Il Gazzettino di Venezia
04 gennaio 2002

La folle storia del gangster gay

L'esordio narrativo di Jake Arnott

"Se questa storia l'avesse scritta Borges, sarebbe un raccontino di quattro pagine e ci sarebbe dentro tutto: i gangster e l'omosessualità, i politici corrotti e lo show business, e la sociologia. E invece... "Invece il compito di raccontarla è toccato a Jake Arnott, quarantenne londinese al suo debutto ufficiale come scrittore - dopo una vita dedicata ai lavori più disparati e un decennio di tentativi falliti - con un romanzo, "L'irresistibile ascesa di Harry Starks" (il Saggiatore lire 32.000) accolto con entusiasmo in patria dalla critica e destinato ad essere trasformato in una serie televisiva. "E pensare che avevo in programma di scrivere tutt'altro", commenta l'autore". E poi..." E poi nel 1995 è morto Ronnie Kray, uno dei gemelli Kray: una coppia di gangster che avevano operato nella Londra degli anni '60, ed erano un vero mito nei quartieri popolari: "La notizia conquistò le prime pagine di tutti i giornali, il funerale fu un mezzo affare di stato. Ma tutti lo descrivevano con i classici stereotipi del gangester macho, ignorando il fatto che fosse un omosessuale non si parlava. Fu allora - racconta Arnott, lui stesso gay dichiarato, "che mi venne l'idea di una racconto in cui sarebbe stato uno dei suoi giovani amanti a raccontare il vero Ronnie Kray. Ma come si è visto, io non so scrivere racconti". È nata così la storia di un gangster omosessuale - Harry Starks, appunto, un cinico con una vena di follia e un pizzico di romanticismo che ricorda i duri dell'"hard boiled", ma cita Foucault e non nasconde la sua passione per Judy Garland - raccontata da cinque personaggi che attraversano, per vari motivi, la sua vita: un giovane omosessuale, un lord, un gangster fallito, un'attricetta e un ricercatore. Il risultato è uno scatenato pastiche di realtà e fantasia, in cui a personaggi veri - alcuni con il loro nome, come Ronnie e Reggie Kray, altri anonimi - se ne mescolano altri di pura invenzione: "il poliziotto corrotto, l'aristocratico dalla sessualità ambigua legato a doppio filo alla malavita sono esistiti davvero", commenta Arnott riferendosi ai veri "cattivi" della sua storia che ribalta i ruoli tradizionali. "Oggi le cose sono cambiate, ma allora c'era molta fiducia nelle forze dell'ordine, e al tempo stesso c'era molta corruzione, dovuta al fatto che le leggi ambigue, come quelle sulla pornografia, lasciavano ai poliziotti una pericolosa discrezionalità. La mia intenzione era soprattutto quella di ironizzare sull'ipocrisia dell'epoca". "Da ragazzo leggevo con passione Dashiell Hammett, e ho la massima ammirazione per gli autori di detective stories, perché mantengono quello che promettono: semplicemente non sono uno di loro" avverte l'autore. E dietro le approssimative sembianze di un romanzo di genere "L'irresistibile ascesa di Harry Starks" colpisce a destra e a manca, mescolando ironia e citazioni dotte, apparizioni "cameo" come quella di Judy Garland e descrizioni di un'omosessualità atipica: "Il vero Ronnie Kray sosteneva che i suoi compagni eterosessuali fossero dei mollaccioni, perché passavano troppo tempo con le donne" spiega Arnott, "esiste tutta una tradizione di omosessualità vista non come rifiuto, ma come esaltazione della mascolinità: uno come Harry non sente affatto il bisogno di liberazione sessuale, ed è molto fiero della sua sessualità". Che non esclude "la passione per una femminilità irreale e non competitiva sul piano sessuale" come quella di Judy Garland, che Starks, sempre in cerca di costruirsi una carriera rispettabile nello show business, riesce a portare nel suo locale.

"E quando Harry Starks viene arrestato - ed un giallo tradizionale virerebbe verso la conclusione - Arnott ci offre, con un colpo da maestro, una godibilissima satira delle istituzioni accademiche, affidando l'ultimo capitolo del romanzo a Lenny, un sociologo idealista che spinge Harry sulla strada degli studi e finisce per considerarlo come una sorta di maestro: "anche la storia del gangster che studia in prigione e finisce con l'insegnare all'università è vera, ma qui volevo raccontare l'epopea della "sociologia della devianza" una scuola di pensiero radicale che si è diffusa negli anni '60 e aveva una atteggiamento molto ingenuo nei confronti delle personalità criminali più complesse e attraenti, di cui molti sociologi subivano certamente il fascino "spiega lo scrittore.

Che ci lascia un finale aperto, e la speranza di incontrare ancora Harry Starks: "fa una breve comparsa nel mio ultimo romanzo, appena pubblicato, e avrà un ruolo anche in quello che sto ancora scrivendo: magari apparirà solo in poche pagine, ma sarà un figura significativa".

Abigaille Barneschi