PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
2ª CONFERENZA D'ORGANIZZAZIONE

Circolo "P. P. Pasolini" - Trezzano sul Naviglio
7 dicembre 1997

RELAZIONE INTRODUTTIVA

La crescita, innegabile, dei consensi al nostro Partito, frutto di una linea strategica di indubbia efficacia, che ha trovato nella soluzione della recente crisi di governo una ulteriore conferma della sua validità ci pone di fronte però ad alcuni nostri limiti evidenti. Ai limiti oggettivi, che esulano in parte dal nostro operato, e che si riferiscono all'immaturità e alla quasi inesistenza, al di fuori della nostra organizzazione, soprattutto in campo sindacale, di un serio movimento di lotta a sostegno di una politica sinceramente riformatrice, si aggiungono certamente limiti soggettivi inerenti alla indiscutibile insufficienza della nostra forza organizzata.

La recente crisi di governo e la Federazione

La recente crisi di governo ha infatti reso particolarmente evidente la debolezza della struttura organizzativa del Partito e della nostra Federazione in particolare. A questa debolezza si sono aggiunti poi comportamenti decisamente inadeguati da parte di alcuni settori del Partito, sia della minoranza ma anche e soprattutto della maggioranza. Dirigenti federali, e non solo, nel pieno della nostra azione parlamentare e addirittura nei momenti più delicati, avanzavano dubbi e perplessità sulla necessità della crisi assolutamente fuori luogo e non corrispondenti al comune sentire della stragrande maggioranza del corpo militante e di una più vasta area di simpatizzanti (così come dimostrato dall'attivo pubblico tenutosi a Corsico in quei giorni) ingenerando sfiducia e disorientamento. A questo si aggiunga che in quei giorni la Federazione di Milano ha subito una vera e propria paralisi dimostrandosi incapace di chiamare alla mobilitazione il Partito e di fornire ai Circoli ed ai compagni materiale e strumenti di propaganda e controinformazione. Infine si può affermare che, sul piano organizzativo, l'atteggiamento dei dirigenti federali appare come il più limpido esempio di quello che Antonio Gramsci definiva "CADORNISMO" cioè essi hanno "la persuasione che una cosa sarà fatta perché il dirigente ritiene giusto e razionale che sia fatta: se non viene fatta, LA COLPA viene riversata su chi AVREBBE DOVUTO", che è poi il difetto fondamentale di chi pretende di dirigere comandando. Gli esempi sono innumerevoli: le nostre difficoltà sul piano del tesseramento e delle adesioni al Partito vengono costantemente riversate, nelle loro dichiarazioni, sulla incapacità ed inadeguatezza dei responsabili di Circolo (cosa solo in minima parte vera), mentre sono del tutto inesistenti, nelle stesse dichiarazioni, elementi autocritici riguardanti le loro scelte ed il loro operato (distribuzione degli incarichi fondata più sul grado di fedeltà nei confronti dei maggiorenti del Partito che sulle effettive capacità dei compagni, eccessivo disinteressamento nei confronti della sorte e delle condizioni dei Circoli più piccoli e per ciò stesso irrilevanti sul piano degli equilibri interni, una ripartizione delle quote tessera che colpisce troppo le risorse finanziarie dei Circoli, molti dei quali sono ancora alle prese con problemi come quelli della sede o della mancanza materiale dei più elementari strumenti organizzativi, una effettiva disorganizzazione che si riscontra a partire dalla distribuzione delle tessere), lo stesso accade per le difficoltà riguardanti la diffusione di "LIBERAZIONE" e per le scarse capacità di autofinanziamento del Partito. Scelte, decisioni e comportamenti quindi, che di fatto rendono sempre più difficile dispiegare una efficace opera di proselitismo e di consolidamento del Partito, e che per questo appaiono spesso, in modo paradossale, deliberatamente volte ad un suo indebolimento.

