CAPITOLO SECONDO

 

9.*

Le bellezze del monte Lu sono più affascinanti di quelle di qualsiasi altra montagna al mondo. A settentrione si leva la vetta Shiang Lu e sorge il tempio Wei Ai, e il panorama che si offre allo sguardo fra la cima e il tempio è, a sua volta, superiore a tutti i panorami del Lu-shan.

Nel quindicesimo anno del regno dell'imperatore Huann, il discepolo Chu Yi di Tai Yuan vide quel posto e se ne innamorò.

Il discepolo Chu Yi di Tai Yuan si sentì come un viandante di terre lontane che riveda la sua casa, e non avrebbe più voluto muoversi da quel luogo.

Tuttavia la sua mansione di consigliere del duca Chu Kung lo costringeva a lasciare le valli del Lu-shan (per far ritorno a Ch'ang-an). Egli partì conservando per anni ed anni nel cuore il ricordo del monte Lu con struggente nostalgia.

Quando il duca Chu Kung di Ch'ang-an fu chiamato a palazzo dall'imperatore Huann ed insignito del ruolo di primo ministro, il discepolo Chu Yi (libero da doveri pubblici) fece ritorno al Lu-shan, si fece costruire una casetta presso il tempio, di fronte alla Cima Settentrionale e visse lietamente.

Passava le mattine e le sere ad ammirare le cime delle montagne e ad ascoltare le sorgenti, si godeva la vista dei bambù, degli alberi, delle rocce, delle nuvole: cominciò presto a sentirsi di nuovo sé stesso, felice, riposato e in pace.

La prima notte il discepolo Chu Yi si sentì molto bene, la seconda percepì nel cuore la letizia perfetta, la terza notte comprese d'aver perso per sempre la sua precedente identità.

Note:

* Questo paragrafo ricalca da vicino un celebre passaggio di Po Chu Yi (772-846 d.C.).

 

10.

Si tramanda che nel corso di un viaggio particolarmente lungo e difficile, il maestro ebbe a sostare in una locanda presso il passo Mi-t'ang, a nord del fiume Lu. Durante la notte venne inopinatamente svegliato dalla luna che, sorgendo, aveva inondato di luce biancastra la sua stanza.

Il maestro si levò dal giaciglio e abbassò la tenda della finestra.

Poco dopo s'udì dalla cucina uno spaventoso fragore di stoviglie infrante e l'oste che redarguiva aspramente la cuoca per la sua pessima destrezza.

Il maestro nel suo giaciglio si girò sul fianco sinistro.

Non erano trascorsi che pochi istanti - il maestro Ch'ong s'era appena riaddormentato - ed ecco un manipolo di sentinelle in ronda notturna passò accanto alla locanda intonando a tutta voce la celebre canzone La mia bella ha i capelli lunghi come la lingua di comare Hu - Le sue rosse labbra sono ancora più sottili del pensiero del duca di P'ing*.

Esasperato, Ch'ong Tzu si mise a sedere sulla stuoia, prese il pennello e tracciò un sonetto che (in seguito) sarebbe divenuto famoso:

 

Se abbasso la tenda al lume della luna

come fiori di susino cade tutto il vasellame.

Quando sento cantare della fanciulla dai bei capelli

come fiori di mandorlo sboccia il mio poema.

Ma tutto questo potrà mai

ripagarmi appieno per una notte insonne?

Note:

* Ci sembra poco probabile che la canzone citata potesse realmente contenere un riferimento al duca Fei-wenn di P'ing in termini così irriverenti, per i motivi espressi nella nota al paragrafo 4. Tendiamo piuttosto a ritenere che si tratti d'una tardiva interpolazione letteraria, peraltro ben accordata col modo in cui "Il Giusto Comportamento" tratteggia questo personaggio.

 

11.

Il duca di Li chiese udienza al maestro e fu ricevuto, sia pur a costo di molte insistenze.

Dopo essersi inchinato tre volte al maestro, il duca Huei chiese: "Qual è il ritratto del discepolo perfetto? (Vorrei infatti conformare ad esso la mia vita.)"

Il maestro disse: "Infinitamente sciocco sembra il mio discepolo Bao-yu. Non legge né scrive, non sa neppure contare. Se apre la bocca è per lo più per sbadigliare o mangiare. Siede tutto il giorno sulla porta di casa osservando formiche, carrettieri al lavoro e comari che discutono tra loro. Si direbbe che il discepolo Bao-yu non possa avere la più elementare forma di pensiero."

Il duca di Ming Li prese a commiserare il maestro: "Come ti compiango per un discepolo tanto stupido!"

Ch'ong Tzu disse: "Soltanto un duca riuscirebbe a parlare così a sproposito di stupidità; eppure egli dovrebbe conoscerla molto bene, visto che ne ha pratica personale e quotidiana! Il discepolo Bao-yu non aderisce alla sua stupidità, anche se di misura formidabile. Egli possiede un cuore che cammina agile, spedito e ridente sulla via dell'autentica libertà. Sì: Bao-yu è ritratto e modello del discepolo perfetto!"

 

12.*

Il maestro andò un bel giorno a rendere visita al monaco taoista Po Tzu. Il monaco taoista Po Tzu, che abitava in una capanna presso le sorgenti del fiume Lu, sul monte Pu-ch'i, dopo averlo affabilmente salutato, gli sottopose una domanda sull'anima dell'uomo saggio e dell'uomo stolto.

