Anche l'Agedo al convegno cattolico sulla sessualità.
Il 25 novembre si è svolto un convegno sulla sessualità adolescenziale promosso da alcuni
organismi cattolici. Era presente anche Paola Dall'Orto in rappresentanza dell'Agedo,
l'organizzazione di genitori di omosessuali.
Volentieri ho aderito al Convegno del 25 novembre a Milano - Università Cattolica - "Affetti e
sessualità tra gli adolescenti "- organizzato dai Vescovi della Lombardia, presieduto dal Cardinale
Martini, e destinato a genitori, educatori, operatori scolastici e della pastorale giovanile. Vi ho
partecipato convinta, ingenuamente, come genitore cristiano, Presidente dell'AGEDO (associazione
di genitori, parenti e amici di persone omosessuali) di poter ricevere da parte di una chiesa che si
definisce cristiana, quella cattolica, qualche illuminazione rispetto la pastorale nei confronti dei
nostri figli.
Al Convegno infatti a più riprese si è parlato di omosessualità, durante gli interventi dei relatori.
Purtroppo ho solo udito, con grande dolore, che sono occorsi ben tre anni di lavoro preparatorio
per arrivare ad elaborare un'ulteriore condanna contro di loro: non possono godere degli stessi
diritti degli altri nostri figli, non può essere rispettata la loro identità, vengono definiti "deviati" in
base ai loro sentimenti. Mi domando allora se si debbano ritenere deviati tutti coloro che non si
sposano e non procreano come i sacerdoti e le suore o coloro che fanno voto di castità. Sono da
ritenere deviati coloro che amano vestirsi secondo canoni non censiti dalla moda, come i travestiti, i
sacerdoti o le suore? Lo fanno da secoli, ma nessuno ha mai contestato loro nulla, nessuno si è
permesso di insultarli. Eppure la chiesa cattolica, contro le parole di Cristo, si permette queste
violenze, pur consapevole di ferire profondamente fino alla costrizione di molte persone al suicidio,
sulla base della presunzione di possedere la verità.
Questo è ciò che ha sempre creduto, anche se ora chiede ipocritamente perdono degli assassini
e dei soprusi compiuti nei secoli passati. A cosa può servire tale richiesta di perdono se poi non si
premura, come dovrebbe, di aiutare e proteggere chi è socialmente discriminato, in un continuum di
soprusi e violenze attuali?
Io penso che la chiesa dovrebbe occuparsi essenzialmente di problemi morali e questo non è un
problema morale: lo si è solo fatto diventare tale per comodo.
I nostri figli sono persone normali, corrette, amano, aiutano gli altri, lavorano, producono, nella
normale vita di tutti i giorni, come tutti.
È anche dalla discriminazione della gerarchia ecclesiale che scaturiscono i pregiudizi della
società che portano all'odio feroce o, nella migliore delle ipotesi, al disprezzo.
Apprendiamo dunque che si spingono gli educatori, coloro che possono aiutare o rovinare i
nostri figli, a non tenere conto della specificità dell'identità omosessuale, una fra le molteplici
identità e a tenere conto esclusivamente di quella eterosessuale, né a tenere conto della realtà della
natura dove, da che è nato il mondo, l'omosessualità è sempre esistita e dove continuerà ad
esistere, nonostante i roghi e i campi di concentramento, perché è parte della natura umana (e
secondo la scienza anche della natura animale). La chiesa teme, nonostante non faccia parte delle
sue competenze, il riconoscimento civile di un forma di famiglia che è sempre , seppur
minimamente, esistita anche se con grandi tribolazioni, e che è quella delle coppie omosessuali,
defraudandole così della possibilità di una relazione spesso altamente affettiva, pari a quella
eterosessuale. All'amore, alla sollecitudine affettiva, al sostegno reciproco, si preferisce la
condanna alla solitudine, alla sofferenza, alla discriminazione! Non si venga dunque a dire che la
chiesa accetta tutti, quando poi agisce all'opposto: tutto ciò è solo il frutto della solita ipocrisia.
Cosa direbbe Cristo, di fronte a tanta insensibilità ed incapacità di accoglimento del prossimo?
PAOLA DALL'ORTO
Presidente nazionale dell'AGEDO
Osservatore al Convegno della CEL - Conferenza Episcopale Lombarda -
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