La folle storia del gangster gay
L'esordio narrativo di Jake Arnott
"Se questa storia l'avesse scritta Borges, sarebbe un raccontino di quattro
pagine e ci sarebbe dentro tutto: i gangster e l'omosessualità, i politici
corrotti e lo show business, e la sociologia. E invece... "Invece il compito
di raccontarla è toccato a Jake Arnott, quarantenne londinese al suo debutto
ufficiale come scrittore - dopo una vita dedicata ai lavori più disparati e
un decennio di tentativi falliti - con un romanzo, "L'irresistibile ascesa
di Harry Starks" (il Saggiatore lire 32.000) accolto con entusiasmo in
patria dalla critica e destinato ad essere trasformato in una serie
televisiva. "E pensare che avevo in programma di scrivere tutt'altro",
commenta l'autore". E poi..." E poi nel 1995 è morto Ronnie Kray, uno dei
gemelli Kray: una coppia di gangster che avevano operato nella Londra degli
anni '60, ed erano un vero mito nei quartieri popolari: "La notizia
conquistò le prime pagine di tutti i giornali, il funerale fu un mezzo
affare di stato. Ma tutti lo descrivevano con i classici stereotipi del
gangester macho, ignorando il fatto che fosse un omosessuale non si parlava.
Fu allora - racconta Arnott, lui stesso gay dichiarato, "che mi venne l'idea
di una racconto in cui sarebbe stato uno dei suoi giovani amanti a
raccontare il vero Ronnie Kray. Ma come si è visto, io non so scrivere
racconti". È nata così la storia di un gangster omosessuale - Harry Starks,
appunto, un cinico con una vena di follia e un pizzico di romanticismo che
ricorda i duri dell'"hard boiled", ma cita Foucault e non nasconde la sua
passione per Judy Garland - raccontata da cinque personaggi che
attraversano, per vari motivi, la sua vita: un giovane omosessuale, un lord,
un gangster fallito, un'attricetta e un ricercatore. Il risultato è uno
scatenato pastiche di realtà e fantasia, in cui a personaggi veri - alcuni
con il loro nome, come Ronnie e Reggie Kray, altri anonimi - se ne mescolano
altri di pura invenzione: "il poliziotto corrotto, l'aristocratico dalla
sessualità ambigua legato a doppio filo alla malavita sono esistiti
davvero", commenta Arnott riferendosi ai veri "cattivi" della sua storia che
ribalta i ruoli tradizionali. "Oggi le cose sono cambiate, ma allora c'era
molta fiducia nelle forze dell'ordine, e al tempo stesso c'era molta
corruzione, dovuta al fatto che le leggi ambigue, come quelle sulla
pornografia, lasciavano ai poliziotti una pericolosa discrezionalità. La mia
intenzione era soprattutto quella di ironizzare sull'ipocrisia dell'epoca".
"Da ragazzo leggevo con passione Dashiell Hammett, e ho la massima
ammirazione per gli autori di detective stories, perché mantengono quello
che promettono: semplicemente non sono uno di loro" avverte l'autore. E
dietro le approssimative sembianze di un romanzo di genere "L'irresistibile
ascesa di Harry Starks" colpisce a destra e a manca, mescolando ironia e
citazioni dotte, apparizioni "cameo" come quella di Judy Garland e
descrizioni di un'omosessualità atipica: "Il vero Ronnie Kray sosteneva che
i suoi compagni eterosessuali fossero dei mollaccioni, perché passavano
troppo tempo con le donne" spiega Arnott, "esiste tutta una tradizione di
omosessualità vista non come rifiuto, ma come esaltazione della mascolinità:
uno come Harry non sente affatto il bisogno di liberazione sessuale, ed è
molto fiero della sua sessualità". Che non esclude "la passione per una
femminilità irreale e non competitiva sul piano sessuale" come quella di
Judy Garland, che Starks, sempre in cerca di costruirsi una carriera
rispettabile nello show business, riesce a portare nel suo locale.
"E quando Harry Starks viene arrestato - ed un giallo tradizionale virerebbe
verso la conclusione - Arnott ci offre, con un colpo da maestro, una
godibilissima satira delle istituzioni accademiche, affidando l'ultimo
capitolo del romanzo a Lenny, un sociologo idealista che spinge Harry sulla
strada degli studi e finisce per considerarlo come una sorta di maestro:
"anche la storia del gangster che studia in prigione e finisce con
l'insegnare all'università è vera, ma qui volevo raccontare l'epopea della
"sociologia della devianza" una scuola di pensiero radicale che si è diffusa
negli anni '60 e aveva una atteggiamento molto ingenuo nei confronti delle
personalità criminali più complesse e attraenti, di cui molti sociologi
subivano certamente il fascino "spiega lo scrittore.
Che ci lascia un finale aperto, e la speranza di incontrare ancora Harry
Starks: "fa una breve comparsa nel mio ultimo romanzo, appena pubblicato, e
avrà un ruolo anche in quello che sto ancora scrivendo: magari apparirà solo
in poche pagine, ma sarà un figura significativa".
Abigaille Barneschi
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