PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

Circolo "Pier Paolo Pasolini" - Trezzano sul Naviglio

4 CONGRESSO DI CIRCOLO

20 febbraio 1999

 RELAZIONE INTRODUTTIVA

Sono ormai 8 anni che il Circolo "P.P. Pasolini" di Trezzano s/N svolge la sua attività essendosi costituito nei primi mesi del 1991 contemporaneamente alla nascita del PRC a livello nazionale.

In questi anni crediamo di essere riusciti a radicare sufficientemente la nostra presenza sul territorio così come dimostrano i dati delle adesioni alla nostra organizzazione (dal 1992 siamo stabilmente sopra il numero dei 20 iscritti) e i risultati elettorali che hanno visto la crescita dei nostri consensi alle elezioni politiche dal 5,8 % del 1992 al 8,4 % del 1996 e alle elezioni comunali dove siamo passati dal 4,6 % del '94 al 7,1 % del '97.

La nostra azione politica a livello locale si è ispirata efficacemente alla coppia AUTONOMIA-UNITA' tanto che oggi siamo una realtà politica consistente, autonoma e assolutamente non marginale nell'ambito del quadro politico Trezzanese.

Viviamo le difficoltà che vive il Partito a livello generale, ma siamo riusciti a consolidare la nostra organizzazione e quindi l'azione del suo gruppo dirigente tanto da renderle immuni agli eventi traumatici che purtroppo hanno colpito a più riprese, negli ultimi anni, il nostro Partito. In questo senso la recente scissione non ha prodotto a Trezzano difficoltà degne di nota anche se ci ha portato a riflettere ulteriormente sulle caratteristiche generali del PRC.

La recente scissione ha quindi messo in evidenza alcuni elementi di notevole interesse e non sufficientemente indagati da entrambi i documenti congressuali. Innanzi tutto il grosso del corpo militante del Partito ha dimostrato una straordinaria autonomia critica nei confronti dei suoi vertici politici ed organizzativi. Questo riteniamo si spieghi col fatto che la maggior parte dei nostri militanti e dei nostri simpatizzanti proviene dall'eccezionale esperienza del grande Partito Comunista Italiano, che pur in un quadro di progressiva moderazione, mantenne al suo interno, fino all'atto del suo scioglimento, una forte presenza radicalmente antagonista agli interessi delle classi dominanti e che conservò come proprio obiettivo strategico la trasformazione radicale dei rapporti socioeconomici esistenti pur intuendo la necessità di una profonda rifondazione, pratica e teorica, dell'esperienza comunista. Questi compagni, che si trovarono a sostenere al 19 congresso del PCI soprattutto la seconda mozione congressuale, dimostrarono già nel 1991 una forte autonomia critica nei confronti dei leader storici di quell'area, primo tra tutti Pietro Ingrao, non condividendone la scelta di aderire comunque ad una formazione politica, il PDS, che assumeva il mercato come proprio orizzonte strategico.

Fu questa quella che si può definire l'antenata delle ripetute scissioni che il nostro Partito ha dovuto subire e, come le ultime, anch'essa fu una scissione quasi esclusivamente di vertice. Proprio queste vicende e l'autonomia di questi compagni consentirono la nascita di un nuovo Partito Comunista, il PRC, con caratteristiche di massa che altrimenti non avrebbe mai avuto, se pur privo di un gruppo dirigente veramente rappresentativo della maggioranza del corpo militante che così si è dovuto affidare ad altre direzioni, eterogenee e minoritarie, ma sufficientemente organizzate e che però si sono, di fatto, rivelate inaffidabili e non all'altezza della situazione e a cui va imputata la costante sottovalutazione delle potenzialità del nostro Partito.

Questi gruppi dirigenti, diciamo così, alternativi, sopravvalutando il loro ruolo e la loro rappresentatività non hanno sufficientemente compreso le caratteristiche politiche culturali della nostra base e della più vasta area di simpatizzanti che gravita intorno al PRC. Non si spiegherebbe altrimenti l'incredulità a più riprese dimostrata dai nostri gruppi dirigenti di fronte alla straordinaria riuscita delle nostre manifestazioni di massa e la timidezza con cui essi le convocano. Manifestazioni che, bisogna pur riconoscere, rappresentano quanto di più efficace e significativo negli ultimi anni si è riuscito a produrre nel campo della sinistra antagonista e non solo. Lo stesso discorso vale per i più che soddisfacenti risultati elettorali che sono soprattutto il risultato combinato delle nostre politiche realistiche e coerentemente antagoniste con una diffusa percezione collettiva di una nostra forte ed innovativa identità comunista dovuta sicuramente più all'attività di massa del nostro corpo militante che alle capacità mediatiche del gruppo dirigente.

Attività straordinaria perché riesce a dispiegarsi con efficacia malgrado sia inserita in un contesto oggettivamente difficile che vede la progressiva passivizzazione delle masse, la sempre più accentuata subalternità culturale delle sue rappresentanze sociali alle logiche d'impresa, una direzione organizzativa generale del Partito assolutamente inadeguata e una sempre più confusa intellettualità di sinistra incapace (forse per opportunismo e/o per un desiderio inconscio d'integrazione) di riconoscere il valore fondamentale della nostra esperienza.