Il Resto del Carlino
03 gennaio 2002

Bastano due nickname fasulli per ricevere proposte piccanti

ASCOLI - Se navigare porta facilmente a scovare siti vietati, le chat room introducono in una terra di nessuno. Nelle «chat room» non si chiacchiera e basta, anche qui ci sono stanze a luci rosse bazzicate da parecchi internettiani.
Nei nostri 100 giorni di navigazione maliziosa abbiamo assunto due identità false e inventate: una maschile e una femminile, corredate da «profili personali» fasulli.
Anche qui, una casella avverte che per entrare nella «chat room» bisogna essere maggiorenni, ma basta dare l'ok e il gioco è fatto. Con lo pseudonimo maschile siamo entrati nel grande mondo omosessuale e abbiamo conosciuto tantissime persone. Molti erano in chat solo per chiacchierare, altri invece cercavano incontri reali, oppure divertimento virtuale.
Come si fa a divertirsi virtualmente? Le situazioni sono diverse, ci sono quelli che chiedono sesso al telefono, altri che accendono la web cam e mostrano on line virtuosismi d'ogni genere. Di pomeriggio entrano tantissimi giovani che si scambiano fotografie e filmati porno; di sera, sul tardi, entrano in azione le web cam e i due (o più) interlocutori possono vedersi in faccia e anche mostrarsi nudi, se ne hanno voglia.
Spesso gli interlocutori sono mitomani, raccontano frottole o esperienze fantastiche, ma quando si entra in sintonia saltano fuori cose dell'altro mondo. Veniamo a sapere che nel Casertano ci sono ragazzi, alcuni forse non maggiorenni, che si prostituiscono; a Roma, nelParco della Magliana, ci si ritrova per incontri amorosi; molte discoteche del nord (per esempio a Padova) sono frequentate da ragazzi che accettano incontri in cambio d'una bella somma di denaro. Ci è stato offerto un viaggio di piacere a Sharm el Sheik da un signore milanese di mezza età. Ne abbiamo incontrati virtualmente altri da Napoli, Lecce, Bari, Palermo, Varese, molti di Milano e Torino. Abbiamo avuto numerose proposte di appuntamento e abbiamo conosciuto virtualmente alcuni ragazzi ascolani, sambenedettesi, pesaresi e anconetani (qualcuno anche fidanzato) in cerca di emozioni forti omosessuali. Fra gli altri contatti: tre ragazzi di Ascoli città hanno detto di avere dai 22 ai 27 anni e di essere studenti universitari; uno si è presentato come 19enne di San Benedetto; un 35enne sposato e un commerciante 30enne, tutti di Ancona; un ragazzo di Fano di 25 anni. Anche qualche ragazza (ma dietro i loro nick name potevano benissimo esserci maschietti in vena di scherzi) è entrata nella chat room a luce rossa dicendo d'essere in cerca di «divertimento». Di pomeriggio ci è capitato di entrare in una chat dove due individui, forse settentrionali, chiedevano di scambiare fotografie di minori. Per fortuna, queste chat sono il terreno di caccia di carabinieri e poliziotti che cercano di stroncare il fenomeno. L'ideale sarebbe bloccare la fonte, cioè siti e portali che offrono fotografie pedopornografiche. Noi in questo periodo d'indagine - inchiesta, abbiamo ricevuto moltissime fotografie e filmati, di tutti i generi. E queste foto circolano liberamente e si possono scaricare gratuitamente dai siti specializzati.
Quando invece ci siamo spacciati per donne, attraverso un nickname femminile, siamo stati subissati da «amici» che si proponevano per qualunque spasso. Qualcuno ci ha inviato la sua foto al naturale, per invogliarci a profittare di quella grazia di dio; altri invece volevano mostrarsi e vederci nudi tramite la web cam, ma per forza di cose abbiamo declinato l'invito. Insomma, se una donna «vera» entra in una chat room a luci rosse, scopre un'Italia godereccia, anzi assatanata.
Con questo non vogliamo demonizzare Internet e le chat room, però occorre vigilare e salvaguardare i minorenni (e non solo loro) che credono di «giocare» e poi si ritrovano invischiati in qualche brutta situazione oppure possono rischiare disturbi psicologici. Ragazze e ragazzi, lasciati soli e che non sanno come affrontare tante situazioni, cercano idee e conforto da altri amici della stanza e comunità virtuali. Allora il computer, fedele amico di tutti i giorni, può rivelarsi un pericoloso cavallo di Troia.
Gianluca Biondi