La recente crisi di governo ed il Circolo

Per i motivi suddetti, in relazione alla recente crisi di governo, il Circolo si è trovato nelle condizioni di dover, con grandi difficoltà, elaborare e realizzare autonomamente materiale di propaganda e controinformazione che è stato distribuito a più riprese sul territorio di Trezzano per tutto il periodo della crisi in quantità che riteniamo appena sufficienti. La maggioranza dei compagni a Trezzano ha condiviso ed apprezzato l'operato della Segreteria Nazionale e dei gruppi parlamentari e ciò ha acconsentito una pronta reazione al violentissimo attacco che la totalità del sistema informativo ha operato nei nostri confronti, reazione che però non siamo ancora in grado di valutare pienamente nella sua efficacia. Di fatto la mobilitazione a Trezzano c'è stata e il successo del presidio effettuato in P.za S. Lorenzo il 19 ottobre e la partecipazione di ben 8 compagni di Trezzano (su un totale di 32 provenienti dall'intera zona del Corsichese) alla imponente manifestazione del 25 ottobre a Roma, confermano l'ipotesi di una qualche efficacia della nostra azione anche se in diverse condizioni organizzative e generali si sarebbe certamente potuto fare di più.

Un anno di attività

L'impegno profuso durante la recente crisi di governo ha fatto seguito ad un anno di intensa attività. Iniziatosi con una difficile discussione congressuale che ha visto il Circolo spaccarsi sulle due mozioni e che ha determinato una non schiacciante prevalenza delle tesi di maggioranza, è continuato poi con il pesantissimo impegno relativo al rinnovo anticipato del consiglio comunale e del Sindaco di Trezzano s/N.

La campagna elettorale per il Comune di Trezzano s/N

Malgrado l'assoluta latitanza dei responsabili federali agli Enti Locali ed il conseguente disinteressamento dell'intera Federazione alle vicende elettorali trezzanesi (in parte giustificabile dal contemporaneo impegno per le ben più importanti elezioni di Milano) i risultati ottenuti si possono senz'altro definire ottimi, anche in un quadro che ha visto l'affermazione finale del centrodestra. Innanzitutto siamo riusciti ad elaborare una politica unitaria che ci ha consentito di presentarci alle elezioni non isolati ma bensì come parte importante di un più ampio schieramento di centrosinistra, riuscendo così a costruire un rapporto paritario con la coalizione dell'Ulivo (privo della componente dei Verdi che schieratisi su posizioni decisamente moderate sono andati incontro ad una cocente sconfitta) che ci consente ancora oggi un'azione unitaria, dall'opposizione, nell'ambito del Consiglio Comunale e del paese. Ma soprattutto siamo riusciti a far eleggere per la prima volta un nostro rappresentante in Consiglio Comunale con una percentuale di consensi, il 7,1%, decisamente confortante, soprattutto se paragonata al 4,2% delle precedenti elezioni comunali e al poco più del 16% ottenuta dal PDS. Le destre, che ha Trezzano presentano il loro volto più cupo, hanno purtroppo ancora una volta confermato la loro egemonia, così come avviene ormai da alcuni anni, ma sicuramente sono state poste, anche grazie alla nostra azione decisiva, le basi per una possibile futura alternativa che nessuno, ad oggi, si sogna di poter realizzare senza il nostro determinante contributo.

Le caratteristiche del nostro Circolo

Il nostro Circolo conta oggi 26 iscritti, uno in meno rispetto all'anno scorso. Viviamo pertanto le stesse difficoltà che si riscontrano nel tesseramento a livello federale, con però una significativa differenza: in rapporto ai 14 iscritti del 1991 (anno di nascita del nostro Circolo) la crescita a Trezzano corrisponde al 185 % contro invece una modesta crescita degli iscritti all'intera Federazione in rapporto allo stesso anno. In quell'anno gli operai iscritti corrispondevano al 14,2 % del totale, così come gli impiegati, mentre i lavoratori autonomi erano il 28,5 %. Nel 1997 la percentuale di operai è salita al 38,4 % quella di impiegati al 19,2 % mentre i lavoratori autonomi sono scesi all'11,5 %. Per quanto riguarda l'età anagrafica dei compagni, il nostro Circolo si può definire certamente giovane. L'età media dei compagni è abbondantemente sotto i 40 anni (precisamente 38,6). La gran parte si colloca nella fascia di età tra i 30 ed i 55 anni (61,5 %), così come avviene per la Federazione; ma mentre essa vede solo il 13,4 % di compagni che hanno meno di 30 anni, nel nostro Circolo la percentuale sale al 26,9. Le donne corrispondono invece solo al 23 % degli iscritti.

