The Missing Links
Sydney. Era l’estate del 1964
quando il 19enne Peter Anson grande
appassionato di jazz passava molto del suo tempo strimpellando la chitarra e
ascoltando dischi di Benny Goodman, Brownie McGhee e Leadbelly. Impiegatosi
come commesso presso un negozio, si era trasferito a vivere nell’appartamento di due colleghi John e
Norm Stannard ed aveva costituito un trio di r&r insieme a Danny Cox, batterista con alle spalle una breve esperienza in una
garage band neozelandese, gli Zodiacs. Il gruppo era specializzato in covers di
pezzi 50’s soprattutto Chuck Berry ma con qualche sconfinamento nel beat
inglese: Beatles naturalmente. Dopo alcune esibizioni in localini i due
sciolsero il gruppo e si rivolsero al fratello di Peter, Cliff, manager della band di beat inglese Billy Thorpe
& The Aztecs, perché li aiutasse a formare un gruppo insieme ai fratelli
Stannard che si erano offerti di occuparsi del management. Il progetto si
concretizzò quando vennero reclutati il
bassista Ronnie Peel e il chitarrista Dave Boyne provenienti da una surf
“combo” locale, I Mystics. Ronnie e Dave si erano trasferiti a Sydney da una
vicina cittadina di nome Port Macquarie
e Dave per vivere si era trovato un lavoro in una società di strumenti
ottici dove aveva conosciuto Bob Brady cantante armonicista. Fu presentato a Peter che lo prese nei Missing Links perché lo affiancasse in qualità
di singer. Il gruppo era al completo e non ci fu posto per un altro ex Mystics, il chitarrista John Jones,
che decise di rimanere comunque come roadie. La lineup era così composta: Peter
Anson chitarra e voce, Bob Brady voce, Danny Cox batteria, Dave Boyne chitarra
e Ronnie Peel bassista.
La band si fece subito una pessima
reputazione per il comportamento anticonformista, l'abbigliamento trasandato ed
i capelli molto lunghi, creandosi anche dei nemici tra i ragazzi della città, tanto da aver bisogno di alcuni amici come guardaspalle. Tra questi vi era un tale Fatty
Nelson che a detta di Dave, era in grado di tenere testa a dieci persone. In una
Sydney dove le bands locali cavalcavano ancora l’onda della musica surf, i
Missing Links avevano in repertorio
classici di Leadbelly e Bo Diddley ma anche degli Stones e Kinks di cui
conoscevano le novità discografiche
grazie ai parenti dei fratelli Stannard che glieli inviavano dall’Inghilterra.
I Links si procurarono una discreta fama con la loro nuova musica ed ottennero numerosi ingaggi per feste danzanti, persino quella organizzata per il 21 compleanno di una giovane debuttante nellalta società. Nell'ottobre del 1964 parteciparono ad una serata nella cittadina di Newcastle dove vennero presentati come un gruppo dal sound rollingstoniano.
A questa serata seguirono
apparizioni radiofoniche alla George Street Radio Theatre, durante le quali i Links eseguirono All I
Want, Come My Way, Go Back, We 2 Should Live, Shakin’ All Over e Kansas City ,
pezzi che furono apprezzati dalla Parlophone records con la quale firmarono un
contratto e realizzarono alcune registrazioni. Peter Anson e John Stannard
iniziarono a frequentare il Royal George Hotel , punto di ritrovo di molti artisti
della cultura underground di Sydney.
Qui conobbero i redattori della rivista “sovversiva “ OZ, Richard Neville,
Martin Sharp e Richard Walsh e il 15 Novembre 1964 parteciparono al concerto
organizzato al Sydney University Theatre per raccogliere i fondi necessari a
finanziare il processo d’appello contro la sentenza di primo grado che li aveva condannati per pubblicazione
oscena: suonarono una versione di Pete Seeger di Where Have All The Flowers
gone? Pochi giorni dopo l’evento furono ospiti
con Richard Neville del programma televisivo della ABC People, dove i
Links eseguirono Untrue e Route 66. I
capelli lunghi e l’aspetto poco raccomandabile scatenarono una vera ridda di proteste da parte dei benpensanti
telespettatori e sui giornali il giorno dopo i
ragazzi furono definiti dei selvaggi
e la loro musica uno sgradevole schiamazzo. Durante quell’intenso 1964
accaddero ancora due avvenimenti fondamentali per il gruppo: la partecipazione
ad un filmetto dal titolo Surfing
Roundabout dove suonarono dal vivo (il
film esiste ancora ma la loro performance fu doppiata per volere del regista
con un pezzo di Surf strumentale) e l’incontro con Dave Bond che si offri di
fare loro da manager. Siccome Norm Stannard
aveva perso interesse per la band, accettarono. Questi si impegnò subito
a fondo, trovò numerosi ingaggi, ma
soprattutto fondò il primo fans club del gruppo che inviava a coloro che
si iscrivevano una card con gli
autografi dei loro beniamini.
