La Nazione
01 gennaio 2002

BERLINO — A raccontare la storia di

BERLINO — A raccontare la storia di famiglia, è l'unica ancora in vita. Elisabeth, 68 anni, la più giovane dei figli di Thomas Mann, fa da voce narrante fuori campo per Die Manns - ein Jahrhundertroman, (I Mann - Un romanzo del secolo), che è andato in onda sull'ARD, il primo canale pubblico tedesco, tre puntate per complessive 4 ore e mezza, e che certo arriverà anche sul nostro piccolo schermo. Il regista Heinrich Breloer è rimasto fedele al suo stile, usato in Todesspiel, gioco mortale, la cronaca del dirottamento del Boeing della Lufthansa a Mogadiscio nel 1977 e la fine dei capi della Baader-Meinhof, nel carcere di Stammheim. Un misto di interviste con i testimoni, brani di documentari dell'epoca, e scene ricostruite con l'impiego di attori.
Anni di preparazione
Per la storia dei Mann non ha avuto bisogno di calcare i toni. E' bastato attenersi alla verità, o a parte di essa, per girare una sorta di «Dallas» del Baltico, sullo sfondo dei più importanti avvenimenti del secolo. E' una vicenda corale, ma il protagonista è lui, Thomas, l'autore dei Buddenbrook, e premio Nobel per la letteratura, interpretato da uno straordinario Armin Mueller Stahl.
Già all'inizio degli Anni Ottanta, Breloer aveva progettato di girare questa storia familiare, ma solo nel 1997 ha potuto cominciare il lavoro preparatorio, con ricerche negli archivi tedeschi e americani, e interviste filmate con oltre 60 testimoni, per 120 ore complessive, di cui ben 20 con Elisabeth Mann Borgese. «Senza di lei — ammette — l'impresa non sarebbe stata possibile». In studio è stata fedelmente ricostruita la villa dove i Mann abitavano, nella Poschingerstrasse, a Monaco, prima dell'esilio in Svizzera, e la fuga in California. Sempre in studio è stata ricreata la residenza di Pacific Palisades a Los Angeles, dove Mann scrisse il Doktor Faustus. Il regista ha esaminato oltre 245 ore di documentari d'epoca. La prima puntata va dal 1923 al 1933, dagli anni splendidi e miseri della Repubblica di Weimar, dopo la grande guerra e la sconfitta, fino alla presa di potere da parte di Hitler. Thomas Mann è impegnato nella scrittura della Montagna incantata, ma suo fratello Heinrich, l'autore de L'Angelo Azzurro, è noto quanto lui, e protagonista della vita culturale a Berlino.
La fuga in America
Giunge il Premio Nobel per Thomas, ma si è costretti a fuggire dai nazisti. Lo scrittore, conferma la figlia Elisabeth, non si rese subito conto del pericolo, era convinto che non avrebbero osato toccarlo. Fu il fratello Golo a indurlo a partire. La seconda parte racconta le vicende familiari fino al 1941, con il legame tra i figli Klaus e Erika e Gustav Grundgens, il più grande attore tedesco che si lascia sedurre dal potere nazista (e Klaus si ispira a lui per il suo Mephisto). Del gruppo fa parte anche la figlia di Wedekind, e i rapporti all'interno del quartetto, tra eccessi, e droga, si spingono fino al limite dell'incesto.
In California, Thomas è l'unico in grado di guadagnare. Mantiene tutti, anche il fratello Heinrich, tormentato dalla moglie Nelly che, alcolizzata, finisce per togliersi la vita. La casa di Thomas è il centro degli esuli tedeschi, da Alma Mahler a Bertold Brecht, da Franz Werfel a Schoenberg, mentre l'FBI sorveglia quegli strani e ambigui ospiti: se sono nemici di Hitler, vuol dire che sono comunisti. Assoldano Erika per spiare famiglia e amici, e lei saggiamente finge di collaborare. Anche Klaus si toglie la vita, poco più che quarantenne.
Gli ultimi segreti
L'ultima parte va dalla fine della guerra al ritorno in Europa, il primo viaggio nella Germania distrutta, la decisione di non vivere in patria, fino alla morte, nel 1955: «Era difficile, ma l'impresa mi sembra riuscita, di meglio non si poteva fare. Siamo noi, anche se io so dell'altro, che non racconterò mai a nessuno», ha commentato Elisabeth. Ma il resto viene rivelato, senza ipocrisia, compresa l'inclinazione omosessuale del protagonista che, per la verità, non la nascose alla moglie e alla figlia. Tuttavia c'è qualcosa di estremamente intimo che non viene mai mostrato: non si vede mai Mann scrivere. Si ritira nel suo studio e la macchina da presa, pudicamente, si ferma innanzi alla porta.

di Roberto Giardina