La militanza e la diffusione di "LIBERAZIONE"

Un dato sicuramente negativo è il numero assai limitato di compagni che si impegnano continuativamente nelle attività di Partito. Anche il nostro Circolo si basa sulla militanza di non oltre il 20 % degli iscritti. Le ragioni della scarsa continuità nell'impegno militante sono numerose. Innanzitutto molti compagni all'atto del tesseramento esplicitano la non disponibilità ad una partecipazione continuativa per le più svariate regioni, molte delle quali certamente legittime (problemi di lavoro, problemi familiari, l'età, ecc.). Si può quindi interpretare la loro adesione come un atto di fiducia nei confronti del Partito, in generale, e dei compagni che maggiormente si impegnano per il Circolo, in particolare, delegando di fatto ad essi la direzione dello stesso. Altri compagni ( in particolare i più giovani, ma non solo ) si avvicinano al Partito convinti che esso sia già pienamente strutturato organizzativamente e materialmente e che alle attività della militanza manuali ( e per loro più umili ) vi attendano già altri compagni mettendo così a disposizione del Partito soltanto le loro presunte capacità intellettuali che, per inesperienza, per supponenza, per mancanza di una sufficiente coscienza di classe, si rivelano quasi sempre inutilizzabili e per questo si generano delusioni e risentimenti che li portano inevitabilmente ad allontanarsi. Sorge quindi il problema della formazione dei militanti che però è opera oggettivamente difficilissima ancor più in un quadro generale di progressivo decadimento della qualità delle strutture formative pubbliche ma anche delle tradizionali forme associative ed organizzative del lavoro dipendente. In poche parole la debolezza formativa della scuola pubblica e l'ormai quasi inesistente capacità formativa, in termini di acquisizione di coscienza di classe e di propensione alla lotta, della fabbrica, rendono assai difficile un'opera formativa efficace da parte di organizzazioni "deboli" come possono essere gran parte dei nostri Circoli. Maggiori risultati si potrebbero ottenere mettendo assieme e razionalizzando le forze di più Circoli con delle serie organizzazioni di zona, consapevoli comunque, che la formazione di militanti all'altezza della situazione è opera difficilissima da realizzare perché è necessario il concorso di diverse condizioni, molte delle quali attualmente inesistenti. Infine vi sono dei compagni che non si impegnano nelle attività di Partito deliberatamente, perché intendono il loro dissenso nei confronti della linea strategica del Partito come un dissenso totale.

Per quanto riguarda la diffusione di "LIBERAZIONE" il nostro Circolo distribuisce ogni domenica 10 copie del nostro quotidiano, su un totale di 40 distribuite nell'intero corsichese e di 300 nell'intera provincia. In relazione a questi numeri la diffusione a Trezzano s/N si può definire eccezionalmente positiva, sennonché riteniamo invece che anche il nostro dato sia al di sotto delle nostre effettive possibilità e delle esigenze del giornale per il semplice fatto che la diffusione a Trezzano è opera di un solo volenteroso compagno. Un aiuto alla diffusione militante verrebbe sicuramente dalla realizzazione di pagine locali almeno per le edizioni di Milano e di Roma. Sarebbe inoltre estremamente positivo un maggiore coinvolgimento dell'intero Partito su i problemi della nostra stampa innanzitutto lanciando una sottoscrizione nazionale a favore di "LIBERAZIONE" ma anche attraverso una campagna pubblicitaria "povera" fatta attraverso l'affissione di manifesti 100x70 e la distribuzione massiccia di volantini di propaganda del nostro giornale.

