GEDEONE E IL DUPLICE SEGNO DI DIO


Se aveste fede quanto un granellino di senapa", dice Gesù nel brano evangelico di questa domenica, "potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe" (Luca 17,6).

La potenza della fede nasce dall'onnipotenza divina, dall'accoglienza in noi della grazia del Signore che può salvare e far superare ogni ostacolo. Una delle tante dimostrazioni di questa verità è nella vicenda di uno dei Giudici (in ebraico, però, "giudice" significa anche "governatore") tribali che Israele ebbe prima dell'istituzione di una monarchia centralizzata (XI secolo a.C.) e dopo l'ingresso nella terra promessa (XIII secolo a.C.).

Il suo nome era Gedeone, in ebraico "tagliatore", forse in memoria dell'attività agricola della sua famiglia. La sua storia, piena di colpi di scena, è narrata nei capitoli 6-8 del libro dei Giudici, capitoli dei quali suggeriamo la lettura diretta. Egli portava un secondo nome più "paganeggiante", Ierub-baal (Baal, "Signore", era il titolo della divinità principale degli indigeni della Terrasanta, i Cananei). Quando il Signore gli appare attraverso il suo messaggero, un angelo, per conferirgli l'investitura di combattente per la libertà di Israele dall'oppressione dei Madianiti - un popolo imparentato con gli Ebrei (discendeva da Abramo e al suo interno Mosè aveva scelto sua moglie Zippora) -, Gedeone replica con la coscienza della sua debolezza: "Signore mio, come salverò Israele? Ecco, la mia famiglia è la più povera della tribù di Manasse e io sono il più piccolo della casa di mio padre" (6,15).

Dio, allora, gli offre un curioso duplice segno di protezione e lo lancia in un'avventura contrassegnata ancora una volta dal primato della grazia che, come dirà Paolo, "sceglie ciò che nel mondo è debole per confondere i forti" ( 1 Corinzi 1,27).

Infatti, dl fronte alla massa enorme degli Ebrei pronti a combattere i Madianiti, Gedeone ne licenza subito 22.000 e dei 10.000 che restano ne seleziona solo 300 attraverso una particolare prova, quella del saper conservare calma e dignità anche quando la sete brucia la gola. Solo così, con pochi e scelti combattenti, si sarebbe evitato che "Israele si vantasse dicendo: La mia mano mi ha salvato!" (7,2).

A notte fonda Gedeone fa accostare all'accampamento madianita il suo plotone dividendolo in tre tronconi. Tutti recano una tromba e brocche vuote contenenti una fiaccola. A un ordine del capo, "le tre schiere suonarono le trombe e spezzarono le brocche, tenendo le fiaccole con la sinistra e con la destra le trombe per suonare e gridarono:

La spada per il Signore e per Gedeone!... Tutto l'accampamento si mise a correre, a gridare, a fuggire", mentre i nemici si colpivano alla cieca tra loro (7, 20-22). Questi e altri successi spinsero gli Ebrei a chiedere a Gedeone di diventare re di Israele. Ma egli, ancora una volta consapevole della sua realtà di uomo semplice e debole, aveva replicato loro con fermezza: "Io non regnerò su di voi né mio figlio regnerà; il Signore regnerà su di voi!" (8,23).