Il 1965 inizia con una forte
delusione per i Missing Links. Il 22 e 23 Gennaio di quell’anno si tennero i
primi concerti dei Rolling Stones in terra d’Australia e la Band si presentò
all’audizione per il gruppo che avrebbe dovuto fare da supporter . Furono
scelti gli Easybeats e ciò, a detta
dello stesso Peter Anson, perché loro erano troppo simili agli Stones. L’estate
i Links la passarono nella più completa apatia e l’unico avvenimento degno di nota
fu la pubblicazione del 45 We 2 Should Live/ Untrue per la Parlophone che
ottenne un discreto successo in patria e un sorprendente 2° posto nelle
classifiche in Nuova Zelanda.
Alcuni membri della band cominciavano ad accusare i primi sintomi di stanchezza e di noia: Danny fu il
primo a manifestare la sua insofferenza per la vita che conducevano, seguito da
Dave Boyne che decise in modo repentino di tornarsene nella sua città, sposarsi
e accettare un lavoro nella impresa del padre. La sostituzione del batterista non
sembrò un problema in quanto durante un concerto, per un caso fortuito, fu
permesso ad un ragazzo Neozelandese di nome Andy James di provare a suonare
alcuni pezzi e il gruppo rimase favorevolmente impressionato dal suo stile selvaggio ed efficace. Ma a far precipitare la situazione fu ciò
che accadde nell’ultimo concerto che la Band doveva tenere prima della
partenza di Boyne. Durante l’esibizione Bob Brady più volte beccato da un
ragazzo in platea si innervosì e lo prese a schiaffi, questo scatenò una
furiosa rissa che coinvolse numerosi
ragazzi in sala tanto che neppure l’intervento di Fatty Nelson riuscì a
risolvere la situazione e i Links furono scaraventati fuori dal locale con i
loro strumenti.
Dopo gli avvenimenti di quella
fatidica notte i membri del gruppo capirono che nulla sarebbe più stato come
prima ed alla partenza, ormai senza
rimpianti, di Boyne fece seguito quella di
Cox. I due furono rimpiazzati
subito da John Jones e Andy James, ma le cose non migliorarono e ben
presto abbandonarono Peter Anson, Ronnie Peel e Bob Brady. I Links
attraversarono un periodo oscuro cambiando spessissimo formazione anche a
distanza di una settimana all’altra e sospendendo l’attività per alcuni brevi
periodi. Ma la tenacia di Jones e James fu premiata quando si presentò loro un
vecchio amico di Boyne, Doug Ford
che entrò a far parte del gruppo come chitarrista mentre nello stesso periodo veniva ingaggiato il tastierista
Chris Gray. Nell’aprile del 1965 si
tenne allo stadio di Sydney un battle-of-the bands a cui parteciparono in
qualità di ospiti e in quell’occasione conobbero in vincitori della gara :The
Showmen. Questo gruppo colpì molto i Links per il loro modo di esibirsi e per
il loro look all’inglese e quando alcuni
suoi membri, dopo aver realizzato i due 45 dal discreto successo Don’t Declive/So Far Away e Naughty Girl/ Too Much Monkey Business,
decisero di andarsene, furono accolti a braccia aperte da Jones: erano il
bassista Ian Thomas e il batterista Baden Hutchins. Quindi nel luglio del 65 si
era formata la seconda formazione dei Missing Links: Jones alla chitarra
ritmica, James alla voce e congas, Ford alla chitarra, Gray alle tastiere e
armonica, Thomas al basso e Hutchins alla batteria.
La nuova lineup della band incontrò subito i favori del
pubblico e della casa discografica
Philips che li definì i Pretty Things australiani, mettendoli sotto contratto per realizzare il
primo 45 che conteneva You’re drivin’
me insane, uscito dalla penna di Hutchins, e Somethin’Else un classico del
r&r. I concerti della band in
piccoli locali come il Suzy Wongs erano divenuti dei veri show a cui
partecipavano migliaia di ragazzi( tra questi anche il fan Gorge Young degli
Easybeats) attratti dalla carica esplosiva dei Links che alternavano pezzi classici di rock and roll e blues a cover
di gruppi del momento: la loro versione di Mama Keep Your Big Mouth Shut era straordinaria e pare che durante alcune esibizioni durasse
più di mezz’ora finendo con Doug che lanciava la chitarra contro gli
amplificatori e Andy che rompeva
microfoni e tamburi della batteria con la testa.
Doug spesso ebbe modo di
affermare che Andy era pazzo e lui stesso amava definirsi un maniaco ed un
animale; del resto anche gli altri membri del gruppo non erano da meno visto
che si presentavano sul palco vestiti nei modi più assurdi: dagli stracci con
dei buchi per le braccia a costumi da
gorilla, mummie, pirati o gangsters.
John Jones si appropriò del ruolo di
manager e decise di limitare le apparizioni in pubblico per cercare di non
inflazionare l’immagine dei Links e nello stesso tempo creare intorno al gruppo un alone di mistero.