Muore in un rogo il marito di Amanda Lear
Alain Malagnac, 51 anni, era figlio di Peyrefitte. Vittima dell'incendio anche
un giovane
Alain-Philippe Malagnac d'Argens, marito di Amanda Lear, è morto ieri
mattina nell'incendio della sua villa in Francia assieme a un giovane ancora
sconosciuto. Da poche ore, anche la sorte toccata al suo compagno,
contribuisce a dare linee più forti al quadro di un personaggio insolito. Il
nome di Amanda Lear, la sua travolgente, simpatica spudoratezza si collega
da sempre alla voglia di trasgressione, indubbia, ostentata quanto invece la
sua ambiguità sessuale, mai smentita mai provata, ha alimentato le voglie
dei curiosi e la popolarità della show-woman. E ora il quadro della vita di
Amanda, più che mai reale, sfida le vertigini surreali di quelli di Salvador
Dalì che la ebbero come modella negli anni '60 e delle cui opere, a detta
degli abitanti del villaggio, era doviziosamente fornita la villa. Malagnac, che
aveva 51 anni e si era sposato con la Lear nell'aprile del 1979 dopo essere
stato il produttore della cantante francese Sylvie Vartan, è stato rinvenuto
cadavere nella villa, acquistata da poco a Saint-Etienne-du-Gres, vicino ad
Arles (nel dipartimento Bocche del Rodano, Francia del sud), e ora
semidistrutta dalle fiamme. L'incendio è scoppiato verso le sei di ieri mattina
per cause imprecisate, il cane della coppia, unico superstite, ha dato
l'allarme con i suoi latrati e i pompieri hanno impiegato due ore per domare
il rogo. La polizia francese si è rifiutata di fornire informazioni dettagliate
sulla sciagura: «La magistratura sta indagando», ha tagliato corto un
portavoce della gendarmeria di Arles. Ma allo scavo dei particolari, dei dati
della vittima un altro «reperto», in questo caso genealogico, va ad
aggiungere «diversità», se ancora ve ne fosse bisogno. Alain Philippe
Malagnac era il figlio adottivo (e, secondo alcune fonti, ex amante) dello
scrittore Roger Peyrefitte, omosessuale dichiarato, paladino dell'amore gay,
da poco scomparso ultranovantenne dopo avere scandalizzato con romanzi
come «Le amicizie particolari» e «Le chiavi di San Pietro», espulso dalla
diplomazia francese per i suoi eccessi, colpito dagli strali dell'allora
arcivescovo Montini per averne insinuato, appunto, amicizie particolari.
Sconvolta, Amanda Lear, 61 anni (è nata a Saigon nel 1939), ha lasciato
Milano ieri sera per Aix-en-Provence. La notizia le è giunta appena
terminate le registrazioni della puntata in onda martedì prossimo del «Brutto
anatroccolo», lo show che conduce su Italia 1, il più recente tra i tanti che
l'hanno vista protagonista, spesso sull'orlo dello scandalo: da «Bontà loro»
a «Discoring» a «Odeon» a «Ars amanda». Ma fu in una puntata del
«Maurizio Costanzo show» che si attese la rivelazione, mai arrivata, della
sua presunta mascolinità: e ci furono riviste disposte a comprovarla. E
tuttavia la sfida di Amanda Lear continuò, così come era cominciata, dagli
spogliarelli nei locali di Parigi all'incontro con David Bowie, passando dal
sodalizio decennale con Dalì e una lunga serie di amori a lei attribuiti,
compresi Mick Jagger e John Lennon. Tanto chiacchierata la vita che pareva
aver trovato nella pittura e nel matrimonio approdi tranquilli, quanto amato
dal pubblico il personaggio, tutt'uno con la persona. Questo il commento di
Marco Balestri, suo partner nello show: «Il nostro è un mestiere terribile.
L'altra sera con lei ci scambiavamo risate e sfottò, ignari della tragedia.
Alain era una persona deliziosa e intelligente che aveva trovato in Amanda
una compagna di viaggio straordinaria. E che spesso la aspettava in
camerino. Lei era dolce e protettiva».
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