VILLANOVAFORRU
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ARCHEOLOGIA
E' l'archeologia in particolare ad attirare l'attenzione. Il paese vanta numerosissime presenze archeologiche: insediamenti prenuragici, nuraghi, necropoli puniche e romane. Il Museo Archeologico espone sistematicamente i reperti archeologici provenienti dal complesso nuragico di "Genna Maria". Museo e nuraghe possono essere visitati tutti i giorni escluso il lunedì con il seguente orario: ore 9.30-13.00/15.30-18.00. Di notevole importanza il Museo, al centro del paese, si affaccia sulla Piazza Parrocchiale, quest'ultima dedicata a San Francesco d'Assisi. La chiesetta campestre, compresa nel Parco Archeologico fitto di alberi, dedicata a Santa Marina, nel suo impianto originario datato al 1280, è stata successivamente rinnovata (1583) e restaurata (1686), sorge a sud-ovest del paese.


Chiesetta di Santa Marina L
a chiesetta campestre di Santa Marina, del XIII secolo, appena fuori dal centro abitato, è in stile romanico-pisano, poiché Pisa ed i pisani raggiunsero le coste sarde e ne condizionarono lo stile. E' provvista di una sola navata (quella longitudinale) e di un transetto. L'altare si trova nel punto in cui la navata si incrocia col transetto; il campanile è a vela. La pianta è a croce latina. La chiesa fu costruita nel 1280 e successivamente restaurata. Santa Marina viene venerata qui ed in Spagna. La devozione a Santa Marina è antichissima ed è anche particolarissima di Villanovaforru, perché di questa santa non vi è altra chiesa in Sardegna: Nel martirologio romano si legge "17 luglio, a Venezia la traslazione di Santa Marina Vergine; 18 luglio in Gallecia (Galizia) di Spagna Santa Marina Vergine e Martire".

Nel lessico Ecclesiastico Edizione Vallardi, Milano 1904, alla voce S.Margherita è detto: "gli antichi martirologi ricordano questa Santa, venerata dai Greci col nome di Marina e dai Latini col nome di Margherita". Ed è curioso che i Greci la chiamas-sero col nome latino Marina, ed i Latini la chia-massero col nome greco Margarita. In lingua greca Margarita significa "perla", e la perla non è che una pietra preziosa di origine "marina". E' assai importante che di Margherita e di Marina siano uguali le notizie biografiche, con la sola differenza che Margherita visse e morì in Pisidia dell'Asia Minore, mentre Marina si ritiene nata in Galizia in Spagna. Ciò potrebbe significare che il suo culto fu portato in tempi antichissimi dall'Oriente alla Spagna e che il popolo spagnolo finì per considerarla sua concittadina, scegliendo il secondo nome anziché il primo. Marina nacque in Galizia, il padre fu un sacerdote pagano, la madre morì quando ancora era bambina e perciò fu data ad una balia che era segretamente cristiana. Cresciuta in età Marina dovette andare a pascolare le pecore in campagna, dove gli si presentò un governatore di nome Olibrio per domandarla in sposa. Alla risposta negativa, e per essere stata riconosciuta cristiana, Marina viene condannata alla pena della decapitazione.


Chiesa Parrocchiale di San Francesco d'Assisi La chiesa di San Francesco a Villanovaforru è una delle poche che si sono conservate nello stile di semplicità che avevano le parrocchie della Diocesi di Ales-Terralba fino all'anno 1600. E' una delle poche chiese inoltre che ancora rimane con il tetto di legno. Vi è vicinissima la casa canonica, donata dal Santo Padre Pio XI nel 1928. Altra particolarità della chiesa è quella delle tre cappelle tutte dal medesimo lato, salvo che, nel 1940 vi fu aggiunta una cappella al fianco di mezzodì (la cappella "degli uomini"). In passato la porta maggiore era protetta da un antico cancello. Nella attuale sagrestia vi è presente una bella "paratora" di noce, con due confessionali per uomini, fatta nel 1855. Nella sagrestia vecchia, chiamata oratorio, simmetrico con la sagrestia nuova, si conserva la portantina dorata della Madonna Assunta col relativo tavolino di sostegno; arredi del 1844.

