CAPITOLO PRIMO

 

1.

Il maestro (Ch'ong) si recò un giorno a render visita al monaco taoista Po Tzu. Costui abitava in una capanna presso le sorgenti del fiume Lu, in vista della Cascata dei Sei Dragoni*, sul monte Pu-ch'i.

"Sai formulare" - chiese Po Tzu - "l'inesprimibile realtà celata nei diecimila esseri grazie a cui nel folle traluce la saggezza e nel saggio la follia?"

Il maestro restò per un istante a fissare la barba del monaco Po Tzu leggendone le segrete intenzioni, quindi, distendendo il volto in un luminoso sorriso, "Se contempli nello specchio la tua saggezza," - disse - "amico mio, la tua stoltezza è davvero immensa. Se la tua stoltezza è immensa, cavalcala: potrai forse approdare in questo modo alla vera saggezza."

E si diede a cantare a voce molto alta la canzone Peonie che cadono dai rami - bianchi crisantemi d'autunno. In un volo di gru s'è persa la mia tristezza. Chi mi aiuterà a ritrovarla? Forse tu, ranocchia canterina?

Il maestro s'allontanò danzando e schioccando ritmicamente la lingua col palato.

Il monaco taoista Po Tzu, profondamente costernato per il comportamento incongruo del maestro, pensò: "Ahimè, davvero nessuno fra quanti hanno incrociato il mio lungo sentiero ho visto sino ad oggi così stolto come l'amico Ch'ong."

Allontanatosi che fu, il maestro da parte sua così commentò il dialogo col monaco taoista Po Tzu: "Chi può dire se per caso il vecchio Po ha capito il mio insegnamento? Egli va interrogandosi senza posa sul mistero dei diecimila esseri che nascono, vivono e muoiono e non degna d'un solo sguardo l'unico essere da cui potrebbe venir ammaestrato. Si gira e rigira nei suoi pensieri avvoltolandosi come l'insonne di notte fa con la coperta. Oh, la sua barba, la sua barba! Potesse crescere così lunga da farlo inciampare e ruzzolare ben bene lungo il sentiero che porta alla sua capanna presso le sorgenti del fiume Lu! Forse il monaco Po Tzu si sveglierebbe così di soprassalto varcando gli Otto Limiti del Compasso e salpando finalmente tra le onde del Mare del Silenzio che canta! Chi potrà mai dirmi se per caso il vecchio Po ha compreso a fondo il mio insegnamento?"

(E scese dunque con cuore ridente al paese poiché s'era intanto fatta sera e la zuppa fumava già sulla sua mensa.)

Note:

* La Cascata dei Sei Dragoni è chiamata altrove Cascata dell'Arcobaleno. Nei suoi dintorni fu in seguito edificato un tempietto votivo per ricordare la salita al cielo di Tchi Ch'ong Tzu.

 

2.

Il maestro, parlando una volta ai suoi discepoli dell'eremita Po Tzu (che vive in una capanna presso le sorgenti del fiume Lu, in vista della Cascata dei Sei Dragoni, sul monte Pu-ch'i) disse: "Quando anche voi faceste il giro completo degli otto orizzonti, nulla potreste scoprire di tanto delizioso quanto una visita all'eremita Po Tzu: egli sa porre con amabilità e dolcezza domande sciocche, ascoltare con garbo risposte insensate e soprattutto sarebbe in grado di farsi disarcionare da un asino ben sedici volte di seguito senza il minimo lamento."

 

3.

Il discepolo Hu Keng Tang domandò (al maestro): "Insegnami, ti prego, il mezzo più sicuro per uscire dal mondo dell'illusione e del dolore."