Proposte organizzative

Si rende ormai necessaria una nuova e più efficace struttura organizzativa del Partito. Innanzitutto avanziamo una forte critica alle norme statutarie in materia organizzativa in quanto in gran parte irrazionali ed incapaci di prevedere una forte crescita del Partito. Recentemente si è avuto modo di mettere in evidenza come su oltre 8.000 comuni italiani il nostro Partito non arriva ad essere presente con una struttura organizzata nemmeno su di un terzo di essi. Ci si è dimenticati però di osservare che esiste una norma statutaria, quella che prevede un numero minimo di 20 compagni per poter costituire un circolo territoriale, che di fatto rende impossibile radicare il nostro Partito in migliaia di piccoli e piccolissimi Comuni. É certamente paradossale che per costituire un Circolo di Rifondazione Comunista a Sesto San Giovanni ci vogliano 20 iscritti, gli stessi necessari per costituirlo a Pessano con Bornago. É evidente la necessità di una maggiore articolazione del limite minimo che, ad esempio, per i comuni sotto i 15.000 abitanti potrebbe essere di 10 e per quelli sopra i 30.000 di 30. Risulta evidentemente utopico l'obiettivo di "un Circolo per ogni campanile", ma non irrealistico anche se molto difficile e comunque necessario quello di costituire "un Circolo per ogni municipio". Giudichiamo invece positivamente la proposta della costituzione delle Zone della provincia che corrispondano il più possibile ai collegi elettorali uninominali per la Camera. Queste Zone però non possono, riduttivamente (così come appare nella proposta), essere costituite solo per individuarne un responsabile. Esse debbono invece essere messe in grado di funzionare come delle vere e proprie piccole federazioni in grado di promuovere la crescita del Partito a livello locale e di razionalizzarne le risorse. In prospettiva di una crescita organizzativa del Partito, sia nel numero dei Circoli che degli iscritti, non è più possibile la costituzione degli organismi dirigenti federali con gli attuali criteri (ogni Circolo deve essere rappresentato nell'ambito del Comitato Politico Federale, almeno nella figura del suo Segretario) mentre la giusta rappresentanza, proporzionale al numero degli iscritti, delle istanze locali e di base nel CPF potrebbe essere validamente assunta e mediata dalle stesse Zone. Siamo pertanto intenzionati a sollecitare i compagni del Circolo intercomunale "A. Gramsci" di Corsico ad un confronto con la nostra organizzazione per elaborare al più presto una proposta per la costituzione di un efficace e rappresentativo coordinamento di Zona. Inoltre si rende sempre più necessaria la creazione di un organo di stampa del Partito a livello locale che non può non avere anch'esso una dimensione e una funzione rappresentativa sovracomunale. Per quanto riguarda le politiche giovanili potrebbe essere utile (salvo verificarne la fattibilità) la costituzione di un coordinamento di zona dei Giovani Comunisti (data l'impossibilità di realizzare dei nuclei a livello comunale) che riesca ad occuparsi con maggiore efficacia di queste problematiche e che riesca a realizzare un maggiore e più gratificante impegno per quei numerosi giovani che pure si avvicinano al Partito ma che stentano a trovarvi motivi ed occasioni per una loro più costruttiva militanza. Infine, per quanto riguarda le capacità di supporto, organizzative e tecniche, della Federazione alle istanze di base (Circoli ma anche gruppi consiliari) esse appaiono gravemente deficitarie anche per un apporto funzionariale decisamente al di sotto delle reali esigenze del Partito.