In una relazione del Vescovo, l'elenco delle statue presenti in chiesa nell'anno 1761, ci rivela le devozioni del popolo di quel tempo; statue così elencate: Sant'Antonio da Padova, San Giuseppe e San Raimondo Nonnato, San Rocco e Santa Rita. E' sorprendente che questa Santa, canoniz-zata soltanto nel 1900, godesse già culto molto diffuso, fin da alcuni secoli prima. Altre statue, della Madonna del Rosario, di San Giovanni Nepomuceno, di Sant'Isidoro Agricoltore, di Santa Marina ed altre. Nella Sagrestia sono conservate le reliquie della Santa Croce e la reliquia di Santa Marina, ambedue con i documenti di autenticità. Attorno alla chiesa era presente il cimitero, ora sistemato fuori dal centro abitato. Oltre la chiesa parrocchiale, era ancora in piedi nel 1761 la chiesetta di San Sebastiano. Oggi di quella chiesa non si ha più traccia, ed anche persone anziane dicono di non averne mai visto i ruderi. E' però noto che la chiesa vi fosse, ove oggi è la Via San Sebastiano.


Il recente passato
Nel 1848 il Comune di Villanovaforru, nacque come ente autonomo e venne temporaneamente inserito nella preesistente provincia di Isili. Da questo periodo sono disponibili maggiori documenti e notizie sicuramente più precise. Nel 1859 entrò a far parte della Provincia di Cagliari e del Mandamento di Lunamatrona, sotto la giurisdizione del Tribunale di Isili. In seguito a disposizioni legislative, che portarono in Sardegna alla soppressione di numerose amministrazioni locali, con R.D. n. 1864 del 29.12.1927 Villanovaforru cessò di esistere come comune autonomo e venne aggregato al vicino comune di Collinas sino al 22.12.1945. L'Amministrazione aveva un impiegato (serviente) che affiancava il Sindaco ed il segretario (1850). A metà dell'ottocento nel Consiglio Comunale di Villanovaforru sapevano leggere e scrivere soltanto il Sindaco, il notaio ed il Segretario Comunale Salvatore Onnis, mentre erano analfabeti i dodici consiglieri; trent'anni dopo sapevano leggere e scrivere quasi tutti. Il Municipio aveva sede in un edificio privato per il quale si pagava un regolare affitto. Negli anni cinquanta era ospitato nella casa dell'ex Sindaco Raimondo Farris Ibba (1856). Grossi problemi si ebbero sulla copertura del bilancio del 1880, in seguito alla bocciatura della Prefettura degli stanziamenti per spese d'ufficio. Il Consiglio Comunale alla fine, decise l'aumento della tassa sul focatico. Nel 1881, sempre per problemi di bilancio, venne istituita la tassa sugli esercizi e le rivendite. Nel 1884 la Prefettura di Cagliari aveva individua-to tre strade obbligatorie per il Comune di Villanovaforru, una per Collinas, una per Lunamatrona ed una per Sardara che non fu poi costruita perché ritenuta allora non indispensabile dal Genio Civile di Cagliari. Nel 1898 il Consiglio Comunale decise di appoggiare la proposta dell'aggregazione dell'ospedale Managu di Siddi a quello di Cagliari. Come in ogni villaggio dell'isola, anche a Villanovaforru la polizia rurale era rappresentata dalla Compagnia Barracellare, comandata da un capitano. La Compagnia venne poi sciolta successivamente, ed è stata ricostituita nel 1993. Nel 1926, durante il periodo fascista, abolite le libere consultazioni popolari, venne istituita la figura del Podestà, di nomina governativa, il quale esercitava le funzioni prima svolte dal Sindaco e dal Consiglio comunale. Tale situazione durò sino al 1944, anno in cui vennero ripristinate le figure del Sindaco e della Giunta Comunale, transitoriamente di nomina governativa, e nel 1946 vennero indette le consultazioni elettorali. Nel 1969, dopo una serie di peripezie si riesce ad iniziare i lavori di scavo del complesso nuragico di "Genna Maria. Numerose allora le resistenze, le difficoltà e la diffidenza, per uno scavo che si riteneva non avrebbe portato nulla di buono, se non le giornate di lavoro per gli operai che vi avessero lavorato. Nonostante queste difficoltà, ben presto si ebbero le prime ed importanti scoperte scientifiche, trovando sostenitori della scoperta in diversi ambienti, culturali, sociali, politici. Nel 1974 venne realizzato il Laboratorio di Restauro, (ora in fase di ristrutturazione ed ampliamento) dove vengono custoditi i reperti provenienti dagli scavi di molti siti archeologici, non solo di Villanovaforru ma anche di diversi comuni della Marmilla. Sempre nel medesimo laboratorio vengono restaurati ed assemblati i migliaia di reperti, per essere esposti nel Museo. Nel 1982 si inaugurò il Museo Archeologico, in una giornata di pioggia, che non si era mai vista prima. Moltissimi accorsero per la inaugurazione e moltissimi seguirono successivamente. Oggi, il Museo Archeologico di Villanovaforru, è una tappa importante nella visita dei beni culturali ed archeologici della Sardegna. Affianco al Museo è stata recentemente costruita una sala espositiva, per mostre temporanee. L'area degli scavi e tutte le aree della collina di "Genna Maria", originariamente brulle e spoglie, sono state acquisite dal Comune, rimboschite, attrezzate, e costituiscono oggi un parco archeologico di grande interesse culturale e naturalistico.

