La Repubblica
02 gennaio 2002

ALLA SCOPERTA DELLA DIVERSITÀ

"L'AMORE RIMANE", IL ROMANZO DI MARIO FORTUNATO UNA STORIA DI PROVINCIA E DI OMOSSESSUALITÀ

ENZO SICILIANO

Con il suo ultimo romanzo, L'amore rimane (Rizzoli, pagg. 180, lire 28.000), Mario Fortunato mi sembra tornato ai colori più suoi, a un paesaggio domestico scrutato con trattenuta e però commossa nostalgia (come già nelle pagine di memoria del suo precedente titolo, Amore, romanzi e altre scoperte). I colori di Fortunato sono il bianco e nero, ma non il bianco e nero dai forti contrasti. Sì, nel romanzo può apparire il vorticoso rosseggiare di un incendio; ma quando Fortunato scrive che il mare, in un'estate piovosa, è come una gelatina dove i confini dell'orizzonte si confondono, avverti la struggente perspicuità della parola, e la sua precisione subito chiama qualcosa che appartiene all'ombra dell'essere, al gesto delle cose più che al loro significato. Bianco e nero: con una gamma ampia di sfumature fra i due poli dove vanno a situarsi sensazioni sofferte e un bisogno di dire per sottrazione, e non per impoverimento. Il troppo detto può sfigurare una realtà: ma la sottrazione non deve spegnere la forza del racconto, deve anzi renderla alla sua verità nascosta. Fortunato racconta una storia di provincia italiana: è facile individuare quella provincia come la costa ionica calabrese dalle parti di Cirò. Un delitto che resta un mistero - ma quel mistero lascia uno strascico di echi all'interno di una famiglia assai articolata per rami, come sono articolate, nonni, nipoti, zie, cugine e cugini, le famiglie della borghesia professionista del sud d'Italia, case in campagna, una casa affittata al mare, la casa in paese, una farmacia. Il racconto, scandito in tre parti, corre fra i tardi anni Venti e la metà degli anni Cinquanta. La prima parte, il racconto del delitto, del processo susseguente, e di un accertamento di responsabilità che resta sospeso, ha il passo, il tono - nella secchezza del presente indicativo - di un referto cronachistico. Qui, il bianco e nero ha giusto rilievo fotografico, per tessere ben scandite, fra le quali risalta una pagina di amorosa tristezza, lacrime di una donna, un cuscino bagnato, e forse un amplesso non voluto ma obbligato. Il secondo segmento, datato con evidenza al 1951, è una vacanza sui monti, forse la Sila, dove la famiglia con i tanti suoi rami si ritrova, e, oltre le pagine di un diario trascritte, la terza persona narrativa si affida, anche nei tempi al presente persino al futuro, all'andamento di una complessità romanzesca per impaginare una nuova passione d'amore da reprimere nei fatti se non nelle emozioni. Appunto: questo è il tema del romanzo, come il titolo denuncia. Di là da ciò che accade e può essere accaduto, dalle traversie individuali che i fatti lasciano rimbalzare - e talvolta se ne esce tramortiti - quel che rimane e conta sono le emozioni, l'amore, quanto l'esistenza lascia lievemente fibrillare e può diventare il dono della vita. L'ultima parte della narrazione, tutta svolta da un io che rievoca il momento del proprio sviluppo puberale, raccoglie il seminato - e la sensibilità del ragazzo che racconta all'imperfetto diventa rilevatrice di tutto ciò che è inconoscibile in noi e degli altri. La scoperta che quel ragazzo fa della propria omosessualità è infine il sigillo a tutti i misteri precedenti: - la disperazione della madre, il confino in collegio, e il crollo conseguente della lunga quiete vissuta nell'infanzia, rappresentano il segno che qualcosa nella vita si conclude sempre in modo irrimediabile, un tappeto che si riavvolge su stesso come una morsa. Scattano gli addii, e il bianco e nero a quel punto risucchia lo slancio della vita: la gioia è avvertibile come una lontana melodia; ma quegli accenti confusi, raccolti in mezzo ad altri ronzii, restano indelebili. A poco a poco le nostre esistenze diventarono mute e tristi, come se tutti quanti sentissimo, senza però volerlo confessare, che di lì a non molto ci saremmo separati e che col tempo avremmo finito col perdere e magari anche dimenticare il grande affetto che ci aveva tenuto insieme e reso felici per tanti anni... È questo soffio di cecovismo a dare realtà a L'amore rimane: raccontare che la vita passa oltre gli affetti e, più che distruggerli, li rende concreti nel lume del ricordo.