CAPITOLO OTTAVO

 

57.

Il maestro disse: "Tre cose inutili: cercar d'acchiappare l'aria con una retina per farfalle; dar retta ai discorsi del duca di P'ing; eseguire la ballata Crisantemi in fiore senza riuscire a commuovere nessuno. Queste sono tre cose inutili."

 

58.

Ch'ong Tzu disse: "Tre cose sgradevoli: incontrare per la strada uno stolto fermamente convinto d'aver molti argomenti di conversazione in comune con noi; sopportare l'umorismo d'un pescivendolo o d'un becchino; la barba del duca di P'ing. Queste tre cose sono sommamente sgradevoli (ed è fortunato chi può evitarle)."

 

59.

Quattro cose bellissime: il mondo che si vede; il mondo che non si vede; la dama Li-li; la ballata Il mio amore è triste come il laghetto Yu-gong in autunno.

Il maestro disse: "Davvero queste quattro cose sono bellissime!"

 

60.

Un giorno che il maestro sedeva all'ombra d'un susino bevendo una tazza di vino di riso in completa letizia, gli si avvicinò un monaco buddista.

Il monaco, rivolgendosi con somma deferenza a Ch'ong Tzu, domandò: "Maestro, ovunque mi sia recato ho inteso dire che sei uno che insegna secondo verità e che il tuo insegnamento è frutto d'un pensiero libero da sofferenza. Quindi, ti prego, rivelami come e dove potrò trovare la pace del cuore. (Senza pace, infatti, mi risulta del tutto impossibile incamminarmi sulla strada del Dharma* così come veniva predicata dai Sette Vecchi Patriarchi.)"

Il maestro versò tranquillamente la tazza di vino, contemplò i fiori di susino poi, fissando lo sguardo nella luce del tramonto, disse: "Troverai la perfetta pace del cuore, se la desideri, presso un susino in fiore il giorno in cui la smetterai di fare domande stupide." E senza aggiungere altro se ne andò verso casa.

Il giorno seguente, Ch'ong Tzu stava ancora seduto sotto la medesima pianta fiorita di susino e leggeva il libro dei sonetti di Li T'ai Po.

Ad un tratto, vide arrivare di lontano con passo leggero il monaco buddista. Lo apostrofò allora gridando con fare irriverente: "Chi solleva la polvere del sentiero? Forse un asino di razza? Forse quella testa vuota del duca di P'ing? No, no: peggio ancora! È un monaco buddista!"

Il monaco buddista, udite queste parole (del maestro), si turbò profondamente e disse: "Maestro, io venivo a riferirti che il tuo insegnamento ha aperto iersera gli occhi del mio spirito. Ho realizzato infatti che pace del cuore e strada del Dharma non sono legati (tra loro) da un rapporto di causa ed effetto. Ora però le tue parole mi riempiono di sconforto. Perché ti comporti in maniera così ostile?"

Il maestro, visto che non era giorno di mercato, rise di gran gusto (del monaco ) e disse: "Qual è la tua comprensione del Dharma se un somaro, una testa vuota ed un monaco sono sufficienti a farti smarrire la pace del cuore? Io ti dico: se fossi realmente in pace sapresti riconoscere ed accettare in te stesso non uno, ma cento asini; non una, ma mille teste vuote; non uno, ma diecimila monaci."

Il monaco buddista replicò: "Dunque, ch'io agisca o non agisca, sbaglio sempre?"

Ch'ong Tzu abbassò gli occhi sul libro dei sonetti di Li Po e lesse ad alta voce:

 

Presto: versiamo insieme

trenta tazze di vino prelibato!

Alza la tua coppa e brinda con me!

 

Se la verità è sublime,

quella bella fanciulla dai capelli neri

e dalle guance rosate

è indiscutibilmente vera.

 

Quando essa acconsentisse, infatti,

potresti amabilmente toccarla con le tue mani !**

 

Rispondimi, cosa preferisci: afferrare con la tua mente l'essenza della verità o accarezzare con le mani una graziosa ragazza?"

Il monaco si ritirò pensieroso. L'indomani, smessa la tonaca, il monaco buddista raggiunse di nuovo il maestro Ch'ong sotto il solito susino e gli disse: "Ieri, mentre ritornavo al monastero riflettendo sulle tue parole, incontrai per via una giovane dalle labbra rosse come ribes maturo e dolci come miele di favo stillante. Con uno sguardo ella mi invitò a tenerle dietro fino alla sua stanza dove per tutta la notte giocammo alla Danza delle anatre mandarine. Non è stato facile stamattina per me, credi, lasciarla sola nell'alcova per venirti a riferire che oggi la Luce Indefettibile risplende nel mio pensiero!"