Dai Cartaginesi ai Bizantini

I Cartaginesi
Dopo i Fenici, la Sardegna fu occupata militarmente dai Cartaginesi, che diedero origine a quella civiltà punico-sarda che durò per secoli. Nemmeno i Romani, venuti dopo, riuscirono a soppiantarla del tutto. I primi insediamenti di tipo comunitario, rinvenuti a Villanovaforru, sorsero probabilmente tra "Musius" e "Funtana Manna", dove sono stati trovati molti cocci e muretti che fanno pensare appunto a delle costruzioni. Dei viottoli nascosti e segreti univano questi rioni a "Pinn'è Maiolu". Forse una traccia di questi viottoli può essere ancora oggi individuata in "Su Buidinu", una stradina che esiste e viene spesso utilizzata come scorciatoia.
I Romani
I Romani hanno lasciato numerose tracce della loro presenza in questa Zona. Basti pensare alle numerose tombe venute alla luce durante gli scavi per l'impianto di vigneti in regione "Is Melas", "Santa Caterina", "Stuppoi". E' ovvio che avessero contatti con le popolazioni vicine e quindi anche con Villanovaforru. Ma non sono stati rinvenuti in questa zona monumenti o costruzioni degni di nota. Forse una traccia della loro lunga permanenza si può vedere nell'espansione della coltivazione del fico, di cui i romani erano golosi. I fichi, infatti, erano considerati la "frutta degli dei". I Sardi non hanno mai avuto vita facile; hanno dovuto sempre far fronte alle invasioni esterne e combattere per la loro indipendenza ed autonomia. Una parvenza di libertà forse la conobbero soltanto con i pisani, a loro volta in continua guerra con i genovesi, per il controllo dei traffici marittimi nel mediterraneo. Come si può facilmente dedurre il popolo sardo è il risultato di miscuglio di razze e di etnie diverse. Tuttavia si ritiene che gli abitanti delle zone interne, e quindi anche di Villanovaforru, per il loro isolamento e quindi con minori contatti e rapporti con l'esterno, abbiano conservato più che altrove, i caratteri somatici degli abitatori dei nuraghi. I Bizantini Nel 534 d.C., la Sardegna passò sotto il dominio bizantino, e con loro si diffuse nell'Isola il Cristianesimo.

Nuraghe "Genna Maria"
Tutta la Sardegna è disseminata di nuraghi, più o meno complessi, più o meno in buono stato di conservazione. Sono in circa 7000. "Genna Maria" è una località di grande interesse per importanti testimonianze di epoca nuragica. Sino al 1969 la collina di Genna Maria (424 m.s.l.) era una delle tante alture della Marmilla coltivata a grano, da cui lo sguardo spaziava fino ai golfi di Cagliari ed Oristano, al monte Arci, alle Giare, al di là del Campidano, ai monti del Sulcis-Iglesiente. Oggi, dopo circa un trentennio di scavi, un imponente complesso archeologico, compreso in un parco fitto di alberi è fruibile dai visitatori.

