
TRAFFIC SOUND
In Italia, alla fine degli anni 60 e inizi dei 70,
prevaleva la convinzione che nei paesi attraversati dalla cordigliera delle Ande,
come Perù o Cile, si suonasse e producesse solo musica tradizionale, la quale riscuoteva un discreto successo anche da noi.
Un’opinione ingenerata dalle scarse e frammentarie informazioni che giungevano sulla vivace scena musicale underground
sud americana, attenta alla evoluzione-rivoluzione dei suoni, dapprima beat poi psichedelici, in atto nei paesi Nord Americani e Europei.
Nell’ambito di questo movimento si inseriscono i peruviani Traffic Sound che con Los York’s animarono la scena psichedelica del loro paese,
realizzando tra il 1967 e il 1971 ben 4 lp. Il primo embrione del gruppo si formò ne 1967 per merito dei fratelli Freddy e Josè Rizo-Patron e
Miguel Sanguinetti,
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transfughi dai Los Hang Ten’s, gruppo nato nel 1964 da alcuni studenti di scuola superiore ispirati dai loro idoli: Rolling Stones,
Beach Boys e , ovviamente, Beatles. Il successivo arrivo di alcuni membri dei Los Mads, gruppo che si ispirava ai Kinks, completò la genesi dei
Traffic Sound e la band assunse l’assetto definitivo : Freddy Rizo-Patron (rhythm and acustic guitar) Manuel Sanguinetti (lead vocals),
Jean Pierre Magnet (sax and wind instruments), Willy Thorne (bass and keyboards), Willy Barclay (lead guitar) e Lucho Nevares (drums).
Nei mesi successivi i Traffic Sound si diedero molto da fare per farsi conoscere, suonando in locali come il Tiffany Club,
considerato il tempio della psichedelica peruviana. Vennero notati dalla casa discografica MAG che li mise sotto contratto, facendo loro realizzare
alcuni singoli; quello d’esordio conteneva Sky Pilot (Eric Burdon/Animals) e Fire (Hendrix). Durante il 1968, visto l’enorme successo ottenuto,
la MAG decise di raccogliere i 45 già pubblicati in un album dal titolo A BAILAR GO GO,
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nel quale, oltre alle già citate cover, appaiono
I’m So Glad dei Cream, famosa anche la versione dei Litter(Distortion), e You Got me Floating da Axis Bold as
Love di The Jimi Hendrix Experience. I pezzi sono indubbiamente ben eseguiti e reinterpretati con una originalità latina
che già lascia intravedere le potenzialità del gruppo. Potenzialità che si esprimeranno a pieno nell’album VIRGIN uscito
nel 1969 e le cui composizioni originali coniugano in modo unico e affascinante i ritmi sudamericani e la psichedelia con
alcuni ben dosati inserti di musica tradizionale andina. L’esempio più evidente di questa riuscita miscela è sicuramente
Meshkalina, dove una splendida chitarra psichedelica duetta con tastiere e sax su un incalzante ritmo latino di percussioni e
vibrafoni. I motivi per apprezzare un disco come Virgin sono comunque molti, a partire dal pezzo omonimo iniziale con
incastonata una splendente gemma di ritmi andini, proseguendo con Yellow Sea Days dalle sonorità molto vicine ai
Pink Floyd di Syd Barret e Jews Caboose dal rif di chitarra Hendrixiano e il cantanto alla Morrison (Doors).
Non mancano neppure i pezzi mistico-sperimentali come A Place in Time Call You and Me o i riferimenti alla psichedelia
romantica e semplice di Simple con l’originale clarinetto di Jean Pierre Magnet.
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Il terzo album “TRAFFIC SOUND” (Tibet’s Suzettes)
uscì nell’anno successivo ed è un ottimo lavoro che mescola la psichedelia ed il rock progressivo, raggiungendo i più alti
livelli musicali con le due hits songs , Tibet’s Suzettes e Chicama way. Quest’ultima è indubbiamente la più ispirata del
disco con continui cambi di ritmo, una struttura compositiva basata sull’improvvisazione nello stile della migliore psichedelica
anglofona ed un grande Magnet, che dimostra tutto il suo talento alternandosi disinvoltamente al suono del flauto e del sax.
Il disco nel suo complesso è un lavoro curato e maturo nel quale i Traffic Sound dimostrano di aver metabolizzato il “sound”
del periodo, passando dalla psichedelia/progressive in stile Steve Miller Band di Yesterday’s Game, What You Need e
What You Want all’hard rock di You Got To Pay . Nel 1971 la band, che aveva raggiunto un buon successo in patria,
si cimentò, prima in assoluto nella storia del rock peruviano, in un tour di concerti in Sud America, toccando numerosi paesi
tra i quali il Brasile, il Cile e l’Argentina e riuscendo a pubblicare anche due 45 giri per due diverse case discografiche .
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Nello stesso anno incisero il loro 4° ed ultimo album LUX, che segnò un nuovo cambio di rotta nel suono dei Traffic Sound,
pur mantenendo un livello qualitativo molto alto. Le influenze musicali latine e andine si fanno molto più marcate e
nelle canzoni appaiono chiari riferimenti alla difficile situazione politica ed economica del loro paese.
Nella realizzazione del disco alle tastiere e al basso troviamo un nuovo membro, Zulu, chiamato a sostituire Willy Thorne
che aveva lasciato. I pezzi migliori sono indubbiamente La Camita dal sound molto vicino al migliore Santana,
Inca Snow con un ritmo e un cantato che sembrano usciti dalla penna di David Byrne e la stupenda The Revolution.
Sempre nello stesso anno il gruppo tenne al Teatro Segura un concerto memorabile che mandò in visibilio il pubblico
presente e fu, in un certo senso, il loro canto del cigno. Nel 1972 alcuni membri del gruppo decisero di non proseguire
la carriera di musicisti e i Traffic Sound si sciolsero. Solo Jean Pierre Magnet continuerà a suonare da professionista
divenendo un apprezzato arrangiatore musicale.
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Nel 1993 i Traffic Sound si riunirono per un concerto al club El Muelle Uno,
dimostrando alle nuove generazioni , se ce ne fosse bisogno, di essere ancora degli ottimi musicisti.
La reunion ha generato una registrazione in studio di tre dei loro pezzi classici rivisitati, Meshkalina2, Chicama Way and
Simple , ma è stato solo un fugace ritorno alla vecchia passione; infatti tutti hanno poi ripreso le loro attività abituali..