Conclusioni

I risultati ottenuti dal nostro Partito a soli sei anni dalla sua nascita, al di là di qualsiasi critica strumentale, non possono che essere definiti oltremodo positivi. Essi sono andati oltre ogni nostra più rosea aspettativa, soprattutto dal punto di vista del peso politico che il nostro Partito ha assunto nel nostro paese e non solo, negli ultimi anni. Siamo stati determinanti nel far nascere il governo Prodi; siamo l'unica realtà (ed è bene sottolinearlo) in grado di condizionare la politica in senso realmente riformatore e a vantaggio delle classi lavoratrici; siamo stati protagonisti della rinascita di un movimento della sinistra antagonista a livello europeo. Ma proprio perché il nostro peso politico si è enormemente accresciuto, ci rendiamo conto che la nostra attuale struttura organizzativa non è più sufficiente per sostenere una politica e una linea strategica di grandi ambizioni quale è la nostra. La consapevolezza della nostra insufficienza organizzativa non può però portarci a definire il nostro Partito come un "partito d'opinione" perché commetteremmo un errore di definizione grossolano. I nostri dirigenti nazionali non possono essere così presuntuosi ed ingenui da credere che i risultati ottenuti siano frutto esclusivo delle loro capacità o della loro più o meno presunta telegenia. Essi sono invece il risultato, soprattutto, di un lavoro di partito che ha reali caratteristiche e basi di massa e di una efficace linea politica elaborata però con fatica e con qualche ritardo (la crescita consistente di consensi al nostro Partito si è avuta infatti solo dopo la vicenda della fiducia al governo Dini e della fuoriuscita dei Comunisti Unitari con il conseguente spostamento a sinistra della linea del Partito, attraverso l'affermazione di una maggiore autonomia, organizzativa e programmatica nei confronti del PDS, per una decisa lotta per l'egemonia a sinistra nel quadro però di rapporti unitari allo scopo di sconfiggere le destre. Spostamento sancito poi ufficialmente dai deliberati del III° Congresso). La nostra indiscutibile crescita nei consensi ci pone però di fronte, come dicevamo, a maggiori responsabilità ma anche a prospettive politiche più avanzate nei confronti delle quali, e solo in rapporto ad esse, appare evidente una crescita organizzativa al di sotto delle nostre reali esigenze. Insomma il nostro Partito, rispetto ad un modello compiuto di "partito di massa" é, a voler essere onesti e ricordando le condizioni in cui siamo nati, senza ombra di dubbio più un bicchiere mezzo pieno che non un bicchiere mezzo vuoto. Un Partito d'opinione deve poter fare affidamento in continuazione su potenti mezzi di comunicazione di massa o comunque deve poter contare sulla compiacenza di una parte consistente del sistema informativo e su un apparato di partito leggero ma anche molto professionale e dove l'attività militante degli aderenti ha un valore ed un peso estremamente marginali, e non è questo assolutamente il nostro caso. Il supposto fascino e la credibilità dei dirigenti del Partito è frutto non tanto delle loro capacità (che pure ovviamente ci sono) o dell'immagine che di essi danno i Media, ma piuttosto dell'opera e della credibilità di decine di migliaia di militanti distribuiti abbastanza omogeneamente sull'intero territorio nazionale, che di fronte ai notevoli errori commessi dal gruppo dirigente nazionale e alle sue innumerevoli defezioni hanno sempre saputo reagire compattamente in nome e in virtù di un ideale e di una prospettiva rivoluzionaria che sono il vero collante e le principali risorse della nostra organizzazione. Figli, soprattutto, della gloriosa tradizione del Comunismo Italiano evidentemente però non siamo ancora all'altezza dei nostri padri. Le nostre insufficienze organizzative fanno sì che quote consistenti di elettori che avevano come riferimento il PCI non riconoscano ancora in noi una sufficiente credibilità come legittimi eredi di quella storia e di quella tradizione restando perciò legati ad un PDS di cui non si vuole riconoscere l'ormai evidente ed incontestabile deriva moderata. Viviamo elementi di precarietà ed incompiutezza (a partire dal nome del Partito) che non ci consentono di definire una efficace e duratura politica organizzativa e che ci costringono ad agire in un quadro organizzativo che oscilla tra il burocratismo opprimente del PCI e l'assemblearismo inconcludente della Nuova Sinistra. Fermo restando la necessità di maggiori e più costruttivi rapporti con tutte quelle realtà, anche se di scarsa consistenza, che costituiscono una più ampia sinistra critica ed antagonista, con le quali potrebbero anche prevedersi momenti organizzativi unitari, resta comunque prioritario, a nostro giudizio, l'impegno per un maggiore radicamento sociale e per una più diffusa crescita nel territorio e nei luoghi di lavoro della nostra organizzazione nella prospettiva della ricostituzione o meglio della rifondazione, in tempi brevi, di un rinnovato e sempre più grande ed incisivo Partito Comunista.