CAPITOLO SESTO

 

41.

Si dice che il discepolo Bao-yu fosse assai più attivo nel sonno che durante la veglia.

 

42.

Ch'ong Tzu amava cantare spesso, accompagnandosi col liuto a cinque corde, la ballata Il mio amore è triste come il laghetto Yu-gong in autunno.

Nei giorni di primavera, però, preferiva intonare il sonetto Fiori di magnolia nel padiglione dei bambù.

 

43.

Il maestro disse che la musica alla corte del principe T'o di Wei raggiungeva talvolta il massimo della bontà e della bellezza. Alla corte del governatore di Ch'en, invece, la musica poteva raggiungere il massimo della bellezza ma non della bontà.

(Egli aggiunse che non è sufficiente per la musica di raggiungere il massimo della bellezza. Essa deve conseguire anche il vertice della bontà.)

 

44.

Il maestro si comportava in maniera amichevole senza mai perdere una certa compostezza, sapeva essere austero senza però avere rigidità, scherzava senza mai uscire di squadra, era rispettoso eppure naturale.

Tutte queste qualità passarono al discepolo Tzu-chang, che però puzzava terribilmente di stalla.

 

45.

Un monaco taoista andò a trovare Ch'ong Tzu (del quale aveva udito parlare come d'un autentico saggio) con l'intenzione nascosta di mettere alla prova l'acutezza della sua comprensione del Grande Vuoto.

Il maestro ricevette il monaco taoista con squisita gentilezza invitandolo a bere una tazza di tè verde mentre, disse, si sarebbero reciprocamente ammaestrati sul Tao.

Con immenso stupore del monaco, però, quando furono seduti per bere il tè, Ch'ong Tzu si cinse d'impenetrabile silenzio.

Invano il monaco taoista enumerava le virtù dell'Inesprimibile Sorgente d'ogni virtù, invano con abbondanza di parole dalle mille sfaccettature egli intarsiava l'una accanto all'altra (come abile maestro orefice) le infinite verità che procedono dalla Verità né vera né falsa.

Per nulla compreso dalla forbita eloquenza dell'ospite, il maestro sorbiva il suo tè verde restando più silenzioso d'un macigno.

Concluso il monaco che ebbe il suo monologo, Ch'ong Tzu si levò in piedi, agguantò un nodoso bastone e lo colpì nel bel mezzo della pelata (poiché il monaco apparteneva a un ordine in cui era prescritta la tonsura) lasciandolo senza sensi per circa mezz'ora.

Rinvenendo dal mondo dell'oblio e del nulla, il monaco si ritrovò accanto Ch'ong Tzu il quale, con un amabile sorriso, gli disse: "Per dieci minuti mi hai assordato con quelli che chiami i Centomila bellissimi Nomi del Senza Nome. In compenso io t'ho inviato per mezz'ora abbondante nel Grande Vuoto. Dimmi: chi tra noi due è maestro e chi discepolo?"

 

46.

Il maestro disse: "I primi giorni d'autunno sono i più tristi dell'anno. La memoria dell'estate infatti non è ancora sopita, ma l'apprensione per il lungo inverno è viva. Malinconica è specialmente l'ora del tramonto: la memoria del giorno infatti non è ancora sopita, ma l'apprensione per la notte è molto viva. Oh, mi fosse dato di cantare in un poema delicato la tristezza dei primi tramonti d'autunno!"

 

47.

Il maestro disse: "Se osservo di cosa sono capaci gli uomini pur di farsi strada a gomitate, mi viene in mente un tale che in un giorno di fine inverno volle farsi un pupazzo di neve adornandolo di gemme e preziosi monili, e poi elevò un tempio.

Si può aspettare che il tempio sia costruito per poi rinchiudervi il pupazzo di neve come un Buddha?

Succede molto spesso che un uomo continui a lottare nella speranza di riuscire ad affermarsi, mentre la vita che gli resta, e che lui crede ancor molto lunga, stia in realtà consumandosi dalla radice, proprio come un pupazzo di neve che si sciolga al sole di primavera."

 

48.

Ch'ong Tzu disse: "L'idiozia del duca di P'ing è immensa come il monte Pu-ch'i: in essa possono* (agevolmente) trovare riparo cinquemila bestie e quindicimila somari."

Note:

* Altra traduzione: "In esso (il monte, n.d.t.) possono..."

 

Indice de "Il Giusto Comportamento"