Ammiccando, il maestro rispose: "Quando la fame ti divora, non mangiare; quando la sete ti distrugge, non bere; quando il sonno oscura il tuo sguardo, non dormire. Alcuni patriarchi del passato praticarono con diligenza e costanza irriducibile questo metodo e conseguirono un successo perfetto abbandonando in breve tempo il mondo illusorio del dualismo. Voglio però rivelarti una via ancor più diretta e davvero infallibile: essa ha nome La strada sublime del Fiore di Mandorlo. In un fresco mattino di primavera portati sulla riva del fiume Han e lasciati perdere nella piena impetuosa del disgelo, proprio come farebbe un fiore di mandorlo che ondeggiando si stacchi dal suo ramoscello. Anche tu (come gli antichi patriarchi) conseguiresti un successo perfetto, te l'assicuro. Il mondo imperfetto del dualismo si chiuderebbe alle tue spalle mentre finalmente io sarei liberato per sempre da uno che non sa far altro che assillarmi con domande inutili e sciocche."

 

4.

Tchi Ch'ong Tzu disse: "Stolto è il duca di P'ing*. Tre volte di seguito gli devo ripetere il più elementare insegnamento ed alla quarta confonde ancora tutti i termini della questione. Sicuramente un giorno coronerà ogni sua (più alta) ambizione diventando primo ministro!"

Note:

* Fei-wenn, duca del distretto di Wu P'ing (852-912 d.C.), si è distinto per la mitezza del suo governo e la saggezza degli editti, al punto da meritare dal popolo l'appellativo di "Wenn dalla Mente Pura". Per questo riteniamo che il modo sarcastico con cui Ch'ong Tzu s'esprime sul suo conto sia un espediente didattico. Un discendente del duca Fei-wenn, Chung-shan di Mou, è ricordato come quarto dei Cinque Grandi Patriarchi della Scuola della Pura Terra.

 

5.*

Il discepolo Yu Shu Ho chiese della virtù. "Chi parla della virtù manca di modestia" - disse Ch'ong Tzu. "Se la modestia è una virtù, come potrà chi non è virtuoso parlare della virtù?"

Note:

* A più riprese, nel corso del libro, si ripercorrerà questa tematica da angolature lievemente diverse. (Cfr. coi paragrafi 28 e 49).

 

6.

Il maestro disse: "Tre carri trainati da buoi trasportano molto riso, tre sciocchi recano infinita stoltezza. Se nel mondo tutti (gli sciocchi) possedessero tanto riso quanta stoltezza, chi più morrebbe di fame?"

 

7.

Il discepolo Chang Kao chiese della virtù. "La virtù" - disse il maestro - "è come un paio di sandali di buona fattura: te li metti ai piedi e fai molta strada sulla terra. Ma se per caso tu non avessi piedi, allora non avresti alcun bisogno di sandali né di virtù (pur non restando mai scalzo)."

 

8.

Una bella sera d'estate Ch'ong Tzu sedeva sul terrazzo a godere la brezza contemplando la luna e i fiori di paulonia. Improvvisamente un grillo saltò nella ciotola che il maestro teneva appoggiata sulla stuoia accanto a sé e si diede a frinire in maniera così struggente che questi, del tutto dimentico della luna e dei fiori, ascoltandolo si commosse fino alle lacrime.

Pianto a lungo che ebbe, maestro Ch'ong si asciugò gli occhi, riguardò ancora con dolcezza indicibile la luna e i fiori di paulonia e, in un profondo sospiro, disse: "I diecimila esseri nascono e muoiono, ridono e piangono, si rallegrano e disperano. Ma la luna nel cielo bagna eternamente col suo biancore i fiori di paulonia. Un volo di gru non è mai riuscito a rapire la luna; i fiori sbocciati quest'anno non sono di forma e colore diversi da quelli del tempo del buon re Wenn. Che dire dunque? Che fare? Allorché dovrei tacere, io parlo; quando forse sarebbe giusto ch'io parlassi, taccio. Oh, quanto è saggio l'amico Li Tuan*! Egli soffia lietamente di giorno nel suo zufolo a cinque fori, pizzica di sera le cinque corde del suo liuto e dipinge coi cinque colori paesaggi che nessun uomo ha mai potuto contemplare. Invero, saggio e felice è l'amico Li Tuan!"

Note:

* Nel "Libro dei Memoriali del distretto di Poyang-mei" è ricordato Li T'ai Tuan (1350-1420 d.C. ca.), musicista, pittore e poeta molto apprezzato dall'aristocrazia locale.

 

Indice de "Il Giusto Comportamento"