da una sola parrocchia, quella di San Giovanni Battista e che si è via via allargata nel tentativo, non ancora pienamente raggiunto, di coinvolgere tutto il territorio comunale.

 

La prima proposta che ci sentiamo di fare, quindi, è proprio quella di disgiungere la festa di Cesano Boscone da questa dimensione parrocchiale. Cesano Boscone ha necessità di una festa che sia comunale nel senso più ampio del termine.

 

Dunqueseconda proposta – l’attuale comitato organizzatore deve essere ripensato, coinvolgendo tutti gli operatori sociali presenti sul territorio, siano essi le parrocchie cattoliche (tre), le altre confessioni religiose, le associazioni del volontariato, culturali, sportive e le forze politiche (ovvero il consiglio comunale).

 

Attualmente la festa si svolge nell’arco di due fine settimana di settembre. Di fatto le attività infrasettimanali si esauriscono nell’ambito della parrocchia di via Pogliani.

Riteniamo che vada conservata la distribuzione temporale su due week end, e la collocazione nel mese di settembre, essendo impraticabili gli altri mesi per motivi meteorologici (troppo caldo e troppe zanzare in giugno e luglio).

 

Terza proposta: la festa si caratterizza per essere dedicata ogni anno ad una regione italiana differente. Crediamo utile proporre l’allargamento al mondo intero, scegliendo di cominciare con il dedicare la festa a quelle località da cui provengono molti concittadini recentemente arrivati (ad esempio, a Cesano Boscone, i paesi latino-americani).

Nel contempo la festa si dovrebbe caratterizzare fortemente anche sulla storia del proprio territorio e di quello dei paesi circostanti (Corsico, Milano, ecc.), in modo che gli orizzonti possano essere “allargati” al mondo ma anche “focalizzati” sul territorio che abitiamo.

 

Quarta proposta: il Palio del Cinghiale. Un grande storico inglese scrisse, anni fa, un libro intitolato: “l’invenzione della tradizione”. La tradizione, dunque, può essere tranquillamente inventata. Questo non ci scandalizza. Ma viene inventata per raggiungere un preciso scopo. Nel nostro caso lo scopo è quello descritto in premessa, creare un senso di appartenenza ad una specifica realtà chiamata Cesano Boscone.

Per questo ci chiediamo che senso abbiano le sfilate in costume medioevale, le giostre ed i tornei guerreschi. Cesano Boscone non ha, a quanto ne sappiamo, un rilevante passato medioevale da conservare nella propria memoria. Non era un Libero Comune, per intenderci. Allora che senso ha ogni anno “importare” gruppi di questo tipo da fare sfilare la domenica mattina? E che senso hanno i tornei a cavallo per esibire la propria capacità nell’”arte” della guerra? A Cesano Boscone, dove abbiamo appena inaugurato un assessorato alla Pace?

Sinceramente crediamo che questa parte della festa debba, semplicemente, essere abolita.

La tradizione cesanese, quella degli ultimi secoli, è una tradizione di paese agricolo della pianura padana, almeno sino agli anni ‘50 del XX secolo.

La cascina lombarda, con i proprietari lontani a godere i frutti del lavoro dei braccianti, dei contadini, dei bergamin, dei formaggiai, coordinati dal fattore.

E’ una tradizione di lavoro duro, di vita grama, di grande sfruttamento.

Avete presente “l’albero degli zoccoli” il bel film di Olmi?

Ma è anche la storia delle leghe dei contadini e dei braccianti, socialiste e cattoliche, delle lotte per migliorare la propria vita. E anche di innovazioni tecniche, le macchine agricole, lo sfruttamento intelligente delle acque, le marcite, i fontanili. E ancora: il mais, il riso, il gelso per fare la seta, la canapa.

Questa è una memoria che va recuperata, una tradizione importante. Perché, alla fine, in tavola non mettiamo chip o bit o euro, ma polenta gialla e fumante. Perchè non recuperare anche quella tradizione, ad esempio? La cucina popolare, contadina...

 

Riteniamo valida invece l’idea di fare concorrere i quartieri in alcune competizioni quali: corsa dei sacchi, tiro alla fune, taglio dell’erba, taglio della legna, mungitura, eccetera. Come pure ci pare molto buona l’idea di coinvolgere i ragazzini (la staffetta). Idea che va ripresa ed estesa, tramite le scuole, le società sportive, gli oratori. Sarebbe bello se ogni quartiere riuscisse non solo ad organizzare una squadra per competere al palio, ma che intorno alla “squadra” riuscisse a svolgere una attività sociale e ludica in ogni quartiere (cene sociali, allenamenti, ecc.).

 

Un altro passaggio fondamentale nella storia di Cesano Boscone è la massiccia immigrazione da altre città lombarde e da altre regioni d’Italia avvenuta dagli anni ‘50 in poi. Proponiamo di focalizzare l’attenzione della festa anche su questo passaggio: dalla Cesano agricola alla Cesano dell’immigrazione, quartiere della Grande Milano industriale ed operaia. E allora una mostra storico-fotografica che testimoni il passaggio dalla cascina Tessera al quartiere Tessera (per fare un esempio).

 

Quinta proposta: il concerto gratuito.