Il nuraghe di "Genna Maria" è definito un "complesso nuragico" formato da un mastio a cui venne aggiunto un bastione a tre torri con cortile centrale e pozzo, e ancora, in epoca successiva, una cinta di mura esterna con sei torri angolari sporgenti. A chiudere il tutto venne innalzato un rifascio murario. Intorno si estende il villaggio di capanne nuragiche. Il nome "Genna Maria" significa "porta dei mari", molto probabilmente perché dal colle omonimo, nelle chiare giornate, si riesce a vedere sia il mare di Oristano che quello di Cagliari. Il complesso nuragico ha un nuraghe centrale, risalente all'età del Bronzo antico-medio, attorno al quale sorgono le torri e l'antemurale di difesa, che venne, in seguito, demolito per edificare il villaggio, nella prima età del Ferro. Fuori della città fortificata vi sono i resti delle capanne adibite ad abitazione, dei luoghi di riunione, e dei laboratori artigiani per la ceramica e la metallurgia, abbandonati intorno all'IX-VIII secolo a.C.. Gli oggetti ritrovati negli scavi, tra cui anche lucerne, bruciaprofumi e resti di animali sacrificati, fanno pensare ad un uso successivo (III secolo a.C.) dei ruderi del nuraghe che avrebbe accolto una favissa (una sorta di cella sotterranea ad uso di ripostiglio) che conteneva oggetti di culto dedicati a Demetra e Kore. Tutti i reperti sono conservati nel Museo, situato al centro del paese. Area archeologica di "Pinn'è Maiolu" Località all'interno dell'abitato di Villanovaforru, conserva tracce consistenti di un insediamento nuragico, costituito dai resti di un edificio megalitico e di un villaggio contiguo. Distante un chilometro dal villaggio di Genna Maria, evidenzia come le sedi delle comunità nuragiche fossero di modeste dimensioni e molto ravvicinate. I primi scavi condotti recentemente hanno confermato che i due villaggi furono in vita contemporaneamente, ancorché il villaggio di Genna Maria sembri di più antica fondazione. In periodo punico-romano le strutture abitative nuragiche furono riutilizzate parzialmente.

Museo Archeologico Il museo civico archeologico, allestito in un edificio di interesse storico, utilizzato anticamente come "Monte di Soccorso" (XIX secolo), accoglie tutti i reperti provenienti dagli scavi di Genna Maria. Nelle numerose vetrine sono inoltre esposti i reperti provenienti anche da altri insediamenti, sempre di Villanovaforru, come "Pinn'è Maiolu", "Baccus Simeone", "Sant'Antiogu", "Marramutta", "Perdu Porcu" e "Prascocca". Diverse vetrine contengono reperti provenienti da insediamenti nuragici di altri comuni della Marmilla tra i quali Siddi, Collinas, Lunamatrona, Villanovafranca e Gesturi. Tutti i reperti, adeguatamente accompagnati da pannelli esplicativi, sono presentati rispettando le associazioni originarie che arredavano e rendevano funzionali a vari fini gli ambienti di una parte completamente scavata del villaggio. Previa prenotazione si può visitare il museo ed il parco accompagnati da una guida che illustrerà i vari reperti esposti, le tecniche di scavo, ed il sito archeologico.


Le origini
La sua conformizzazione geografica risale a periodi geologici molto antichi, risalenti all'era miocenica. La sua origine antropica si perde nel tempo, con sovrapposizione di epoche e popolazioni diverse. Per tentare di stabilire una data, sia pure approssimativa delle sue origini, é necessario rifarsi a documenti della diocesi di Ales, di cui si conservano e si conoscono numerose testimonianze. Il nostro viaggio nel tempo parte da Usellus, un antichissimo centro, la cui fondazione risale a qualche secolo prima della nascita di Cristo. Usellus fu fondata da Cesare che la chiamò Iulia Augusta in onore della figlia. Non si conosce con esattezza la sua erezione a Diocesi, ma lo era già certamente al tempo di S. Gregorio Magno, come lo attesta una sua lettera indirizzata ad un certo Vincenzo, Vescovo di Usellus nel 599. Di questa Diocesi facevano parte 26 parrocchie, molte delle quali ormai scomparse da tempo, come Atzeni, Ussarella, Sitzanus ed altre. Della stessa diocesi faceva parte anche Villanovaforru. Poiché la scomparsa di detti centri risale al periodo tra l'anno 1000 ed il 1200, possiamo dedurre che Villanovaforru esisteva già nell'anno 1000 d.C.. Ma i primi insediamenti abitativi sono certamente molto più antichi. Risalgono sicuramente al tempo dei nuraghi. Erano agglomerati abitativi con regole comuni e con una organizzazione amministrativa di carattere civile e sociale. Erano persone dedite alle attività agricole, pastorali ed artigiane di supporto alle necessità della comunità ed alle esigenze religiose. Non dimentichiamo che la civiltà nuragica aveva preceduto di molti secoli le altre civiltà delle regioni italiane. Possiamo quindi dire che i nostri progenitori erano comunque all'avanguardia nell'evoluzione della vita umana.

