La campagna 1999

 

Il sito archeologico di Tell Misherfa si impone immediatamente all'attenzione di chi vi arrivi oggi per l'imponente sistema di terrapieni che cingono l'impianto quadrangolare della città. Con una lunghezza di un chilometro per lato e un'altezza che raggiunge ancora oggi i 15-18 metri, essi corrono lungo il perimetro della città, fiancheggiati da un fossato artificiale creato dallo scavo del materiale utilizzato per la loro erezione. La monumentalità dell'impianto veniva accentuata in epoca antica dal muro di fortificazione in mattoni crudi che coronava, almeno in alcuni tratti, i grandiosi terrapieni, tracce del quale sono state rinvenute in corrispondenza di alcune delle porte urbiche. Quattro aperture nei terrapieni indicano oggi la posizione delle antiche porte della città. All'interno dei terrapieni fortificati sorgeva una vasta "città bassa" di 100 ha di superficie, abitata da una popolazione che può aver raggiunto le 20.000 persone. I quartieri abitativi erano costruiti attorno ad un'estesa altura naturale di calcare bianco che costituiva una acropoli sulla quale sorgevano gli edifici pubblici susseguitisi nella millenaria storia di Qatna (edifici palatini con funzione residenziale e amministrativa ed edifici templari). L'acropoli, sede del potere politico, era dunque il punto di riferimento visivo obbligato della città antica. Quest'ultima, nella parte occidentale della città bassa e sull'acropoli, è oggi coperta da un villaggio moderno, fatto evacuare dalla DGAMS allo scopo di permettere lo sviluppo di ricerche archeologiche estensive. Tali indagini, iniziate già nel 1994 da una Missione siriana guidata dal Dott. Michel Maqdissi, sono riprese nell'estate di quest'anno ad opera della Missione congiunta italo-siro-tedesca. Le operazioni di scavo sono state condotte in tre cantieri ubicati nell'area dell'acropoli, rispettivamente sulla sommità della collina centrale, cioè sull'altura più elevata del sistema dell'acropoli e dell'intero sito (Cantiere D), su una proiezione dell'acropoli stessa verso nord (Cantiere E) e su una terrazza ubicata a nord della collina centrale (Cantiere F). Nel cantiere D sono stati portati alla luce i resti di diversi insediamenti sovrapposti dell'età del Ferro II-III (IX-VII sec. a.C.), fioriti nel periodo in cui la Siria centrale era suddivisa in una serie di principati cantonali retti da dinastie aramaiche e, successivamente, all'epoca della dominazione assira sulla regione (720-612 a.C.). Il carattere delle evidenze archeologiche rinvenute indica che in questo periodo sulla sommità dell'acropoli non sorgevano -come ci si potrebbe aspettare- edifici pubblici legati alla gestione politico-amministrativa o religiosa del sito, ma, piuttosto, strutture architettoniche tipiche di un orizzonte insediativo di villaggio. Abitazioni collegate a corti attrezzate con installazioni per l'immagazzinamento temporaneo dei cereali (silos e grandi giare), la loro trasformazione (macine, mortai, pestelli) e lo stoccaggio definitivo dei cereali o delle farine (granai), fornaci per la produzione di ceramica e un cimitero gettano luce sulla vita di un villaggio di agricoltori che da tempo, ormai, aveva cessato di essere una fiorente città e la capitale di una delle potenze regionali che governavano i destini politici ed economici della Siria intera. I livelli insediativi dell'età del Ferro coprono una fase di occupazione del sito che risale al Medio Bronzo II (XVIII-XVII sec. a.C.), l'epoca nella quale Qatna raggiunse il suo massimo splendore. A questo periodo data il piano di calpestio di una strada in terra battuta sulla cui superficie resa fangosa dalla pioggia rimasero impresse dozzine di impronte di sandali lasciate dagli antichi abitanti. Immagini indelebili di uomini e donne, di adulti e bambini che attraversavano le