Da tempo ci siamo convinti dell’inutilità di questo spettacolo, che occupa uno spazio importante nel bilancio economico della festa (Michele Zarrillo nel 2004 è costato oltre 36.000 euro). Spendere una cifra così imponente per una sola serata ci pare uno spreco. Oltretutto il concerto non ha mai attinenza con il tema della festa.

La nostra proposta si articola nei seguenti punti:

1)     Musica per ballare. In ogni quartiere, nei due week end della festa ci dovrebbero essere dei gruppi musicali di musica ballabile. Il liscio, per esempio. Ma anche le musiche e le danze popolari, etniche, eccetera.

2)     Altri eventi musicali, del tenore di quelli organizzati per l’estate, potrebbero essere svolti in centro, a Villa Marazzi. Ovviamente con un’offerta musicale differente (rock, jazz, tango).

3)     La civica scuola di musica dovrebbe cogliere l’occasione per mostrare alla cittadinanza il proprio lavoro. Non c’era una banda in costituzione? Ma anche saggi degli allievi, o dei maestri.

4)     Cabaret e teatro. Ci sono molti cabarettisti e piccolissime compagnie teatrali che possono offrire spettacoli di qualità ed a basso prezzo, presenti anche nel nostro territorio. Ovviamente, ciò nell’intero arco temporale della festa, non solo il week end (salvo per il punto 1).

5)     Un concerto/evento teatrale sempre nel parco Pertini, ma senza grandi ospiti e quindi senza grandi costi. Lo scopo è quello di avere un evento centralizzato che “riunisca” tutto il paese in contemporanea al “decentramento” di alcune iniziative.

6)     Sul piazzale antistante “Il Gigante”, potrebbe essere organizzata una serata di ballo liscio, magari invitando un’orchestra emiliano-romagnola e dei ballerini provetti in grado di mostrare come si balla. Si potrebbe anche organizzare una gara di ballo liscio per dilettanti.

 

Sesta proposta: i fuochi di artificio.

 

Consideriamo una barbarie spendere soldi, anche se donati da qualche privato, per bruciarli in 20 minuti di fuochi di artificio. Crediamo che la maggioranza dei cesanesi sia infastidita da questo rumoroso sperpero di danaro. Quest’anno poi i fuochi sono cominciati alle ore 23,53 per terminare alle ore 00,16. Con il solito corollario di allarmi che suonano, cani che abbaiano e bambini che si svegliano piangendo. Per non parlare dello stress provocato a tutti quegli animali che la notte dormono, quali uccelli, ecc.

Sinceramente riteniamo sarebbe saggio abolirli del tutto o, almeno, anticiparli al sabato sera alle 22.30 (al massimo!).

Una proposta potrebbe essere quella di sostituirli con giochi di luce fatti con il laser.

Sono altrettanto spettacolari, non rumorosi, certamente più economici.

 

Settima proposta: la mostra a Villa Marazzi.

 

Da anni ci interroghiamo su una questione: qual è il senso della mostra organizzata a Villa Marazzi in occasione della festa. Quest’anno aveva come oggetto Cezanne, non esattamente un pittore marchigiano...

La mostra è un lavoro organizzato per il Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, organizzazione economico-ideologica cui fa capo il presidente del comitato promotore della festa, e da qui gira di paese in paese. Di fatto non ha alcuna coerenza con la festa cesanese, un costo zero per chi la porta in paese e, qualora si pagasse per averla (il bilancio della festa che abbiamo visto non è certo un esempio di chiarezza) si configura come un finanziamento indebito per questa organizzazione.

Va quindi abbandonata e sostituita da una esposizione che abbia:

-        o una stretta attinenza col tema della festa

-        oppure sia una esposizione di qualche artista cesanese o della zona.

 

In conclusione riteniamo che l’intero impianto della festa vada ripensato, punto per punto. Il comitato organizzatore deve essere allargato a tutti i soggetti presenti a Cesano Boscone e la sua presidenza deve essere modificata. L’attuale presidente, Indino, ha dichiarato in una intervista che “la festa patronale è organizzata dalla Parrocchia, il comune aiuta...”.

Ma, se guardiamo il bilancio economico presentato dal Comitato Promotore, vediamo che la maggior parte dei costi viene sostenuta proprio dal comune. E si noti che non vengono contabilizzati tutti i costi indiretti, quali quelli per il personale comunale che deve lavorare per la festa (vigili urbani, biblioteca, eccetera).

E’ giusto quindi che il comune riprenda in mano l’intera gestione della festa tramite gli assessorati alla Cultura ed alla Pace, allargandola all’intera cittadinanza.

 

P.S.: in ultimo vogliamo segnalare che, anche quest’anno, la processione religiosa uscita dalla parrocchia di San Giovanni Battista si sia svolta su un percorso disseminato da alto-parlanti che riproducevano la processione stessa. Non ci risulta che gli abitanti delle zone coinvolte abbiano apprezzato. Al contrario, ciò ha provocato notevole disappunto. La libertà religiosa di tutti deve essere garantita, ma non può essere imposta la funzione religiosa di una confessione a tutti i cittadini. Si tratta di un’iniziativa, quindi, che è opportuno evitare i prossimi anni.

 

Partito della Rifondazione Comunista

Sezione “Vincenzo Mosca”

Cesano Boscone, Ottobre 2005