I Fenici
I primi popoli organizzati a metter piede in Sardegna, intorno al VI-VII sec. a.C., furono probabilmente i Fenici. Un popolo che proveniva dall'Asia e che aveva sviluppato una civiltà certamente superiore alla nostra. Essi costruirono agglomerati urbani, fondarono città, portando una struttura economica e sociale sino ad allora sconosciuta, sviluppando un'agricoltura più moderna e razionale, incrementando l'artigianato ed il commercio. La loro influenza si sviluppò soprattutto nelle regioni costiere, ma contagiò anche i villaggi dell'interno. Fino a che punto però Villanovaforru ne fosse influenzata é difficile a dirsi. Forse più che dai Fenici, l'influenza maggiore fu esercitata dai profughi e dagli emigrati delle altre zone interne. Si trattava di persone che venivano a nascondersi, di razziatori di bestiame che trovavano rifugio e nascondiglio nelle intricate foreste che in quel periodo coprivano tutta la zona.

Itinerari e servizi turistici

ITINERARI TURISTICI
Al centro della Marmilla, Villanovaforru può considerarsi un buon punto di partenza per la conoscenza e la visita alle presenze archeologiche della zona. Il nuraghe, monumento prodotto dalla civiltà nuragica, anche qui, come in molte altre parti della Marmilla, ha lasciato innumerevoli testimonianze culturali, artistiche e architettoniche, ed i paesi limitrofi Lunamatrona, Collinas e Siddi, mostrano il lungo cammino di questa civiltà. La Giara basaltica di Siddi si inserisce in un ampio itinerario paesaggistico, sulla cui sommità sono ben visibili 24 nuraghi ed una monumentale Tomba dei Giganti "Sa dom'e S'Orku". Non distante (circa 18 km) è il complesso nuragico "Su Nuraxi" di Barumini. Ai piedi della Giara di Gesturi un vasto altopiano basaltico ricco di macchia mediterranea, con migliaia di sughere, ospita i famosi cavallini selvatici. I ruderi del castello di Las Plassas, segnano l'alto Medioevo.
SERVIZI TURISTICI
Il paese, in considerazione del notevole afflusso turistico, si è dotato di servizi per il turismo. Un moderno albergo-ristorante (Le Colline ***) sulla cima di una collina, non lontano dal centro abitato, immerso nei boschi, offre tranquillità e riposo oltre ad una ottima cucina. Disponibilità di 20 camere, con servizi, telefono, fax, TV, parcheggio, sala ricevimenti. Un ristorante-pizzeria (Fra Diavolo), offre piatti locali e una gustosa pizza, cotta con il forno a legna, in un ambiente accogliente e familiare. Una cooperativa giovanile (L'Oasi del Turismo), gestisce un centro di ristoro, appena sotto il nuraghe, dotato di servizi, chioschi, cucine, sale, nonché di un maneggio, situato alle pendici del colle di Genna Maria, offre pasti tipici locali, visite guidate, passeggiate a cavallo ed escursioni nella Marmilla. Una bravissima ceramista (Roberta) riproduce gli oggetti ritrovati nel nuraghe, con l'antico sistema del colombino. Una cooperativa (S'Amarettu) produce squisiti dolci tipici sardi, ancora fatti a mano, come i "pistokkus de kappa", "amarettus" e "pastissus". Un artigiano intaglia il legno, per la produzione di oggetti di artigianato, cassapanche, ecc.. Ci sono diversi scalpellini che riescono ad intagliare le pietre per farne curiosi e funzionali oggetti di arredamento. Ricamatrici, confezionano stupendi scialli di particolare pregio. I pastori e gli allevatori producono ottima carne ed ottime qualità di latte ovino, caprino e bovino. Un negozio di artigianato, situato vicino al Museo, offre una buona scelta di prodotti artigianali sardi. Numerose altre attività stanno sorgendo creando occupazione e sviluppo soprattutto nel terziario, oltre, naturalmente, all'agricoltura ed all'allevamento. Alcune persone stanno ristrutturando le vecchie case tipiche, con il loggiato, i portali, le cantine, i forni a legna, per farne alloggi per i turisti che intendono trascorrere una vacanza all'insegna della vecchia tradizione marmillese.