Il maestro lo fissò duramente rimproverandolo con voce metallica ed aspra: "Il tuo attaccamento ti tradisce. Più che alla castità della mente hai pensato alla concupiscenza del corpo. Sei mille volte più stupido del duca di P'ing!"

Per nulla inquieto, il monaco buddista replicò: "È vero, ma ormai non aderisco più né all'attaccamento, né al distacco, né alla castità, né alla virtù."

Ch'ong Tzu parve fulminarlo trapassandolo con un'occhiata feroce, poi si fece improvvisamente benevolo nell'aspetto e con tono mellifluo insinuò: "D'accordo, d'accordo: meglio (per te) una mezza comprensione che l'intera verità!"

Il monaco buddista allora danzò accompagnandosi col canto e con battiti di mani. La sua canzone diceva:

 

Fiori di susino né in boccio né in frutto,

Tzu Tzu, O-ya Tzu!

Fiori di crisantemo senza macchia né bellezza,

Tzu Tzu, O-ya Tzu!

La Triplice Gemma è come fiore

che prima di sbocciare è già caduto,

Tzu Tzu, O-ya Tzu!

Tzu Tzu, O-ya Tzu!

 

Allora il maestro se ne andò tutto rattristato, commentando l'episodio in questo modo: "Spero che nessuno abbia mai a narrare questo fatto. Per un monaco buddista in meno, non val proprio la pena che altri rischino d'impigliarsi nella rete delle mille illusioni!"

Note:

* La parola Dharma esprime un concetto difficilmente traducibile. In essa potrebbe quasi riassumersi tutto ciò che è buddista: la legge, la religione, la verità e lo stesso buddismo. Il Dharma occupa il secondo posto nella Triplice Gemma, col Buddha (L'Illuminato) e il Sangha (La Comunità dei praticanti).

** Non siamo stati in grado di individuare questo testo tra le opere poetiche di Li Po.

 

61.

Il discepolo Chi Hsin Shun domandò un giorno al maestro: "Chi è il più grande tra gli uomini?"

Ch'ong Tzu guardò con aria inebetita il discepolo Kao Shih e rispose cantando:

 

"Pancia enorme, uomo piccolo.

Piccola pancia, grande uomo."

 

Quindi soggiunse: "Ma tutto ciò cos'ha a vedere con la tua domanda?"

 

62.

Tutti i discepoli concordano nell'affermare che il maestro sia stato elevato da questo mondo al Regno degli Immortali: perciò hanno costruito un tempietto in suo onore presso la Cascata dell'Arcobaleno, sul fiume Lu.

Solo un allievo, di cui Ch'ong Tzu ha spesso dichiarato il primato, non s'è mai unito ai condiscepoli in questa affermazione.

È il discepolo Bao-yu, celebre per non avere mai detto nulla.

 

63.

Prima di lasciare il mondo delle diecimila illusioni, il maestro scrisse queste parole su un rotolo di carta (gelosamente custodito dal discepolo Bao-yu):

 

Non cercatemi e mi troverete.

Non ricordatemi e mi cercherete.

Non nominatemi e mi ricorderete.

Non pensatemi e mi nominerete.

Tchi Ch'ong Tzu,

colui che senza sforzo apparente

ha varcato gli Otto Limiti del Compasso.

 

64.

Ormai carico d'anni, il discepolo Bao-yu era universalmente considerato maestro e molta gente veniva per interrogarlo sulle estreme verità (della vita).

Egli infallibilmente non rispondeva, ma ognuno poteva sentire con chiarezza in lui (come frutto maturo) la Grande Pratica di Maestro Ch'ong.

Soltanto una volta, ad una domanda del re T'ai-tsung*, egli proferì una risposta.

Gli chiese il re: "Vuoi che ti faccia primo ministro?"

(Il venerabile) Bao-yu Tzu senza esitazione rispose: "No!"

Note:

* Il nome T'ai-tsung corrisponde a due diversi monarchi. Anzitutto il re di Luo-yi (621-532 a.C.), della dinastia Chu. Il suo regno precedette di centoventinove anni l'Epoca dei Regni Combattenti, terminata nel 249 a.C. Secondariamente, gli annali ricordano Li Shih-min che ascendendo al trono imperiale nel 626 d.C. col nome di T'ai-tsung diede inizio alla dinastia T'ang.

 

Indice de "Il Giusto Comportamento"