vie della grande capitale amorrea in una giornata di pioggia. Scorci di vita altrettanto vividi vengono da un complesso architettonico, composto da un insieme di dieci ambienti, ubicato nella parte settentrionale dell'acropoli (Cantiere E) e databile alla fase di transizione tra l'età del Ferro I e quella del Ferro II (circa 950 a.C.). L'edificio era costituito da ampi ambienti con funzione abitativa e da piccole stanze nelle quali si svolgevano lavori caratteristici delle attività domestiche, come la preparazione e la conservazione del cibo, ma anche la produzione e la tessitura di filati. Ma queste funzioni principali non erano le uniche a essere svolte nel complesso. Il rinvenimento di varie perle di pietra dura, come la corniola, di castoni in fritta ad imitazione delle pietre bicrome come l'agata, di frammenti di metallo e di un crogiolo usato per fondere il bronzo fanno ritenere che in questo edificio si trovasse anche la bottega di un gioielliere. Da quest'area del complesso architettonico proveniva anche un vaso dipinto dall'aspetto antropomorfo. Esso rappresenta in maniera schematizzata una donna dal viso di serpente che con un braccio si cinge la vita, mentre tiene il secondo sollevato, forse nel gesto di reggere un vaso che portava sulla testa. Se i resti di edifici abitativi e ad uso domestico o produttivo del I millennio a.C. rinvenuti nei Cantieri D ed E rimandano ad una dimensione rurale e privata della vita, le strutture monumentali del II millennio a.C. investigate nel Cantiere F ci proiettano invece in un più antico orizzonte urbano a carattere pubblico. Qui, le operazioni di scavo hanno permesso di riportare alla luce alcun settori del palazzo reale appartenuto probabilmente al re Akizzi, che, nell'età di Amarna (metà del XIV sec. a.C.), intratteneva una stretta corrispondenza diplomatica con il faraone eretico Amenofis IV-Akhenaton. Fra questi, particolarmente monumentali sono la sala del trono con il suo imponente sistema di fondamenta, il tempio della dea della città, un magazzino contenente giare e parte di una grande sala cerimoniale che precedeva la sala del trono. Al di sotto della pavimentazione della fabbrica palatina dell'età del Tardo Bronzo è stato individuato un esteso piano pavimentale più antico databile al Medio Bronzo, appartenente verosimilmente ad un complesso palaziale contemporaneo all'età di Mari (XIX-XVIII sec. a.C.). E' forse questo il palazzo da cui il primo re di Qatna a noi noto, Ishkhi-Addu, scriveva al re d'Assiria, Shamshi-Addu, preoccupato per la sorte della figlia, la principessa Beltum, data in sposa a Yasmakh-Addu, figlio del potente sovrano assiro e re di Mari. La fabbrica palatina del Medio Bronzo, a sua volta, venne costruita su di un precedente edificio dell'età dell'Antico Bronzo IVA (2400-2300 a.C.), identificato per ora solo in un sondaggio di limitate dimensioni. A quest'epoca più antica risale il pavimento di un edificio sul quale si accumulò uno spesso livello di distruzione causato da un incendio. I materiali ceramici rinvenuti indicano che l'edificio era contemporaneo al celebre palazzo reale di Ebla, distrutto da Sargon di Akkad nella seconda metà del XXIV sec. a.C. Era forse questo il palazzo dei signori di Qatna durante il periodo dell'egemonia di Ebla sulla Siria centro-settentrionale? La storia di Qatna in ques'epoca è ancora poco conosciuta: benché non esistano fonti scritte certe a riguardo, alcune evidenze archeologiche relative a questo periodo erano già state rinvenute in passato. E' certamente ancora prematuro formulare ipotesi, ma la continuazione degli scavi condotti dalle Università di Udine e Tubinga e dalla Direzione Generale delle Antichità di Siria negli anni a venire fornirà sicuramente nuove importanti informazioni anche sulla più antica storia di Qatna e del suo territorio.