Il paese
Situato al centro del sistema collinare della Marmilla, che si affaccia e domina i campidani di Cagliari e Oristano, Villanovaforru è un paesino di circa 700 abitanti, distante una cinquantina di chilometri da Cagliari. Ha una altimetria di 324 metri s.l.m. ed una superficie comunale di 10,97 Kmq. Sino a qualche decennio fa era quasi del tutto sconosciuto, un piccolo centro agricolo, che spesso non figurava nemmeno nelle carte geografiche. D'altra parte era tagliato fuori dalle principali vie di comunicazione. Oggi Villanovaforru è conosciuto in tutte le parti del mondo, ed è diventato un punto di riferimento culturale e turistico di importanza internazionale grazie alla scoperta del nuraghe di "Genna Maria" ed alla apertura del Museo Archeologico. Sono sorte, e stanno per nascerne delle nuove, strutture turistiche e ricettive in grado di soddisfare le richieste e le esigenze di un futuro afflusso turistico di grande rilevanza. Il miracolo é avvenuto grazie all'intuizione ed alla capacità di sfruttare la cultura e la antichissima storia del paese, come risorse economiche e prodotti industriali da vendere e commercializzare. Una citazione particolare merita poi "Sa Corona Arrùbia" - Consorzio Turistico della Marmilla, di cui il Comune di Villanovaforru fa parte. Nato nel 1982, quando ancora non si parlava certo di sviluppo turistico delle zone interne, il Consorzio ha portato avanti un discorso di promozione e sviluppo culturale della zona, insieme prima ai comuni limitrofi di Collinas, Lunamatrona e Siddi, successivamente ampliatosi a nove comuni nel 1995 ed ora in fase di ulteriore espansione (18 comuni). Diverse iniziative intraprese dal Consorzio, Museo del Territorio, Seggiovia, Leader II, mirano allo sviluppo ed al potenziamento del turismo e delle attività collegate .per la valorizzazione, la promozione e lo sviluppo turistico dell'intera zona, al fine di unire le piccole forze di ciascuno ed avere un forte richiamo turistico, con le peculiarità e le ricchezze che ogni paese possiede.

I Giudicati
Con l'avvento dei Giudicati, intorno al 900 d.C., Villanovaforru venne a far parte del Giudicato di Arborea e conobbe la sua maggiore prosperità ed autonomia durante il regno di Eleonora. Infatti Eleonora d'Arborea trasformò il regime feudale, fino ad allora vigente, in quel regime detto dei Comuni rurali, che abolì la schiavitù della gleba e riconobbe a tutti una maggiore dignità umana e sociale. Intorno al 1300 d.C., il Papa Bonifacio VIII, infeudò la Sardegna al catalano Giacomo II il Giusto, Re della Corona d'Aragona, che dovette però conquistarsi la Sardegna con le armi, poiché né il Giudice d'Arborea, né le altre famiglie che avevano il dominio sull'Isola, riconobbero la sovranità del re. Nel 1323 Gallura, Cagliari e Sassari, divennero così "Regno di Sardegna e Corsica". Nel 1353 cominciò una lunga guerra tra i Giudici di Arborea e la Corona d'Aragona, per il dominio dell'Isola, che durò per molti anni, sino al 1409 quando Martino il Giovane, erede d'Aragona, con la vittoria della battaglia di Sanluri, conquistò definitivamente la Sardegna. In occasione della battaglia di Sanluri, anche i "maiorales" di Villanovaforru contribuirono alla formazione dell'esercito arborense contro gli aragonesi con quaranta cavalieri e venti fanti. Ma questi ultimi, non avendo molta dimestichezza con le armi, affrontarono i nemici armati solamente di forconi. Tra i cavalieri si distinsero per coraggio e per valore un certo Ludovico, un certo Romualdo e un certo Guglielmo. Dopo la caduta del Regno di Arborea il territorio passava sotto il diretto controllo della Corona d'Aragona (intorno al 1479), in seguito al matrimonio di Isabella di Castiglia e Ferdinando II d'Aragona, che portò all'unificazione del Regno di Spagna, ed iniziò così per la Sardegna, la dominazione spagnola. Qualche anno dopo la villa fu incorporata nella Contea di Quirra, feudo dei Carroz. Nel 1603 la contea fu eretta a marchesato e concessa in feudo ai Centelles de Riusech e successivamente agli Osorio de la Cueva Castelvi, sino all'abolizione dei feudi fatta da Re Carlo Alberto nel 1839.