Sorridendo, il maestro rispose: "Se nel profondo del tuo cuore ti ritieni saggio, la tua stoltezza invero è grande. Se però la tua stoltezza è grande (com'è grande il monte Pu-ch'i), sforzati di cavalcarla: sulla sua groppa conseguirai il possesso della vera saggezza."

Ciò detto, Tchi Ch'ong Tzu s'allontanò dalla capanna dell'eremita taoista Po Tzu danzando e schioccando la lingua contro il palato.

Il monaco rimase per un po' di tempo costernato ed immobile, quindi disse tra sé: "Davvero nessuno ho mai incontrato tanto stolto quanto il vecchio Ch'ong. Eccolo galoppare a cavallo della sua stoltezza! Essa supera di mille cubiti in altezza la vetta di questo monte. È monumentale come la stupidità di sessantaquattro primi ministri. Dai tempi del grande re Wenn mai si vide stoltezza tanto formidabile e consapevole di sé stessa!"

Il maestro Ch'ong, parlando un giorno ai suoi discepoli del monaco eremita Po Tzu (che vive in una capanna presso le sorgenti del fiume Lu, sul monte Pu-ch'i) disse: "Quando anche voi faceste il giro completo degli otto orizzonti, nulla potreste scoprire di tanto delizioso quanto una visita all'eremita Po Tzu: egli sa porre con amabilità e dolcezza domande sciocche, ascoltare con serietà risposte insensate e soprattutto sarebbe in grado di farsi disarcionare da un asino ben quindici volte di seguito senza (emettere) il minimo lamento."

Note:

* Il presente paragrafo ed il precedente n.° 1 sono probabilmente diverse narrazioni del medesimo episodio.

 

13.

Il discepolo Shang Chiu Kai disse un giorno al maestro: "Maestro, il duca di P'ing mi prega di sottoporre al tuo infallibile giudizio un proverbio ch'egli ha composto."

Ch'ong Tzu chiese: "Com'è questo proverbio?"

Il discepolo Shang Chiu riferì: "Prima goditi i piaceri della vita, quindi (se proprio non puoi farne a meno) compi il tuo dovere."

Il maestro commentò allora: "Se questo proverbio non fosse stato composto dal duca di P'ing, potrei dire che contiene una mezza verità."

Il discepolo Shang Chiu Kai riferì al duca di P'ing la risposta del maestro. Il duca di P'ing allora dettò al suo calligrafo e fece appendere sull'ingresso della sala delle udienze un pannello con queste parole: "Prima (compi) il tuo dovere, poi concediti il piacere."

Informatone, il maestro Ch'ong rise di gran gusto ed esclamò: "Ecco un proverbio realmente degno del duca di P'ing!"

 

14.

Il maestro disse: "Il duca di P'ing compie un'azione quasi giusta ogni sessantaquattro azioni sbagliate, ma quando non vi fossero altri (migliori di lui), persino Il duca di P'ing potrebbe venir considerato maestro nell'arte di governare."

 

15.*

Ch'ong Tzu disse: "Un solo bue lavora più utilmente di diecimila ministri. Un solo ministro infligge maggiori disgrazie (al popolo) di diecimila cavallette. Una sola cavalletta divora più erbaggi di diecimila buoi. Per questo non amerò io forse più un bue che un ministro?"

Note:

* La satira contro i ministri ed i funzionari governativi in genere è un elemento tipico della letteratura e della poesia cinese, né "Il Giusto Comportamento" fa eccezione a questa regola.

 

16.

Il discepolo Tsai Wo si recò una volta nel villaggio di Kiang-han per acquistare una pipa d'avorio da portare in dono al maestro Ch'ong (essendo questi appena ritornato da un lungo viaggio).

L'artigiano Ku Bo Yu , abile fabbricante di pipe, magnificò a lungo al discepolo Tsai Wo una pipa dal bocchino ricurvo, sostenendo con parole dolci come miele di favo e penetranti come un pungiglione d'ape che allorquando il maestro avesse fumato le sue erbe aromatiche con quella speciale pipa, certo ne avrebbe ricavato un piacere così perfetto da non desiderare altro che di tornar a fumare, scordando addirittura la via che travalica il Compasso dagli otto Orizzonti e l'esercizio della Virtù.

Il discepolo Tsai Wo comperò a peso d'oro la pipa prodigiosa e s'incamminò per fare rientro alla città di Yuan-ping (dove abitava in quel periodo Tchi Ch'ong Tzu).

Lungo la strada provò stanchezza. Sedette dunque sul ciglio della via e provò a fumare la pipa d'avorio scolpita dall'artigiano Ku Bo Yu, maestro nell'arte di fabbricare pipe.

Fu in questo modo che il discepolo Tsai Wo dimenticò per sempre il maestro Ch'ong, il Compasso dagli otto Limiti, l'esercizio della Virtù e si smarrì nell'illusione delle mille incarnazioni.

Quando riferirono al maestro l'increscioso incidente egli, dopo aver considerato a lungo la questione in ogni suo dettaglio, disse: "Una pipa valeva forse un discepolo come Tsai Wo? Ahimè: ora non ho più né discepolo né pipa. In un volo di calabroni ho perduto la certezza dell'uno e la possibilità dell'altra!"

E per tutto il giorno e tutta la notte non volle prendere cibo né acqua ritirandosi in solitudine a meditare le cronache Cento autunni ove si narrano le gesta del duca di Tui P'eng di cui è scritto: "Perse trecento battaglie ma non rimase sconfitto neppure in una delle tremila dispute che sostenne con la madre della sua sposa."

 

Indice de "Il Giusto Comportamento"