Attività
L'agricoltura, la pastorizia e l'artigianato sono alla base della locale economia. L'allevamento degli ovini, assai sviluppato e la viticoltura costituiscono le occupazioni maggiori e grazie a queste attività si producono il formaggio pecorino, assai apprezzato e genuini vini da tavola, come nuragus, monica e malvasia. Attivo l'artigianato artistico per il ricamo di scialli e tovagliati, le ceramiche, la lavorazione ad intaglio del legno, la produzione del pane e dei dolci tipici sardi. Alcuni oggetti nuragici vengono riprodotti secondo le antiche e tradizionali metodologie. Ultimamente si stanno sviluppando diverse attività di servizi collegate al turismo. FOLKLORE E TRADIZIONI Moltissime manifestazioni culturali, mostre e congressi sono collegati all'attività del Museo Archeologico. Nella sala mostre temporanee, a fianco al Museo, vengono allestite anche "personali" di pittura e scultura di artisti e artigiani della Sardegna. Grande successo hanno avuto le mostre su "Pani e dolci in Marmilla", "Le orchidee spontanee" , "Traffici, naufragi e miracoli" e "Artigianato degli Indiani d'America". La festa del patrono, S.Francesco (4 ottobre) e la sagra di S.Marina (16/17 luglio) costituiscono i tradizionali appuntamenti, le cosiddette "Festas Mannas", con immancabili balli, canti popolari e antichi riti religiosi. Numerose alte sagre e manifestazioni vengono organizzate dalla locale Associazione Pro Loco (costituitasi di recente su iniziativa popolare), tra cui si segnalano "Festa dell'emigrato" (agosto) e "Simbua fritta cun sattizzu" (settembre). Altre manifestazioni sono in programma o in fase di allestimento. La festa di San Sebastiano, si commemora con l'accensione di un grosso falò, anticamente realizzato in ogni rione, oggi concentrato in una unica zona del paese.


Numeri telefonici utili
Prefisso teleselettivo: 070
Municipio ....................................………. 9300000
.........................................….. 9300217
telefax ................................... 9300200
Museo Archeologico "Genna Maria" ...... 9300050
Dir. Museo e Lab. Restauro ................... 9300048
Biblioteca Comunale ……………………..9300050
Consorzio Turistico ................................ 9300242
"Sa Corona Arrubia" ..... fax .................. 9300212
Ufficio Postale ........................................ 9300010
Carabinieri ............................................. 112
Polizia Stradale ..................................... 113
Vigili del Fuoco ...................................... 115
Soccorso Stradale ................................. 116
Associazione Pro Loco .......................... 9300239
Scuola Media Statale …………………… 9300252
Agriturismo e Maneggio ......................... 9300171
ESAF ............................................ 0782 802522
Enel - Sanluri ……………………………. 9307310
Azienda Sanitaria Locale ………………. 9300049
Telefono pubblico .................................. 9300121
Guardia Medica ..................................... 9387263
Ceramiche "Roberta" ............................. 9300001
Hotel - Ristorante "Le Colline" ............... 9300123
Ristorante - Pizzeria "Fra Diavolo" ........ 9300208
Farmacia ............................................... 9300077
Edicola "Bia Mara" ................................ 9300162
Parrocchia "San Francesco" ................. 9300027
Casa di Riposo "Le Rose" ..................... 9300232
Compagnia Barracellare ............... 0338 8626359
Coop. dolci sardi "S'Amarettu" ............... 9300244
Artigianato Sardo - Cafè del Museo 9300224


Tutto il materiale e dato per gentile concessione del © Comune di VILLANOVAFORRU
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